Soprattutto insisteremo su quanto sia essenziale la conoscenza delle lingue (dall'ebraico, all'arabo, al greco) che bene il Fanti tratta e compone nella serie dei "Caratteri Calligrafici" che saranno poi utilizzati, per la stampa in caratteri mobili, nel suo trattato "Theorica et pratica" (1514), ricordato da diversi studiosi stranieri (tedeschi e inglesi), anche nella patria di Gutenberg.
Sì, tutto dipende dalla conoscenza delle lingue, conoscenza di cui il Fanti bene dimostra di disporre, avendo egli stesso curato un dizionario (di natura calligrafica o tipografica) subitamente da altri imitato, o meglio, subito plagiato.
E per meglio comprendere quanto in quel tempo fossero importanti le diverse lingue, ci sembra utile sottolineare, tra l'altro, come il dizionario di latino di Ambrogio Calepino, apparso per la prima volta nel 1502 e ristampato più volte dopo la morte dell'autore, nell'edizione del 1590 fosse arrivato, grazie alle successive aggiunte degli equivalenti in altre lingue, a comprendere ben undici lingue (!): "Ambrosii Calepini dictionarium undecim linguarum: respondent autem latinis vocabulis hebraica, graeca, gallica, italica, germanica, belgica, hispanica, polonica, ungarica, anglica."
Ogni lingua moderna o antica costituisce il mezzo sorprendente, più naturale e scientifico, per impossessarsi dei segreti sparsi volutamente nelle molte quartine scritte con vocaboli rari e con reminiscenze di lingue perdute, le cui testimonianze ci sono giunte solo e unicamente attraverso i testi dei sommi poeti e profeti.
Testi il cui contributo alla comunicazione e alla memoria dei miti è la chiave di volta di ogni conoscenza filosofica ed etica: altrimenti non ci sarebbe storia e ricordo del passato.
Purtroppo non è ancora tradotto tutto il patrimonio dell'India, in sanscrito; per cui ci mancano molti tasselli di quella cultura antichissima, che potrebbe gettare una luce diversa sui primordi della storia dell'umanità.
Al ricercatore non basta una sola fonte; egli cerca sempre altre prove e testimonianze delle diverse e più antiche facce della verità. È deplorevole che a questa ricerca non si provveda oggi abbastanza, e che vi siano ancora inspiegabili ostracismi.

L'anima antica era permeata dalle stelle fin nel più intimo: ogni modo di dire e di intendere non è approfondibile se non si capiscono le concezioni di quel tempo. Sappiamo bene quanto sia importante la memoria di ogni lingua nell'interpretare i giochi di nomi e di cifre, di lettere e di segni: un'arte (la "téchne") delicata e sofisticata. La tecnica sempre attiva in ogni disciplina, quella che sta alla fonte delle idee, della filosofia e dell'etica di ogni tempo, e che va esplorata a fondo per svelare - ieri come oggi - il fine e lo scopo del l'esistenza umana.
Scopriamo dunque quanta conoscenza della storia futura sia racchiusa in queste "Sentenze" o "Sintesi" drammatiche, racchiusa "a grandi lettere", in "lettere dentro lettere" che qui abbiniamo come abbiamo imparato da Nostradamus, che per noi è stato maestro mediante le famose quartine enigmatiche, rivelatesi tanto gravide di presagi di tragedie umane, così come del destino di uomini di pace e di violenza e di tante straordinarie conquiste o meravigliose scoperte: le novità che si sono manifestate nel corso dei passati cinquecento anni.
E queste cose erano - in nuce - già pensate appunto cinquecento anni fa per opera del nostro Fanti.
Ma ciò che più distingue il nostro genio ferrarese è la sua passione per il calcolo e per l'astronomia, passione che ha lasciato un segno prepotente nelle sue opere principali e in molti altri documenti.
Ed è lui stesso a testimoniare le sue numerose competenze, in una lettera indirizzata al duca Alfonso d'Este (1521), in cui si dichiara provetto "Ingegnere Generale della Repubblica Veneta"; e allo scopo di accattivarsi Andrea Gritti, che era allora Provveditore Generale dell'Esercito Veneto e che sarebbe poi divenuto Doge (1523-38) della Serenissima, accompagna una lettera a lui diretta con il suo personale curriculum, che oggi potremmo definire un curriculum "scientifico".
In esso troviamo le citazioni di alcuni dei tanti scritti e libri che il Fanti ha composto.
Una di queste è il trattato "Theorica et pratica" (1514), che abbiamo già citato.
Scopriamo così un elenco sorprendente di lavori talvolta enigmatici che, presumiamo - ma soprattutto speriamo - siano sopravvissuti e un bel giorno possano ritornare alla luce, per amore della storia e della scienza.

Eccone la lista:

Omnia Sigismundi opera in Arte scribendi
Algonsmus magnus.
De Iucunditate Artificiorum.
Propositiones magnae.
Algebra.
Super Errores Boetii.
Supplementun Geometriae. Geometria sensibilis.
Tabulae geometriae de modo metiendi omnia vasorum genera per totum orbem.
Tabulae Astronomiae.
Speculum Orbis (il telescopio?).
Scala Fortunae.
De punctis. De ludis diversis.
Super Tyberiam domini Bartholi legum doctoris. Speculum sortis (un visore?).
Supplementum Arithmeticae. De Caelorum pugna.
Super altitudines Planetarum (l'astronomia?).
Super semiphora Moysi. Super semiphora Adam Genesis.
Super laminas (AnimaI) Planetarum.
L'elenco contenuto in questa citazione documentale offre una gamma di elementi che possono ben fornire uno spunto per svelarci cognizioni di grande valore, ma purtroppo trascurate o incomprese, soprattutto a causa dell'atteggiamento pregiudiziale che, lungo questi cinque secoli, ha confinato il lavoro del Fanti nel campo delle suggestioni e visioni astrologiche, le quali rappresentano invece solo la superficie che si scorge a prima vista in questo testo profetico.
Testo che invece - come spiegheremo - se sottoposto alla rigorosa analisi di tutti i vocaboli e alla valutazione delle citazioni e descrizioni, quanto mai accurate, delle configurazioni siderali e di tanti altri aspetti planetari, dimostra come siano state allora bene considerate, e con che profondo sapere osservate, le posizioni di numerose stelle del cielo a noi noto, o firmamento: sono persino citati fenomeni fisici naturali sulle superfici delle stelle (pianeti), e anche su altri mondi (pianeti), come la luce dei lampi nelle loro atmosfere; sono notate le stelle binarie, e si parla addirittura di altri esseri viventi su pianeti o stelle lontane.
Questa è, per quei tempi, un'informazione astronomica che implica per noi un paradosso, perché all'epoca non era ancora cognizione comune il sistema copemicano, non esistevano osservatori astronomici... e Galileo Galilei sarebbe nato solo qualche decennio più tardi, nel 1564.
Di fatto già leggiamo nell'opera del Fanti la descrizione realistica, in chiave astrofisica, delle stelle binarie, e troviamo "Cosa altro nei cieli sia l'Ufo (tale è l'esatto vocabolo) che si eleva nei cieli" così da essere "Gloria", la più alta e sublime, che biblicamente solo si associa o si accompagna a Dio o ai re, o a "Veicoli celesti", o ai piloti o leader della storia futura, che il Nostro già declama - anticipatamente - con questo titolo appropriato
TRIOMPHO DI FORTUNA così pubblicato in prima edizione a Venezia (Vinegia) nel gennaio del 1526 dall'editore Giacomo Giunta, mercante fiorentino, con tutti i debiti permessi e autorizzazioni, compresa la licenza concessa dall'allora papa Clemente VII.
Si tratta di un particolarissimo "Libro della Sorte", da ascriversi a un genere letterario assai prolifico in quell'epoca, mascherato in forma di gioco di divinazione e riccamente corredato da complesse Ruote, da Sfere straordinarie e dalle Tavole con il corso degli astri, da esaminarsi, con l'aiuto dell'astrolabio e delle mappe della Terra e dei cieli, come tante caselle o quadranti longitudinali numerati, simili a quelli tracciati su un grande atlante, nel quale è racchiuso un mondo di dati storici, climatici, economici, geografici, navali e archeologici, con le relative regole o istruzioni per elaborarli secondo le probabilità matematiche (è infatti solo lo studio della matematica a consentire di acquisire una solida preparazione in tutte le altre discipline e conoscenze).
Eppure l'epoca degli enciclopedisti francesi era ancora lontana!
Nell'introduzione del testo (dedicato al papa di allora) bene è spiegato che tutto ha inizio dall'Adamo primigenio, generato dalla spirale a elica (il DNA anticipato dal Fanti nel "Proemio" del libro), raffigurato nudo, e da quanto altro si indica o insegna con le cifre di un gioco dei numeri o gioco di facce.
Tre facce (o sei) del dado sono segnate, perché l'uomo manifesta così con il suo indice (qui indice) le cifre che rimandano alla "faccia e fiaccola" (in latino "fax, facies"), per far luce sui quadranti o schermi: i sei aspetti fisici del cubo rivolto in faccia alla torre delle ore, o delle lancette con i giri nel cerchio del quadrante dell'orologio del tempo.
Tutto questo è doverosamente in rapporto alle orbite dei sette pianeti (dal Fanti utilizzati) nel loro moto temporale, sempre entro le sorti delle dodici case dei dodici segni dello Zodiaco, che anche armonicamente si accordano con i segni orientali degli animali e dei viventi, secondo le molte stelle delle undici (!) costellazioni qui enumerate.
Ma nulla può essere qui appreso se non si entra nel cuore, nel nocciolo, nella forma mentis del linguaggio rinascimentale, che racchiudeva sostanzialmente e filosoficamente i concetti che di seguito esponiamo.
È certo che le forze emanate dai corpi celesti sono enormemente più influenti di qualsiasi influsso terrestre (si considerino la Luna e le maree rispetto al liquido del cervello) e perciò sono in grado di modificare i nostri organi corporei; possono quindi spingerci a compiere azioni inconsce verso le quali non ci sentiamo propensi, pur lasciando intatta la nostra libertà di scelta.
Ossia: pur senza sentirci soggettivamente costretti nella nostra volontà, commettiamo a nostra insaputa atti che hanno poi conseguenze inevitabili.
Il cosmo è una culla che contiene cose definite, determinate e "astrofisiche" ed altre ignote, indefinite e "metafisiche", le quali tutte esercitano un'influenza che nessun rigore scientifico può negare.
Fanti, al pari di Einstein, appare ai nostri occhi moderni tanto "astrofisico" che "metafisico".
Le grandi linee della storia sono già determinate; c'è già il "piano biblico di Jeowah" a cui si somma quello del Messia cristiano che vedrà il mondo giungere a un Giudizio tra il bene e il male.
L'uomo moderno, invece, vede tutto questo in modo relativo e crede ciecamente alla totale libertà ed autonomia del proprio destino. Al contrario, sono migliaia le cause e gli effetti incontrollabili sotto cui l'uomo è, come sotto la spada di Damocle.
L'attività dell'astrologo matematico, che si basa sulle conoscenze scientifiche, si esplica solo in questo campo, cioè nello spiegare gli eventi, le azioni, le scelte, che ci accadono o che compiamo in relazione alla nostra complessione naturale. Questa complessione, a livello individuale, dipende direttamente dall'influsso astrale: è quindi lecito considerare lo studio degli astri come intimamente legato allo studio dei comportamenti umani, in quanto connessi agli astri.
In ogni caso l'attività dell'astrologo-filosofo si svolge più correttamente quando si occupa dei grandi avvenimenti che riguardano l'umanità (i destini dei regni e delle città, le sorti dei movimenti religiosi e delle civiltà), piuttosto che quando si rivolge agli atti di una singola persona.
L'astrologo del Rinascimento deve basare le proprie previsioni sullo studio degli influssi dei corpi celesti che gli consentono, secondo leggi universali, di avere una conoscenza generale della realtà: la determinazione dell'influsso particolare, per quanto possibile, sarà sempre assai difficile.
Fatta questa doverosa e determinante premessa, si può capire la proposta di un universo (cosmo) e di un sapere umano in totale armonia con tale universo, e soprattutto con le sei facce del cubo virtuale da cui si proiettano tutti gli archetipi o stringhe cosmiche determinate dal Creatore.
Questa "causa" e "cosa" è peraltro legata all'insegnamento che ci impone di ricordare la "sophía" (la sapienza di Pitagora), perché il numero ha il suo opposto, come il polo di ogni sfera o stella, e come ogni cosa.
È questo il principio da cui promana ogni archetipo, casa di ogni segno zodiacale.
Come di ogni cifra e termine esiste, secondo l'ordine delle cose, sempre il suo opposto diametrale (come idea e teoria, mondo e antimondo, terra e antiterra; secondo il nominalismo l'antitesi è invece fra materia e antimateria; determinato e indeterminato, Dio e Antidio), così si procede dalla virtù al suo logico contrario, o rovescio della medaglia.
Eccoci allora pronti a esplorare per la prima volta lo zoo della meravigliosa e fantastica corte degli archetipi celesti e terrestri, che riguarda sia i viventi umani sia gli animali ("zóntes", "viventi" in greco) che il Fanti anticipa nell'astrologia occidentale (per esempio "liofante", l'elefante; la scimmia, il rinoceronte, il gallo, il serpente, la giraffa, la fenice, il drago e così via).
Questo molto prima che si diffondessero in Occidente le avvincenti teorie dell'astrologia orientale, con i suoi dodici segni animali, secondo cicli sessagesimali che stanno in relazione poi ai nostri "dodeka asteres" (i XII segni zodiacali e la loro dottrina) con le rispettive dimore-case, o anche alle XII Fortune, da considerare e da tenere (secondo le istruzioni che si enumereranno nel tempo) in "sommo valore", per arrivare alla fondamentale lettura e significazione, da parte di chi, addentrandosi in tale studio, possa bene computare ogni rapporto esistente fra il destino e il passaggio del pianeta, tempo sotto cui e durante cui avvengono gli eventi umani.
È un mare di nozioni che basta ad alimentare ogni umana coscienza, che sprigiona poi nuove ispirazioni al cuore e alla mente, che come spugna metaforicamente attinge all'acqua dell'oceano infinito di saggezza (dell'Oriente) non senza, pure, il sale della vita, per amalgamare tante sorprendenti significazioni entro l'anima, affinché essa, così fecondata da molte nozioni, possa davvero fare come il mitico Atlante: sotto il peso di tanto sapere, immancabilmente maturi e rifletta.