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LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

NARRANO ANTICHE CRONACHE...
Ricordi dal... futuro


 
di Roberto Volterri
Hera Edizioni
pagg. 212 - 110 immagini a colori - € 15,00
Per ordinare: ordini@acaciaedizioni.com

 

    parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
PREFAZIONE di Adriano Forgione »
PREFAZIONE di Giorgio A. Tsoukalos »

INTRODUZIONE:

Da dove iniziare? Mi sono subito chiesto quando ho avuto l'idea di iniziare lo studio di strani "indizi" che mi piace definire "anacronismi"'. Dal "gran dio marziano", raffigurato nelle grotte del Tassili-n-apper (Sahara Centrale)? Dalle pitture preistoriche di Naux, nel Dipartimento dell'Arriege, nel sud-ovest della Francia (tanto simili alle "nuvole" di Masolino da Panicale, su cui torneremo, e a lungo, più avanti)?
Oppure dal ben più noto "Astronauta di Palenque", che ho avuto occasione di ammirare durante un mio recente viaggio archeologico tra i siti dello Yucatan?
Non rimane che l'imbarazzo della scelta, perché le tracce lasciate da chi ci ha preceduto, diecimila, mille, o "solo" quattrocento anni fa, riguardo "...cose che si vedono nei cieli..." sono infinite.
Basterebbero i novantadue minuti dedicati alla visione del bellissimo documentario del regista tedesco Harold Reinl, "Gli Extraterrestri torneranno" (proposto in Italia nel 1979, ma prodotto dieci anni prima), per indurre in ciascuno di noi "dubbi", interrogativi, perplessità... "certezze".
Sì, proprio sani "dubbi" e sane "certezze" riguardo il fatto che la storia dell'Uomo andrebbe "riletta" alla luce di un'infinita serie di testimonianze, nel campo delle arti figurative soprattutto, lasciate da chi per esperienza diretta, per averne letto in antiche cronache o soltanto per averne sentito parlare, sentì l'esigenza di tramandare ai posteri gli aspetti più "inquietanti", più in contrasto con la propria concezione del mondo conosciuto, dell'incontro, diretto o meno, con una realtà... "aliena", quantomeno, dalla propria personale esperienza quotidiana.
Cosa videro e cosa intesero raffigurare quei nostri lontani progenitori che dipinsero, nel Tassili, "divinità" antropomorfe (ma non troppo) in atto di essere adorate da altri individui, di più piccola statura, anch'essi con qualche anomalia?
Cosa videro nei cieli gli uomini che abitarono le caverne lungo il fiume Ariège, luoghi che ho personalmente visitato nell'estate del 1998?
Cosa spinse gli abitanti di Palenque a seppellire il personaggio noto come Pacal sotto una pietra pesante varie tonnellate e recante lo strano bassorilievo il cui disegno grazie (o per colpa?) a Erik von Däniken ha fatto il giro del mondo, facendo versare fiumi di inchiostro, suscitando (ma è bene che ciò accada!) dubbi, perplessità, entusiasmi e... infinite critiche?
Forse, con estrema certezza, non lo sapremo mai: quel che è certo è che continueremo a porci le domande di sempre: "chi siamo?", "da dove veniamo?", "dove andiamo?" consapevoli che non tutto è scritto nei libri di Storia, non tutto ciò che l'Archeologia "ufficiale" sostiene risponde al vero, non tutte le interpretazioni di opere d'arte del passato, lontanissimo o relativamente prossimo, "interpretano" nella giusta luce le reali intenzioni dell'artista, sia egli l'ignoto autore di inquietanti pitture rupestri, siano essi i più noti pittori cinquecenteschi come Masolino da Panicale, Carlo Crivelli o - più tardi - Ventura Salimbeni. Tra le infinite certezze della Scienza ufficiale - all'interno della quale, in una struttura universitaria, chi scrive, opera quotidianamente come archeologo occupandosi di analisi in Microscopia elettronica di antichi reperti metallici, ci sia lasciata almeno questa: la libertà di indagare, di ricercare "cum grano salis" s'intende, nelle pieghe della Conoscenza, dietro le quinte della Storia, negli angoli più bui e dimenticati del Sapere umano, negli anacronismi di carattere archeologico, nelle strane - quasi "fortiane" - raffigurazioni appartenenti al mondo della Storia dell'Arte, alcuni indizi, significativi spunti, suggerimenti, per avere, forse senza mai raggiungerla del tutto, una più realistica visione del mondo e della realtà fenomenica nella quale viviamo.
Con queste mie ricerche - vorrei sottolinearlo - sto tentando, infatti, non di "diffondere il Verbo", non di diffondere la "Certezza", di sostenere tesi precostituite, di affermare categoricamente cosa rappresentano per me certi "anacronismi" individuati nei dipinti, certe inquietanti descrizioni appartenenti alla cultura veterotestamentaria o alla poesia epica indiana come il "Mahabharata", o certe curiose anticipazioni letterarie (Swift e i suoi "Viaggi di Gulliver" insegnano!).
Ho cercato, sto cercando, invece, di diffondere il "Dubbio", di inculcare qualche sana e costruttiva perplessità nella mente dei lettori; una sana e costruttiva perplessità, una positiva curiosità in quanti vorranno seguirmi e aiutarmi nel cercare, nel nostro passato, nelle testimonianze archeologiche e artistiche di chi ci ha preceduti, possibili tracce, possibili indizi di probabili visite, di esplorazioni, di contatti tra la nostra civiltà e civiltà "aliene".
La qual cosa, ne sono certo, farebbe sentire tutti noi... meno soli.
Ma perché "Narrano antiche cronache..." Perché questo titolo? Perché nelle "antiche cronache", letterarie e archeologiche, ma soprattutto pittoriche, si celano suggestivi indizi da mettere in evidenza con il nostro PC, dato che il computer imperversa nella nostra vita di tutti i giorni, dato che senza di esso - ahimè - non siamo più in grado... di fare nulla! Tantomeno di scoprire piccoli, ma significativi dettagli in dipinti in... odor di UFO!
La prima parte del libro è dedicata alla descrizione di opere dell'umano ingegno nelle quali, a volte in maniera estremamente eclatante, a volte... un po' meno, siano presenti quegli indizi, quegli spunti ai quali accennavo prima.
Verranno, quindi, illustrati dipinti, verranno citate opere letterarie, verranno riportati frammenti di un antico papiro, verranno mostrati inquietanti bassorilievi: tutto ciò, dunque, che possa costituire materiale di studio per le nostre ricerche.
Non ho inteso dare al libro una struttura diacronica, rispettante cioè - nella descrizione degli eventi - una precisa sequenza temporale: ho riportato gli episodi, nell'incipit di ogni Capitolo un po'... "romanzati", così come sono comparsi nel corso delle mie ricerche, ora ambientati sotto i cieli dell'antica Roma, ora svolgentisi all'ombra delle piramidi, ora con il surreale scenario delle rovine dell'antico Yucatan.
Nella seconda parte, quella più operativa e sperimentale, verranno dati dei suggerimenti tecnici per utilizzare - come strumento d'indagine, come "lente informatica" - l'apparato tecnologico più diffuso nelle nostre abitazioni: il Personal Computer.
Cercherò, infatti, di illustrare come in moltissimi casi l'utilizzare tecniche di analisi ed elaborazione di immagine, oggi alla portata di tutti, possa dare un insostituibile contributo nel mettere in luce particolari di dipinti, elementi di curiosi bassorilievi che, a occhio nudo, sarebbero apparsi... più innocenti.
Tra i vari software oggi disponibili sul mercato, ho preferito utilizzare il diffusissimo Photoshop 5.0, dal quale attingeremo a piene mani (spero con viva soddisfazione anche della Casa produttrice!), perché di semplice utilizzo e perché mi è sembrato rispondere, più di altri, alle specifiche esigenze di questa nostra ricerca.
Verranno, quindi, illustrati i rudimenti dell'arte e la specifica applicazione nei casi in cui ho ritenuto opportuno utilizzare questo potente mezzo informatico. Ovviamente, esistono software ben più potenti e... costosi: esulerebbe, però, dagli obiettivi di questo nostro lavoro suggerire l'impiego di tecniche, certamente, più adatte a sofisticati laboratori di polizia scientifica. L'obiettivo principale di questo mio lavoro è quello di indurre i vari appassionati delle tematiche "eretiche", i vari curiosi del "mistero" ad addentrarsi - con un approccio che, per quanto semplice, è all'insegna dei più rigorosi canoni scientifici - nell'affascinante mondo dell'informatica applicata allo studio di possibili testimonianze... aliene.
Cominciamo!

Una zona dell'Italia centrale.
Un'estate. Poco prima del Terzo Millennio.

Roberto Volterri
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