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libri scelti da Francesco Di Blasi

CAGLIOSTRO
Il maestro sconosciuto


 
di Pier Carpi
Edizioni Mediterranee
pagg. 192 - 10 illustrazioni b/n - € 12,91
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    parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
PREMESSA - Sotto il segno di Cagliostro »

1. Il maestro sconosciuto:

"La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce". Sono parole del conte di Cagliostro che tengo ben presenti nell'iniziare questo libro su di lui, un libro che non ha dunque la pretesa di dire tutta la verità su questo straordinario personaggio, ma che ha la ferma ambizione di tentare di dargli quella giusta dimensione che sino a oggi gli è stata negata.
"lo sarò l'ultima vittima". Questo disse ancora il conte di Cagliostro, e lo fece nella cella ove era stato murato vivo, nel carcere papalino di San Leo. E fu davvero l'ultima vittima dell'Inquisizione. "lo sarò l'ultima vittima, perché una volta giunto ai piedi dell'Eterno, saprò tanto piangere e pregare finché sulla terra non vi sarà un nuovo ordine di cose. Versate una lacrima sul mio sepolcro". Cagliostro fu anche l'ultimo grande perseguitato a non rinnegare le proprie idee, a non piegarsi alla tortura e alle umiliazioni. Questi i due motivi principali per cui contro il conte di Cagliostro è stata montata, durante la sua vita e dopo la sua misteriosa scomparsa, la più grande montagna di calunnie, libelli, falsi storici. È stata dedicata a questo personaggio - pur stranamente giudicato un volgarissimo imbroglioncello - tutta la fatica della grande macchina temporale, in proporzioni gigantesche, nemmeno sfiorate nel far guerra a personaggi che pure sono parsi più scomodi e pericolosi, da Savonarola a Lutero, da Galileo a Giordano Bruno, da Enrico VIII ai mille altri riformisti, ribelli, liberi pensatori, mistici e scienziati giudicati figli del demonio.
Nessuno si è mai chiesto perché Cagliostro faccia ancora tanta paura ai suoi nemici, che sono rimasti gli stessi. Perché la documentazione sul suo allucinante processo venga tenuta nascosta, perché nessuno osi pronunciarsi su di lui, perché si subiscano pressioni, ricatti e minacce quando si propone di fargli un processo di riabilitazione, come quello che era in programma a San Leo, con precisi impegni da parte delle autorità nei confronti di chi scrive, anche con insistenti dichiarazioni alla stampa, e poi subdolamente affossato. Nessuno si è mai chiesto perché San Leo, che della prigionia di Cagliostro vive in turismo, rifiuti costantemente di dedicare una via o anche solo una lapide a colui che tenne murato vivo nella sua fortezza.
I lunghi anni che ho dedicato allo studio del personaggio Cagliostro mi hanno sempre portato a incontrare sulla mia strada un falso plateale alternato a una calunnia, una contraddizione alternata a una menzogna. E mi sono imbattuto sempre in tentativi di aumentare la confusione attorno alla figura del grande perseguitato.
Ma una verità nessuno è mai riuscito a cancellarla. Quella che è riscontrabile nei fatti e nell'abitudine quotidiana. Per quanto male si sia tentato di fare a Cagliostro, nessuno è riuscito a demolire la sua figura. Personaggi giudicati anche più importanti e sconcertanti sono da secoli nell'oblio, mentre Cagliostro resta. Il suo nome ha un fascino impareggiabile e, sebbene solleciti a ciascuno diverse evocazioni, le più contrastanti, resta il fatto che questo nome mantiene intatto il suo mistero e che tutti, anche i bambini, conoscono almeno il nome di Cagliostro.
Mi sono convinto che tutti i falsi luoghi comuni su di lui non hanno importanza alcuna. Che la cronaca abbini il suo nome a quello di un avvelenatore o a quello di un plagiatore non è importante quanto il fatto che la cronaca trovi proprio questo parallelo. Che alcuni lo giudichino un santo e altri un saltimbanco, non ha importanza quanto il fatto che tutti lo giudicano. E nemmeno mi chiedo se è stata la sproporzionata pubblicistica calunniosa a creare questo mito o se il personaggio ha saputo sopravvivere nelle sue dimensioni, senza essere scalfito nella sua roccia, nonostante gli strati artefatti. Sebbene io propenda per la seconda tesi.
Un libro scritto solo in difesa di Cagliostro sarebbe forse inutile, perché Cagliostro ha dimostrato di sapersi difendere da solo. Un libro su Cagliostro è invece utile, soprattutto perché ne esistono troppi, quasi tutti infelici.
Non abbonderò in polemica, dunque, in queste pagine, nemmeno nei confronti di quel "Compendio" di monsignor Barberi, ordinato dall'Inquisizione e al quale hanno attinto quasi tutti gli storiografi di Cagliostro. Si tratta di un libro nato già con la vocazione del suicidio e del ridicolo, e per il quale, se non fosse per le grossolane calunnie che è riuscito a contrabbandare, basterebbe il sorriso che si dedica a certi sgrammaticati romanzi d'appendice. Alessandro Dumas, con il suo "Giuseppe Balsamo", è già storicamente molto più serio.
Nel rinunciare comunque alla rissa storiografica e non accettando il dialogo coi parrucconi, da parte mia credo di fare la scelta giusta. Perché desidero presentare Cagliostro qual è, nella sua realtà non soltanto storica, ma anche leggendaria e soprattutto popolare. Perché era il popolo il grande amico dell'amico degli uomini, come fu definito, e nel popolo fu sepolto, dato che le sue spoglie non ebbero mai una tomba e sulla sua morte rimase per sempre il mistero. Cagliostro era immortale? Era giunto alla perfezione dei Rosa + Croce, per i quali la materia non è un legame, per i quali il tempo non esiste, per i quali c'è sempre ritorno? Non voglio contrabbandare meravigliose leggende o sciocche credulità. E saprò anche tacere. Ma chi avrà occhi per vedere vedrà tra le righe quella che può essere una spiegazione sulla quale non mi soffermo. La realtà è che la fine di Cagliostro resta un mistero.
E questo è degno del personaggio, anche se l'uomo aveva chiesto di piangere sul suo sepolcro. E sino a quando gli uomini soffriranno, queste lacrime saranno purtroppo versate.
La storia che racconto, dunque, è la storia di un mito, ben radicato nella realtà, ma quasi senza dimensioni, così come Cagliostro è stato in vita, così come continua a essere. E se qualcuno avesse voglia di contestarmi qualche episodio, qualche ricciolo di leggenda, può accomodarsi a farlo direttamente con l'animo popolare, che ha raccolto e nutrito in Cagliostro una delle sue più semplici immagini.
Accanto a essa, occorre porre il Cagliostro prima discepolo e poi maestro dell'autentica Tradizione, l'iniziato che nessuna fandonia di stregoneria, bassa magia, pseudoalchimia riuscirà a trasformare in un apprendista stregone. Accanto a Cagliostro, nello stesso periodo, vivevano personaggi singolari come il conte di Saint-Germain, lo scienziato Mesmer, lo straordinario Casanova, il grande iniziato Louis-Claude de Saint-Martin, il fondatore del Martinismo. E giungeva al suo culmine una corrente di pensiero destinata a essere superficialmente travolta dalla rivoluzione francese - ma in realtà sua vera ispiratrice - per essere fissata profondamente nelle più antiche ferite del mondo. Quelle che non si rimarginano mai, che sono nel nostro microcosmo, quelle il cui sangue può essere raccolto solo dal Sacro Graal. Non bisogna dimenticare che il trinomio "Liberté-Egalité-Fraternité" fu coniato dal conte di Cagliostro.
Gli anni che stiamo vivendo, per i segni che ci giungono, avvertono che il tempo è vicino e che ancora una volta l'umanità potrà trovare salvezza e nutrimento in quella forza tradizionale che se a volte pare scomparsa, quando riaffiora è sempre identica e forte, impossibile da distruggere, lenta e inesorabile seminatrice di se stessa.
Non a caso, alla vigilia di grandi sconvolgimenti storici, appaiono personaggi singolari, che in molto si assomigliano e che sono destinati a lasciare dietro di sé una grande impronta. Cagliostro per la rivoluzione francese, Pugacioff per la grande Russia, Joseph Smith per la guerra di secessione statunitense, Rasputin per la rivoluzione d'ottobre, Alisteir Crowley per il nazismo e l'elenco sarebbe interminabile, sino alle radici della civiltà, con il Simon Mago della decadenza imperiale romana.
Ma non dirò, e sarebbe facile, che Cagliostro fu il seminatore della rivoluzione francese, anche se la profetizzò e anche se fu proprio la sua figura a scuotere le fondamenta della monarchia dei Capeto.
Uscendo dalla Bastiglia, dove era stato imprigionato ingiustamente per il celebre affare della collana di Maria Antonietta, Cagliostro disse che quel posto sarebbe presto diventato il tempio della libertà e che il popolo l'avrebbe fatto suo. Cagliostro non era forse il discendente iniziatico dei Templari, l'ordine sterminato da Filippo il Bello e Clemente V? Il papa e l'imperatore sterminarono i Templari per impossessarsi dei loro beni e per mettere fine alla loro potenza militare: dopo la caduta dei regni latini in Terrasanta, i Templari tornarono in Europa e, tra fortezze, castelli, proprietà, numero e potenza di cavalieri, potevano sconfiggere qualunque re. Il papa pensò di fame una forza supernazionale ai propri comandi, per dissuadere qualunque monarca dal voler espandersi e voler dichiarare guerre: i Templari glielo avrebbero impedito. Clemente V, che difese i Templari nel concilio di Vienna, cedette alle pressioni di Filippo il Bello e li tradì. L'ultimo gran maestro dei Templari, Jacques de Molay, fu messo al rogo a Parigi, ma prima di morire lanciò una famosa maledizione: "Chiamo, entro un anno, dinanzi al tribunale di Dio, il papa, il re e il suo primo ministro Nogaret e l'ultimo discendente di Filippo il Bello sarà giustiziato a Parigi da un templare." I tre maledetti morirono in modo misterioso entro l'anno, e io ne spiego la verità nel mio libro "Testimoni del mistero". Luigi XVI, ultimo discendente di Filippo il Bello, "venne giustiziato a Parigi dalla ghigliottina", un mezzo di morte voluto dal dottor Guillotine, iniziato a un rito templare e quasi sicuramente discepolo di Cagliostro. La ghigliottina porta il suo nome ma, contrariamente a quanto si dice, non ne fu lui, l'inventore. Veniva usata da alcuni secoli. Guillotine la fece solo adottare perché credeva che, con quella macchina, i condannati soffrissero di meno. Il medico, e rivoluzionario, assisteva per questo alle esecuzioni e, di notte, andava in segreto a trovare il boia Sanson, per farsi dire se secondo lui il suo scopo umanitario era stato raggiunto.
Una fine non certo più bella ebbero tutti gli altri nemici di Cagliostro. Finirono tutti per morte violenta, dalla contessa Valois de la Motte al libellista Morande, dai suoi falsi accusatori inglesi a Maria Antonietta, sino al papa, cui Cagliostro profetizzò l'esilio e la morte in cattività. Stando murato vivo nel carcere di San Leo, Cagliostro fece sapere al papa che qualcuno sarebbe venuto dalla terra di Francia per portarlo via. E venne Napoleone, il quale dette anche ordine ai suoi soldati, prima della presa di San Leo, di ritrovare la tomba di Cagliostro. Su questo e molti altri avvenimenti le leggende si sprecano.
È certamente non vero che Napoleone bevve ritualmente nel teschio di Cagliostro, così com'è falsa la testimonianza di una vecchia leontina, che giurò di aver visto Cagliostro librarsi dalle torri di San Leo, in volo trionfale verso il cielo, alla guida d'un carro di fuoco, circondato dagli angeli della vendetta. Ma è altrettanto falso che Cagliostro morì in San Leo secondo le indicazioni dell'atto di morte ufficiale, una grossolana montatura per salvare la testa dei suoi aguzzini, che temevano le ire del cardinale legato, cui la sorte di Cagliostro stava più a cuore della stessa cupola di San Pietro.
Per quanto riguarda poi l'identificazione tra il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo, da alcuni indicati come una stessa persona e da altri come due personaggi ben distinti, la mia opinione è certamente la seconda, suffragata ormai da troppe prove.
lo offrirò al lettore quel Cagliostro popolare che più di ogni altro assomiglia a se stesso, il Cagliostro del gesto meraviglioso o della guarigione prodigiosa, della generosità infinita e del grande amore per gli uomini. Accanto al Cagliostro perseguitato, torturato, murato vivo sulla scorta della stessa identica accusa inquisitoriale che servì anche alla scomunica della Compagnia di Gesù.
Il Cagliostro che non meriterebbe nemmeno una riabilitazione ufficiale, che non sarebbe adatta alla grandezza del personaggio, nemico di tutte le ufficialità. E perché il lettore non debba attendere l'ultima pagina per sapere chi è Cagliostro, premetto che non tenterò nemmeno di dirlo. Non ne sarei capace, e mai con la forza e con la grandezza necessarie. Chi meglio di Cagliostro può dire chi è Cagliostro? Nelle pagine seguenti, dunque, riporto le parole meravigliose che il maestro sconosciuto scrisse per spiegare la sua natura e il suo mistero. Sono, tra gli scritti iniziatici, qualcosa di impareggiabile. Tanto da avere sempre meritato l'incomprensione e lo stupido ridicolo. In queste pagine Cagliostro parla di sé e risponde a tutte le domande. C'è da chiedersi come, dopo questa verità, qualcuno abbia sentito ancora la necessità di avere altre risposte.

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