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LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

NARRANO ANTICHE CRONACHE...
Ricordi dal... futuro


 
di Roberto Volterri
Hera Edizioni
pagg. 212 - 110 immagini a colori - € 15,00
Per ordinare: ordini@acaciaedizioni.com

 

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L'ARGOMENTO »
PREFAZIONE di Adriano Forgione »
PREFAZIONE di Giorgio A. Tsoukalos »
INTRODUZIONE »

CAPITOLO PRIMO:

La Scienza è Verità: non lasciatevi ingannare ... dai fatti!

"Nell'anno del Signore 1520, in Inghilterra,
fu vista nel cielo a Hereford una grande trave di fuoco.
Avvicinatosi... al suolo,
vi bruciò molte cose
con il calore che esso emanava.
Quindi ascese nuovamente verso il cielo
E fu vista cambiare forma
fino ad assumere quella di un cerchio di fuoco...

(Corrado Licostene "Chronicon Prodigiorum", XV secolo)

Un giorno qualunque del XV secolo. O forse prima...

"...È un enorme anello d'oro! E' luminosissimo!
...Guardate! Si apre al centro... ne esce un raggio giallo!
...Sì... Guardate!... Il raggio colpisce la piccola finestra...
...È un segno del Cielo... inginocchiamoci e preghiamo!
...No!... È l'ira divina!... Fuggiamo!"

E i più fuggirono, qualcuno pregò e, forse, qualcuno annotò lo strano evento. Un pittore di nome Carolus (anni dopo o secoli dopo, non lo sappiamo...) lesse di quelle antiche cronache, prese i pennelli di martora, dispose accuratamente i suoi colori sulla tavolozza e dipinse l'"Annunciazione".
Andarono proprio così le cose?
Forse sì, forse invece è solo un esercizio d'immaginazione, forse... sono vere tutte e due le ipotesi, perché un pittore di nome Carolus, già cinquantenne, si aggirava effettivamente per la campagna marchigiana, annotava nella sua memoria eventi, fatti "miracolosi" che qua e là raccoglieva e che poi almeno in un paio di casi immortalò sulle sue tele.
Ma facciamo, per ora, un passo indietro lasciamo il XVI secolo e torniamo ai giorni nostri, alle nostre consuete riflessioni sui perché della Scienza, sui misteri della vita, sulle incongruenze del comportamento umano, ma anche sulla sana e proficua curiosità che anima qualcuno (o molti?) di noi verso i misteri dell'Universo che ci circonda, sulla possibilità che dalle profondità del Cosmo, o forse anche dal nostro "piccolo" sistema solare (e dintorni...) "qualcuno", sin dalla più lontana antichità, abbia avuto l'idea (o la necessità?) di farci visita.
"Qualcuno" che ancora adesso sembra desiderare di lasciare solo delle impalpabili tracce, sfuggenti, a volte decisamente improbabili, ma a volte tangibilmente inquietanti.
"Qualcuno" la cui identità non conosciamo, ma del cui passaggio nei cieli del nostro piccolo pianeta siamo sufficientemente certi. Quasi quanto gli oscuri "pittori" di grotte del Tassili che, forse, ebbero degli "incontri" davvero, molto, ravvicinati! O quanto i disorientati abitanti delle prime città della nostra penisola, le cui "visioni" ci sono state tramandate da più celebrati scrittori, come Tito Livio o Giulio Ossequente, ed infine da artisti come Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Ventura Salimbeni o il nostro Carolus Crivellus Venetus che già abbiamo incontrato.
Torniamo però al titolo di questo nostro primo Capitolo, con le testimonianze, alcune indiscutibili, altre un po' meno, di una realtà "aliena". Perché intitolare proprio così, in modo direi provocatorio, questo nostro primo approccio allo studio di tutte quelle antiche testimonianze, lasciateci con l'intenzione di inviare un messaggio ai posteri. Oppure unicamente come frutto dello sbalordimento, della meraviglia di chi aveva osservato "qualcosa" ben al di là della comune, quotidiana esperienza?
Perché "La Scienza è Verità. Non lasciatevi ingannare... dai fatti!" è il primo "comandamento" del famoso "Decalogo dello Sperimentatore" che non manca, o non dovrebbe mancare, in qualsiasi laboratorio di ricerca degno di questo nome! E, infatti, non manca nel mio studio presso l'Università ove, come archeologo, mi occupo, tra l'altro, di "archeometallurgia", cioè di analisi su reperti metallici mediante sofisticate tecniche come la Microscopia Elettronica a Scansione, la Microanalisi a Dispersione di Energia e altre... piacevolezze del genere!
Perché, pur avendo infinita stima per gli aspetti più scientifici della "Conoscenza" in senso lato, pur apprezzando oltremodo il cosiddetto "metodo galileiano", pur avendo fiducia quasi cieca nella Dea Ragione (ogni tanto, da molto, troppo tempo!) mi pongo qualche sano "dubbio"...
E se non fossero tutte "corbellerie" di inizio estate?
E se ci fosse veramente qualcosa di vero nei ripetuti avvistamenti di Oggetti Volanti Non Identificati, ossia i "famigerati" UFO?
E se inconsuete rappresentazioni pittoriche, qua e là da me rintracciate o scoperte da altri... "illusi" come chi scrive queste note, fossero veramente la testimonianza che nei secoli, o addirittura nei millenni passati, qualcosa costruito da "mani" aliene ha solcato i cieli di questo "quasi insignificante" pianeta, posto ai margini di una galassia sperduta in un Universo senza fine? E allora i dubbi si moltiplicano, le perplessità sulle "verità scientifiche rivelate" si estendono a dismisura e affiora, più impellente che mai, il desiderio di diffondere tali sani "Dubbi", di combattere alcune "Certezze", di cercare di fare, e di permettere di fare, un altro piccolo passo verso l'affascinante ipotesi che si fa fatica a ritenere ancora tale, per la quale, non saremmo soli nell'Universo, ma ogni tanto, ai giorni nostri come ieri, "qualcuno... viene" a farci visita.
Ma cerchiamo ora di entrare nel vivo del tema!
Bene, ho riletto, tempo fa, l'interessante articolo di Daniele Bedini intitolato "La Madonna del Disco Volante", pubblicato sul "Notiziario Ufo" del Luglio-Agosto 1996, dedicato al ben noto dipinto conservato a Firenze, a Palazzo Vecchio nel Salone di Saturno. E l'ho riletto alla luce di una nuova, consentite mi il termine, eccitante "scoperta".
Un giovane ingegnere, laureatosi presso l'Ateneo ove lavoro, prendendo spunto da "anomale" raffigurazioni pittoriche che conservo nel mio studio e stimolato da lunghe conversazioni avute su queste tematiche, ha cominciato a sfogliare pagine e pagine di volumi sulla storia dell'arte italiana. Ecco che dopo aver consultato innumerevoli tomi, un bel giorno Fabrizio Colista, il quale, in seguito collaborerà per un certo tempo alle mie ricerche, mi compare davanti con le foto di un dipinto eseguito da un pittore veneziano non molto noto al grande pubblico, vissuto a metà del XV secolo: Carlo Crivelli.
Ma sì, proprio il Carolus che abbiamo già incontrato!
Nato a Venezia verso il 1430, Carolus Crivellus Venetus (così, infatti, si firmava) si allontanò dalla città natale per vivere il resto della sua vita nelle Marche, salvo brevi permanenze a Padova e a Zara.
L'opera di cui ora parlerò nata, forse, dall'aver letto (o assistito?) quella inquietante "visione" con cui ho iniziato il Capitolo è del 1486 e si intitola l'"Annunciazione''. Esposta in un primo tempo nella chiesa dell'Annunziata di Ascoli, è oggi conservata alla "National Gallery" di Londra. Accennerò poi ad un'altra opera del nostro Crivelli: la "Madonna col Bambino", quella dello scoop, esposta tuttora presso la Pinacoteca di Ancona e nella quale compaiono altri "curiosi" particolari.
Ma cerchiamo di procedere con ordine.
Nel dipinto intitolato l'"Annunciazione" è ben visibile in alto a sinistra, una sorta di "doppio anello" dorato, dal quale scaturisce un lungo e sottile raggio giallo che prima attraversa una piccola apertura praticata sull'edificio visibile sulla destra, poi "attraversa" la classica colomba (lo "Spirito Santo") e colpisce al capo la Vergine.
Ma, e qui sta la stretta analogia con il dipinto conservato a Firenze de ''La Madonna e San Giovannino", tutta la scena viene osservata con attenzione dal personaggio posto sotto l'arco e visibile a sinistra nel dipinto (forse il "nostro" Carolus?).
Analogamente a quanto avviene nel ben più noto dipinto attribuito alla scuola di Filippo Lippi, il personaggio in questione si scherma gli occhi con la mano sinistra dall'intensa luce che sembra emanare l'oggetto in cielo e dal raggio che da esso scaturisce.
Cosa rappresenta la strana forma sospesa in cielo?
Cosa ha voluto comunicarci il Crivelli con questa sua opera? Ha semplicemente rappresentato qualcosa che ha visto? Non lo sappiamo, possiamo solo immaginario.
L'Oggetto Volante (perché di questo si tratta e non di una entità astratta, che non siamo in grado di identificare), potrebbe essere stato direttamente avvistato dal Crivelli, oppure potrebbe averne letto in "antiche cronache" o potrebbe averne sentito parlare da conoscenti, riportando un fatto realmente accaduto con il mezzo a lui più familiare: la pittura!
Forse dovremmo pensare che i grandi artisti del passato siano stati capaci di dipingere con accuratezza tutta la realtà che li circondava (alberi, nuvole, palazzi, vestiti, frutta, uomini, donne, animali, paesaggi di ogni tipo) tranne gli oggetti somiglianti a... dischi volanti? Solo in questi strani dipinti avrebbero lavorato di fantasia, solo per queste inconsuete opere avrebbero avuto delle visioni? Spiegazione che va di moda quando non si sa a cosa altro aggrapparsi.
O, forse più realisticamente, il Crivelli potrebbe aver voluto rappresentare semplicemente un avvistamento di un Oggetto Volante Non Identificato, correlandolo, come di consueto, ad episodi di natura religiosa?
Masolino da Panicale ed il suo "Miracolo della neve" (Napoli, Museo di Capodimonte) Ventura Salimbeni ed il suo inquietante dipinto la "Glorificazione dell'Eucarestia" conservato a Montalcino (Siena), ed "in primis", il già citato "La Madonna e San Giovannino" non possono non indurci a riflettere sulla possibilità, oserei dire sulla certezza, di vita extraterrestre e quel che più conta, sulla realtà di visite e contatti con il nostro pianeta in epoche non "sospette", durante le quali cioè nessun prodotto dell'umano ingegno era in grado di solcare i cieli.
Ma torniamo al nostro Carlo Crivelli, in un altro suo piccolo dipinto, scoperto da Fabrizio Colista: la ''Madonna col Bambino" (1480 circa) e conservato presso la Pinacoteca Civica di Ancona, sono visibili sullo sfondo, alcuni oggetti molto simili a... "missili" che sembrano innalzarsi verso il cielo. Il dipinto, che ho personalmente esaminato a lungo insieme al già citato Colista ed un altro compagno di interessi ufologici Fabrizio Mazzoni, anch'egli ingegnere è, in realtà, di misure molto contenute e gli oggetti citati sono di dimensioni millimetriche, ma i "missili" sono ben visibili sullo sfondo di una campagna popolata da strani personaggi con curiosi cappelli di foggia orientale.
Ma osserviamo attentamente il dipinto, con tutti i particolari presenti in esso. I protagonisti, come si vede, sono la Madonna ed il Bambino, il loro abbigliamento è curato fin nei minimi particolari, che appaiono finemente rifiniti. In alto possiamo osservare della frutta e dei vegetali dipinti con estrema accuratezza: questi sono elementi che ricorrono spesso nei dipinti del Crivelli ed in particolare sono presenti anche nel primo dipinto che abbiamo preso in considerazione: l'"Annunciazione". Ma passiamo ad analizzare adesso l'ambiente che circonda la scena principale: la cosa che subito salta all'occhio è l'estrema cura con cui il Crivelli ha dipinto quello che doveva essere solo lo sfondo di un quadro che, come si è detto, è di piccolissime dimensioni. E qui abbiamo già il primo spunto di riflessione: perché dipingere in maniera così minuziosa qualcosa che solo guardando molto da vicino e con una lente di ingrandimento era possibile vedere? Forse, nella mente del Crivelli, i soggetti in primo piano e quelli sullo sfondo avevano la stessa importanza?
Osserviamo ancora i personaggi che si aggirano nella campagna sullo sfondo, essi sono posizionati quasi tutti di spalle o di profilo e sono vestiti con abiti decisamente orientali, inoltre, si aggirano nei viali di un giardino molto curato che si estende fino a delle colline; in più c'è da notare che tutti questi personaggi sembrano essere fermi o al più muoversi verso le colline stesse. Osserviamo ora la parte del dipinto che maggiormente ha attirato la nostra attenzione: lo sfondo al di là delle colline. Qui si osservano due tipologie di soggetti: i primi sembrerebbero i classici uccelli stilizzati di colore nero, i secondi sembrano, ad uno sguardo superficiale, qualcosa di simile a dei campanili molto alti o a dei minareti. Vediamo però quali sono, a mio avviso, le incongruenze in questa prima interpretazione e gli ulteriori spunti di riflessione che proporrei ai lettori. Se fossero dei minareti o delle torri, perché l'autore ne avrebbe dipinti così tanti, infatti, se ne contano almeno sei; in secondo luogo, perché quella che dovrebbe essere la struttura portante di queste torri è dipinta di colore giallo e rosso (forse rappresentano delle fiamme?) e soprattutto, perché è "trasparente"? Per quale motivo, inoltre, la parte superiore di queste torri non sembra trasparente come la parte sottostante e, soprattutto, perché ha una forma così "allungata" con delle strane "sporgenze" alla base?
È difficile rispondere a tali quesiti e immaginiamo solo per un attimo di non essere davanti ad un dipinto del XV secolo, ma di osservare un disegno realizzato magari da un bambino dei giorni nostri: allora, in questa nuova ottica, cosa ci farebbero venire in mente le sagome sullo sfondo? Non ci sono dubbi... dei "missili in decollo"!
Osservando, quindi, con attenzione questi oggetti ed elaborandone i particolari con le tecniche che verranno spiegate nella seconda parte del libro è, infatti, possibile notare come essi abbiano la classica forma del missile con una scia di fuoco: sembrerebbe di vedere quasi Cape Canaveral piuttosto che un normale paesaggio collinare!
Ma torniamo all'interrogativo che mi sono posto in precedenza: cosa voleva rappresentare il Crivelli? Perché avrebbe scelto di mostrare cose tanto strabilianti per la sua epoca in un dipinto tanto piccolo? Forse "sapeva" che quegli oggetti sarebbero rimasti inosservati fino al periodo storico in cui qualcuno non avrebbe avuto dubbio sulla loro interpretazione? O forse ha semplicemente stilizzato delle normali costruzioni e degli uccelli in volo? Eviterei, per ora, di annoiarvi con dettagli tecnici sulle immagini "elaborate" che troverete in questo Capitolo e in quelli che seguiranno: su come ottenerle, su come utilizzare il vostro Personal Computer per lo studio dei particolari "sospetti'"di antichi dipinti, vi rimanderei quindi alla seconda parte del libro. Alcune immagini qui riportate sono state elaborate con semplici filtri piuttosto comuni, in uso anche nei settori di ricerca che studiano l'autenticità o meno di fotografie. Noi abbiamo utilizzato il diffusissimo "Photoshop 5" perché di semplice impiego e perché consente di ottenere con facilità ottimi risultati. Nulla vieta di impiegare altri software più o meno complessi: ciò che è importante è lo spirito che anima queste nostre ricerche. Ribadisco tutto ciò, soprattutto, per non lasciare adito a "cattivi pensieri" riguardo ad eventuali "manipolazioni", in particolare, relative alla morfologia delle immagini proposte. Non è mia intenzione, infatti, dare delle interpretazioni categoriche, fornire delle "Certezze", vorrei solo proporre degli spunti di riflessione, diffondere costruttivi "Dubbi" che servano ad inquadrare la visione del nostro passato e delle opere dei grandi artisti in un contesto più ampio che non sia solo quello classico e per certi versi "ottuso", ma che lasci lo spiraglio ad interpretazioni diverse e nuove. Un libero sfogo allo spirito di ricerca della verità insito in ognuno di noi senza dover per forza seguire le rotte già tracciate da altri, quello spirito cioè che ha permesso all'Umanità di evolversi e svilupparsi fino ad ora.
Iniziamo pertanto ad analizzare altre "anomalie" pittoriche, altri "anacronismi" altri... "Dubbi" nascosti nel noto dipinto di Masolino da Panicale intitolato: "Il Miracolo della Neve".

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