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libri scelti da Francesco Di Blasi

BAPHOMET
Sulle tracce del misterioso idolo dei Templari


 
di Roberto Volterri e Alessandro Piana
Sugarco Edizioni
pagg. 245 - € 18,80
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Capitolo 1 - UN PROCESSO O UNA FARSA?:

Veggio il nuovo Pilato sì crudele
che ciò noi sazia; ma senza decreto
porta nel Tempio le cupide vele.
(Dante, Commedia, Purgatorio XX, 91-93)

Riteniamo necessaria una premessa: non è nostra intenzione ripercorrere in queste scarne prime pagine tutta la storia dell'arresto, degli interrogatori, delle torture, delle condanne dei Templari che turbò la Francia di quei lontani anni compresi tra il 1307 e il 1314. No, per tutto ciò e per i particolari di carattere storico rinviamo all'ampia messe di libri sull'argomento.
Ci limiteremo qui a riassumere - veramente brevi cenni sull'universo templare! - il prologo di quella che potremmo definire una tragica farsa, una farsa che coinvolse un re di Francia, un papa e tutta una serie di personaggi che dal crollo dell'impero templare avevano molto, moltissimo da guadagnare.
Ciò che riporteremo in questo primo capitolo saranno alcune deposizioni rilasciate, più o meno "obtorto collo", da vari membri dell'Ordine templare. O, meglio, riporteremo quelle testimonianze che ci riconducono al tema principale di questa nostra personale ricerca: il misterioso "Baphomet". Non molto di più...
Anche in bibliografia il lettore sarà in grado di trovare utili suggerimenti per ampliare al massimo - se lo riterrà opportuno - il suo bagaglio di nozioni, di dati, di spunti per avere una visione più ad ampio raggio, costellata di mille sfaccettature, del fenomeno templare che ancora ai nostri giorni suscita interrogativi, innesca dibattiti, fornisce stimoli per qualche ciack cinematografico e fa scrivere libri. Magari come questo.
Iniziamo il viaggio...

Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
di me son nati i Filippi e i Luigi,
per cui novellamente è Francia retta.
(Dante, Commedia, Purgatorio XX, 49-51)

E tra i "Filippi" il sommo poeta annovera anche quel Filippo IV di Francia, detto il Bello, responsabile di una delle maggiori tragedie che si possano ricordare nella storia della Chiesa.
Filippo IV il Bello, in un tragico venerdi 13 ottobre 1307, con una delle più organizzate operazioni di polizia che si siano mai viste, arrestò contemporaneamente più di mille cavalieri, ordinò di torturarne la maggioranza e diversi, in tempi successivi, li spedì sul rogo. Gran parte delle accuse rivolte ai Templari era probabilmente pretestuosa e le confessioni furono estorte con l'ausilio di atroci torture.
I Templari non erano certamente né migliori né peggiori di altri appartenenti a ordini monastico-cavallereschi, ma il re invidiava le loro ricchezze e li temeva: mise allora in moto un'infernale macchinazione, ricca di elementi rispondenti al vero ma anche di inquietanti, tragici voli pindarici per annientare l'Ordine templare ed impadronirsi dei suoi averi. Papa Clemente V dapprima sembrò opporsi a tali nefandezze, ma, si sa, ove c'è la forza la ragion non vale...
Abbiamo prima detto che non intendiamo ripercorrere le vicende storiche comprese tra il 1307 - anno in cui i Templari furono arrestati - e il 1314 - anno in cui a Parigi il loro Gran Maestro, Jacques de Molay, e Geoffroi de Charny furono bruciati vivi sull'isolotto di Pont Neuf, sulla Senna, alle spalle di Notre-Dame - ma ci sia concesso un brevissimo salto all'indietro nel tempo, fino al 1305 quando il tolosano Esquieu de Floyran, priore di Montfaucon, riferi al sovrano d'Aragona, Jaime II, una stupefacente vicenda.
Sostenne di essere stato nelle carceri di Béziers nella stessa cella di un Cavaliere Templare estromesso dall'Ordine, cavaliere che gli aveva confessato inaudite atrocità compiute durante alcuni particolari riti in cui si rinnegava il Cristo, si era costretti a sputare sulla Croce, si praticava la sodomia e si adorava un idolo.
Un idolo? Si, uno strano idolo dai mille volti!
Jaime II - prudentemente, per non inimicarsi buona parte della popolazione spagnola - suggerì ade Floyran di rivolgersi a Filippo IV di Francia, il quale aveva una certa esperienza in lotte contro la Chiesa, lotte alle quali non erano estranei gli interessi del suo scaltro consigliere, Guglielmo di Nogaret. Il de Floyran incontrò effettivamente il consigliere del re e Guglielmo capi al volo l'importanza dell'occasione che gli si offriva. Fece cosi balenare nella mente di Filippo l'idea di impadronirsi degli ingenti tesori che in gran parte della Francia, e non solo, erano custoditi nelle Commende templari e in quelle che potremmo definire delle banche "ante litteram"!
Si arrivò cosi al 14 settembre 1307, quando venne deliberato l'arresto dei Templari e impartito l'ordine di tenersi pronti per il "blitz" all'alba del 13 ottobre.
Il resto è storia.
È lecito domandarsi cosa confessarono di così atroce i "Tempieri" - ma soprattutto di realmente accaduto - se sappiamo che Ponsard de Gisy, cui era affidata la casa madre dell'Ordine a Payens, affermò: "Abbiamo confessato sotto tortura!" e poi: "Mi hanno legato le mani dietro la schiena in un modo tale che il sangue mi sprizzava fuori dalle unghie. Poi così legato mi hanno gettato in un pozzo per circa un'ora."
E quanto rispondevano al vero tali confessioni se quello che potremmo definire avvocato di parte civile, Pietro da Bologna, già Procuratore generale dell'Ordine presso la Santa Sede, arrivò poi a scrivere:

È difficile per noi, per i nostri fratelli, essere privati dei sacramenti. A molti di noi è stato sottratto l'abito, a tutti i beni dell'Ordine. Tutti siamo stati gettati in carcere con infamia, messi in catene ed in carcere siamo tuttora. La maggior parte dei confratelli che sono morti nelle carceri fuori Parigi non sono stati sepolti in terra consacrata. Al momento della morte sono stati negati loro i sacramenti della Chiesa. Gli articoli del questionario della Bolla pontificia sono privi di senso, infami, disonorevoli, inauditi. Si tratta di menzogne, enormi menzogne, menzogne assurde, pronunciate dai nemici dell'Ordine e da calunniatori, in base a delle maldicenze. L'Ordine Templare è puro, senza macchia, e tale è sempre stato, checché se ne dica. Coloro che affermano il contrario parlano da miscredenti e da eretici, seminano nella fede l'eresia e la zizzania. Siamo qui pronti a difendere l'Ordine con tutto il cuore, con parole ed opere, nella maniera migliore possibile. Domandiamo però di poter disporre liberamente di noi stessi, e di essere presenti al Concilio. Coloro che non vi possono prendere parte devono avere la possibilità di farsi rappresentare. In breve, chiediamo di essere liberati dalle carceri in cui ci detengono. Tutti i confratelli che hanno confessato, del tutto o in parte menzogne simili, non dicono il vero. Hanno confessato nel timore di essere uccisi. Alcuni hanno confessato sotto tortura, altri per aver visto a quali supplizi venivano sottoposti i loro confratelli.
Di conseguenza hanno verbalizzato ciò che volevano i loro persecutori. Non li si può biasimare, giacché i supplizi a cui alcuni sono stati sottoposti hanno suscitato il terrore in molti. Hanno visto che era possibile scampare alle sofferenze ed alla morte mentendo. Altri forse sono stati corrotti col danaro, o sedotti da promesse e lusinghe, o piegati da minacce. Tutto questo è noto e non si può far finta di ignorarlo, od occultarlo. Imploriamo la misericordia divina, che ci faccia giustizia, giacché troppo a lungo abbiamo patito una persecuzione ingiusta. Da cristiani pii e fedeli, chiediamo di ricevere i sacramenti della Chiesa.

Gli interrogatori, le torture, le condanne proseguirono inesorabilmente e il 3 aprile 1312 fu emanata dal papa la Bolla "Vox in excelso":

In considerazione della cattiva reputazione che grava sui Templari, del sospetto e delle accuse che sussistono a loro carico; in considerazione della cerimonia segreta di ammissione in quest'Ordine, della condotta perversa e irreligiosa di molti suoi membri; in considerazione del giuramento di non rivelare nulla a proposito della cerimonia d'ammissione, e di non uscire dall'Ordine; in considerazione dello scandalo, ormai non più sanabile; in considerazione dell'eresia a cui sono esposte la Fede e le anime, dei terribili misfatti commessi da un gran numero di membri dell'Ordine; in considerazione del fatto che Santa Romana Chiesa soppresse in passato, per motivi ben più lievi, altri celebrati Ordini, Noi, non contravvenendo alle regole della Cavalleria e non senza intima sofferenza, non in virtù d'una sentenza giudizi aria ma "ex autoritate apostolica", sopprimiamo l'Ordine suddetto con tutte le sue istituzioni.

Qualcosa confessarono, qualcosa in parte rispondente al vero e in parte generato dal dolore delle torture alle quali furono sottoposti i "Tempieri" durante i processi. Ma cosa si rimprovera di preciso ai Templari? Quali sono le accuse rivolte nei loro confronti?
Le accuse sono quelle tipiche di quel "corpus" antieretico che si è costituito nel corso del XIII secolo e che è stato utilizzato anche nei confronti di Bonifacio VIII, ovvero si parte dall'apostasia e dall'oltraggio del crocifisso per passare alle pratiche sodomitiche e concludere con le riunioni segrete e l'idolatria.

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