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libri scelti da Francesco Di Blasi

ARCHETIPI Le chiavi dell'Universo

di Mario Pincherle
Macro Edizioni
pagg. 272 - € 16,80
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PRESENTAZIONE - 22 chiavi per l'Universo:

Gli Archetipi sono molto semplici, ma noi ci ostiniamo a crederli complicatissimi: confondiamo gli Archetipi con gli aggregati di milioni di Archetipi. Confondiamo i mattoni con le case.

Non c'è un corvo che gracchia sinistramente sopra il cranio di un teschio, non fumano calderoni sul fornello né cifre magiche occhieggiano dalle pagine di carismatici volumi spalancati sul leggio. Ma quando parla, Mario Pincherle ha lo sguardo magnetico e la gran testa bianca oscilla nell'aria con fascino misterioso. Parla di "Archetipi".
Una questione arcana che, riascoltata tante volte sul nastro registrato, assume via via i contorni della meravigliosa soluzione dell'universo, dell'esoterico messaggio, del discorso cifrato.
Ecco la trascrizione della conversazione. Purché il fido registratore non ci abbia tradito e per un attimo non sia entrato in "battimento" col ritmo cosmico, consegnandoci, sotto mentite spoglie, una verità che non vuol rivelarsi. Più chiaro di così, dice Pincherle, non può ancora essere. Ma se riusciremo a capire questa "elementare" lezione, saremo pronti per saperne di più. Professor Pincherle, a lei...

Partiamo dai linguaggi. Gran parte delle lingue usate oggi nel mondo sono, in maggiore o minor misura, flessive. Beh, non mi interessano, perché nella flessione, cioè nelle desinenze, nelle coniugazioni, hanno perso il suono degli Archetipi. Una parola declinata perde il suono originario, non evoca più magicamente la realtà. Non funge più da 'apriti sesamo'. Insomma oggi non c'è più, come nelle lingue antichissime, come nell'accadico, per esempio, la corrispondenza precisa fra parola e cosa, tra parola e pensiero, tra parola e colore.
Ma lei lo sa che forse c'è un motivo per cui, in tutte le lingue, a suoni uguali corrispondono lettere simili graficamente? Un professore universitario di Fisiologia Sperimentale, Pietro Tullio, mezzo secolo fa fece un esperimento molto interessante. Fece passare un tubicino attraverso i condotti auricolari di un piccione e immise nel tubicino una serie di suoni corrispondenti alle vocali: a, e, o... A ogni suono si accorse che un puntino dorato applicato da lui sulla pupilla del piccione descriveva un segno che di volta in volta corrispondeva esattamente alla grafia comune di ogni vocale. Questo giustificherebbe la somiglianza di tanti alfabeti e darebbe ragione di un ancestrale legame fra le cose e il modo in cui esse sono state dagli uomini rappresentate. Nell'universo esistono rapporti che si richiamano in modo misterioso. Ma voglio raccontare un altro episodio.
Nel Veneto, nella notte fra il 28 e il 29 giugno, alla vigilia del giorno dei SS. Pietro e Paolo, gli abitanti compiono una strana cerimonia. In una caraffa d'acqua trasparente versano una chiara d'uovo. La mattina dopo, puntualmente, ogni anno, trovano che la chiara si è coagulata in una forma che assomiglia a quella di un battello. Lo chiamano il "battello dei santi apostoli". Questa forma rappresenta uno degli Archetipi, - quello il cui suono è Š (come nella parola scia). Se la notte dopo, come io ho fatto, si ripete l'esperimento, la forma assunta dalla chiara d'uovo, nell'acqua, è differente e così il giorno dopo ancora. Sono "fenomeni fluttuanti" che si ripetono ciclicamente nell'unione fra due sostanze di cui almeno una sia di natura organica. Fenomeni ampiamente studiati e verificati dal professor Piccardi, che era il direttore dell'istituto di Fisica di Firenze. Un'esperienza analoga è stata fatta da ricercatori americani che hanno voluto radiografare con i raggi cosmici la piramide egiziana di Chefren. Ogni giorno, per tutti i 365 giorni dell'anno, hanno potuto ottenere una radiografia diversa, fino a completare l'intero ciclo e a veder riapparire la stessa lastra di un anno prima solo nel giorno corrispondente.
Sono messaggi che l'universo stesso ci grida e che noi stentiamo a comprendere.
Ma le antiche popolazioni erano più attente e sensibili a raccogliere simili messaggi: avevano un rapporto più diretto con la natura che permetteva loro di mettersi in sintonia con essa fino a compiere atti per noi oggi inimmaginabili. Come quegli zingari che una volta si recarono dal prof. Piccardi per dimostrargli come fossero in grado, solo immergendo in un recipiente una bottiglia chiusa colma di. mercurio, di trasformare la semplice acqua in "acqua unta", una sostanza chimicamente definibile come H2O ma untuosa al tatto e capace di sciogliere le incrostazioni di calcare. Interrogati sulla fonte di questa loro facoltà, risposero che il sistema era stato loro insegnato dagli avi e il segreto si perdeva nella notte dei tempi.
Tutti questi aneddoti entrano a pieno diritto nel discorso sugli Archetipi, sui quali tuttavia occorre fare ora qualche precisazione.
Già Socrate li conosceva e ne aveva parlato a Platone definendoli i "mattoni del pensiero", al di là dello spazio e del tempo, immagini eterne e viventi. Poi Platone travisò l'intuizione del Maestro e confuse gli Archetipi con le combinazioni degli Archetipi, cioè con le idee che prendono forma da una pluralità di Archetipi e che sono enormemente più numerose degli Archetipi, i quali invece sono soltanto ventidue.
Gli Archetipi sono entità molto semplici, non sono divinità, non vanno idolizzati. Sono strumenti: sono i ventidue pennelli con cui Dio ha progettato e "dipinto" l'universo.
Prendiamo il pungiglione, che può essere presente in natura sotto infinite forme e con infinite sostanze. L'unica cosa costante in tutti i pungiglioni resta la "funzione", che è quella del "pungere". Ecco dunque come questo semplicissimo esempio dimostra che non bisogna mai confondere la "forma" con la "funzione". Le forme sono infinite, le "funzioni" pochissime, soltanto ventidue, e stanno alla base della formazione di tutto l'universo.
Un altro esempio può essere dato dal "contenitore". La ciotola ha in sé l'Archetipo del "contenitore" e questo Archetipo è il costruttore "ideale" di tutte le ciotole del mondo. È per questo che Diogene, come si racconta, infranse un suo bel calice per servirsi esclusivamente delle mani raccolte a mo' di ciotola, che da sé adempivano benissimo alla funzione di "contenere" l'acqua da bere.
CarI Gustav Jung, nel suo famoso testo "L'analisi del pensiero", ci parla di sette Archetipi soltanto. Ora, grazie ai miei studi, li conosciamo tutti e ventidue: e si deve parlare di queste funzioni senza rivelare come se ne ottiene il funzionamento perché sarebbe molto pericoloso un cattivo uso degli Archetipi. Sono come dei mitra carichi che non possono essere consegnati a un bambino. Sono come una rivoltella con ventidue colpi in canna e dieci "sicure". Come funzionano queste "sicure"? e cosa sono? È spiegato in un libro antichissimo, attribuito ad Abramo, il libro del SFR ISIRÈ (Libro dei fondamenti), in cui è scritto che con 32 sentieri occulti il Signore ha costruito tutte le cose dell'Universo. "Trentadue" risulta dalla somma dei "ventidue" Archetipi più le cosiddette "strade infinite", che sono dieci ("sei" spaziali, "due" temporali, "due" vitali).
"Dunque le "sicure" degli Archetipi sono le "dieci strade". Vediamole. È evidente che una ciotola potrà funzionare solo se posta in una posizione spaziale, dal basso verso l'alto. Una ciotola rovesciata non si riempie. Le altre cinque delle sei "strade spaziali" (lo "spazio" ha tre direzioni raddoppiate nei due versi) sono escluse. Restano altre quattro "sicure": due fatte di tempo e due fatte di ritmo. Se, ad esempio, l'erogazione dell'acqua in una città viene fatta a mezzogiorno bisognerà attendere, spostandosi nel tempo lungo i due versi del Tempo stesso, che giunga il momento dell'erogazione. La stessa cosa dovrà avvenire per il Ritmo. Tutti i fenomeni della natura sono ritmici. Perciò la ciotola sfrutterà solo il ritmo giusto corrispondentemente al ritmo di uscita dell'acqua nel caso in cui il getto non sia continuo ma intermittente.
"È evidente dunque che l'uso degli Archetipi è condizionato dalla conoscenza dello "spazio", del "tempo" e del "ritmo" in cui quel particolare Archetipo "funziona".
"Entrare nel ritmo della realtà significa creare la realtà". Lo spiega molto bene Jung nel suo saggio "La sincronicità ". In esso racconta un episodio occorsogli con una paziente. Costei gli raccontò un giorno di aver sognato uno scarabeo maculato che con la zampina batteva sul vetro della sua finestra. Mentre la paziente raccontava, Jung si volse udendo uno strano ticchettio e vide contro il vetro della finestra uno scarabeo maculato che batteva piano con la zampetta. È evidente quindi che è possibile ottenere le cause dei fenomeni partendo dai loro effetti. è un modo straordinario ignoto a quasi tutti "gli uomini che sono abituati a ottenere gli effetti dalle cause". È un andare a ritroso nel tempo e procedere nell'antitempo, in cui è facile prevedere i fenomeni. Come è facile prevedere che la carne lasciata all'aperto ben presto andrà in decomposizione. Forse solo nel terzo millennio riusciremo a padroneggiare gli Archetipi, entrando in ritmo con la realtà, e potremo davvero cambiare le cose e "fare destino". Finora soltanto alcune persone, chiamate qualche volta maghi, santi o esorcisti, sono riusciti ad allineare il ritmo del loro cuore al ritmo della realtà, sbloccando così gli Archetipi. E nella categoria dei maghi, non tutti lo hanno fatto a fin di bene. Ora bisogna imparare a difendersi dagli Archetipi, quando sono usati a fin di male e viceversa a usarli, con molta saggezza e prudenza, per il bene, per il progresso.
Ma prima è necessario che l'uomo si liberi di tutte le sue paure e più ancora della distorsione che lo porta a considerare "male" una parte del Bene: "la tenebra".
"La tenebra non è un'entità negativa in senso deleterio, ma è un'entità negativa in senso buono e funzionale. È l'altro aspetto, comunque necessario, della luce. Sono gli errori dell'uomo, gli "sfunzionamenti", i frutti della sua insipienza e delle sue paure che possono oggettivamente creare il "male", E il male causato dalla sua stoltezza l'uomo molto presto ha imparato ad attribuirlo a Dio, ai diavoli, creando un comodo alibi alle proprie responsabilità Il "male è sfunzionamento". Ma è sfunzionamento umano".

Lucilla Nicolini
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