
LIBERA MENTE

UNA TORTA IN FACCIA ALL'AVIDITÀ
di Marie Noelle Urech
Alto, capelli grigi raccolti in una lunga coda, una calza arancione e una verde, pantaloni e camicia coloratissimi, forchettina in miniatura a mo’ di orecchino, ampio sorriso, occhi luminosi, un’espressione d’infinita bontà: un dottore così non si incontra tutti i giorni. Patch Adams, medico e clown, fondatore ad Arlington, Virginia, del Gesundheit Institute (G.I.), di una comunità medico-olistica. Soprattutto, un dottore al servizio dell’umanità, che dorme dalle due alle cinque ore per notte, che non possiede nulla per scelta propria (nemmeno un computer) se non la capacità immensa di amare ed una visione del futuro. Secondo Adams, la cui storia ha ispirato il film omonimo interpretato da Robin Williams, per vivere meglio basta poco: senso dell’umorismo, allegria, lasciarsi andare alle proprie emozioni. Convinto che un sorriso, un gesto ed una parola d’amore possano guarire alla stregua di un farmaco, Patch Adams pratica da anni la "comicoterapia" e la sua esperienza potrebbe cambiare la vita di chi è ricoverato in ospedale, ma anche il modo di guardare alla medicina e all’Uomo.

Quale è il modello rappresentato dal Gesundheit Institute?

Il mio libro "Salute" pubblicato da Urra, sviluppa il modello che rappresentiamo e non posso accorciarlo di un solo paragrafo! Ribadisco che la medicina, intesa come business, è eticamente sbagliata. Non potremo mai ri-creare una comunità e guarire la società senza dare ai nostri cittadini un senso di "appartenenza" e di comunità. Il G.I. è il sogno di tante persone, un esperimento nella medicina olistica, basato sulla convinzione che non si può separare la salute dell’individuo dalla salute della famiglia, della comunità, del mondo. Uno dei fondamenti della nostra filosofia è che la salute si basa sulla felicità: dall’abbracciarsi e fare il pagliaccio al trovare la gioia nella famiglia e negli amici, soddisfazione nel lavoro e nell’estasi per la natura e le arti.

Perché praticare la medicina gratuitamente è così importante nel mondo di oggi?

La medicina dovrebbe servire tutti i cittadini e dare loro un pieno senso di comunità. In un mondo che venera il denaro e il potere, la nostra idea era scegliere il settore più costoso della società americana e offrirlo gratuitamente: una torta in faccia all’avidità!
Dobbiamo risolvere i problemi sociali invece di aggiustare temporaneamente un sistema fallimentare! Decidere, inoltre, se comprare più bombardieri o ampliare il servizio sanitario per i nostri concittadini. Si fa della fragorosa retorica sulla medicina come diritto e si tace della medicina come servizio per la società. Io vedo il servizio come una delle grandi medicine dell’esistenza: è difficile avere un senso di generale soddisfazione nella vita, a meno che una persona non senta di essere stata utile ad uno scopo. Quando gli scienziati capiranno meglio i meccanismi della psiconeuroimmunologia, sarà evidente perché il servire gli altri abbia il grande potere di lenire il dolore e, se non di curare la malattia, di renderla almeno sopportabile.

Cosa possiamo imparare dalla sofferenza, dall’amore e dalla gioia?

Per molte persone che soffrono, la paura, il senso di solitudine, l’ingiustizia sono i distruttori della salute e la diretta conseguenza di un mondo alienato. Dall’amore e dalla gioia nasce la vita. Amore e Gioia possono metter termine alla sofferenza. Fra le cose che possiamo imparare dall’amore e dalla gioia c’è il privilegio di avere la vita!

Quale è la cosa più importante per accompagnare una persona in fin di vita?

Starle vicino, godere della sua presenza, in modo profondo e comportarsi in modo normale con lei. Ogni volta che trascorro del tempo con una persona morente trovo in effetti una persona che vive. Un amico malato di cancro un giorno mi disse di sentirsi una persona viva e che odiava il disagio che la gente dimostrava per il suo stato. Disagio, che interferiva con la sua vita. Andò a una grande festa, poco prima di morire: gli era rimasto solo parte di un polmone, ma ballò più a lungo e intensamente delle altre persone presenti. In ospedale, i malati terminali si sentono soli e strappati al loro ambiente. Quello che li allieta sono le persone che fanno loro visita e i pochi ricordi della loro vita che tengono vicino a sé. Così incoraggiai i pazienti a morire nella loro casa e accettai di assisterli là. Cosa può essere meglio del morire in compagnia della famiglia e degli amici, nella propria casa, circondati dai tesori con cui si è vissuto? Ogni volta che è successo, dall’esperienza della morte, è stata rimossa buona parte della paura. Ogni volta, sia i pazienti che le famiglie sono stati profondamente grati, spesso sperimentando la stessa gioia e felicità di una nascita in casa.

Marie Noelle Urech, che ha intervistato Patch Adams in previsione della sua partecipazione come ospite d’onore al convegno "L’uomo Immortale" di Ottobre ad Arezzo, è presidente dell’Associazione Ildegardiana Viriditas.
Info: Associazione Viriditas - Tel.: 0761 344870 - e-mail: viriditas@isa.it

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