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libri scelti da Francesco Di Blasi

AVALON
I sacri misteri di Artù e Glastonbury


 
di Nicholas R. Mann
Edizioni L'Età dell'Acquario
pagg. 288 - 47 illustrazioni b/n - € 19,50
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Capitolo 1 - L'isola:

La città di Glastonbury si trova a circa 25 krn dal mare, sulla sponda orientale dei Somerset Levels, nella Gran Bretagna sud-occidentale. Si tratta di un'area bassa e piatta, adatta all'allevamento, e delimitata a sud da colline ondulate, a ovest dall'estuario del Severn e a nord dagli scoscesi pendii delle Mendip Hills. La lunga striscia di terra chiamata Polden Ridge divide in due i Levels, che fino a poco tempo fa erano un'immensa palude soggetta a frequenti inondazioni. Le popolazioni si avventuravano tra le sue fitte nebbie a caccia di polli o per pescare. In origine la zona era costituita da un mare interno poco profondo, formatosi quando il livello delle acque si alzò in seguito all'ultima era glaciale.
Per migliaia di anni Glastonbury fu un'isola situata in corrispondenza di un'imprecisata congiunzione tra terra, cielo e mare. Era nota come isola di Avalon, "Isola del Meleto", o Ynis Witrin, "Isola di Vetro". È possibile che il nome Glastonbury, "Glass-town-borough" ["città di vetro", N.d.T.], sia stato attribuito dai marinai che navigavano le placide acque del mare interno. Sul finire del XII secolo Caradoc di Llancarfan scrisse nel suo "Life of Gildas": "Glastonia, ossia la città vitrea, che prese il nome dal vetro". L'isola era collegata alla terraferma solamente da un sottile lembo di terra proteso verso oriente. Al centro dell'isola s'innalzava maestosa una grande collina dalla forma anomala, che a volte bucava le strane nebbie della palude, rimanendo l'unica parte visibile.
Avalon era coperta di querce, frassini, olmi, noccioli e biancospini. In diversi punti i boschi lasciavano il posto a macchie di tassi e meli selvatici. Canne, salici e ontani crescevano rigogliosi ai bordi della palude. Al centro dell'isola, in mezzo a un fitto boschetto di tassi, scaturivano due sorgenti perenni molto particolari: una, infatti, riempiva il suo corso di minerali rossi, mentre dall'altra sgorgava un insolito liquido di colore biancastro.
I cristiani arrivarono e colonizzarono l'isola: prendere possesso di un luogo sacro e antico come l'isola di Avalon fu per loro motivo di grande prestigio. Vi costruirono una grande abbazia e nel corso dei secoli la trasformarono in una delle più importanti mete di pellegrinaggio d'Europa. Le informazioni relative al periodo precristiano sono scarse, nascoste nelle profondità delle nebbie. Ma sappiamo che le antiche popolazioni della Britannia veneravano l'isola. I primi a onorarla furono forse i creatori delle culture "perdute" dell'Europa antica, come ad esempio gli scultori e gli artisti rupestri del magdaleniano. È probabile che fu l'uomo neolitico a scolpire le terrazze giganti che avvolgono a spirale la prominente collina, mentre il gigantesco terrapieno chiamato Ponter's Ball fu ragionevolmente opera dei Celti britannici. Qualunque fosse il loro scopo o il loro credo, quando i visitatori giungevano ad Avalon si fermavano tutti ai piedi dell'inusuale collina e si dissetavano alle due insolite sorgenti.
Col passare del tempo l'isola avvolta dalle nebbie, la singolare collina, gli innumerevoli alberi e le due fonti entrarono nella storia, nel mito. Le caratteristiche dell'isola erano oggetto di contemplazione da parte dei visitatori, che vi leggevano il messaggio del mondo interiore e di quello esterno. Lo stesso paesaggio aiutava a foggiare la natura della conoscenza. Per lunghi anni in questo luogo vennero ambientate storie di vita e di morte, di questo mondo e del prossimo, di re e regine, di potenti dee e di divinità nascenti e morenti: l'"Isola Fortunata", la "Santissima Isola dei Morti", l'Avalon dei Britanni.

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