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libri scelti da Francesco Di Blasi

I MISTERI DELLA CATTEDRALE DI CHARTRES

di Louis Charpentier
Edizioni L'Età dell'Acquario
pagg. 216 - 22 illustrazioni b/n - € 21,00
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L'ARGOMENTO »
Una macchia di sole:

All'interno della cattedrale di Chartres, nella navata laterale sinistra del transetto meridionale, c'è una pietra rettangolare, posta trasversalmente rispetto alle altre lastre, il cui candore si staglia nettamente sulla tinta grigia della pavimentazione. La pietra ha un tenone in metallo lucido, leggermente dorato.
Ogni anno, il 21 giugno, quando il sole splende - come generalmente avviene in quel periodo - proprio a mezzogiorno un raggio colpisce quella pietra; un raggio che penetra attraverso uno spazio ricavato nella cosiddetta vetrata di San Apollinaire, la prima del muro ovest di quel transetto. La particolarità è segnalata da tutte le guide ed è considerata una bizzarria, uno scherzo del pavimentatore, del vetraio o del costruttore...
Trovandomi casualmente a Chartres un 21 giugno, volli "vedere il fatto" come una curiosità del posto.
Pensavo che il mezzogiorno locale dovesse cadere fra l'una meno un quarto e l'una meno cinque... Effettivamente allora il punto luminoso si fissò sulla lastra.
Un raggio di sole che, in una certa penombra, crea una macchia sul pavimento: cosa c'è di tanto sorprendente? Sono cose che si vedono ogni giorno...
Tuttavia non riuscivo a liberarmi da una strana sensazione. Un tempo qualcuno aveva lasciato un minuscolo spazio vuoto in una vetrata... Qualcun altro aveva scelto una lastra speciale, diversa da quelle che costituiscono il pavimento di Chartres, più bianca, affinché venisse notata. Si era adoperato per ricavare nella lastricatura un posto adatto ove inserirla; l'aveva forata per fissarvi il tenone in metallo di colore leggermente dorato; tenone che non indicava né il centro della lastra né uno dei suoi assi.
Era qualcosa di più di uno scherzo del pavimentatore. Un pavimentatore non fa un buco in una vetrata per far illuminare una pietra per qualche giorno all'anno...
D'altra parte, un vetraio non trasforma una pavimentazione per illustrare la dimenticanza di una particella di vetro nella vetrata che ha posato...
Una volontà concertata aveva ordinato il tutto. Pavimentatore e vetraio avevano obbedito a un ordine impartito in funzione di un periodo dell'anno: l'unico momento in cui il raggio può cadere sulla lastra è il solstizio d'estate, quando il sole raggiunge l'apice della sua corsa verso nord. L'ordine era stato impartito da un astronomo.
Ed era stato impartito in funzione di un luogo: la pietra è situata sul prolungamento del muro meridionale della navata, al centro di quella laterale del transetto - ma non esattamente al centro - e l'inclinazione della pietra era evidentemente stata studiata; il luogo era stato scelto da un geometra.
Quando si produce il giochetto del "sole sulla lastra" al solstizio d'estate, in una delle cattedrali più riverite dell'Occidente, in uno dei luoghi più rinomati di Francia, sorge l'idea di un enigma.
Per me fu così.
Cosa significava tutto ciò, che esulava dal "ben pensare", dal catechismo, dalla teologia o dalla Leggenda dorata? Cos'era quell'avvertimento?
Improvvisamente tutto mi parve un mistero. La cattedrale assumeva un aspetto che le era peculiare e che a me sfuggiva, senza tuttavia essermi estraneo. Al contempo, improvvisamente tutto mi fu estraneo e familiare. Quella volta che in qualche modo percepivo a mia misura, si elevava più alta di una casa di dodici piani; quel monumento, così velocemente percorribile, pareva potesse contenere uno stadio; per circondare quei pilastri, così esattamente proporzionati da sembrare familiari, ci sarebbero voluti quattro uomini con le braccia tese... E in tutto questo niente è al di là dell'umano, non a misura d'uomo... Che stranezza!
Tutto diventava misterioso, e tuttavia quanto ero lontano da quell'impressione di imbarazzo che mi aveva preso sulla soglia del tempio di Edfu, i cui colossali piloni ti respingono come per rigettarti fuori da un mondo dove l'uomo non ha spazio.
Qui, al contrario... La penombra stessa era incantata da luci fiammeggianti. Tutto sosteneva il suo contrario: l'immensità era accogliente; l'altezza, anziché schiacciare, ingigantiva. Benché il sole fosse vicino allo zenit, era il rosone settentrionale a risplendere di mille luci. Le figure slanciate di Sant'Anna dal volto nero e col Giglio, la Vergine, Salomone e Davide, Melchisedech e Aronne, benché immobili, vivevano di luce; sebbene ieratiche, erano familiari come immagini infantili...
Infantili... E tuttavia, la scienza delle linee e quella dei colori allontanavano ogni idea di ingenuità.
Qual era dunque questa magia che credevo di essere così vicino a comprendere? Questo incanto il cui segreto stava per essermi rivelato, immediatamente, vicino a quella pietra sulla quale il sole aveva per un attimo posato la sua immagine tonda?
Ci fu un momento, un lampo, in cui credetti di "cogliere" Chartres e i suoi misteri, quello delle sue pietre e delle sue gemme scintillanti...
Era Chartres ad avermi colto.
Le porte non si aprono affatto senza chiave o senza un "apriti sesamo!".
Occorreva cercare le chiavi.
È difficile stabilire con precisione a partire da quale momento la ricerca diventi un vizio, come capita agli amanti delle parole crociate; ma il fatto è che avevo messo il dito nell'ingranaggio, e tutto avvenne di conseguenza; dallo studio di opere specializzate a rilevazioni planimetriche, dalla costruzione di tesi presto demolite a paragoni temporali; da entusiasmi a scoraggiamenti, mi trovai immerso, talora fino al soffocamento, in un'indagine che saltava dal tempo andato agli spazi presenti...
Sarebbe fastidioso descrivere i tortuosi cammini che ho percorso nel corso di questa ricerca; fastidioso come le ore passate sulla tavola dei logaritmi che credevo di aver definitivamente chiuso al tempo dei miei studi liceali.
Svelo oggi il risultato di questa indagine - o piuttosto di questa ricerca - con la speranza che interessi a qualcuno dei miei contemporanei.
Per la maggior parte delle persone, il mistero risiede solo nell'inusuale. Chi si meraviglierebbe per ciò che vede ogni giorno? Gli abitanti delle rive del Nilo non vedono alcun mistero nelle centinaia di piramidi che costeggiano il fiume. Gli si è detto che si tratta di tombe e ciò gli basta.
Per i visitatori, la cattedrale di Chartres non è altro che un monumento gotico fra gli altri... Meno misterioso di molti altri, poiché non cela quasi nessuno di quei medaglioni o immagini dei quali l'adepto Fulcanelli ha così dottamente rivelato il senso alchemico.
Eppure, quali misteri! Tanto più difficili da chiarire quanto più fra gli uomini di quel tempo e noi esiste una frattura che ha fatto oscillare tutta una civiltà; che ha ridotto quella che era una civiltà in polvere di singole individualità.
Malgrado gli ingannevoli spazi di tempo, v'è una maggiore distanza fra i costruttori di cattedrali e gli uomini del Rinascimento che fra questi ultimi e noi.
La maggior parte dei misteri della cattedrale di Chartres sono misteri soltanto per noi, uomini del XX secolo, che sugli uomini di un tempo disponiamo di punti di vista preconcetti, scolasticamente preconcetti.
Considerando anche solo l'arte gotica, essa pone un enigma al quale nessuna risposta è mai stata fornita. Sappiamo tutto sulle origini del romanico; si può risalire la pista di monumento in monumento e di periodo in periodo. Ma il gotico è sempre sfuggito a ogni tentativo di fissarne l'origine.
Il problema storico rimane. Il gotico appare improvvisamente, senza premesse, intorno al 1130. In qualche anno è al suo apogeo, nato completo e totale, senza prove né fallimenti... Ed è straordinario che improvvisamente si trovino abbastanza capimastri, artigiani, costruttori per edificare, in meno di cent'anni, oltre ottanta immensi monumenti.
Gli storici sono persone stupefacenti. Talvolta si ha l'impressione che non si pongano mai domande. Forse è la loro formazione... Una formazione romantica. Esistono pochissime persone in grado di sbarazzarsi dell'idea romantica secondo la quale l'"Arte" è una cosa in sé. O, ancora, che l'Arte dev'essere espressione della personalità di un uomo, e soltanto l'espressione di quella personalità... Ciò dà qualche soddisfazione ai fabbricanti di opere d'arte, e ancor più ai trafficanti di opere d'arte.
Così il gotico è relegato al rango di semplice moda... Si faceva del gotico perché era di moda, com'era avvenuto per il romanico.
Tuttavia, le persone che costruirono Chartres non pensavano certo di animare con uno slancio verticale il paesaggio orizzontale della Beauce. Non pensavano all'"Arte" come facciamo attualmente. Non avrebbero affatto cominciato una cattedrale se non l'avessero ritenuta "utile" e sarebbe sorprendente se non l'avessero concepita "razionalmente"...
Tutto ciò che non comprendiamo, che ci sembra misterioso o che consideriamo un capriccio da architetto o da visionario, ha avuto la sua ragion d'essere; una ragion d'essere utilitaria... Anche se noi non riusciamo a immaginare quale fosse l'utilità. Non è un caso, ancorché di natura artistica, che la chiesa sia posta laddove si trova; non è un caso se ha un orientamento inconsueto per le chiese cattoliche; la forma dell'ogiva, larghezza, lunghezza e altezza non sono il risultato delle riflessioni di un esteta...
In altre parole, i rapporti di lunghezza, larghezza e altezza della cattedrale non sono stati stabiliti per "renderla carina", ma sono il risultato di una "necessità" alla quale i costruttori non potevano sfuggire; che era loro "esterna"...
Allo stesso modo, l'ogiva procede da una necessità più fisiologica che architettonica; e le celebri vetrate, che non è mai stato possibile analizzare né riprodurre, e che se illuminate hanno proprietà straordinarie, sono state così concepite per necessità...
Tutto è stato messo in piedi per agire sull'uomo, sugli uomini; tutto, fino al minimo dettaglio; fino a quel labirinto che attualmente è coperto dalle sedie; fino alla lastra illuminata dal sole meridiano del solstizio d'estate a San Giovanni...
C'è poi un altro aspetto della questione, al quale generalmente non si pensa: ogni cosa, dalla più grande alla più piccola, è stata realizzata da persone che "sapevano" quello che stavano facendo... E il mistero si aggiunge al mistero, poiché ignoriamo chi fossero quelle persone e da dove provenisse il loro sapere...
Era un sapere notevole. Notre-Dame ha settecento anni; oltre alle ineluttabili ingiurie del tempo, ha subìto almeno un gravissimo incendio e tuttavia non ha mai avuto bisogno di essere consolidata, puntellata, restaurata, salvo qualche dettaglio... Quegli straordinari architetti che la pensarono, quei costruttori che la edificarono, noi non li conosciamo affatto!
Li conosciamo così poco che talora possiamo chiederei se il mistero intorno ad essi non sia stato creato per ragioni d'interesse politico o di altra natura; se quel mistero non sia stato "voluto" sin dall'origine, come per sottrarli a ogni indagine o... all'inquisizione.
Tralascio, per quello che vale, la spiegazione dei direttori dei patronati che tutto ciò non abbia altra origine che la Fede. Che forse solleva le montagne, e quelle persone erano indubbiamente fedeli; ma c'è bisogno d'altro per equilibrare la più ampia volta gotica conosciuta, una fra le più alte. È necessario anche il sapere.
Ecco quindi un nuovo mistero. Da dove proveniva quel sapere? Il Medioevo è sempre presentato come un'epoca oscurantista; in questa asserzione non c'è solo falsità... È l'epoca della crociata contro gli Albigesi, l'epoca della nascita dell'inquisizione domenicana, l'epoca dei roghi...
Come conciliare tutto ciò?
Cluny si spiega coi suoi dotti monaci... Ma non Chartres, Amiens, Sens o Reims, che non hanno nulla di monacale; sono templi popolari, costruiti per il popolo, da parte di laici, cioè da persone che appartengono a quel popolo ignorante...
Ma quel popolo ignorante com'è riuscito a fornire la quantità di carpentieri, muratori, tagliapietre, imagier (1) - dotti - necessaria per costruire quegli immensi vascelli di pietra (2)?
Dobbiamo tenere a mente che, soltanto nella Francia settentrionale, ai tempi in cui si stava costruendo Chartres, in cantiere c'erano circa altre venti cattedrali di uguale importanza... E una quantità di chiese più piccole! Tutte fatte a mano, se così si può dire, con unico motore i muscoli che azionano la mano umana... E dobbiamo anche pensare che l'intera Francia aveva poco più che quindici milioni di abitanti...
Allora sorge un altro mistero, quello del finanziamento.
Malgrado tutta la loro fede, gli operai non lavoravano senza paga... E tutti gli storici sono concordi nel dire che il popolo era povero, il che è certamente vero. Quindi da dove proveniva il denaro?
Dai donatori? I loro nomi sono iscritti sui registri. Cosa donano? Alcuni un altare, altri una pala, una vetrata. Inezie in complessi di tali dimensioni.
Certo, ci sono le questue; talvolta le tasse sui mercati; nel caso di Chartres ci sono i pellegrini. Che non hanno però le tasche piene d'oro. E il mercato di una piccola borgata non doveva essere di grande importanza...
Dobbiamo tentare di ragionare in modo logico, almeno per le cose che sono accessibili alla logica umana.
Questa fioritura di cattedrali dev'essere stata "voluta". Voluta da un organismo che aveva le competenze necessarie per costruirle; che aveva a sua disposizione i costruttori competenti; che aveva i mezzi per finanziarli.
Infine, ultima condizione, evidente, dovevano essere religiosi...
Ma il clero secolare - vescovi, canonici, preti - non aveva la competenza né i mezzi, salvo che nelle grandi metropoli. Solo i grandi Ordini monastici, soprattutto quello benedettino e quello cistercense, avevano al contempo i mezzi e i costruttori, ma li riservavano per le loro abbazie. Non sono Cluny né Citeaux ad aver costruito Chartres...
Piombiamo da un mistero all'altro.
Un altro ancora: perché questa chiesa magnifica e immensa in una borgata come Chartres? Una chiesa per la cui costruzione furono senza dubbio mobilitati in migliaia, i migliori tra capomastri, muratori, tagliapietre, scultori e carpentieri.
Chartres è dunque un luogo privilegiato?

Note:
1. Con questo termine viene indicato il pittore e/o scultore medioevale. [N.d.T.].
2. Il termine "vaisseau" significa "vascello" (maschile) e "navata" (femminile); l'ambivalenza non può essere naturalmente in italiano. [N.d.T.].
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