|
|
|

LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

INIZIAZIONE AI MONDI SUPERIORI Rudolf Steiner

a cura di Paola Giovetti
Edizioni Mediterranee
pagg. 134 - € 7,95
Per ordinare:

parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
INTRODUZIONE:

LA VITA E L'OPERA DI RUDOLF STEINER
"Iniziazione ai mondi superiori" è considerato a ragione uno dei libri più importanti di Rudolf Steiner. Qui infatti vengono ribaltati tutti i concetti ritenuti validi con riferimento al cammino iniziatico e viene espresso il convincimento che esso possa essere accessibile a ognuno, purché lavori con tutte le proprie forze per meritarsi l'onere e l'onore di avventurarvisi.
Dotato di veggenza naturale e spontanea e munito di una solida preparazione scientifica e letteraria, Steiner indagò per tutta la vita il mondo soprasensibile, arrivando alla stupefacente conclusione che "in ogni uomo esistono facoltà latenti attraverso le quali egli può giungere alla conoscenza del mondo dello spirito": sono le prime parole del libro in oggetto.
Prendendo le mosse da questa premessa, Steiner dedicò tutta la sua vita e la sua opera al compito di indicare all'uomo i mezzi per far propria la dimensione spirituale. Certamente non una ricetta pronta, ma una via di conoscenza in grado di far progredire, un impulso che ognuno può far proprio e mettere personalmente in pratica.
Prima di dedicare attenzione a "Iniziazione ai mondi superiori", è però opportuno presentarne l'autore. Vediamo dunque innanzi tutto la vita di Rudolf Steiner: una vita non facile, che attraverso una tensione incessante e instancabile lo portò a realizzazioni che tuttora danno i loro frutti e in parte anzi ancora attendono di essere comprese e apprezzate fino in fondo.
Rudolf Steiner nacque nel febbraio 1861 a Kraljevic, nell'impero austro-ungarico, da genitori austriaci di origine cattolica e contadina. Il padre era telegrafista delle ferrovie dell'Austria meridionale, e come tale dovette cambiare più volte residenza. L'infanzia di Rudolf e dei suoi due fratelli, Gustav e Leopoldine, si svolse però sempre nel magnifico scenario delle montagne e dei boschi della Bassa Austria. Steiner amò molto la natura, e questo amore l'accompagnò per tutta la vita. Contemporaneamente, al contatto con le ferrovie e col lavoro tecnico del padre, si sviluppò in lui l'amore per la scienza e per tutto ciò che è esatto - e anche questa fu una passione costante.
Fin da piccolo Rudolf Steiner divenne consapevole dell'esistenza di un mondo parallelo a quello terreno: ben presto infatti si rese conto di avere la capacità di vedere i trapassati e di percepire ciò che i sensi normalmente non percepiscono; e poiché queste esperienze non erano comunicabili a nessuno, il piccolo Rudolf fu per certi aspetti un solitario. Soltanto molto più tardi, quando era studente universitario, incontrò una persona con la quale poté aprirsi e che gli dischiuse molti orizzonti. Per tutto il resto Steiner era un bambino normalissimo, che giocava con i suoi coetanei e correva per i boschi.
Gli studi non furono nei primi anni molto regolari: al paese un medesimo maestro insegnava a cinque classi contemporaneamente, con scarso rendimento degli scolari. Il piccolo Rudolf però imparava da solo molte cose, per esempio si immerse per settimane in un libro di geometria che il maestro gli aveva prestato, restandone incantato: la geometria gli appariva come un simbolo di quel mondo spirituale "che non si vede", e che per lui era altrettanto reale di quello dei sensi.
Altri stimoli gli vennero dal medico del paese, che gli fece conoscere i grandi della letteratura; dal parroco, che gli insegnò un po' di astronomia; dal maestro stesso che lo iniziò alla musica.
Dopo le elementari, Steiner frequentò le scuole tecniche, e in quel periodo scoprì e studiò da solo la "Critica della ragion pura" di Kant, e sempre da solo imparò il greco e il latino: voleva infatti colmare le lacune della scuola tecnica. Ciò che fin da allora lo interessava profondamente era cercare di dimostrare che ciò che agisce nell'uomo e lo fa muovere è lo spirito - e si resta veramente ammirati constatando tanta determinazione e fedeltà a una missione interiore in un ragazzo così giovane.
Dopo essersi diplomato a diciotto anni, Steiner si iscrisse alla Scuola Tecnica Superiore di Vienna, facoltà di matematica, storia naturale e chimica; non arrivò però alla laurea in queste materie perché subentrarono numerosi impegni che glielo impedirono. Si laureò più tardi in filosofia presso un'altra università. In quegli anni Steiner frequentò assiduamente anche le lezioni di letteratura tedesca tenute all'università dal professor Karl Julius Schröer, col quale strinse un rapporto di amicizia che fu molto importante nella sua vita. Sempre in questi anni incontrò il suo "maestro": un uomo semplice che si chiamava Felix Koguski, che Steiner definiva un "iniziato" e che faceva il contadino. Cercava le erbe medicinali nelle campagne e andava a venderle in città ai farmacisti. Steiner lo conobbe in treno (viveva allora con la famiglia in un paesino vicino a Vienna e ogni giorno si recava in treno nella capitale per frequentare l'università) e ne divenne amico. "Con lui - scrisse in seguito nell'autobiografia - era possibile parlare del mondo spirituale come con uno che aveva esperienza in proposito."
Felix possedeva un sapere intuitivo sicuro, che lo portava a cogliere pienamente la spiritualità della natura e a individuare le proprietà terapeutiche delle piante. Egli fu per Steiner "colui che desta", colui che diede al ragazzo ventenne i riferimenti giusti. Il vero Maestro, che rimase sempre misterioso in quanto Steiner parlò sempre pochissimo di se stesso, giunse più tardi. Di questo incontro abbiamo soltanto una rapida testimonianza costituita da un passo di una lettera che Steiner scrisse a Edouard Schuré, il famoso autore de "I grandi iniziati", del quale fu a lungo amico: "Non ho incontrato subito il Maestro, ma prima uno dei suoi inviati". Felix Koguski fu quindi l'inviato di quel Maestro di cui non conosciamo il nome, che aiutò Steiner a prendere coscienza del proprio compito nella vita e a divenire, per usare le parole di Nietzsche, "ciò che in realtà era".
Come abbiamo prima accennato, il professor Schröer, docente di letteratura tedesca, ebbe molta importanza nella vita di Rudolf Steiner. Fu grazie a lui che Steiner fece le sue prime esperienze pedagogiche presso la famiglia Specht, alla quale fu raccomandato come precettore: qui Steiner doveva impartire lezioni a quattro ragazzi, uno dei quali era idrocefalo e molto arretrato mentalmente. Steiner, grazie a particolari metodi pedagogici, riuscì a recuperarlo completamente, a ridestare le sue "facoltà spirituali sopite" e a inserirlo poi all'università, dove divenne medico. Questa esperienza fu preziosa e aprì la strada al successivo lavoro pedagogico di Steiner.
Sempre attraverso il professor Schröer, Steiner ottenne una collaborazione importante: curare per le pubblicazioni della Letteratura Nazionale Tedesca due opere scientifiche di Goethe, "La teoria dei colori" e "La metamoifosi delle piante". Steiner, allora appena ventitreenne, assolse il suo compito magistralmente, corredando i testi di note e prefazioni che ancor oggi sono considerate esemplari. Steiner aveva per Goethe, il massimo poeta tedesco che fu anche disegnatore e pittore e si era occupato a fondo di geologia, botanica, paleontologia e ottica, una profonda ammirazione: in Goethe, che considerava un precursore dell'evoluzionismo, Steiner vedeva realizzati i propri princìpi spirituali. In altre parole, Goethe correggeva l'evoluzionismo di tipo materialistico di Darwin con concezioni spirituali: la natura viene gradualmente spiritualizzandosi dal regno vegetale a quello animale e poi umano, e soltanto l'uomo è un "recipiente" capace di accogliere lo spirito nella sua piena manifestazione. Steiner concordava pienamente con questa visione.
Furono anni molto intensi: oltre alle esperienze pedagogiche e al confronto con l'opera di Goethe, Steiner giunse da solo ad intuizioni relative alle ripetute vite terrene, e cominciò a leggere alcune opere teosofiche (1) in materia: profondamente cristiano nell'anima, Steiner non avvertì mai contrasto tra la dottrina della reincarnazione e il credo cristiano.
L'ottimo lavoro svolto per la Letteratura Nazionale Tedesca valse a Rudolf Steiner l'invito a collaborare a Weimar con l'archivio goethiano per una nuova pubblicazione di tutte le opere di Goethe, ivi compresi vari manoscritti inediti di carattere scientifico. A Weimar, la città in cui Goethe era vissuto per circa sessant'anni e dove era custodito il suo lascito, Steiner rimase sette anni, immergendosi completamente nello spirito goethiano e frequentando un ambiente culturalmente molto elevato e stimolante. A Weimar, Steiner contrasse anche il suo primo matrimonio con Anna Eunike, una vedova con cinque figli, maggiore di lui di qualche anno, presso la quale aveva trovato alloggio quando si era stabilito nella città di Goethe. In quegli stessi anni Steiner si laureò in filosofia all'università di Rostock e pubblicò la sua prima opera importante, "La filosofia della libertà", dove sistematizzò pensieri che si portava dentro da anni. Quest'opera costituisce il suo primo tentativo di costruire un sistema filosofico che tenga conto sia del mondo sensibile che di quello soprasensibile, e rappresenta la base del suo lavoro successivo.
A trentasei anni, nel 1897, Steiner concluse il suo lavoro a Weimar e si trasferì a Berlino, dove diede inizio a un'attività editoriale e di conferenziere. Tenne anche un corso di storia per la "Scuola di cultura" per la formazione degli operai, altra esperienza importante della sua vita, e diede inizio ai rapporti con la Società Teosofica, tenendo alcune conferenze presso la sua sede di Berlino. Presso i teosofi Steiner trovò quella comprensione per le proprie visioni spirituali che non aveva mai trovato altrove. Scrisse infatti nell'autobiografia: "L'essermi potuto finalmente esprimere in termini convenienti al mondo spirituale, mentre fino a quel momento ero stato costretto a non lasciar trasparire nelle mie esposizioni se non un riflesso di quel mondo, fu per me un'esperienza fondamentale". Steiner considerava inoltre i teosofi gli unici "che a quel tempo si interessassero di una seria indagine spirituale", e su questa base si arrivò a una collaborazione sempre più stretta, che portò infine alla nomina di Steiner a segretario generale della sezione tedesca della Società Teosofica.
Fin dall'inizio emersero comunque delle differenze, che Steiner non nascose mai, consistenti soprattutto nella diversa importanza data alla figura del Cristo: per i teosofi, che si rifacevano totalmente alla tradizione orientale induista e buddhista, Gesù Cristo era una grande anima al pari di Confucio, Buddha, Lao-tse ed altri, mentre per Steiner Cristo era la figura centrale della storia dell'umanità, l'Essere Divino che aveva impresso al cosmo intero uno straordinario impulso rivolto al Bene offrendo all'umanità un'occasione grandiosa di crescita. Steiner era anche convinto che soltanto la tradizione occidentale cristiana potesse veramente aiutare a risolvere i problemi del mondo occidentale, in particolare il materialismo nel quale la società del suo tempo era sempre più in preda, e riteneva che dottrine estranee al nostro patrimonio di pensiero, come quelle orientali, non potessero in alcun modo fare altrettanto.
Nonostante queste differenze di base (dalla propria impostazione Steiner sviluppò in seguito la sua "antroposofia") si arrivò a una stretta collaborazione tra Steiner e i teosofi, collaborazione che durò undici anni. In questo periodo Steiner ebbe accanto come collaboratrice Marie von Sievers (1867-1948), che divenne in seguito la sua seconda moglie. Marie era baltica, conosceva molte lingue, aveva studiato recitazione e danza. A lei si devono gli impulsi artistici che riscontreremo in seguito nell'antroposofia di Steiner.
Tra il 1902, anno in cui accettò la carica di segretario generale della Società Teosofica in Germania, e il 1925, anno della sua morte, Steiner svolse il lavoro più significativo della sua vita. Scrisse e pubblicò le sue opere più importanti: "Il Cristianesimo come fatto mistico", "Reincarnazione e Karma", "Teosofia", "Iniziazione ai mondi superiori". Le sue "esplorazioni" del mondo spirituale divennero sempre più intense, grazie anche alla pratica della meditazione alla quale regolarmente si dedicava, alla sua visione chiaroveggente sempre più nitida. Di tali sue capacità fanno testimonianza le innumerevoli intuizioni scientifiche ineccepibili in campo terapeutico, agricolo, farmacologico, metallurgico e altro ancora: oggi esistono laboratori e cliniche che si ispirano a tali intuizioni, medici che operano secondo il metodo steineriano, procedimenti agricoli biodinamici di coltivazione e rigenerazione della terra tuttora in uso e da lui indicati. Inoltre Steiner, a giudizio di quanti ebbero modo di avvicinarlo, possedeva una straordinaria capacità di immedesimarsi completamente negli altri (anche nei malati e sofferenti), di leggere nelle anime, di indicare le soluzioni giuste ai problemi più diversi.
Queste facoltà di veggenza, tante volte sperimentate concretamente, furono da lui utilizzate anche per indagare i "mondi superiori", per verificare la legge della reincarnazione e del "karma", per esplorare il "sentiero della conoscenza".
Significativa è a questo proposito la sua opera fondamentale "Iniziazione ai mondi superiori" (1909). In quest'opera Steiner afferma che è possibile rompere l'antichissima tradizione, propria anche dei teosofi, secondo cui il sapere occulto, le conoscenze superiori, possono esser fatti propri soltanto dagli adepti di cerchie esoteriche chiuse. Steiner parte da premesse opposte e afferma nel suo libro che la coscienza umana è ormai matura per aprirsi alle dottrine spirituali e pervenire alla conoscenza dei mondi superiori. I grandi progressi scientifici compiuti nell'ultimo secolo l'hanno resa capace di tanto: ora è giunto il momento di passare dal mondo terreno a quello animico (ovvero quello dell'anima, o mondo psichico) e soprattutto a quello spirituale. Per far ciò, è necessario prepararsi interiormente, purificarsi, creare dentro di sé le condizioni necessarie a tale comprensione. Soltanto chi è padrone di sé ed è in grado di esercitare un perfetto autocontrollo può osare di avventurarsi per questa via, e a questo scopo Steiner suggerisce esercizi di concentrazione e meditazione, oltre ad auree regole di vita. Il grande Faro che illumina tale cammino di conoscenza è Cristo, l'Entità eterna, l'Essere solare che si è manifestato al mondo nascendo a Betlemme e morendo sul Golgota, ma che gli antichi avevano adorato sotto nomi diversi (Osiride, Horus, Apollo ecc.) e si è fatto Redentore dell'umanità per sempre.
Fu sulla base di questa sua impostazione cristiana che avvenne la rottura con la Società Teosofica.
La crisi avvenne a causa dell'allora quattordicenne futuro "antiguru" Krishnamurti, figlio di un indiano teosofo, "scoperto" dai successori di Madame Blavatsky, Annie Besant e Charles W. Leadbeater, che avevano riconosciuto in lui una radiazione speciale e avevano previsto che quel ragazzo sarebbe diventato un grande oratore e un grande maestro spirituale. Il che puntualmente avvenne, ma non nei termini previsti dalla Besant e da Leadbeater, che arrivarono a parlare - con riferimento a Krishnamurti - del "ritorno di Cristo".
La cosa per altro suscitò sconcerto anche tra i teosofi: Edouard Schuré diede le dimissioni dalla Società e Steiner rinunciò a continuare ad esserne segretario generale in Germania. È noto che Krishnamurti stesso, divenuto adulto, rifiutò il ruolo messianico che gli era stato attribuito e intraprese vie proprie divulgando un insegnamento di grande libertà. Per Steiner tuttavia il caso Krishnamurti rappresentò l'occasione per staccarsi dalla Società Teosofica, con la quale del resto non si era mai identificato totalmente, e per seguire da allora in poi vie proprie. Dal 1913 in avanti, dopo la presentazione delle dimissioni ad Annie Besant, presidente della Società, si dedicò totalmente a sviluppare la sua antroposofia, il movimento di pensiero da lui ideato, che già si era venuto delineando negli anni precedenti.
Per dare espressione in forma artistica e simbolica al proprio pensiero, Steiner scrisse in quegli anni i suoi "Misteri" drammatici, quattro pezzi teatrali molto diversi dalla letteratura tradizionale: essi mostrano esseri umani confrontati con creature spirituali, con destini legati a molte vite terrene le quali illuminano e spiegano la vita attuale, esseri umani intenti a percorrere il proprio personale cammino di autoconoscenza, tesi alla formazione di un'umanità più consapevole, più libera, più spirituale. In questi "Misteri" si ritrovano in forma dinamica tutti i contenuti di pensiero di Steiner: la loro rappresentazione fu resa possibile da Marie von Sievers, che aveva studiato recitazione e possedeva un grande talento drammatico. Con lei recitava lo stesso Steiner, insieme ad attori professionisti e dilettanti.
Da principio queste rappresentazioni avvenivano in vari teatri, soprattutto a Monaco, ma ben presto divenne evidente la necessità di possedere uno spazio proprio, un edificio apposito per le rappresentazioni e anche per le altre attività antroposofiche. Poco tempo dopo, nel 1913, a Steiner fu offerto un terreno a Dornach, presso Basilea, e dopo aver visitato il luogo e averlo trovato particolarmente armonico e "carico", Steiner accettò l'offerta e creò una Società per promuoverne la costruzione.
La scelta della Svizzera risultò particolarmente felice: l'anno dopo infatti scoppiò la prima guerra mondiale e poiché la Svizzera rimase neutrale, Steiner poté continuare il suo lavoro in relativa serenità, cosa che in Germania non sarebbe stato certo possibile. Ancor oggi Dornach è il centro del movimento antroposofico, sede delle sue varie attività e della casa editrice apposita.
L'edificio che sorse sul luogo prescelto fu chiamato, in onore di Goethe, "Goetheanum" - e fu interamente progettato da Steiner, che si preoccupò di ogni dettaglio rivelandosi in quell'occasione architetto, pittore, decoratore, scultore. L'edificio doveva corrispondere in pieno, anche nella sua forma esteriore, alle varie attività spirituali che avrebbe dovuto ospitare: le due cupole affiancate, per esempio, rappresentano materia e spirito e il loro costante interscambio, e il podio dell'oratore fu pensato proprio al centro delle due cupole.
Iniziato nell'autunno del 1913, il primo Goetheanum (vedremo infatti che ne dovette essere costruito un secondo) fu terminato nel 1915: era di legno, con le cupole coperte di affreschi realizzati con colori vegetali e rappresentanti l'evoluzione della terra, dell'uomo e della. civiltà. II Goetheanum divenne un centro capace di attirare a sé una folla di persone desiderose sì di sentire Steiner e di imparare quello che lui aveva da insegnare sull'uomo e il suo posto nell'universo, ma anche disposte a "dare", cioè a mettere le proprie energie e la propria esperienza a disposizione di questo luogo, destinato a veder sorgere quella che Steiner chiamava la "scienza dello spirito": un sapere spirituale in grado di vivificare e arricchire di nuovi impulsi tutto lo scibile umano.
In quegli stessi anni Steiner svolse una prodigiosa attività di conferenziere: attività che gli era estremamente congeniale e nella quale espresse il meglio di sé. Ascoltarlo parlare era, a giudizio di quanti ebbero occasione di sentirlo, un'esperienza speciale, particolarmente intensa e gratificante. Disse per esempio di lui lo scrittore Stefan Zweig: "Rudolf Steiner, le cui idee furono determinanti per la formazione di innumerevoli esistenze, era amichevole e comunicativo: la sua cultura, immensa e al tempo stesso profonda, manifestava un autentico carattere di universalità. I suoi occhi neri avevano una forza ipnotica: io lo ascoltavo più attentamente, e con maggior senso critico, se non lo guardavo, poiché il suo volto magro e ascetico, solcato dalla passione spirituale, esercitava un forte potere di persuasione."
Steiner fu un conferenziere fecondo e instancabile: preparò migliaia di conferenze, che in gran parte sono state pubblicate e vanno a integrare le tematiche trattate nei libri sopra citati.

"Antroposofia", cioè "scienza dell'uomo", fu il termine scelto da Rudolf Steiner per il suo movimento di pensiero. II perché di questa scelta fu da lui spiegato in questi termini: «Si può chiamare '"antroposofia" ciò che l'uomo può conoscere intorno al mondo per mezzo dei sensi e dell'intelletto, intendendo con "uomo" l'uomo interiore, l'uomo spirituale. L'antroposofia è dunque la scienza dell'uomo spirituale; e non comprende soltanto l'uomo, bensì tutto ciò che l'uomo spirituale può percepire nel mondo spirituale, allo stesso modo in cui l'uomo fisico percepisce nel mondo fisico le cose sensibili. E poiché quest'uomo interiore è l'uomo spirituale, la conoscenza che egli acquisisce si può anche chiamare "Scienza dello spirito", con cui si intende una conoscenza non di soli fatti naturali, ma di fatti spirituali...».
Compito dell'antroposofia, che significa dunque nelle intenzioni del suo creatore "scienza dello spirito", è "congiungere lo spirituale che è nell'uomo con lo spirituale dell'universo", dare all'uomo la consapevolezza della sua origine divina, del suo cammino evolutivo, della realtà della vita dopo la morte e delle molte esistenze previste per lui in base alla legge del "karma".
L'antroposofia manifestò tuttavia ben presto sviluppi nuovi e impensati e trovò applicazione in molti campi del pensiero e dell'attività umana: "Sebbene l'antroposofia affondi le sue radici in primo luogo nelle conoscenze ormai acquisite del mondo spirituale - scrisse Steiner - esse ne costituiscono appunto soltanto le radici. I suoi rami, le sue foglie, i fiori e i frutti penetrano, crescendo, in tutti i campi della vita e dell'azione umana."
Steiner ebbe per esempio molto a cuore la questione sociale, problema che si presentò in tutta la sua complessità alla fine della prima guerra mondiale, con la Germania sconfitta e affamata sull'orlo della rivoluzione. Tenendo conferenze, come ebbe spesso occasione di fare, a operai e industriali, Steiner parlò di "tripartizione dell'organismo sociale" e spiegò che l'insoddisfazione della classe operaia era dovuta non solo a problemi di natura economica, ma anche e soprattutto di natura culturale. Le rivendicazioni sociali, spiegava con molta ragione Steiner, potevano essere soddisfatte soltanto da un'educazione intellettuale e morale di buon livello. Lo Stato poi deve lasciar liberi i cittadini in campo culturale, artistico, scientifico e religioso; esso deve gestire la politica e proteggere i cittadini considerandoli tutti uguali davanti alla legge, e deve astenersi anche dal trasformarsi in imprenditore economico, intervenendo soltanto in casi eccezionali. Solo la fraternità e la collaborazione tra produttori e consumatori può creare un circuito economico soddisfacente. Libertà spirituale, uguaglianza di fronte alla legge e fraternità attiva nella vita pratica erano quindi le ricette che Steiner suggeriva per la soluzione dei problemi sociali. I tempi non erano allora, e non sono neppure oggi, maturi per simili sviluppi, ma una società futura meno egoistica e materialistica, meno competitiva e più proiettata verso i valori culturali e spirituali potrà certamente tener conto degli impulsi suggeriti da Rudolf Steiner.
Se le problematiche sociali di impostazione steineriana non trovarono applicazione, la pedagogia steineriana incontrò subito molti consensi e oggi è diffusa in tutto il mondo. Di problemi pedagogici Steiner si era occupato fin da ragazzo, quando era stato precettore presso la famiglia Specht. L'occasione di approfondire le sue idee gli venne dall'offerta di Emil Molt, direttore della fabbrica delle sigarette Waldorf-Astoria di Stoccarda, di organizzare una scuola aziendale per gli operai e i loro figli. Steiner aderì con entusiasmo e si dedicò in particolare alla formazione degli insegnanti che avrebbero dovuto operare in tale scuola. L'arte dell'educazione di Steiner consiste nella formazione umana e spirituale globale degli alunni, per aiutarli a orientarsi nel mondo. Il bambino deve essere considerato un essere costituito da corpo, anima e spirito; il programma scolastico deve tendere a sviluppare le doti artistiche, emozionali e spirituali dell'allievo, oltre che quelle intellettuali, e non trascurare le attività manuali e ginniche. Non è questa la sede per occuparci capillarmente del programma di studi, che presenta aspetti di grande originalità; basti sapere che le scuole tipo Waldorf sono oggi in continua crescita.
Validi e positivi gli stimoli che Steiner fu in grado di dare anche con riferimento alla medicina: tenne infatti numerosi corsi per medici, farmacisti e studenti in medicina sull'arte medica in generale e sul modo di diagnosticare e curare le più diverse malattie. Suo scopo era ampliare l'arte medica, non certo di sostituirsi ad essa: suggerì pertanto di tener conto non solo del corpo del paziente, ma anche della sua anima e del suo spirito, e di considerare sempre l'organismo umano un'espressione dell'uomo soprasensibile. Steiner fornì indicazioni molto precise anche in campo farmacologico, soprattutto per medicamenti erboristici: le sue indicazioni vengono tuttora utilizzate nei laboratori Waleda. Fuor di dubbio che tutte queste conoscenze siano da ricondurre alle sue straordinarie doti di veggenza e intuizione: di ciò egli non parlò mai in maniera diretta; ma, poiché non aveva mai condotto studi in queste materie, non può esserci altra spiegazione.
Molto interessanti le sue osservazioni sui bambini psicopatici, o comunque portatori di handicap: per questi casi Steiner ricorreva a spiegazioni che si basavano sull'antroposofia e in particolare sulla dottrina della reincarnazione e sulla legge del "karma". Le anime di questi bambini, spiegava, avevano volutamente scelto per incarnarsi corpi malati o malformati, e queste esperienze sono tutt'altro che inutili per lo spirito umano, al contrario. Per far sì però che questa utilità si manifesti in pieno, occorre che i bambini siano trattati con molto amore e devozione, trasmettendo loro "non la pesantezza della vita, bensì l'umorismo verso la vita". Su queste basi si sviluppò la pedagogia curativa steineriana, tuttora tenuta in gran conto.
Un altro campo si avvalse degli impulsi di Steiner: quello dell'agricoltura. Steiner infatti fu l'iniziatore di quella che viene oggi chiamata agricoltura biodinamica: concimazione senza ricorso a concimi chimici, corretta alimentazione del bestiame, principio di rotazione delle colture e altro ancora. Indicazioni che nella nostra epoca di inquinamento e deterioramento dell'ambiente risultano tanto più utili.
Resta da dire qualche parola sull'impulso religioso impresso dall'antroposofia di Steiner: egli non pensò mai di creare qualcosa che potesse in qualche modo sostituire la religione, ma ritenne anzi che l'antroposofia potesse costituire uno stimolo per avvicinarsi alla religione. Scrisse infatti: "La scienza dello spirito può diventare, soprattutto in relazione al mistero del Cristo, un aiuto, un supporto alla vita e all'esercizio religiosi..."

Tutti questi impulsi e altri ancora assorbirono per anni tutte le energie di Rudolf Steiner; se a ciò si aggiungono i numerosi cicli di conferenze in tutta Europa, il lavoro per la stabilizzazione della Società Antroposofica, l'attività al Goetheanum, bisogna ammettere che la sua attività fu straordinaria.
A Natale del 1922 successe un fatto che annullò il lavoro di anni: il Goetheanum, che era interamente costruito in legno, fu completamente distrutto da un incendio, di natura quasi certamente dolosa. Questa fu per Steiner un'esperienza dolorosa, nella quale tuttavia dimostrò tutta la sua forza d'animo. Un anno dopo fu posta la prima pietra del nuovo edificio, quello attuale, che doveva ricalcare la struttura dell'altro, essendo però interamente costruito di cemento, in uno stile particolarissimo, maestoso e fluido al tempo stesso, e con locali adeguati alle esigenze della Società Antroposofica.
All'inizio del 1924 si manifestò anche la malattia che doveva portare Rudolf Steiner alla tomba: per nove mesi, fino a settembre, Steiner riuscì a vincere la spossatezza e il calo di energie, rispettando fino in fondo i suoi programmi, poi fu costretto a mettersi a letto, e non si alzò più. Approfittò dei mesi che gli restavano (morì nel marzo del 1925) per scrivere la propria autobiografia ("La mia vita", che tuttavia si arresta al 1907), e dal suo letto seguì costantemente i lavori del nuovo Goetheanum.
Consapevole della fine che lo attendeva (la natura esatta della malattia non fu mai accertata con precisione), Steiner prima di morire volle impostare nel modo migliore il lavoro futuro della Società Antroposofica. Lucido fino alla fine, morì da vero iniziato. I suoi ultimi momenti furono così descritti da G. Wachsmuth, che era presente:
"Gli istanti supremi della vita terrena di Rudolf Steiner furono privi di ogni segno di lotta con il fisico, liberi dalle incertezze che accompagnano sovente la morte delle persone: il suo volto esprimeva pace, grazia, sicurezza interiore, visione spirituale. Incrociò le mani sul petto, gli occhi erano luminosi e rivolti verso mondi ai quali si univa nella visione. Quando giunse all'ultimo respiro, egli stesso chiuse gli occhi, senza che per questo la stanza si riempisse dell'esperienza di una fine, bensì di un evento di estrema spiritualità. I suoi tratti, la forza di preghiera delle sue mani, denotavano una veglia solenne e trasfigurata. La figura che qui giaceva parlava di una veglia ultraterrena, di un procedere verso le sfere dello spirito, così come l'espressione data dai grandi artisti ai cavalieri che riposano sui sarcofagi medioevali fa pensare che essi vedano pur avendo gli occhi chiusi e che la loro figura, pur immobile, stia ancora avanzando..."
Rudolf Steiner fu un uomo solidamente ancorato al proprio tempo e alla vita concreta, e contemporaneamente proiettato verso la dimensione spirituale, della cui esistenza (che per lui era esperienza diretta) era convinto in maniera assoluta. Di tali suoi convincimenti volle far partecipe il suo prossimo, divenendo quindi un lottatore contro il proprio tempo: lottò infatti instancabilmente contro il materialismo imperante, a favore di una visione spirituale dell'esistenza.
Pur dotato di veggenza e di una capacità vivissima di intuizione, Steiner non volle mai passare per occulti sta, e tese sempre a integrare la ricerca spirituale alla scienza. Insegnò a non vivere passivamente, ma a crescere, progredire, arricchirsi dentro. Descrisse nelle sue opere il visibile e l'invisibile, rappresentò la morte come un passaggio alla vita dello spirito, mostrò agli occidentali la dottrina della reincarnazione, che interpretò come una necessità cosmica, un meccanismo di assoluta giustizia che consente di progredire o eventualmente anche regredire, nella piena libertà di ognuno. Nel suo libro fondamentale, "Iniziazione ai mondi superiori", offrì all'uomo la possibilità di sviluppare ali abbastanza forti per volare fino alla conoscenza dei mondi spirituali e per far emergere le proprie facoltà latenti.
Steiner traccia inoltre un quadro gigantesco della struttura dell'universo e del ruolo che l'uomo ha in esso: parla del cammino evolutivo della razza umana, del destino eterno dell'uomo, dell'opportunità di considerare questa vita come uno degli anelli della catena di esistenze tese a far salire sempre più in alto seguendo l'esempio del Cristo, figura centrale della storia dell'uomo e dell'universo.
La conoscenza del mondo ultrasensibile, dice ancora Steiner, è aperta all'uomo purché egli sappia andare al di là del puro intelletto facendo emergere le potenzialità insite in lui. Tale conoscenza deve poi vivificare, dinamizzare, dilatare il suo rapporto col mondo e la vita terrena, creando il desiderio di una vita più grande, più profonda, più ricca di significato.

Paola Giovetti

Note:
1. "Teosofia": movimento fondato nel 1875 da Helena Petrovna Blavatsky, occultista russa, che da alcuni iniziati orientali aveva ricevuto quella che chiamò "dottrina segreta", ovvero l'insegnamento che sta alla base di tutte le grandi religioni. In realtà la teosofia risente molto della religione induista e buddista, crede nella reincarnazione, nel karma e nella ruota delle esistenze fino alla liberazione finale. Il movimento teosofico propugna l'unione di tutta l'umanità in una fratellanza universale, e la necessità del perfezionamento attraverso la conoscenza delle autentiche leggi della natura e dell'uomo. La teosofia ha avuto una grande diffusione alla fine del secolo scorso e all'inizio di questo, ed esiste ancor oggi in tutto il mondo.
vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

aggiungi Edicolaweb a Preferiti

Copyright © 2008 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

|
|
![[Edicola home]](homeedic.gif) ![[Archeomisteri home]](homestar.gif) Tutti i libri
della nostra Biblioteca
|
![[Edicola home]](homeedi2.gif) ![[Archeomisteri home]](homearc2.gif) ![[inizio articolo]](to2.gif)
|
|
|
|