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libri scelti da Francesco Di Blasi

MANUALE DI PSICOTRONICA SPERIMENTALE Alla ricerca delle misteriose facoltà dell'enigma uomo

di Roberto Volterri
Eremon Edizioni
pagg. 290 - 160 immagini b/n e 40 immagini col. - € 23,00
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CAPITOLO PRIMO - I campi bioplasmatici: l'effetto Kirlian:

Krasnodar, anno 1935. Fu in questa piccola cittadina della Moldavia che Semyon Davidovich Kirlian, insieme alla moglie Valentina, iniziò ad occuparsi di elettrofotografie. Con un apparecchio da lui stesso inventato e costruito Kirlian, elettrotecnico e appassionato di fotografia, aveva infatti scoperto di poter fissare su una lastra fotografica una strana luminescenza emanante da tutti i corpi organici e, come vedremo in seguito, anche da quelli inorganici.
Ad onor del vero, i primi studi sull'elettrofotografia, risalgono al 1777, anno in cui Lichtemberg riuscì, quasi per caso, ad ottenere delle figure, che da lui presero il nome, ponendo della polvere di licopodio sulla piastra elettrizzata di un elettroscopio condensatore.
Circa sessant'anni dopo, il Karsten ottenne altre "figure elettriche" tramite una sorta di condensatore elettrico in cui il dielettrico era costituito da un lastra di vetro sottile, mentre le due armature consistevano in una lastra di rame e in una moneta. Quando alle armature veniva applicata un'elevata differenza di potenziale, si creava una scarica tra di esse e, rimossala, sul dielettrico di vetro permaneva l'immagine della moneta.
Dopo altre ricerche dell'italiano Tommasi e del Ducretet, si arrivò, infine, al fisico cecoslovacco Bartolomej Navratil che, nel 1889, in un articolo intitolato "Il nuovo tipo di figure elettriche", per primo introdusse il termine "elettrofotografia".
Ai primi del novecento, a Praga, Jaroslav Ianêcek pubblicò un saggio sugli esperimenti di elettrofotografia compiuti dal russo Jodkc con il famoso rocchetto di "Ruhmkorff". Il genere di ricerche svolto da questo studioso su avvicina, infatti, moltissimo a quello di Kirlian.
A livello accademico, le ricerche sull'elettrofotografia, dopo il lavoro dei coniugi russi, sono state riprese dai cecoslovacchi Pràt e Schlemmer che nel '59 sul periodico "The Journal of the Biological Photographic Associated" pubblicarono i brillanti risultati delle loro interessantissime esperienze.
Tornando ora ai Kirlian, la tecnica da loro impiegata non era in pratica molto complessa: l'"effluviografia" come potremmo definire il risultato dell'esperimento, veniva ottenuta ponendo una lastra fotografica a contatto con l'oggetto in esame e sottoponendo il tutto all'azione di un forte campo elettrico ad alta frequenza. Numerosissime furono le esperienze realizzate dai due studiosi sovietici: foglie di piante, sane o malate, monete metalliche, lo stesso corpo umano, un po' di tutto, insomma, fu sottoposto all'azione della "camera Kirlian". Grande fu lo stupore quando poterono constatare che foglie tolte da piante sane producevano un'effluviografia notevolmente diversa da quella di foglie appartenenti a piante affette da qualche malattia.
Per un certo tempo, però, le loro ricerche non furono prese molto in considerazione. Si dovette arrivare, infatti, agli anni Settanta del secolo appena trascorso affinché il governo russo, nella persona del dottor Federev, del Ministero della Salute Pubblica, assegnasse loro un certo fondo per continuare le ricerche nel settore della diagnosi medica.
Il lavoro dei Kirlian fu poi continuato ed ampliato da altri ricercatori sovietici quali Viktor Adamenko che pubblicò un saggio "Sulla ricerca d'oggetti biologici nei campi elettrici ad alta frequenza" e Vladimir Inyushin che, nel 1968, nel suo saggio "L'essenza dei risultati dei Kirlian" aveva sintetizzato tutta la serie di ricerche dei due studiosi di Krasnodar. Semyon Kirlian aveva dichiarato che lo strano risultato visibile sulle sue elettrofotografie, era determinato da "cambiamenti delle proprietà non elettriche che si trasferiscono sulla pellicola"; questa spiegazione, invero non molto esauriente, non soddisfece Inyushin che, dopo una lunghissima serie di esperimenti, affermò che l'effetto di bioluminescenza era dovuto a un "corpo di plasma biologico" e non, quindi, allo stato elettrico dell'oggetto in esame.
La tesi dei ricercatori sovietici, si potrebbe sintetizzare in quattro punti essenziali:
- Esistenza di un modello energetico. Esso, però, avrebbe proprietà differenti da quelle che deriverebbero da fenomeni di natura fisico-chimica.
- Relazione causa-effetto tra stato fisico, o psicofisico, dell'oggetto, o paziente, in esame e struttura del campo bioplasmatico.
- Esistenza di un'energia vitale indipendente dalla presenza "fisica" dell'oggetto in esame. Tagliata parte di una foglia fresca di una pianta, nell'effluviografia compare a volte tutto il contorno della foglia stessa. È questo uno dei punti più discussi dell'intero problema in quanto altri ricercatori non sono riusciti a ripetere, con successo, l'esperimento.
- Corrispondenza, direi coincidenza, tra "corpo bioplasmatico" e il cosiddetto "corpo astrale" o OD già studiato da von Reichenbach.
In pratica tutta i punti sopra citati sono ancora in discussione in quanto, come spesso accade nell'ambito della ricerca scientifica, uno stesso fenomeno, per semplice che possa essere, dà luogo a più interpretazioni.
La ricerca sui "campi bioplasmatici" è ancora, infatti, allo stadio embrionale e, pertanto, aperta a quanti, seppur con mezzi modesti e non certo all'altezza dei laboratori scientifici, volessero sperimentare nuove tecniche e programmare nuove esperienze.
Sarà in ogni caso utile un breve confronto tra la concezione di "corpo di plasma biologico" avanzata dai ricercatori dell'est europeo e alcuni fenomeni legati alle tradizioni del lontano Oriente. Vediamo...

«In fisica, oggigiorno, si definisce plasma un gas elettricamente neutro, fortemente ionizzato, composto di ioni, elettroni e particelle neutre chiamato "quarto stato della materia" (dopo i solidi, i liquidi e i gas). Fino al 1944, quando gli eserciti alleati prendevano d'assalto la "Fortezza Europea", a Parigi uscì un libro in francese del russo V.S. Grishchenko, "Il quarto stato della materia". A lui si deve quindi l'invenzione del termine bioplasma. Lo stesso anno A. G. Gurwitsch, scopritore della "radiazione mitogenetica" (vedere anche Capitolo Secondo, N.d.A.), pubblicò a Mosca un libro intitolato "La Teoria del Campo biologico" in cui riassumeva vent'anni di lavoro.»

Così scrivono Tompkins e Bird in "La Vita segreta delle piante" (SugarCo Edizioni, 1975) riportando una tra le varie ipotesi e teorie proposte per fornire una razionale spiegazione al cosiddetto "effetto Kirlian".
In realtà, non è priva di un certo fascino l'identificazione del fenomeno dell'alone luminoso, fotografabile intorno ai corpi organici e non - con le particolari tecniche che in seguito illustreremo - con il cosiddetto "plasma cosmico" che pervaderebbe tutto l'Universo e che, nel nostro caso, sarebbe emesso dal Sole e quindi assorbito da tutta la materia. Questa teoria ci ricorda soprattutto quella, diffusissima in oriente e la cui origine si perde nella notte dei tempi, del cosiddetto "Prana" ed è, inoltre, alquanto affine a quella altrettanto famosa dell'"orgone" sostenuta da Wilhelm Reich.

«Un giorno - scrive infatti Reich in "La biopatia del cancro" (SugarCo Edizioni, 1976) - mentre lavoravo ad un esperimento, mi accorsi che tutti gli oggetti di metallo (forbici, pinzette, aghi) erano fortemente magnetizzati... Feci diversi esperimenti con le lastre fotografiche. Misi preparati colturali su lastre scoperte al buio, su lastre in cassette, su lastre in parte o completamente coperte di piombo e nel medesimo spazio collocai lastre di controllo senza influenza diretta.
Con sorpresa constatai che tutte le lastre che si trovavano nello stesso spazio delle colture risultavano velate. Alcune di esse, in corrispondenza delle fessure della cassette di legno, erano visibilmente annerite; altre presentavano un annerimento accentuato nei punti in cui - tuttavia - il rivestimento di piombo era meno spesso. Ma anche le lastre di controllo collocate nello stesso spazio erano velate... Sembrava che la radiazione fosse "presente ovunque".»

E più avanti:

«La radiazione deve avere anche fare con l'energia solare essendo dovunque, essa proviene soltanto dal Sole... Avevo duplice prova (a seguito di altri esperimenti N.d.A.) con la lampada al quarzo. Ma se i bioni e il sole irradiano l'energia in questione, bisognava por mente a un'altra cosa: essa doveva essere contenuta anche nell'organismo vivente".»

E ancora, a conclusione del suo pensiero:

«La nuova energia è contenuta anche nell'organismo vivente. "L'organismo vivente riceve l'energia dall'atmosfera e direttamente dal Sole..." L'energia fu chiamata "orgone", con riferimento alla storia della scoperta attraverso lo studio dell'organismo e al suo effetto biologico, in altre parole la carica di sostanze d'origine organiche.»

Cosa possiamo dedurre da quanto sopra riportato? Che certamente ci deve essere una matrice comune alla teoria "pranica" e a quella "orgonica": essa deriva, riteniamo, dal concetto ormai accettato dell'unitarietà dei fenomeni fisici, chimici e biologici. La materia è una: non vi è differenza "sostanziale" tra il mondo organico e inorganico, tra l'energia e la materia stessa. Sono soltanto molteplici aspetti di un'unica realtà. L'energia emessa dal Sole, l'energia "orgonica di Reich, quella "pranica" dello Yoga, l'energia del cosiddetto "plasma cosmico", sono infatti diverse manifestazioni di un'unica essenza nella quale il Campo Bioplasmatico, visualizzabile con l'apparato di Kirlian, rappresenterebbe la "concretizzazione" sotto un aspetto fisico recepibile dai nostri limitati sensi.
È interessante inoltre esaminare quelli che sono i punti in comune tra le descrizioni dei fenomeni Kirlian e quelle delle visualizzazioni dell'"aura" umana e degli oggetti inanimati descritte dai sensitivi o da iniziati alle teorie mistiche orientali.
Il già citato Reichenbach sosteneva l'esistenza di una sorta d'energia a cui poter imputare gran parte dei fenomeni che oggi definiremo "bioplasmatici": l'OD.
La caratteristica principale dell'OD è la polarità: l'OD negativo sarebbe emesso dal polo nord di un magnete permanente e i suoi sensitivi lo percepivano come un'emanazione bluastra, piacevole, rinfrescante e, a volte come un vento freddo; l'OD positivo, invece, verrebbe emesso dal polo sud e viene visualizzato come una radiazione rossastra, sgradevole, a volte ripugnante, tiepida. È immediato a questo punto l'accostamento con le esperienze effettuate dall'americano E. Lane con la Camera Kirlian sui magneti e che coincidono perfettamente su quanto sostenuto dal misconosciuto scienziato tedesco, oltre un secolo prima. Suggestiva elettrofotografia ottenuta dal Lane, ove nell'originale a colori appare evidentissima la diversità cromatica tra i campi magnetici emessi dalle due espansioni polari.
Le ricerche di von Reichenbach, in un passato abbastanza recente, sono state riprese da ricercatori sovietici: il professor Gulyayev, dell'Università di Leningrado, ha così potuto accertare l'esistenza di un campo elettrico irradiato da tutti gli esseri viventi, in particolare dai muscoli, dai nervi e dal cuore. Estremamente interessante, a tale proposito, osservare quanto quello strano personaggio che rispondeva al nome di T. Lobsang Rampa scriveva nell'ormai notissimo "Il terzo occhio" (Mondadori Editore, 1961): "...Era una strana esperienza vedere quegli uomini avviluppati, apparentemente, da fiamme d'oro. Solo in seguito potei rendermi conto del fatto che le loro aure psichiche - o aloni - erano dorate a causa della pura vita che conducevano, mentre quella della maggior parte delle altre persone avevano un aspetto assai diverso.
Di mano in mano che il nuovo senso appena acquisito si perfezionava sotto l'abile guida dei lama, fui in grado di osservare che esistevano altre emanazioni estendentisi al di là dell'aura psichica più interna. Con il tempo potei valutare le condizioni di salute di un individuo in a base al colore e all'intensità dell'aura psichica. Riuscii anche a capire se dicevamo o meno la verità, a seconda delle fluttuazioni dei colori".
E più oltre:
"...Verso di me stava venendo una figura avvolta in un fumo azzurrognolo squarciato da chiazze di un rosso acceso. Mi lasciai sfuggire un gemito di paura e rientrai di corsa nella stanza. Gli altri notavano la mia espressione inorridita. 'C'è un uomo in fiamme in corridoio', esclamai. Il lama Mingyar Dondup si affrettò ad uscire e tornò indietro sorridendo. Lobsang, quello è un addetto alle pulizie in preda all'ira...".
Come abbiamo visto, tali descrizioni sono estremamente simili a quanto narrato, per secoli, da sensitivi e veggenti e straordinariamente affini all'idea che dell'aura umana ci siamo fatta con l'avvento delle fotografie Kirlian, specialmente quelle a colori.
D'altra parte il concetto di aura non è affatto di recente data. Scrivono infatti Ostrander e Schroeder in "Scoperte psichiche dietro la cortina di ferro" (MEB Edizioni, 1976): "L'idea di aura umana, una nuvola luminosa e radiante che circonda il corpo, è vecchia di secoli. Affreschi e opere d'arte dell'Antico Egitto, Grecia, India, Roma, raffiguravano le persone 'sante' circondate da un alone luminoso già molto prima che gli artisti dell'era cristiana cominciassero a dipingere i santi con l'aureola: questa convezione potrebbe essere stata ispirata dalle osservazioni dei chiaroveggenti che riuscivano a vedere le radiazioni emanate dai 'santi' stessi." La famosa sensitiva Eileen Garrett scrive nel suo libro "Awareness": "lo ho sempre visto le piante, gli animali e le persone circondati da un alone di nebbia", e riferisce che l'alone cambia di colore e di intensità a seconda dell'umore della persona.
L'esistenza, quindi, di un campo di energia, qualunque sia la definizione che ad essa vogliamo dare, circondante ogni corpo, vivente o no, riteniamo sia ormai completamente fuori discussione. Rimane soltanto da indagare, con i mezzi che la moderna tecnica elettronica mette a disposizione dei ricercatori, sull'intima essenza di questa energia (pranica, odica, orgonica, bioplasmatica, ecc.), sul suo modo di operare sugli organismi biologici al fine di meglio sfruttarne le caratteristiche positive e, non ultimo, per una più razionale ed ampia conoscenza del vastissimo dominio della Natura.
Con i semplici, ma efficientissimi, Generatori ad alta tensione che tra breve descriveremo, abbiamo così voluto fornire agli sperimentatori, a qualunque livello essi operino, un mezzo, un incitamento a proseguire e ad ampliare gli studi, le esperienze, l'interesse per l'ancora inesplorato regno dei Campi Bioplasmatici, nella piena consapevolezza della validità del detto che "l'unione fa la forza" e che, diffondendo appunto i mezzi d'indagine, si possano raggiungere in tempi più contratti le mète a cui prima accennavamo.
Ed ora, senza ulteriori indugi, passiamo alla parte pratica di questo "Manuale di Psicotronica sperimentale", alla parte che maggiormente, crediamo, interesserà quei lettori che non si accontentano soltanto di leggere la pur vastissima aneddotica riguardante i multiformi aspetti dell'enigma uomo e della Natura in cui siamo quotidianamente "immersi".
Inizieremo così la descrizione di alcuni semplici apparecchi elettronici per effettuare interessanti esperienze nel campo della cosiddetta "fotografia Kirlian".
Pur con tutte le lecite perplessità che possono insorgere sulla reale natura di quanto "immortalato" sulla carta fotografica...
Ma, si sa, la strada per raggiungere la reale conoscenza di un fenomeno fisico, chimico o biologico che sia - è irta di imprevisti, di ostacoli, di... errori.
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