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libri scelti da Francesco Di Blasi

BANKENSTEIN Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche

di Marco Saba
Nexus Edizioni
pagg. 288 - € 15,00
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PREFAZIONE:

Il 2005 passerà alla storia come l'anno in cui la contestazione dell'euro ha cominciato a trovare uno sbocco politico?
La storia, come diceva Chabod, è la lettura del passato con gli occhi del presente; quindi, siccome non siamo nel futuro, non possiamo sapere, ora, come verrà giudicato l'anno corrente...
Tuttavia, in Germania sta crescendo il movimento per il ritorno al marco, motivato dal fatto che il modello "renano" (alti salari e molti investimenti in tecnologia favoriti dal differenziale dei tassi di interesse) è saltato, proprio con l'introduzione della moneta europea; Francesi e Olandesi si sono pronunciati contro il progetto di Costituzione Europea; in Italia è stato fondato il "no euro" che presenterà liste alle prossime elezioni politiche dopo aver preso le distanze sia dal centrodestra che dal centrosinistra. In realtà, come si può capire leggendo il bel libro di Marco Saba tra le righe, il vero imputato non è l'euro, ma le condizioni della sua emissione e le scelte di politica economica che hanno contraddistinto il panorama continentale per circa un venticinquennio.
Marco Saba è un ricercatore curioso e pronto ad accettare una verità anche quando può sembrare inverosimile. Egli fa, insomma, parte di quello sparuto insieme di personaggi che hanno la missione di dire "Il re è nudo": chi volesse, seriamente, difendere l'euro, oggi, dovrebbe chiedere l'abbandono degli accordi e dei parametri di Maastricht!
Infatti, tali parametri appaiono abbastanza inutili in fasi di potente crescita dell'economia (se l'economia cresce che bisogno c'è di pompare la spesa pubblica?), ma veramente assurdi in una fase di ristagno e di crescita inferiore - e di molto inferiore - al 2%. Nel parametro di Maastricht, invero, abbiamo un numeratore (le tasse meno le spese dello Stato) 33 volte più piccolo del denominatore (il prodotto interno lordo o piI); quindi, se quest'ultimo varia un pochino, ad esempio diminuisce dello 0,5% rispetto alle previsioni, bisogna aggiustare le spese e le tasse con una variazione mastodontica.
Tagliare la spesa pubblica o far aumentare le tasse di 6,5 miliardi di euro - vale a dire lo 0,5% del pil - non solo rappresenta un esercizio difficile e drammatico, ma anche controproducente: se la produzione ristagna perché i privati, giudicando l'economia in stallo, non effettuano investimenti, perché tagliare la spesa dell'unico operatore che non si muove per il profitto? E, se tagliare - di poco - le tasse ai poveri significa ridurre i servizi pubblici a cui essi non hanno alternativa, tagliare le tasse ai ricchi può significare solo un aumento del risparmio per finalità speculative. Ecco perché è importante capire che viviamo in un mondo dove le risorse sono abbondanti, ma gestite malamente.
Le banche guadagnano sul rientro dei capitali prestati, che corrispondono a somme molto maggiori dei nostri depositi; questi ultimi sono un debito delle banche, dunque esse creano una moneta nuova e si arricchiscono - più che con gli interessi ed il pagamento dei loro servizi - al momento del rientro del capitale stesso.
Ma oggi le famiglie sono troppo indebitate per gli acquisti quotidiani, i consumi durevoli ed i mutui casa. Siamo vicini ad una crisi bancaria generalizzata per insolvenze? Certamente sì, ma essa potrebbe avere conseguenze ben diverse da quelle che dovremmo aspettarci se le banche prestassero un capitale proprio; in realtà, fino a che le banche possono entrare in possesso del 50% di quanto hanno prestato, il sistema sarebbe in grado di reggere (ovviamente le banche con perdite - o, più esattamente, mancati guadagni - attorno al 50% degli impieghi, sarebbero assorbite da altre banche, più "virtuose", e tutto si risolverebbe in una neo-monopolizzazione del settore). Allora, perché non anticipare i tempi e pensare ad una "decapitalizzazione" del 40% dei debiti delle famiglie distribuito su 8 anni circa e che, quindi, darebbe un aumento del reddito del 5% all'anno?
La ricerca di Marco Saba consente di mettere a fuoco molti passaggi logici, economici e storici utili a sostenere un dibattito che si è già aperto quest'anno in Europa, negli Usa e in Oriente, un dibattito volto a prevenire i danni di una crisi finanziaria ormai prossima e trainata dall'esplosione della "bolla" immobiliare, un dibattito finalizzato a restituire sovranità monetaria - nei dovuti modi - alle autorità che vogliono promuovere un sano ed equilibrato sviluppo.

Prof. Nino Galloni
Revisore dei Conti
dell'INPDAP
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