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libri scelti da Francesco Di Blasi

HALLOWEEN
Storia e tradizioni


 
di Jean Markale
Edizioni L'Età dell'Acquario
pagg. 176 - € 15,00
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L'ARGOMENTO »

INTRODUZIONE:

E una sera d'autunno, esattamente il 31 ottobre. Un vento pungente agita le nuvole, strappa agli alberi le ultime foglie e le fa volteggiare al suolo, umido d'odori. Il giorno finisce, comincia la notte. È il crepuscolo, quando luce e ombra si confondono, quando è impossibile stabilire dove finisce una e inizia l'altra. In apparenza è una sera d'autunno come tutte le altre. Ma nelle città, nei paesi e nelle campagne più sperdute, qualcosa esula dall'ordinario.
Innanzitutto il comportamento degli uomini e delle donne che tornano dal lavoro. Sembrano distesi, se non felici. Si attardano volentieri al bar oppure, rincasando, sanno che l'indomani interromperanno l'infernale ciclo lavorativo. Il giorno seguente è festa. Una di quelle feste che durante l'Ancien Régime erano soprannominate "scampanate", cioè religiose, e che anche la laicissima Repubblica francese ha mantenuto nel suo calendario, per la gioia di tutti i cittadini, credenti e non.
È la festa di Ognissanti. Ma per la maggior parte delle persone è un giorno triste. Si va al cimitero insieme alla famiglia per portare i crisantemi sulla tomba dei propri cari. Il gesto rituale di commemorazione dei defunti è accompagnato da una sorta di tristezza, spesso avvalorata dalla situazione metereologica. In Francia, quando piove oppure il cielo è "basso e pesante", come scrisse Baudelaire evocando i colpi di martello necessari per montare una forca, si dice che è "un tempo da Ognissanti".
Poi, appena cala la notte, iniziano a succedere strane cose.
Bussano alla porta. Apriamo e ci troviamo di fronte una banda di ragazzi e ragazze, spesso truccati o con indosso lenzuoli bianchi, oppure con maschere beffarde e "cappelli da strega". Emettono lugubri "uuh uuh!" all'indirizzo di chi ha aperto la porta. Chiedono torte, caramelle, mele o qualche spicciolo. È preferibile dar loro qualcosa, o potrebbero lanciare una maledizione sulla casa e soprattutto tornare nottetempo a infestarla, disturbando il sonno degli abitanti o popolandolo di abominevoli incubi. Ma cosa sta succedendo?
Sul davanzale della finestra dei nostri vicini notiamo un'enorme zucca, verosimilmente svuotata. Sul guscio alcuni fori rappresentano gli occhi e la bocca. All'interno ondeggia la fiamma di una candela, agitata dal vento. La zucca ricorda la testa beffarda di un cadavere ed è impressionante, tanto più che tutti pare abbiano agito nello stesso modo. Cosa significa?
Non è Carnevale e nemmeno Natale. D'altro canto, a Natale non vengono esibite figure così grottesche. È una festa profondamente cristiana, recuperata da una popolazione che non sa più esattamente a cosa corrisponda. Però, intuisce che si tratta di una commemorazione sacra, che esclude ogni riferimento morboso o diabolico: l'importante è rallegrarsi e soprattutto banchettare. D'un tratto ci ricordiamo che da almeno due settimane i negozi sfoggiano in vetrina decorazioni fantasiose e particolari. Se non in cattivo gusto, gareggiano almeno in esagerazione: bambole che rappresentano diavoli passabilmente spaventosi, streghe che cavalcano scope o fanno incantesimi, mostri d'ogni sorta scaturiti dall'immaginario più delirante, senza dimenticare scheletri posticci assai verosimili. I pasticcieri hanno sfornato anche eccellenti torte dalle forme orribili: draghi di pasta di mandorla, gnomi di pane speziato all'anice, animali usciti da "Jurassic Park", grondanti di coloranti, e "cavoli alla crema" che ricordano fantasmi vestiti con il sudario piuttosto che le onorevoli verdure sotto le quali si dice nascano i bambini. Non si contano i manifesti che invitano a balli e manifestazioni di vario genere che "puzzano di zolfo". E ovviamente, sugli scaffali della frutta e verdura, campeggia una massa stupefacente di zucche, alcune lavorate come quelle che ornano le finestre dei propri vicini.
In effetti è la stagione in cui, prima del freddo invernale, si raccolgono quelle cucurbitacee dal volume talora impressionante, che permettono alle madri di famiglia di propinare ai figli le buone minestre che loro trangugiano riluttanti.
È evidente che, sin dalla sera del 31 ottobre, regna un'atmosfera curiosa in Europa occidentale. Un'atmosfera che, pressoché assente per quasi tutto il XX secolo, da una decina d'anni gode di un crescente successo, al punto che queste manifestazioni stanno diventando un'istituzione paragonabile al Natale, a Capodanno e, in misura minore - poiché si tratta di feste considerevolmente indebolite - al martedì grasso e alla mezza quaresima. È Halloween.
Il termine non evoca nulla a chi non è anglofono. Però è adottato da tutti, senza saper bene il suo significato. È molto più familiare per gli anglosassoni perché è una parola in antico inglese, e inoltre Halloween - una festa in apparenza folcloristica e popolare - non ha mai smesso di essere celebrata nelle isole britanniche e negli Stati Uniti. La peculiarità delle feste popolari consiste nell'entusiasmare tutte le classi sociali. E ciò avviene puntualmente nel caso della misteriosa festa di Halloween.
In primo luogo dobbiamo riflettere sulla data: non a caso, la notte precedente il primo giorno di novembre. È la vigilia del 2 novembre, che nel calendario liturgico della Chiesa cattolica romana corrisponde al giorno dei Morti. Anche questo non è un caso.
Pur essendo una festa gioiosa per sua stessa natura, Ognissanti è sempre stata confusa con il giorno dei Morti. Ciò spiega i fiori sulle tombe, un gesto rituale in ricordo di coloro che non sono più e nello stesso tempo un rispettoso omaggio nei loro confronti, una sorta di "culto degli antenati" che cela a se stesso la sua vera natura.
Sia la Chiesa cattolica romana che le Chiese protestanti hanno sempre incoraggiato gli atti di devozione compiuti il 1° e il 2 novembre, pur rifiutando con forza ogni riferimento al culto degli antenati. Ognissanti è letteralmente la festa di "tutti i Santi", riconosciuti o meno; quindi non poteva essere diversamente, poiché il dogma cristiano suppone che ogni defunto, in funzione dei propri meriti, può essere ammesso fra gli Eletti. Ma la Chiesa romana non può avventurarsi nell'ambito profano delle manifestazioni carnascialesche di Halloween. È la ragione per cui, alla vigilia di Ognissanti del 1999, i vescovi francesi hanno pubblicato un testo che le condannava severamente, in nome della dignità e del rispetto dovuto ai defunti e alla Comunione dei Santi.
Da un punto di vista logico la condanna è perfettamente sostenibile, poiché denuncia gli abusi e gli inevitabili eccessi che accompagnano questo genere di manifestazioni. Ma, da un punto di vista liturgico, è ambigua la situazione nei confronti degli archetipi che da un lato hanno provocato quelle manifestazioni carnascialesche, ma che dall'altro sono stati recuperati - da un punto di vista religioso e in forma epurata - da parte della stessa Chiesa, che non poteva fare altrimenti. In effetti non è esatto giudicare i rituali "profani" di Halloween come degenerazioni delle cerimonie religiose: in realtà, come vedremo in seguito, sono proprio i tanto denigrati riti profani a essere all'origine delle cerimonie cristiane.
Del resto pare che la condanna dei vescovi di Francia sia assai tardiva. In passato la Chiesa si è sentita in dovere di intervenire in numerose circostanze della vita pubblica, anche in casi che non meritavano attenzione. Ad esempio per Babbo Natale, considerato pagano, e tuttavia diffusissimo tra le famiglie cristiane. La Chiesa romana eguagliava così l'austerità delle Chiese protestanti, calviniste in particolare, per le quali ogni festa che comporti allegria è non solo inutile ma perniciosa, poiché svia dall'unica preoccupazione che l'essere umano dovrebbe avere, cioè assicurarsi la salvezza. La festa è uno di quei "poteri ingannatori" che, secondo Pascal, alzano una cortina di fumo fra la vita quotidiana e il suo fine supremo. Non potendo tuttavia estirpare la festa, qualunque essa sia, il cristianesimo in generale si è sforzato di incanalarla e dotarla di una finalità in sintonia con i suoi dogmi fondamentali.
Nel caso di Halloween, la reazione dei vescovi si deve all'improvvisa rinascita delle festività profane e alloro crescente successo, avvenuto in Francia intorno al 1990. Va ricordato che, in senso etimologico, "vescovo" significa proprio "sorvegliante" (dal greco "epi-skopein", "guardare dall'alto").
Sorge dunque una domanda: da dove proviene l'improvvisa infatuazione per queste manifestazioni folkloristiche, allo stesso tempo macabre, impertinenti e impregnate di tutta una serie di fantasticherie scaturite dalla memoria collettiva? In genere la risposta è: arriva dall'America. Certo, dall'inizio del secolo scorso - di fatto dopo la prima guerra mondiale, alla quale gli europei sono riusciti a mettere fine grazie all'intervento degli Stati Uniti - il cosiddetto "modello americano" si è a poco a poco imposto in tutta Europa e nel mondo intero, e si è considerevolmente rafforzato dopo la seconda guerra mondiale. Modello che ha influenzato tutti gli ambiti, i migliori (soprattutto la scienza e la tecnologia) come i peggiori (i "grattacieli", "torri infernali", l'agricoltura intensiva, l'abuso di prodotti chimici ecc.), soprattutto la "moda", un'assurdità degna delle pecore di Panurge (1).
È vero che la moda di Halloween proviene dall'imitazione di ciò che da tempo avviene negli Stati Uniti. Ma fortunatamente alcuni bambini, truccati e mascherati per la sera del 31 ottobre, alla domanda "da dove arriva tutto questo?" rispondono in modo chiaro e netto: "Dall'Irlanda". Almeno in parte è vero. Poiché, se è esatto che le manifestazioni carnascialesche di Halloween, in Francia e nell'Europa continentale, sono state indotte dal modello americano, è altresì vero che sono originarie dell'Europa occidentale, in particolare delle isole britanniche, dove sono sempre state in auge.
A pensarci bene, è normale: gli americani discendono in gran parte da emigrati europei, giunti oltre Atlantico in cerca di fortuna. A eccezione della componente autoctona amerindia (piuttosto ridotta proprio per colpa degli emigranti conquistatori, colonizzatori e spesso massacratori), la tradizione americana è un "melting pot" a volte assai confuso, composto da varie tradizioni europee, nella quale dominano le culture anglosassone e celtica. New York è certamente la più grande città irlandese del mondo, per cui è facile supporre la rilevanza dell'apporto irlandese alla mentalità americana, e di conseguenza l'influenza che l'Irlanda ha esercitato su alcuni costumi popolari che ora sono patrimonio comune.
Ma gli apporti che, giunti da altrove, vengono integrati in una nuova cultura, non sono mai immotivati: rispondono a un bisogno fondamentale da parte di chi li accoglie e li integra nella propria cultura. Ogni fenomeno popolare, costume, credenza, rituale appartiene a una memoria collettiva, cioè a miti fondamentali che considerati in se stessi sono privi di senso. Soltanto la concretizzazione, l'autentica "incarnazione" in un ambiente sociale specifico, con i necessari adattamenti, può renderli vitali e quindi intellegibili.
È il caso di Halloween. Innanzitutto non è un fenomeno isolato, poiché è diffuso in numerosi paesi del pianeta, benché quelli che praticano il rituale della festa-mascherata non sappiano più esattamente cosa significhi. Halloween è stata trasmessa di generazione in generazione per via orale. Quindi si tratta proprio di una tradizione in senso stretto, cioè "qualcosa che si trasmette", anche se ne è stato dimenticato il come e il perché.
I rituali, i racconti orali, i proverbi forse sono le uniche testimonianze di una tradizione universale che in origine era unica, ma che si è frammentata nel corso dei millenni. Spesso il senso profondo è andato perduto e resta soltanto lo scheletro, intorno al quale si può sviluppare, se non un racconto, un'autentica liturgia. È ciò che Jung chiama "archetipo", ma si tratta piuttosto di temi mitologici erranti, che hanno perso ogni legame logico con il nocciolo centrale. La logica, per come viene intesa a partire da Aristotele, è assente da un tale dibattito. Quel che conta è solo l'evento, nella fattispecie il rituale di Halloween, e ciò che lo ha provocato. Possiamo tentare di definire questo rapporto mediante la storia delle mentalità, tenendo conto di alcune direttrici che derivano da informazioni tratte qua e là dalla Storia propriamente detta.
Per quanto riguarda Halloween, tutte le direttrici - che si moltiplicano, si perdono o si trovano in vicoli ciechi - partono però dallo stesso punto centrale: un luogo sito nei paesi celtici insulari. È là che bisogna cercarne l'origine.
Se vogliamo capire il senso della festa carnascialesca di Halloween e le ragioni profonde del legame con la festa cristiana di Ognissanti - della quale, in realtà, quest'ultima è soltanto uno degli aspetti - dobbiamo risalire il corso dei secoli, in qualche modo alla ricerca del tempo perduto, o piuttosto del tempo dimenticato, esplorando zone buie che celano non soltanto il loro sviluppo ma anche la loro giustificazione. Le sorprese certamente non mancheranno.

Note:
1. Il riferimento .è all'episodio narrato da Rabelais nel quarto libro di "Gargantua e Pantagruele", Einaudi, Torino 2004. [N.d.T.]
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