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libri scelti da Francesco Di Blasi

INIZIAZIONE AI MONDI SUPERIORI Rudolf Steiner

a cura di Paola Giovetti
Edizioni Mediterranee
pagg. 134 - € 7,95
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Iniziazione ai mondi superiori:

CONDIZIONI
In "ogni" uomo esistono facoltà latenti per mezzo delle quali egli può acquisire conoscenze dei mondi superiori. Il mistico, il teosofo, lo gnostico, parlano sovente di un mondo delle anime e degli spiriti, che è per loro altrettanto reale di quello che si può vedere con gli occhi e toccare con le mani. Chi li ascolta può dire: anch'io potrò fare queste esperienze se svilupperò certe forze che ancora dormono in me. Si tratta solo di sapere che cosa occorra fare per sviluppare queste facoltà.
Un consiglio al riguardo potrà venir dato soltanto da chi già possieda quelle forze. Da quando esiste il genere umano, sono sempre esistite scuole nelle quali chi possedeva facoltà superiori istruiva coloro che aspiravano a farle proprie. Tali scuole sono chiamate occulte, e l'insegnamento che vi si riceve viene chiamato "insegnamento occulto".
Questa denominazione si presta a qualche malinteso e può indurre a credere che gli uomini capaci di impartire tale insegnamento vogliano costituire una classe privilegiata che conserva arbitrariamente il proprio sapere senza trasmetterlo ai propri simili. Qualcuno potrebbe perfino credere che forse dietro a quel sapere non si nasconda nulla di importante perché se si trattasse di autentica conoscenza non ci sarebbe bisogno di tenerla segreta: la si potrebbe comunicare apertamente e far partecipi tutti gli uomini di questo beneficio.
Gli iniziati alla scienza occulta non si stupiscono affatto che i non iniziati possano pensare queste cose. Il segreto dell'iniziazione può essere compreso soltanto da chi abbia personalmente fatto, almeno fino a un certo livello, l'esperienza dell'iniziazione ai misteri più alti della vita.
Ci si può ora chiedere come mai una persona possa essere interessata a ricercare qualcosa di cui non ha alcuna idea - domanda che si basa su un concetto sbagliato della natura della conoscenza occulta. In realtà non esiste differenza tra la conoscenza occulta o qualunque altra conoscenza o capacità dell'uomo. La conoscenza occulta è un mistero per l'uomo medio nella misura in cui la scrittura lo e per chi non l'ha appresa. E come ognuno può imparare a scrivere purché scelga il metodo giusto, così ognuno può diventare un discepolo o anche un maestro di occultismo purché trovi la giusta via. C'è un solo punto diverso: la povertà o le condizioni culturali dell'ambiente possono privare una persona della possibilità di imparare a scnvere; per conoscere i mondi superiori non esistono ostacoli, purché la ricerca sia seria e sincera.
Molti credono che occorra viaggiare a lungo alla ricerca di maestri della conoscenza superiore, ma vi sono due verità da ricordare sempre: prima di tutto, chi aspira seriamente alla conoscenza superiore non avrà paura di nessuna fatica, di nessun ostacolo nella sua ricerca di un iniziato che lo possa guidare ai segreti del mondo. D'altra parte si può esser certi che l'iniziazione arriverà in ogni caso perché l'aspirazione alla conoscenza sia seria e profonda. Esiste infatti una legge naturale che induce gli iniziati a non negare la conoscenza a chi veramente vi aspira, ed esiste un'altra legge altrettanto naturale che vieta di comunicare qualunque conoscenza occulta a chi non ne sia all'altezza. E il vero iniziato sarà molto scrupoloso nell'osservare entrambe queste leggi.
Si potrà vivere in intima amicizia con un iniziato, ma restare separati dal suo vero essere finché non si sia noi stessi iniziati. Si potrà godere del cuore e dell'affetto di un iniziato, ma lui conferirà i suoi segreti soltanto a chi sarà maturo per accoglierli.
Le vie che rendono una persona matura per accogliere un segreto iniziatico sono molto precise. Nei tempi antichi i templi dello spirito erano anche esteriormente visibili; oggi che la nostra vita è diventata così vuota di spiritualità, essi non esistono nel mondo visibile. Spiritualmente però esistono ovunque, e chiunque cerchi li può trovare.
I mezzi per avere accesso ai segreti iniziatici sono celati nell'anima di ognuno: occorre sviluppare in sé certe facoltà fino a un grado superiore, e allora si potrà essere partecipi dei tesori più elevati dello spirito.
Inizialmente è utile assumere un certo atteggiamento dell'anima: l'occultista chiama questa disposizione il "sentiero della venerazione", della devozione. Solo chi fa proprio questo stato d'animo può divenire discepolo dell'occultismo.
Se non sviluppiamo in noi il sentimento profondo che esiste qualcosa di superiore a noi, non troveremo neppure in noi stessi la forza di elevarci. L'iniziato acquista la forza di sollevare la testa fino alle vette della conoscenza soltanto perché ha sviluppato in cuore venerazione e devozione. Si può accedere alle vette dello spirito soltanto attraverso la porta dell'umiltà. Non si può conseguire una giusta conoscenza se prima non si è imparato a rispettarla: il diritto di fissare gli occhi nella luce va meritato.
Nella vita spirituale esistono leggi come in quella materiale. Strofinando una bacchetta di vetro con una stoffa adatta, la si fa diventare elettrica, le si conferisce cioè la forza di attirare corpuscoli: ciò corrisponde a una legge di natura. Allo stesso modo, chi ha appreso i princìpi fondamentali della scienza occulta sa che ogni sentimento di autentica devozione che si sviluppa nell'anima smuove una forza che presto o tardi fa progredire nella conoscenza.
Chi non ha disponibilità alla devozione si troverà in difficoltà fin dal primo gradino del sentiero della conoscenza, a meno che attraverso un processo di autoeducazione non riesca a creare in sé l'atteggiamento voluto: sia ben chiaro che quando si parla di venerazione non si intende il venerare gli uomini, ma la verità e la conoscenza.
È bene rendersi subito conto che una persona completamente immersa nelle civiltà tutta proiettata verso l'esteriorità come è la nostra, incontrerà gravi difficoltà per giungere alla conoscenza dei mondi superiori. Potrà riuscirvi soltanto lavorando energicamente con se stesso. Nei tempi in cui le condizioni della vita materiale erano più facili, era anche più facile conseguire una elevazione spirituale: ciò che meritava venerazione, ciò che era da considerarsi sacro, emergeva facilmente. In un'epoca portata alla critica come la nostra gli ideali si abbassano e altri sentimenti subentrano al rispetto, alla venerazione, alla devozione e all'ammirazione.
Chi dunque cerca la conoscenza deve creare in sé questi sentimenti, deve infonderli da solo alla propria anima - e questo non si ottiene con lo studio, ma soltanto con la vita. Chi vuole divenire discepolo dell'occultismo deve perciò educarsi energicamente all'atteggiamento devozionale. Nell'ambiente che lo circonda, nelle proprie esperienze egli deve cercare ciò che può suscitargli ammirazione, rispetto, devozione. Se incontro una persona e mi metto a biasimare le sue debolezze, mi tolgo forza; se invece cerco di rendermi conto con amore delle sue qualità, accumulo forza. Il discepolo deve sempre ricordarsi di seguire questo consiglio; gli occultisti esperti sanno infatti che è bene guardare sempre al lato positivo delle cose, astenendosi dal giudicare.
Questa non deve rimanere una semplice norma di vita, deve penetrare nel profondo dell'anima.
L'uomo ha in mano la capacità di trasformarsi, di perfezionarsi, ma questa trasformazione deve avvenire nella sua interiorità più profonda, nel suo pensiero, nella sua mente: non basta dimostrare esteriormente rispetto, il rispetto deve essere nel mio pensiero. Il discepolo dell'occultismo deve sorvegliare i pensieri di critica negativa e di irriverenza, e coltivare in sé quelli di devozione. Ogni momento in cui ci si adopera a scoprire nella propria coscienza ciò che essa contiene di biasimo, censura e critica del mondo e della vita, ci avvicina di un passo alla conoscenza superiore. E l'ascesa diventa rapida se in questi momenti riempiamo la nostra coscienza soltanto di pensieri che suscitano in noi ammirazione, rispetto, venerazione per il mondo e la vita. Chi ha esperienza di queste cose sa che in ognuno di questi momenti si destano nell'uomo forze che altrimenti resterebbero latenti e si aprono gli occhi spirituali. Egli inizia così a vedere cose che prima non poteva vedere, comincia a rendersi conto che prima vedeva soltanto una parte del mondo circostante. Naturalmente per mezzo di questa sola norma di vita non sarà possibile vedere, per esempio, quella che viene chiamata aura umana, perché per arrivare a tanto è necessario seguire una disciplina ancora più elevata: ma per giungervi è indispensabile esercitare la disciplina della devozione.
Il cammino del discepolo dell'occultismo sul "sentiero della conoscenza" si compie in modo silenzioso e inosservato da parte del mondo esteriore. Non occorre che gli altri vedano in lui un cambiamento: egli continua a compiere le sue mansioni consuete, a provvedere come prima ai suoi affari. La trasformazione avviene esclusivamente nella parte interna dell'anima, quella che sfugge allo sguardo. Tuttavia l'intera vita affettiva del discepolo viene irradiata dalla disposizione fondamentale alla devozione per tutto ciò che è degno di venerazione: come il sole vivifica tutto ciò che esiste coi suoi raggi, così nel discepolo dell'occultismo la devozione vivifica ogni sentimento.
Inizialmente il discepolo stenterà a credere che sentimenti come il rispetto, la venerazione e così via possano avere a che fare con la conoscenza: ciò dipende dal fatto che si tende a considerare la conoscenza come una facoltà a sé, senza relazione alcuna con ciò che avviene nell'anima. Non si considera però che è appunto l'anima che conosce, e per l'anima i sentimenti sono ciò che per il corpo sono le sostanze che lo nutrono. Se al corpo si danno pietre invece che pane, esso smetterà di funzionare. La stessa cosa avviene per l'anima: per lei venerazione, rispetto, devozione sono sostanze nutrienti che la rendono sana e forte - forte soprattutto per l'attività conoscitiva. L'irriverenza, l'antipatia, la scarsa valutazione di ciò che è degno di stima determinano la paralisi e poi la morte dell'attività conoscitiva.
All'occultista ciò si manifesta nell'aura: un'anima che adotta sentimenti di venerazione e devozione trasforma la propria aura. Certe sfumature cromati che spirituali che possono essere descritte come rosso-giallastre, rosso-brune e simili spariscono e vengono sostituite da sfumature di colore rosso-turchino. In tal modo si sviluppa la capacità conoscitiva in grado di cogliere aspetti del reale che prima non notava. La venerazione desta nell'anima una forza che attira gli esseri simili e le qualità analoghe.
La devozione diviene ancora più efficace quando si impara ad abbandonarsi sempre meno alle impressioni del mondo esteriore e a sviluppare invece un'attiva vita interiore. Una persona che è sempre in cerca di distrazioni, che passa senza interruzione da un'esperienza esteriore all'altra, non troverà mai la via per la scienza occulta. Sia ben chiaro: il discepolo dell'occultismo non deve diventare insensibile al mondo esteriore, ma sarà la sua vita interiore a indicargli la direzione da seguire in esso. Quando una persona dotata di profondi sentimenti attraversa un bel paesaggio alpino, ciò che sperimenta sarà diverso da quello che può sperimentare un uomo di bassi sentimenti. Soltanto ciò che sperimentiamo interiormente può darci la chiave per le bellezze del mondo esteriore. C'è chi, navigando, sperimenta nella propria anima soltanto pochi sentimenti interiori; altri invece sentono nel mare il linguaggio eterno dello spirito cosmico, il mistero profondo della creazione. Occorre aver prima sperimentato il divino nella propria anima se lo si vuole trovare nell'ambiente che ci circonda!
Al discepolo dell'occultismo si insegna a trovare nella propria vita dei momenti in cui possa stare solo e tranquillo, concentrato in se stesso. In tali momenti egli non deve però dedicarsi alle vicende del proprio io, perché in questo modo otterrebbe il contrario di ciò che si prefigge: deve piuttosto ascoltare con perfetta calma l'eco di ciò che ha sperimentato nel mondo esterno. Ogni fiore, ogni animale, ogni azione gli svelerà in questi momenti di calma segreti insospettati. Egli sarà così guidato a vedere nel mondo esteriore cose che mai prima di allora aveva visto.
L'io deve aprirsi al mondo, non indurirsi e chiudersi in se stesso, deve divenire sensibile al godimento del mondo esterno - godimento inteso come mezzo per nobilitarsi, come messaggio che gli fornisce indicazioni sul mondo, come via per progredire nel lavoro. L'apprendimento non deve esser teso ad accumulare tesori di sapienza, ma a mettere ciò che si è imparato al servizio del mondo.
In ogni scienza occulta c'è una massima fondamentale che è indispensabile seguire se si vogliono ottenere dei risultati e che quindi il discepolo deve imprimere a caratteri indelebili nella propria anima: "ogni conoscenza ricercata al solo fine di arricchire il proprio sapere e di accumulare tesori fa deviare dalla strada; ogni conoscenza ricercata per maturare e nobilitarsi porta avanti di un passo".
Non si può essere discepoli dell'occultismo se prima non si è fatto di questa massima una norma di vita. Tale verità può essere espressa anche in questi termini: "ogni idea che non diventa un ideale uccide una forza dell'anima; ogni idea invece che diventa un ideale crea forze vitali".
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