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libri scelti da Francesco Di Blasi

ARCHEOLOGIA DELL'INVISIBILE
Enigmatici messaggi dalle antiche pietre


 
di Roberto Volterri
Sugarco Edizioni
pagg. 222 - € 18,80
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Capitolo 1
GIUSEPPE CALLIGARIS E LE MERAVIGLIE DELLA METAFISIOLOGIA:


Forni di Sotto (Udine). Qui, nell'alta valle del Tagliamento, il 29 ottobre 1876 viene alla luce Giuseppe Calligaris, medico, studioso degli aspetti più reconditi della fisiologia umana, non compreso dai suoi colleghi contemporanei e con molte probabilità neppure dagli studiosi odierni, pur portati ad accettare medicine "olistiche", "quantiche", "ayurvediche", "spirituali" e chi più ne ha, più ne metta.
Eppure il Calligaris, brillante medico, è per moltissimi anni docente di Neuropatologia presso la Regia Università di Roma e il suo ponderoso volume "Il sistema nervoso extrapiramidale" (1927) ha accompagnato centinaia di tremebondi studenti di medicina nei loro complessi esami. Ciononostante, nel 1938, è vittima - quasi novello Giordano Bruno - di una sorta di Santa Inquisizione costituita proprio da suoi eminenti colleghi che fanno di tutto, con biasimevole successo, per condannarlo al rogo, simbolico quanto si vuole, ma che compromette del tutto la carriera accademica del nostro medico. Però, procediamo con calma...
Calligaris è figlio del medico condotto di Forni di Sotto ed è il maggiore di tre fratelli. Dopo una fanciullezza trascorsa in Carnia, si trasferisce con tutta la famiglia ad Udine dove segue i corsi liceali. Iscrittosi poi alla facoltà di medicina di Bologna, vi si laurea con il massimo dei voti, nel 1901, discutendo la tesi "Il pensiero che guarisce". Nel 1902 si trasferisce a Roma dove il noto professor Giovanni Mingazzini (1859-1929), professore ordinario di Neuropatologia presso l'ateneo della capitale, lo accoglie come assistente.
Alcuni anni più tardi, nel 1909, il giovane e brillante medico friulano viene nominato segretario del primo congresso dei neurologi italiani, ottiene la libera docenza in Neuropatologia presso l'Università della capitale e pubblica la sua prima opera scientifica, dal titolo "Le mieliti sperimentali".
Decide però di tornare ad Udine, ove con l'aiuto del padre, anch'egli medico, dà vita ad una clinica per malattie nervose, pur continuando a mantenere i suoi impegni accademici a Roma. Dopo il primo conflitto mondiale - dove si distingue tanto per la sua umanità quanto per innegabili doti di comando - pubblica sia un mirabile studio sull'encefalite letargica sia, nel 1927, il già citato, fondamentale testo "Il sistema nervoso extrapiramidale". Tutto sembra quindi procedere per il meglio per il giovane medico, ma i riconoscimenti ufficiali - lo stesso Mingazzini gli attesta l'infinita sua stima scrivendogli: "Tu mi hai superato!" - non accontentano certamente la sua voglia di sapere, di conoscere meglio il funzionamento di quella meravigliosa macchina che è l'entità biologica uomo e soprattutto i misteri che - ancor oggi - si annidano nel suo cervello, nel suo sistema nervoso.
Perché tutto ciò? Perché fin dai primi anni della sua carriera di medico il Calligaris ha notato alcune anomalie comportamentali in alcuni suoi pazienti affetti da piccole o grandi turbe di funzionamento del sistema nervoso. Anzi, raccoglie tutte queste sue esperienze in un fascicolo e, nel 1908, il professor Guido Baccelli, già direttore dell'Accademia di Medicina di Roma e ministro della Pubblica Istruzione, istituisce un'apposita commissione per esaminare obiettivamente le scoperte del giovane ricercatore. Come spesso avviene nei riguardi del "nuovo" o di eretiche intuizioni, la commissione esprime parere tra il "negativo" e il "dubbioso", suggerendo al giovane medico di proseguire nelle sue ricerche in maniera più approfondita. Cosa questa che il Calligaris, affatto demoralizzato, fa, soprattutto nel campo altamente di frontiera di quelle che egli stesso definisce "catene lineari del corpo e dello spirito". Nella sua vasta produzione di articoli e di libri, egli riporta infatti la sua scoperta, sull'epidermide umana, di moltissime "linee" che egli stesso denomina "iperestesiche", della presenza di particolari "quadrati" e della comparsa di strani "riflessi" - quelli che poi chiamerà ripercussioni di "rèpere" - da lui scoperti in oltre due decenni di intensa sperimentazione su soggetti di per sé ipersensibili o comunque con qualche anomalo comportamento dal punto di vista psichico.
Siamo nel 1928, sono passati circa vent'anni dalle prime pubblicazioni di Calligaris su tali ricerche e, inaspettatamente, egli rinuncia ad un'ancor più brillante carriera accademica dando alle stampe i risultati delle sue esperienze su quella che definisce "carica" della linea assiale di un dito, "carica" che - sostiene il Calligaris - provocherebbe in ogni individuo sempre lo stesso riflesso psico-fisico, le ripercussioni di "rèpere" prima menzionate, e il generarsi sempre delle stesse sensazioni, degli stessi pensieri nella mente del soggetto al quale la "carica" è stata applicata. Così, il 28 gennaio del 1928 espone le sue eretiche teorie davanti all'Accademia delle Scienze di Udine.
Si giunge poi al 1931, anno in cui una sua paziente, sulla quale sta sperimentando nell'ambito delle sue pionieristiche ricerche, lo avverte di percepire - durante la carica di un ben determinato punto - delle strane sensazioni. E sempre le stesse.
Incuriosito, il Calligaris esercita per qualche minuto la pressione di un suo polpastrello su quel preciso punto dell'epidermide e la paziente riferisce di rivivere le sensazioni, i ricordi prima percepiti. Anzi, riferisce fatti, episodi, ancestrali rimembranze che in altre circostanze non sarebbero affatto affiorati alla coscienza vigile proprio per una sorta di inconscio meccanismo di censura che impedisce all'"Io" di percepire la virtuale realtà che si cela - esprimendoci con una terminologia prettamente freudiana - tra i misteriosi meandri dell'"Es" e del "Super-Io".
Quel lontano giorno di oltre settant'anni or sono è stato, probabilmente, l'inizio di una nuova era della ricerca sulle infinite possibilità dell'animo umano, sulle ancor poco conosciute facoltà di percezione extrasensoriale, insomma sui cosiddetti "canali occulti della mente". "Canali" che in questo nostro libro tenteremo di "aprire" mediante gli esperimenti sulle "catene lineari del corpo e dello spirito", come le chiamò Calligaris, ma anche tramite esperienze nel discusso mondo della radiestesia e della rabdomanzia. Il tutto finalizzato - sarà bene evidenziarlo più di una volta - ad "eretiche" prospezioni archeologiche, ove ciò sia ancora possibile nel pieno rispetto delle leggi vigenti, tramite "invisibili" segnali, "invisibili" ed evanescenti percezioni agenti su un piano del tutto al di fuori della razionalità (qualunque cosa si possa intendere, ai giorni nostri, con tale termine). È, insomma, un primo sperimentale approccio all'"Archeologia dell'invisibile". Continuiamo...
Un primo risultato pratico di queste embrionali scoperte è il notevolissimo impegno profuso dal Calligaris nei suoi esperimenti, impegno che lo porta in soli dodici anni a pubblicare almeno sedici ponderosi volumi dedicati ciascuno a diverse sfaccettature della ricerca intrapresa.
Chi scrive possiede quasi al completo la produzione scientifica di questo solitario ricercatore - in gran parte, purtroppo, solo in fotocopia - e, dopo averla letta quasi tutta (con notevole fatica, confesso!), è giunto alla conclusione che in essa esistono molte ripetizioni, definiamole così, che forse erano del tutto inevitabili ma che a lungo andare disorientano un po' chi si voglia avvicinare agli aspetti sperimentali di questa affascinante avventura.
Suggerirei pertanto di apprendere le parti essenziali della ricerca (come individuare le placche che interessano ai fini di una possibile indagine in campo archeologico, come "caricare" tali "placche", ecc.) ma di non riempirsi la mente delle infinite sfaccettature che sembrerebbero derivare da ciò che il medico friulano riporta nella sua vastissima produzione letteraria. Pena - parlo per esperienza personale - un quasi immediato rifiuto a proseguire nella lettura dei testi e, cosa ancor peggiore, il nascere di una tendenza a mettere in dubbio buona parte delle asserzioni esposte nei libri.

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