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libri scelti da Francesco Di Blasi

ARCHEOLOGIA DELL'INVISIBILE
Enigmatici messaggi dalle antiche pietre


 
di Roberto Volterri
Sugarco Edizioni
pagg. 222 - € 18,80
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INTRODUZIONE:

Perché lo strambo titolo di "Archeologia dell'invisibile"? Perché navigheremo insieme al lettore negli agitati mari di una ricerca in cui l'incertezza del risultato sarà una costante che ci accompagnerà in ogni esperimento, in ogni tentativo di individuare presenze antropiche, ovvero strutture artificiali sepolte, e - perché no? - anche qualcosa di più... prezioso.
Ci avventureremo infatti - con un approccio del tutto sperimentale - nel campo della ricerca archeologica con mezzi, strumenti, idee del tutto atipiche: messi momentaneamente da parte pala e piccone, spenti per un po' i complessi apparati per la microscopia elettronica con cui molti reperti sono stati analizzati da chi scrive proprio per indagare sul loro "vissuto", per interrogare indirettamente, attraverso essi, gli antichi orafi che li avevano realizzati, tenteremo invece di "accendere" - questo termine si rivelerà più avanti del tutto appropriato! - e di "risvegliare" quelli che furono definiti i "canali occulti della mente".
Questo strano libro vorrebbe essere il naturale seguito sia di "Archeologia dell'Impossibile" (HeraBooks 2005), sia di "Archeologia dell'introvabile" (Sugarco 2006) dedicati - more solito - ad un approccio "eretico" allo studio delle opere d'arte, dei reperti archeologici. Come, con una finalità e un approccio diversi, era già accaduto con "Narrano antiche cronache..." (Edizioni Hera 2002). Cercheremo quindi di abbinare, in una strana simbiosi, le atipiche ricerche di "Archeologia psichica" con le ancor più atipiche ricerche sulle cosiddette "Catene lineari del corpo e dello spirito", studiate a lungo e con strabilianti, quasi incredibili risultati - fin dai primi anni del secolo scorso - dal neuropatologo professor Giuseppe Calligaris.
Comprendo perfettamente come l'inconsueto accostamento possa far inorridire i soliti benpensanti, faccio mie alcune delle loro obiezioni (spesso solo... di principio!) sulla validità scientifica di talune asserzioni del professor Calligaris, non posso non avere anch'io qualche ragionevole dubbio riguardo ad alcune apodittiche affermazioni dello scienziato friulano, ma non posso negare che non pochi incoraggianti risultati si sono ottenuti durante la sperimentazione del Calligaris e di quanti altri, fino ai giorni nostri, si sono avventurati in questo affascinante campo d'indagine. Compreso chi scrive.
Alcuni capitoli del libro sono inoltre dedicati ad altri inconsueti metodi di prospezione archeologica, quali la "radiestesia" e la "rabdomanzia", argomenti questi che produrranno sui benpensanti di cui sopra disturbi cutanei d'ogni natura ma che meriterebbero di essere ulteriormente studiati con mente aperta, senza alcun pregiudizio e soprattutto alla luce di quanto ai giorni nostri si conosce del complesso funzionamento del cervello e del sistema nervoso umano.
Tema dominante del libro è in effetti l'evanescente capacità umana di essere sensibile non soltanto ad una piccola parte dell'universo "invisibile" nel quale siamo immersi e di cui percepiamo solo una piccola frazione, ad esempio la finestra su cui i nostri occhi si affacciano quotidianamente e che va da 700 a 400 nanometri, ovvero dal rosso al violetto. Dimentichi però del fatto che le api percepiscono anche l'ultravioletto (da 400 nanometri a 10-8 metri) di fronte al quale l'uomo è praticamente cieco!
L'"ESP", cioè "Extra Sensory Perception", appartiene infatti ad un ancor ben poco noto "universo" di conoscenze al cui centro c'è l'"enigma uomo". La ricerca nel campo dell'"ESP" - a cui ho dedicato molti anni, molti esperimenti, molti articoli e almeno cinque libri pubblicati tra il 1976 e il 1991 - comprende in effetti, per convenzione, la "precognizione", la "telepatia" e la "chiaroveggenza", ma comprende anche un altrettanto inquietante manifestazione dell'animo umano: la "psicometria", argomento che domina un'altra interessante parte del libro.
A parte la non felice scelta sul piano etimologico - poiché il termine nell'ambito della psicologia di "stretta osservanza" comprende una serie di test relativi all'Intelligence Quotient, il più noto Q.I., alla personalità dell'individuo, alle sue attitudini lavorative ecc. - "la psicometria", nell'ambito delle ricerche sulla percezione extrasensoriale, non "misura l'anima" ma si occupa di una strana, forse ben più diffusa di quanto non si creda, capacità di alcuni individui. La facoltà di percepire "messaggi, segnali, indizi, visioni" in cui lo stimolo, l'innesco, viene originato da oggetti, da reperti archeologici, da testimonianze materiali che "hanno assistito" a qualche evento particolare, che "hanno partecipato" in qualche modo alla storia del mondo, alle manifestazioni naturali, ai fatti che hanno sconvolto questo piccolo pianeta situato ai margini di una galassia... non di prima grandezza.
Fu il medico statunitense Joseph Rhodes Buchanan ad introdurre per primo - nel 1849 - il termine "Psychometry" quando descrisse alcune sue strane esperienze con oggetti che sembravano raccontargli il proprio passato. Raccolto e diffuso all'inizio degli anni Venti del secolo scorso da un altro medico che si dedicò intensamente a questi studi - Gustav Pagenstecher - il termine "psicometria" trovò accoglienza anche in tutti quegli ambienti scientifici che già all'inizio del XX secolo dedicarono energie, tempo e rischi sul piano della reputazione allo studio delle latenti facoltà umane definite "paranormali". Ma che diventeranno "normali" quando se ne comprenderanno in dettaglio i meccanismi d'azione...
Anche il grande ricercatore italiano Ernesto Bozzano nel suo libro "Le facoltà supernormali" (Edizioni Bocca, Milano 1940), in alcuni articoli pubblicati sul periodico "Luce ed Ombra" (come ad esempio "Gli enigmi della psicometria", del 1921), descrisse esperimenti in cui ad un soggetto, una donna, furono presentati frammenti di marmo - debitamente avvolti in fogli di carta per evitare "fughe sensoriali" - e la sensitiva descrisse diversi punti del Foro Romano, poiché da diversi punti di esso erano stati prelevati i reperti!
Un breve capitolo è poi dedicato ad esperienze ai limiti dell'incredibile.
Dall'epigrafe che viene letta solo da un accreditatissimo archeologo alle immagini del passato (?) immortalate da una comune macchina fotografica, i contenuti di questo capitolo faranno di sicuro aumentare i disturbi psicosomatici di cui sopra ho fatto cenno...
Nel libro non mancano però alcune "appendici" dedicate ai metodi di indagine più ortodossi e tecnologici, quali il sistema basato sulla resistività elettrica del suolo, sulle sue capacità di condurre segnali a frequenza ultrasonica, nonché metodi basati sull'elettromagnetismo, quali il comune metal-detector e il ben più sofisticato Georadar. Quindi, senza indugi, sospinti dal dantesco "non ti curar di loro ma guarda e passa" - ma anche da un sano, indispensabile atteggiamento critico poiché i metodi suggeriti possono essere tutto, al giorno d'oggi, tranne che altamente scientifici e collaudati oltre ogni ragionevole dubbio - iniziamo il nostro inconsueto e difficoltoso cammino alla ricerca del passato!

Roberto Volterri

Una strana primavera del 2007.
Nella solita campagna, sommerso da un mare di libri.
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