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libri scelti da Francesco Di Blasi

MISTERI ESOTERICI La Tradizione ermetico-esoterica in Occidente

di Giuseppe Gangi
Edizioni Mediterranee
pagg. 278 - € 14,50
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I MISTERI ESOTERICI DELL'ANTICO EGITTO:

L'Egitto fu, nel mondo antico, la sede naturale della Scienza sacra, il rifugio e il laboratorio delle più nobili tradizioni dell'umanità. Grazie alle ricerche archeologiche e ai faticosi studi condotti durante gli ultimi due secoli, siamo oggi in grado di ricostruire le fasi più salienti della storia dell'Antico Egitto. I nostri storici, però, poco adusi a ricercare la profonda anima dei popoli, hanno limitato i loro sforzi a descrivere la parte più appariscente della storia dell'Egitto. Si sono catalogate le varie dinastie, si sono elencati i faraoni appartenenti a ciascuna di esse, si è ricostruita l'organizzazione politica e amministrativa, si è fatto luce sugli usi, sui costumi, sul culto dei morti, sulle cerimonie pubbliche. L'interesse dei nostri storici ufficiali non è andato oltre. Il solo aspetto degno di nota rispetto alle altre civiltà pre-elleniche sarebbe rappresentato dal fatto che la civiltà egizia abbia avuto la durata di qualche migliaio di anni in più.
Ma qual è la vera anima dell'Antico Egitto, quale il profondo arcano del suo pensiero, quale il segreto della sua politica? Per più di cinquemila anni, l'Egitto costituì la fortezza delle più pure e alte dottrine esoteriche dell'antichità. Sotto l'impero delle sue cinquanta dinastie, in mezzo ai flussi e ai riflussi della sua storia, al di fuori e al di sopra dell'idolatria apparente del suo politeismo esteriore, l'Egitto conservò sempre intatti i principi basilari della sua teologia occulta e la tradizionale struttura della sua organizzazione sacerdotale. L'Egitto divenne nell'antichità l'asse attorno a cui si sviluppò e progredì il pensiero religioso dell'umanità.
La Giudea, la Grecia, l'Etruria attinsero dall'Egitto le loro idee madri. È nei templi di Osiride, nell'antica Tebe, che Mosè e Orfeo formarono il toro genio, trovandovi l'uno la forza e l'energia di guidare e unificare un popolo semi-selvaggio, l'altro la magia di far parlare gli dèi e di incantare uomini e animali.
A somiglianza delle Piramidi, che ancora oggi testimoniano la grandezza di un passato glorioso, il sacerdozio egiziano portò avanti per secoli i suoi simboli e gli arcani impenetrabili della sua scienza. Da ogni parte della terra vennero ai sacri templi uomini assetati di verità e di conoscenza. Là ebbero la loro "iniziazione" i più grandi profeti e "rivelatori" dell'antichità. Là erano racchiusi i misteri dell'uomo e dell'Universo.
Oggi non rimangono che delle pietre e delle parole scolpite su di esse. Archeologi, studiosi, ricercatori di ogni genere frugano tra le macerie: trovano, interpretano, calcolano, scrivono. Cercano la verità, come se fosse qualcosa da toccare o da trovare scavando. La Grande Verità non muore: essa soltanto sopravvive a tutto.
In se stessa è immutabile: cambia soltanto di dimora e di forma.
La prima civiltà egiziana risale all'antica razza rossa che precedette la razza nera nella dominazione del mondo. La colossale sfinge di Gizah, l'animale mostruoso e simbolico che giace sulla sua collina di granito vicino alla Grande Piramide, è opera della razza rossa. Scolpita dal più antico sacerdozio umano, essa rappresenta l'Iside terrestre, la natura nell'unità vivente dei suoi regni. Nel suo quadruplice aspetto di toro, di leone, di aquila e di uomo sono racchiusi i quattro animali della visione di Ezechiele, che rappresentano i quattro elementi costitutivi del microcosmo e del macrocosmo: l'acqua, la terra, l'aria e il fuoco.
Della razza rossa non è rimasto altro testimone.
Il principale santuario della razza nera divenne l'Alto Egitto dove, molto tempo prima dell'epoca ariana, visse la sua vita terrena Ermete, il primo iniziatore dell'Egitto alle dottrine sacre. Contemporaneo di Abramo e, secondo la leggenda, suo maestro e "iniziatore", Ermete fu ritenuto in ogni tempo il Grande Sole centrale dell'occultismo. I Greci, discepoli degli Egiziani, lo chiamarono Ermete Trismegisto, ossia tre volte grande, considerata la sua funzione di re, di legislatore e di sacerdote. Egli caratterizza, .infatti, un'epoca in cui il sacerdozio, la magistratura e la regalità si trovano riuniti in un sol corpo governante. Manetone chiama quest'epoca "il regno degli dèi".
Fu Menes a dare all'Egitto una nuova organizzazione politico-sociale, in base alla quale un primo consiglio ebbe gli incarichi sacerdotali e un secondo la responsabilità della giustizia: il governo venne affidato a entrambi e la regalità, concepita come loro delegata, restò sottoposta al loro controllo. L'indipendenza relativa dei "nomi" o comuni costituiva la base della vita sociale.
Il faraone riceveva l'iniziazione ed era tutt'altro personaggio dal despota assiro, il cui potere arbitrario affondava le sue radici nel crimine e nel sangue.
Intorno all'anno 2000 a.C. l'Egitto ebbe a subire l'invasione fenicia. Guidati dai re-pastori, chiamati Hyksos, i Fenici si insediarono sul Delta e sul Medio-Egitto. Portavano con sé una civiltà corrotta, la mollezza e il lusso dell'Asia, un'idolatria superstiziosa e grossolana.
Non solo era compromessa l'esistenza nazionale dell'Egitto, ma erano gravemente minacciate la sua intellettualità e la sua missione universale. La salvezza non poteva venire che dai templi, dove un corpo organizzato di iniziati era il depositario dell'antica scienza di Ermete e di Ammone-Ri, il dio solare di Tebe.
Nascosti nei recessi più profondi dei santuari, i due supremi consigli vi custodirono la loro scienza, le loro tradizioni, l'antica e pura religione insieme alla speranza della riscossa nazionale.
Fu in quest'epoca che i sacerdoti diffusero nella folla la leggenda di Iside e di Osiride, secondo la quale Osiride, ucciso e smembrato dal fratello Sete, risuscita per opera del figlio Oro, che Iside ha concepito posandosi in forma di sparviero sul cadavere del marito, dopo averne ricomposto i pezzi dispersi nelle acque del fiume Nilo aiutata dalla sorella Nephthys. (segue...)
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