Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2007  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per consultareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

in realizzazione
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

LA NOSTRA BIBLIOTECA...
libri scelti da Francesco Di Blasi

IL MISTERO DI COMPOSTELA
Una via iniziatica che attraversa i millenni


 
di Louis Charpentier
Edizioni L'Età dell'Acquario
pagg. 222 - 20 illustrazioni b/n - € 19,00
Per ordinare: metti nel carrello

 

    parti precedenti:

L'ARGOMENTO »
AVVERTENZA »

Capitolo 1. Il pellegrinaggio di Compostela:

Intorno alla metà del IX secolo, nell'Occidente cristiano corse una voce: da qualche parte in Spagna, alla fine della costa cantabrica, nel regno di Galizia sottratto all'invasione musulmana, dei sant'uomini, misteriosamente avvertiti da bagliori, avevano scoperto la tomba di San Giacomo Maggiore, l'Apostolo.
Si diceva pure che vi accorressero molte persone del popolo per venerare le Sante reliquie...
Poi, col passare degli anni, la leggenda lievitò. Si parlava di sorprendenti miracoli. Si veniva dalla Francia, dall'Italia, dalla Germania, dall'Inghilterra. Furono tracciate strade di pellegrinaggio che andavano di abbazia in basilica, di santa reliquia in santa reliquia... Divenne una moda: chiunque non potesse intraprendere il viaggio a Gerusalemme o disdegnasse la visita a Roma, troppo semplice, imboccava il cammino di Santiago. Per i pellegrini poveri venivano aperti ospitali e rifugi; gli ordini militari diventavano ospitalieri, sorvegliavano le vie...
Vennero allora tracciate quattro vie principali in Francia, che partivano da punti di raccolta a Parigi, Vézelay, Le Puy e Saint-Gilles. Di monastero in alloggio di tappa, conducevano i "Jaquaires" verso i passi pirenaici. Poi, per monti e valli, peregrinavano fino alla lontana Finisterre delle coste oceaniche.
Si moriva lungo la strada oppure si tornava, fieri di esibire la conchiglia, simbolo del pellegrinaggio compiuto, la "conchiglia di San Giacomo", decorazione del valoroso pellegrino.

Secondo gli agiografi, San Giacomo, il San Giacomo di cui parliamo, era uno degli Apostoli, noto come "maggiore" per distinguerlo da un altro Giacomo, anch'egli Apostolo, detto "il minore".
Era figlio di Zebedeo e di Maria Salomé, e fratello di San Giovanni Evangelista. Si diceva che fosse nato a Betsaida e sarebbe stato uno dei Boanerges, uno dei Figli del Tuono.
Insieme a Giovanni era uno dei prossimi del Signore, il quale lo ammetteva ai suoi segreti. Erode Agrippa lo avrebbe fatto decapitare l'8 delle calende di aprile (il 25 maggio), giorno dell'Annunciazione.
A partire da questi fatti si sviluppò una leggenda, amplificata nel corso degli anni, assecondando il desiderio di meraviglioso manifestato dai pellegrini. Nel XII secolo Giacomo da Varagine la insaporì piamente come segue (1).
Dopo la morte di Cristo, dapprima Giacomo predicò in Giudea e Samaria, poi prese il mare e si recò in Spagna per tentare di cristianizzarla. Non ebbe un gran successo, visto che sarebbe riuscito a formare soltanto nove discepoli; o forse sette; oppure solo uno. Pare inoltre che fosse seguito da un cane più sensibile dei pagani alla sua influenza...
Il cane non va dimenticato...
In seguito all'insuccesso tornò in Giudea, dove la sua leggendaria azione si caratterizzò per una serie di scontri con un mago chiamato Ermogene, scontri che nella maggior parte dei casi erano condotti da legioni di angeli e demoni. Quando Ermogene incatenò un certo Fileto, Giacomo lo liberò; allora il mago inviò una legione di demoni legati col fuoco. Giacomo li liberò e si fece portare il nemico incatenato da quegli stessi demoni. Poi, senza rancore, lo liberò e lo convertì.
Ermogene, pentito, gli portò i suoi libri di magia per bruciarli, ma Giacomo si rifiutò di gettarli alle fiamme e li fece buttare in mare...
Dopo la decapitazione,

alcuni discepoli trafugarono il corpo durante la notte per timore dei Giudei, lo posero su un vascello e, affidando alla Divina Provvidenza la sua sepoltura, salirono sulla nave, sprovvista di timone. Condotti dall'angelo di Dio, approdarono in Galizia l'8 delle calende di agosto, nel regno di Lupa. Allora in Spagna c'era una regina così chiamata e che meritava quel nome.

Bisogna ricordarsi di Lupa...

I discepoli scaricarono il corpo e lo posarono su un'enorme pietra che, fondendosi come cera sotto il corpo, si modellò meravigliosamente in un sarcofago. (E anche questo non dev'essere omesso...) I discepoli andarono a dire a Lupa: "Il Signore Gesù Cristo ti manda il corpo del suo discepolo affinché tu riceva da morto colui che non hai potuto ricevere da vivo". Allora le raccontarono il miracolo grazie al quale era giunto nel suo paese e le chiesero un luogo opportuno per la sepoltura. La regina, sentendo tutto questo, li mandò con l'inganno da un uomo molto crudele o, secondo alcuni autori, dal re di Spagna, per ottenere il suo consenso...

Dopo varie peripezie, il re finì per accettare.

Lupa fu molto addolorata nell'apprenderlo e, quando i discepoli andarono a trovarla con l'autorizzazione del re, lei rispose: "Prendete i miei buoi che sono sul monte Iliano; aggiogateli a un carro, poi portate il corpo del vostro maestro nel luogo che preferite e costruite a vostro piacere". Parlava da lupa, poiché sapeva che quei buoi erano tori indomiti e selvaggi... I discepoli, non sospettando la malignità, scalarono la montagna, dove incontrarono un drago sputafuoco; quando era quasi arrivato su di loro, si segnarono per difendersi e tagliarono il ventre del drago a metà. Così fecero il segno della croce sui tori che, istantaneamente, divennero docili come agnelli. Misero loro il giogo e deposero sul carro il corpo del santo, con la pietra sulla quale era stato deposto. Allora i buoi, senza che nessuno li avesse indirizzati, portarono il corpo in mezzo al palazzo di Lupa che, alla vista di ciò, rimase stupefatta... E dedicò il suo palazzo a San Giacomo.

Secondo la leggenda locale, il battello che conteneva il corpo del santo avrebbe preso terra in fondo a un golfo, in un luogo chiamato Iria Flavia, che in seguito divenne Padrón, sul río Ulla.
Un'altra leggenda dice che il corpo, avendo preso terra, fu trasportato su una collina scoscesa ora nota come Pico Sacro (montagna sacra), da cui sarebbe stato portato in un luogo in seguito conosciuto come Arca marmorica o Arcis marmoricis, nei pressi di Amoea.
Poi il luogo della sepoltura venne dimenticato per secoli.
Fu ritrovato soltanto intorno all'813 o, secondo Bédier, intorno all'830, sotto il regno di Alfonso il Casto.
Secondo la Historia compostellana, un eremita chiamato Pelagia (cioè Pelagio, l'Uomo del mare) fu miracolosamente informato del luogo in cui si trovava la tomba dell'Apostolo da luci sovrannaturali che vi danzavano sopra. La tomba fu scoperta ufficialmente da Teodomiro, vescovo di Iria Flavia. Pare si trattasse di un piccolo mausoleo coperto da una fitta vegetazione.
Generalmente si sostiene anche che l'edificio fosse tipicamente romano.
Si crede altresì, ma senza esserne certi, che Alfonso II abbia fatto erigere una primitiva chiesa sul sito del mausoleo...
Durante la battaglia di Clavijo nell'844, sostenuta dagli spagnoli contro i musulmani, apparve San Giacomo, improvvisamente diventato cavaliere d'armi, risplendente e su un cavallo bianco.
Brandendo una spada fiammeggiante, fece carneficina degli infedeli e condusse alla vittoria le truppe del re Ramiro, salvando in tal modo tutto il nord della Spagna, dai Pirenei alla Galizia.
Questo fatto d'armi post mortem lo fece diventare il patrono della Spagna e il garante della sua liberazione... E, cavaliere celeste, ebbe l'onore, per mezzo di un automa interposto, di consacrare cavalieri i re di Spagna.
In mancanza di San Giacomo, l'automa è sempre nel convento di Las Huelgas, nei pressi di Burgos...

Non ci si stupirà del fatto che, anche negli ambienti molto vicini alle tradizioni cristiane, la leggenda di San Giacomo sia accettata con qualche reticenza...
A metà del IX secolo venne proposta una variante, secondo la quale il corpo del santo sarebbe stato portato nei pressi di Granada da sette Santi. Evidentemente era più logico che una barca errante dal Mediterraneo orientale approdasse nel sud della Spagna piuttosto che si arenasse nella Galizia atlantica.
Ancora più razionalisti, gli autori moderni hanno voluto cercare la creazione di questo San Giacomo in fatti storici avvenuti ai tempi dell'invasione moresca. Così a Merida sarebbe stata trovata una pietra la cui iscrizione dice che in quella città, nella prima metà del VII secolo, era stata dedicata una chiesa a Santa Maria; e nella chiesa erano conservate le reliquie della vera croce e di vari santi, fra i quali San Giovanni Battista, San Pietro, San Paolo, Santo Stefano, San Giovanni Evangelista e San Giacomo Maggiore. Ai tempi dell'invasione, i chierici di Merida sarebbero fuggiti portando le suddette reliquie e le avrebbero deposte a Iria Flavia. Le reliquie di San Giacomo avrebbero allora preso il sopravvento sulle altre; poi, sin dalle prime invasioni normanne, sarebbero state trasportate nel luogo dove in seguito furono scoperte...
Come al solito, i razionalisti hanno torto.
La leggenda non è creata per gli storici. Non concerne fatti ma tradizioni. Si può certamente appurare che nessuno ha mai menzionato la predicazione di San Giacomo in Spagna. San Giuliano da Toledo, nel 686, può pure specificare che la predicazione di San Giacomo si svolse fra gli ebrei; e Idace, vescovo di Iria Flavia, può altrettanto bene ignorare tutto ciò che riguarda l'approdo della barca miracolosa. La leggenda è comunque stata creata: nasce e si sviluppa.
Uno a uno si aggiungono tratti ulteriori. Vengono esagerati. Ed è così che ha origine la conchiglia...
Secondo una versione, quando il battello che portava il macabro carico raggiunse la foce del río Ulla e venne tirata in secco, si vide che era coperto da quelle conchiglie che in seguito sarebbero servite da insegne e simbolo ai pellegrini di Compostela.
Secondo un'altra versione, poiché la barca non riusciva ad attraccare, due cavalieri entrarono in acqua per dare manforte all'equipaggio e, quando ne uscirono, erano interamente coperti dalle conchiglie.
Cosa importa se quelle conchiglie vivono mobili sui fanghi marini? Non era forse necessaria un'insegna per le migliaia di pellegrini che si sarebbero messi in marcia verso Compostela?
Quelle conchiglie sono "merelles", dal nome di un villaggio marittimo non nei pressi di Iria Flavia, ma vicino a Noya...
Alla conchiglia si era aggiunta la stella. Non furono più dei bagliori ad aver indicato il luogo della sepoltura del santo, ma una stella che si era tenuta al di sopra della tomba e aveva attirato i pastori che, più o meno terrorizzati, avevano avvertito il vescovo, e allora quel luogo era stato chiamato il "campo della stella", "campus stellae", divenuto Compostela.
Il pellegrinaggio diventava un cammino verso la stella e la strada da percorrere era quella della "Via Lattea" (al termine della quale si trova d'altronde la costellazione del Cane Maggiore).
Gli eruditi preferiscono sottolineare che la tomba si trova in una necropoli e che è più saggio e logico far derivare Compostela dal buon vecchio latino "compostum", cimitero... Ma hanno torto e il detto popolare è meno ingenuo di quanto sembri; popolare ma saggio. E sottile.

Innanzitutto è notevole che ci si attenga al nome di Giacomo. È stato scelto fra gli Apostoli, quello e non un altro. Malgrado San Giuliano da Toledo, lo si fa predicare in Spagna, perché deve tornarvi. È necessario che la predicazione abbia avuto luogo per preparare il ritorno... E gli viene anche assegnato un cane come compagno, come quello che si trova in cielo, alla fine della Via Lattea.
Ci si attiene al nome e anche al luogo: "Le ossa sacre del beato apostolo Giacomo, trasportate in Spagna, sono venerate all'estremità del paese, di fronte al mar di Bretagna, e sono oggetto di una devozione straordinaria da parte degli abitanti", dicono le "Addenda" al "Martyrologium" di Floro da Lione intorno all'838 (2). Soprattutto ci si attiene all'arrivo delle ossa via mare. Devono sbarcare in Galizia, anche a costo di un miracolo.
Allo stesso modo, San Giacomo dev'essere un cavaliere, all'occasione giustiziere di mori, malgrado sia ben nota la dolcezza degli Apostoli e il loro conclamato pacifismo.
Ancora, deve addomesticare i tori e renderli docili come agnelli prima di soggiogare la regina Lupa.
Tutto ciò acconciato in maniera fantastica, come ama il popolo nelle sue storie; ma è un meraviglioso meravigliosamente orchestrato...
Come la storia della stella della Via Lattea; come la storia della conchiglia di San Giacomo.

In realtà le leggende non vengono create. Nascono da sé, perché sono storia. Una volta create, si raccontano e si trasformano a secondo dei luoghi e delle epoche e anche a seconda delle etnie, delle lingue e delle credenze, ma al di là delle trasformazioni il fondo resta, poiché è vero, e resta vago ma reale nella memoria atavica.
Le leggende non si possono sopprimere. Sono nell'uomo... E non potendo o non volendo sopprimerle, le si adatta... E adattarle equivale anche, in un certo modo, a salvarle. Significa conservare nella coscienza dell'uomo ciò che altrimenti resterebbe sepolto, e inutile, nel subconscio.
Cosa resterebbe di tutte le leggende celtiche, di quelle stesse che il celtismo aveva adattato da epoche anteriori, se non fossero state cristianizzate? Cristianizzate, cioè riadattate a un'epoca vivente del cristianesimo.
Si pensi al "calderone di Lug" che, adattato dal cristianesimo, divenne il Graal, senza tuttavia perdere il significato di contenitore del sangue di Dio, cioè del liquido vitale per eccellenza, che dona o ridona la vita materiale o spirituale.
Si pensi alla "Tavola Rotonda" dei cavalieri lanciati alla ricerca del Graal, come lo furono, millenni prima, i "danzatori" dei cromlech in cerca della vita eterna.
Sarebbe un po' infantile credere che la trasformazione delle leggende avvenga a caso e secondo le idee passeggere di qualche cantastorie dalla fervida immaginazione. Cose del genere divertono e passano...
I cantastorie li lasceremo divertirsi nei racconti di miracoli che il santo fa in favore dei pellegrini sulla strada di Compostela e che, in qualche modo, sono la pubblicità "commerciale" dei luoghi di passaggio: l'albergatore malvagio punito, l'impiccato che resta in vita, il pollo arrosto che riprende vita a Santo Domingo de la Calzada... Ma sono racconti tardi, quando il fine reale del pellegrinaggio è stato raggiunto.
Quanto alla leggenda "di base", ci si rende conto - e tenterò di renderne conto - che tutti gli elementi sono stati pesati e calcolati accuratamente per trovarsi in accordo con altri fatti antichi, che effettivamente concernono il luogo, il cammino delle stelle, la conchiglia, il nome, Lupa, il cane...
Ma non ci si deve ingannare: il riadattamento concerne il fine e il cammino; anche l'assurdo invio di "poveri pellegrini" su una via ove non sembravano c'entrare nulla è uno degli elementi - e non fra quelli di minore importanza - della straordinaria civiltà che, nel Medioevo, ci ha regalato le cattedrali e, a scoppio ritardato, la libertà che abbiamo potuto acquisire.
Tuttavia una cosa è notevole e va notata: le leggende cristiane nascono nei conventi benedettini, ma solo dopo la fusione realizzata da Witiza, il futuro San Benedetto d'Aniane, dei frati di San Benedetto con quelli di San Colombano... Come se l'antico e leggendario tesoro fosse stato affidato alla custodia di questi ultimi e da essi consegnato alla cristianità.
Insieme al modo per servirsene.
Tramite il cammino delle stelle...

Note:
1. Cfr. Jacopo da Varagine, "Legenda aurea", Einaudi, Torino 1995, cap. LVI.
2. Citato in Yves Bottineau, "Les chemins de Saint-Jacques", Arthaud, Grenoble 1959.

parti seguenti:    

INDICE »

									

vai alla visualizzazione stampabile di tutto l'articolo

  invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home

  aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2007 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]  Tutti i libri
  della nostra Biblioteca
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

  Officina
    Multimediale


Summa Prophetica - Renucio Boscolo

videosoftservice.it
videosoftshop.it
videosoft.it - L'informatica per chi lavora

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni