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IL CASO ZANFRETTA
La vera storia di un incredibile fatto di cronaca


 
di Rino Di Stefano
De Ferrari Editore
pagg. 288 - € 14,00
Per ordinare: deferrari@deferrari.it

 

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CAPITOLO I - DISCHI VOLANTI A TORRIGLIA:

La mattina di venerdì 8 dicembre 1978 c'era un po' di agitazione nella redazione del quotidiano genovese della sera "Corriere Mercantile". L'argomento del giorno era l'avvistamento di un disco volante luminoso a Torriglia, un paesino sulle alture di Genova, da parte del metronotte Fortunato Zanfretta, 26 anni, sposato e con due figli, dipendente dell'istituto di Vigilanza "Val Bisagno".
Ne parlavano tutti. Soprattutto ne parlava il "Secolo XIX", il quotidiano più diffuso della Liguria, con un articolo di sei colonne. Il titolo era eloquente: "Incontri ravvicinati a Torriglia".
Tra risate, commenti e battute nessuno dimostrava di prendere sul serio l'avventura notturna del metronotte. Mimmo Angeli, allora capo-cronista e oggi direttore, parlava di "cazzate". Altri redattori gli facevano eco con battute più o meno mordaci.
Del resto non era facile prendere per oro colato quanto c'era scritto sul "Secolo XIX", su Zanfretta. Il giornalista Enzo Bonifazi, mantenendosi rigorosamente nei limiti dell'esposizione di cronaca, diceva che il metronotte era sotto choc per avere incontrato, durante un giro d'ispezione in una villa a Marzano di Torriglia, "...un essere enorme, alto circa tre metri, con la pelle ondulata, come se fosse grasso o tuta molle, Comunque grigia. Subito dopo l'extraterrestre se ne sarebbe andato volando via in una gigantesca luce a forma di triangolo sormontata da lucette di diverso colore."
Se il racconto era fantastico, c'erano però dei particolari che davano da pensare. Infatti, secondo il resoconto dei Carabinieri di Torriglia, subito informati dai dirigenti dell'Istituto di Vigilanza "Val Bisagno", altre persone avrebbero confermato la presenza di una grande luce nel cielo di Torriglia proprio nelle ore notturne in cui accadde l'episodio di cui Zanfretta diceva di essere stato casuale protagonista.
Il caso, decisi, m'interessava. Per prima cosa chiesi ad Angeli il permesso di recarmi sul posto con il nostro fotoreporter, Luciano Zeggio, per constatare com'era l'ambiente.
Dapprima Angeli non voleva. Diceva che era tempo perso. Poi, visto che intendevo andarci nel pomeriggio, in orario extra lavorativo, mi disse che non avrebbe mosso obiezioni.
Tra tutti i miei colleghi ce n'era uno, Alfredo Passadore, che mostrava una certa curiosità verso la vicenda del metronotte. Trattandosi di dischi volanti, ovviamente non voleva esporsi troppo. Anche perché in certi ambienti giornalistici quando si parla di Ufo bisogna, se non altro per non compromettersi, buttarla per forza sul ridicolo.
Ma questa volta anche lui, leggendo la cronaca di quanto era accaduto a Torriglia, si era incuriosito. Zanfretta era sotto choc. Ci domandavamo: è possibile che un guardiano giurato, conosciuto come persona responsabile e coraggiosa, arrivi al punto di tremare dalla paura per aver visto un "extraterrestre ed il suo disco volante"?
Per cui quando gli chiesi di andare con me e Zeggio a Torriglia, pur con qualche riserva, accettò. Partimmo verso le 15,30 con l'Alfasud rossa nuova fiammante che Passadore aveva acquistato qualche giorno prima. Fino al Passo della Scoffera, dove c'è la galleria che porta alla strada per Torriglia, si transitava senza problemi. Appena fuori dalla galleria la storia cambiava. Sembrava, senza esagerare, di passare nello stesso momento da una stagione all'altra. Il fondo stradale era ghiacciato, la neve era accumulata ai bordi; anche il paesaggio assumeva il tipico grigiore invernale. Trovare la deviazione che dalla statale 45 porta a Marzano non fu difficile. La individuammo sulla sinistra, poco prima dell'abitato di Torriglia. Avanzando quasi a passo d'uomo, ci inoltrammo su per la stradina. In tutto sono una ventina di case distribuite sulla sommità di una collina.
Arrivati su una piazzola, che poi scoprimmo essere il centro del paese, un contadino ci indicò la strada per proseguire fino al punto che ci interessava. Secondo il rapporto dei Carabinieri di Torriglia, che sull'avvistamento avevano aperto un'inchiesta, Zanfretta avrebbe visto alzarsi l'Ufo presso la villa "Casa Nostra" di proprietà del medico dentista genovese Ettore Righi.
Il "marziano" mostruoso ed enorme sarebbe stato nel giardino della villa stessa.
Dal sentiero la vedemmo subito. È una bella villetta a due piani con tetto spiovente e muri di calce.
Dopo aver parcheggiato sul bordo della strada, ci incamminammo verso la casa. Il freddo era pungente. La vegetazione intorno alla villa era interamente ricoperta da brina gelata.
Apparentemente, per quanto si poteva vedere ad una prima ispezione, non vi era nulla che potesse far pensare che in quel luogo 48 ore prima fosse accaduto qualcosa di tanto eccezionale. Solo il panorama denunciava un che di lugubre, quasi spettrale. Di fronte alla casa si apriva un profondo avvallamento che la luce tenue ed arrossata del tramonto invernale rendeva simile ad un baratro senza fondo.
Le cime, dall'altra parte della valle, erano circondate da un alone rossastro che si spezzava nel celeste carico della prossima oscurità.
Passadore gironzolava intorno al giardino vicino al cancello. lo e leggio ispezionavamo il prato gelato antistante la villa dove fu trovato Zanfretta dai suoi colleghi.
L'impronta che i Carabinieri hanno definito come "il segno lasciato da un elicottero o qualcosa di grosso che si è posato sul prato adiacente alla casa" era dalla parte opposta, verso i monti.
Ormai, però, era poco visibile. Grande invece fu la nostra sorpresa quando, esattamente al centro del prato dove ci trovavamo, notammo distintamente un segno semicircolare, molto ben delineato, di circa 3 metri di diametro.
Lo spessore dell'impronta era di circa 15 centimetri e formava un disegno molto preciso pressando l'erba ghiacciata per circa 3 centimetri di profondità.
A quel punto, per quanto non si potesse tirare nessuna conclusione affrettata, era chiaro che "qualcosa", qualunque cosa fosse, si era posata su quel prato.
Sulla strada del ritorno decidemmo di fare un salto a Torriglia per parlare con il comandante della locale stazione dei Carabinieri.
Il brigadiere Antonio Nucchi ci accolse con molta cordialità. Ci disse subito che aveva conosciuto Zanfretta qualche anno prima quando il metronotte faceva il barman in un locale notturno di Sampierdarena, la prima delegazione a ponente di Genova.
Quindi ci rilasciò un'intervista che poi io pubblicai sulla "Gazzetta del Lunedì" dell'11 ,dicembre 1978. Questo ne è il testo fedele. (continua...)

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