
LIBERA MENTE

EFFETTO PLACEBO
di Antonio Bruno
Da sempre gli scettici, nella valutazione delle cosiddette terapie alternative, danno ampio risalto all'effetto placebo per giustificare le varie guarigioni altrimenti inspiegabili. L'alternativa, infatti, sarebbe ammettere che anche qualche altra forma terapeutica, al di là della medicina ufficiale, possa essere efficace. Dunque, dopo aver inutilmente cercato circostanziate "prove" statistiche sul fatto che in realtà "non esistono comprovati casi di guarigioni miracolose"; dopo aver tentato di demolire ogni dato o resoconto presentato da personaggi del settore non ortodosso della medicina, puntualmente, se messi alle strette, tirano in campo l'effetto placebo per spiegare tutto ciò che resta inspiegabile.
Da studioso dell'esoterismo e delle correlazioni che possono esistere fra le antiche credenze o conoscenze e l'interpretazione di svariati fenomeni misteriosi, fra cui anche le guarigioni "miracolose", trovo estremamente importante sottolineare come in quest'ultimo caso, forse, sia possibile che due "verità" si completino. Premetto che non c'è da tenere in alcun conto il parere estremamente superficiale di chi considera le antiche civiltà solo come dei popoli di primitivi superstiziosi e semi-analfabeti perché scomparsi nel nulla molti secoli fa (ignorando volutamente che tutte le civiltà hanno un ciclo di nascita, prosperità e morte, senza per questo poterle considerare fallimentari) e dimenticando che la nostra "civilissima" società, ipertecnologica fino a livelli allarmanti, è da decenni a rischio di estinzione!

Il sommo segreto
È importante notare che la maggior parte delle scuole filosofiche ed esoteriche (orientali ed occidentali) conferisce un potere quasi illimitato alla volontà, e quindi al pensiero dell'uomo. La stessa "magia" non è, in ultima analisi, che un'applicazione cosciente di questo potere, un insieme di procedure psichiche o meglio, mentali, che consente di "entrare" nel livello di "realtà" su cui ci si sintonizza e di modificarlo (fino ad un certo punto). Il nostro pensiero, che possiamo anche definire immaginazione, se vogliamo dargli una connotazione più peculiare ed istintiva, è effettivamente in grado di "compiere prodigi", anche se ormai la grande maggioranza di noi ha perduto la chiave della sua padronanza cosciente. Tutti i sentieri di iniziazione, in fondo, conducono ad una scoperta profonda del sé, e quindi di una correlazione, di un "collegamento" con una realtà superiore. È ciò che si potrebbe definire la "padronanza consapevole", una capacità che le scuole sapienziali di tutti i tempi si sono tramandate come un tesoro inestimabile ed inconcepibile da chi ha perduto il collegamento ed è rimasto ancorato alla manifestazione più materiale e concreta, della realtà. Il legame con la realtà superiore, che ognuno di noi possiede da sempre (anche se non ne siamo consapevoli), contiene in sé la "magica" facoltà di influenzare gli eventi in un'incredibile varietà di combinazioni, sempre perfette, che si vanno ad armonizzare con tutte le altre tessere del mosaico esistenziale. Un concetto che può apparire astruso ai materialisti di stampo cartesiano, ma è tuttavia ciò che noi definiamo "il sommo segreto", quella realtà che ci rende artefici e protagonisti degli eventi che si susseguono nel fittizio scenario di "onde di pensiero" che è la vita.

Oltrepassare i limiti
Quasi nessuno, oggi, nel mondo occidentale è in grado di uscire dai limiti di una percezione parziale quale è quella circoscritta ai cinque sensi fisici: dolore, sofferenza, malattia, sono esperienze che sembrano invalicabili, a volte terribilmente spietate. Eppure, per la reale consistenza di ogni evento, esse non sono che fattori esperienziali funzionali ad un'esistenza globale, completa ed eterna, rispetto alla quale siamo come pesci, ignari dell'esistenza del cielo. Se i pesci fossero senzienti, accuserebbero di pura utopia chi fra essi supponesse l'esistenza di un qualcos'altro, là fuori, ed ancor più chi dicesse che quel qualcos'altro è intimamente correlato alla loro realtà "acquatica". Filosofia, speculazione e non scienza, si dirà. Ma, cari amici, cos'è la scienza quando la si priva del bene della speculazione e, soprattutto la si vuole inaridire insabbiandola sulle spiagge di mari artificiali, creati solo dal progredire di un sapere a senso unico che ha dimenticato, per superbia, il concetto di "TUTTO"?
Il cosiddetto effetto placebo, allora, è solo un segnale, la punta di un iceberg, l'importante emergere di una verità più profonda dell'affrettato e superficiale concetto di "autosuggestione".
Oltre alle dimensioni che l'uomo già conosce, ne esiste una quinta, una dimensione senza limiti come lo spazio e senza tempo come l'infinito. È la regione intermedia tra la luce e l'oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l'oscuro baratro dell'ignoto e le vette luminose del sapere. È la dimensione dell'immaginazione, è una regione che potrebbe trovarsi... ai confini della realtà!

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