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libri scelti da Francesco Di Blasi

IL TERZO REICH E IL SOGNO DI ATLANTIDE

 
di Franz Wegener
Edizioni Lindau
pagg. 192 - 21 illustrazioni b/n - € 19,00
Per ordinare: www.lindau.it

 

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L'ARGOMENTO »

INTRODUZIONE:

Ciò che manca è una disciplina della Weltanschauung. Essa deve basarsi sul fatto che [...] un'apologia del suicidio, la teoria del mondo ghiacciato o una guida all'evocazione degli spiriti possono toccare il fulcro dei problemi del nostro tempo più dell'immagine filosofica o teologica. Allo stato attuale c'è da meravigliarsi che questo miscuglio ondeggiante di pensieri, concezioni e sogni, di conoscenze parziali e di sistemi, di giusto e d'errato, sia sottoposto ad analisi.

Armin MohIer

Nel 1977 apparve in Francia "Vue de droite" (Vista a destra), opera che in breve divenne un classico della nuova destra. L'autore del libro è Alain de Benoist, nato nel 1943, all'anagrafe Fabrice Laroche, il quale, già parte della Jeune Nation (1) dichiarata illegale nel 1958 in seguito all'attentato dinamitardo contro l'Assemblea Nazionale, si distingue oggi come uno degli intellettuali guida della nuova destra europea. Per offrire una visione più organica della storia delle idee della nuova destra, egli condusse in uno dei capitoli del suo libro un'analisi storica il cui scopo era rivelare, basandosi su un esempio determinato, possibili elementi di continuità - nonché di discontinuità - presenti nelle immagini del mondo proposte dalla nuova destra in rapporto a quelle fornite dai rivoluzionari conservatori, dai nuovi nazionalisti e dai nazionalsocialisti. Si tratta del capitolo intitolato "Helgoland: Atlantide?" (2). Qui, Benoist avalla l'idea che l'isola di Helgoland corrisponda all'Atlantide descritta da Platone, terra che in ogni caso, secondo lui, non occupava affatto una non meglio precisata regione meridionale, ma si trovava al contrario - diversamente da quanto sostiene l'opinione generale - in qualche territorio del Nord.
Per essere in grado di rispondere all'interrogativo riguardante la continuità o la discontinuità, nel contesto della nuova destra, di questo elemento dell'immaginario mitico, mi sono rifatto alle fonti citate da Benoist, ponendomi così nella condizione di poter collocare ogni affermazione all'interno della sua cornice storica e ideologica.
Il risultato è una linea, fino a ora sconosciuta, capace di collegare tra loro teosofia, ariosofia, antroposofia, sostenitori della rivoluzione conservatrice, seguaci della teoria del mondo ghiacciato, nazionalsocialisti e nuova destra in Germania e in Francia: dunque la trasformazione, a scopo divulgativo, del mito di Atlantide in una sua variante di carattere nordista e razzista. La visione d'insieme così elaborata permette di constatare come il mito di Atlantide costituisca una sorta di filo rosso, capace di attraversare l'intera storia del radicalismo di destra: dagli ariosofi, che giocarono un ruolo importante nella fase d'incubazione del nazismo, passando attraverso vari autori popolari negli anni '20 e a nazionalsocialisti come Wirth e Rosenberg, fino ad arrivare alla nuova destra europea e ai neonazisti tedeschi. Proprio grazie a tale continuità riusciremo ad analizzare in modo più dettagliato le funzioni e il meccanismo del mito.
Per avvicinarci a quest'ultimo ci serviremo delle osservazioni di uno studioso italiano di Atlantide, il barone Julius Evola, distintosi grazie alla notevole profondità del suo lavoro. Le sue riflessioni a loro volta si rifacevano alla teoria di Georges Sorel, il quale vedeva nel mito una successione di immagini in grado di suscitare, involontariamente, stati d'animo ed emozioni di portata sociale. Il fulcro di ogni ulteriore ricerca, di conseguenza, non può che poggiare sulle immagini che il mito porta con sé. A questo punto, al fine di rivelare l'immagine centrale del mito di Atlantide, ci si interroga innanzitutto sulle sue figure ricorrenti, indagandone la possibile genesi autonoma sul piano della storia delle idee.
Le visioni del Nord, del Dio fattosi uomo, del sangue puro, della luna e del condottiero carismatico possono venire, in questo modo, isolate e separate. L'immagine dell'isola invece permane. Introducendo un assioma psicanalitico, può essere allora chiarito il significato parassitario che, secondo il principio strutturalistico di Barthes, bisogna sempre attendersi accanto all'immagine visibile dell'isola paradisiaca: una tensione verso la morte.
Rimangono quindi da classificare i risultati della ricerca secondo i principi interpretativi attualmente esistenti. Il fatto che molti degli autori individuati ed esaminati siano stati collocati da MohIer sotto la voce "rivoluzionari conservatori", e che egli si sia molto presto dichiarato in cerca di "pensieri, immagini e sogni", induce a supporre che tali risultati si adeguino al suo concetto di rivoluzionari conservatori come seguaci di una rappresentazione ciclica del mondo. Tra i numerosi autori che negli ultimi anni si interessarono a quest'ultima tesi, Breuer si occupò poi "di quello strato della mente che giace più a fondo, ovvero del pensiero simbolico e metaforico". Motivo sufficiente a porre il risultato precedentemente ottenuto in contrasto anche con la sua visione dei nuovi nazionalisti come seguaci di un'immagine apocalittica del mondo. Poiché dunque non è possibile inserire gli autori esaminati in nessuno di questi due "scomparti", ne deve necessariamente essere preso in considerazione uno nuovo: possiamo infatti vederli, d'ora in poi, come i seguaci di un'immagine-modello ispirata ad Atlantide, immagine modello che fa sì che i suoi propugnatori si lancino inconsapevolmente in un sempre più rapido vortice di autodistruzione e il cui concetto ho io stesso introdotto all'interno della storia delle idee relative alla rivoluzione conservatrice e al nazionalsocialismo.
Considerata la ricezione del mito nordista e razzista di Atlantide - dovuta a influenti funzionari nazionalsocialisti come Wirth, Rosenberg, Himmler e Hitler - l'analisi psicostorica del fulcro di tale racconto rende verosimile il fatto che il suo potente ideale suicida si sia concretizzato, in maniera distruttiva, nella manifesta volontà di annientamento che sfociò alla fine in una guerra tale da diffondersi in ogni direzione, prima contro gli altri e poi contro sé stessi. Si deve, di conseguenza, concordare con Amery, quando afferma che tutti i tedeschi, nel profondo del loro inconscio, abbiano un piede in Atlantide - e con ciò, secondo la sua opinione - nel regno ideale del nazionalsocialismo? O non è invece l'immagine del mondo di Atlantide il segno che ci permette di distinguere i rivoluzionari conservatori degni di fiducia da quelli criminali, i nuovi nazionalisti virtuosi dai distruttori, i nazionalsocialisti comuni dagli sterminatori?
Un "albero genealogico" dei miti di Atlantide di natura divulgativa, nordista e razzista, doveva necessariamente essere redatto in quanto fondamento della ricerca, proprio perché non esistevano lavori specialistici sul tema. Ciò risulta tanto più sorprendente, in quanto MohIer aveva richiamato l'attenzione su tale "doloroso vuoto nella storiografia delle 'visioni del mondo'" (3). Il testo pubblicato nel 1932 da Bessmertny, "Das Atlantisrätsel - Geschichte und Erklärung der Atlantishypothesen" [L'enigma di Atlantide - Storia e spiegazione delle ipotesi intorno ad Atlantide], non offre che una rapida esposizione di alcune ipotesi correnti, relative al periodo compreso fra le due guerre, senza neanche mettere a fuoco l'ambito nordista e razzista del mito in questione. Nicholas Goodrick-Clarke, nel 1985, ha quindi trattato soltanto marginalmente questa tematica, inserendola nel quadro di una dissertazione riguardante gli ariosofi che tenne a Oxford (4). Altrettanto incidentalmente essa viene sfiorata nell'opera di Lutzhoft e in quella di Gugenberger e Schweidlenka (5), mentre la raccolta di saggi sul tema "Atlantis zum Beispiel" [Atlantide per esempio] pubblicata da Dietmar Kamper, Heinrich Kutzner e Alexander Dill affronta la problematica dal punto di vista filosofico. Nel suo libro "Der alte Traum vom neuen Reich - Völkische Utopien und Nationalsozialismus" [L'antico sogno del nuovo impero - Utopie popolari e nazionalsocialismo], apparso nel 1988, Jost Hermand dà poi un breve sguardo nell'ambito della letteratura dilettantesca riguardante il tema della "fascistizzazione del mito di Atlantide". Un vago riferimento, infine, si trova anche nell'opera di Salewski, il quale rimanda al fatto che, "se la predisposizione di molti influenti nazisti per speculazioni di tipo fantastico e pseudoscientifico (come la teoria del mondo ghiacciato, quella del mondo vuoto o il mito di Atlantide)" gode oggi di poca considerazione, è semplicemente dovuto al fatto che la "spaventosa incarnazione del 'Terzo Reich'" non si sia alla fine realizzata (6).

Franz Wegener

Note:
1. Thomas Assheuer, Hans Sarkowicz, "Rechtsradikale in Deutschland - Die alte und die neue Rechte", Beek, München 1992, p. 167.
2. Alain de Benoist (pseudonimo di Fabriee Laroche), "Vue de droite - Anthologie critique des idées contemporaines", Éditions Copernie, Paris 1977 (ed. it. "Vista a destra - Antologia critica delle idee contemporanee", Akropolis, Napoli 1981, p. 42 e sgg.).
3. Armin Mohler, "Die konservative Revolution in Deutschland 1918-1932 - Ein Handbuch", Wissenschaftliche BuchgeselIschaft, Darmstadt 1972 (ed. it. "La rivoluzione conservatrice in Germania 1918-1932 - Una guida", Akropolis, Napoli 1990, p. 178 e sgg).
4. Nicholas Goodrick-Clarke, "The Occult Roots of Nazism - The Ariosophists of Austria and Germany 1890-1935", Aquarian Press, Wellingborough 1985 (ed. it. "Le radici occulte del nazismo", SugarCo, Carnago 1992, p. 220). L'autore si rifà qui a una lista tradizionale di ariosofi e occultisti (redatta da Jörg Lanz von Liebenfels), al termine della quale vengono menzionati, in qualità di mitologi di un'Atlantide ariana, Karl Georg Zschaetzsch e Hermann Wieland.
5. Hans-Jürgen Lutzhöft, "Der nordische Gedanke in Deutschland 1920-1940", Klett, Stuttgart 1971, pp. 114-115; Eduard Gugenberger, Roman Schweidlenka, "Mutter Erde, Magie und Politik - Zwischen Faschismus und neuer Gesellschaft", Verlag für Gesellschaftskritik, Wien 1987, p. 49.
6. Michael Salewski, "Zeitgeist und Zeitmaschine - Science Fiction und Geschichte", DTV; Miinchen 1986, p. 201.
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