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DECRIPTARE LA BIBBIA...

 
VISIONE SU ABELE, IL PASTORE GRADITO AL SIGNORE

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb

 

    parti precedenti:

ABELE PRIMOGENITO DI ADAMO? »
SI PREPARA LA TRAGEDIA »
CAINO E ABELE »
GIUDIZIO SU CAINO - PRIMA ISTANZA - INDAGINE E DIFESA »
GIUDIZIO SU CAINO - PRIMA ISTANZA - SENTENZA »
APPELLO - POSSIBILITA' DI PERDONO PER CAINO »
IL BUON PASTORE »
SALMO 23 DI DAVIDE - TESTO E DECRIPTATO »

IL GIUSTO SOFFERENTE
La figura di Abele, tratteggiata con poche parole in Genesi 4,1-10, introduce la figura del "giusto".
Questi fin dalle origini è rifiutato dal fratello.
Il rifiuto del giusto rifiutato dagli uomini era stato sviluppato dal profeta Isaia nei quattro canti detti "del servo del Signore" (42,1-9; 49,1-11; 50,4-11; 52,13-53,12).
Platone (427-347 a.C.) nel dialogo sullo stato ideale detto della Repubblica, tratta della rettitudine che in un uomo è veramente perfetta se accetta ogni ingiustizia per amore della verità.
Scrive Platone che l'uomo sommamente giusto deve essere:

"...un uomo semplice e generoso che, dice Eschilo, vuole non apparire, ma essere onesto. E l'apparire bisogna appunto eliminare. Se infatti vorrà apparire, potranno derivarne onori e vantaggi, appunto perché appare giusto. E non si potrà allora scorgere se è giusto per causa di giustizia o per causa di vantaggi e d'onori. Ecco, di tutto facciamolo ignudo. Sola in lui giustizia ...Effigiamolo dunque opposto al precedente e pur non commettendo nessuna ingiusta azione abbia sicura fama di ingiustizia. Così sarà fatta prova del suo amore per la giustizia, se davvero non si lascia flettere da cattiva fama e da conseguenze che da quella derivano. Incrollabile andrà sino alla morte, per tutta l'esistenza sembrando ingiusto, mentre è un giusto ... il giusto sarà flagellato, sarà torturato, posto in ceppi sarà, gli si bruceranno gli occhi, da ultimo, sottoposto ad ignominia estrema, sarà impalato." (Platone, La Repubblica o Politéia, libro II°, Rizzoli 1953, p.122-123).

L'intuizione filosofica di Platone coincide in modo impressionante col IV Canto del Servo del Signore nel libro del profeta Isaia.

Il libro del profeta Isaia è costituito da 66 Capitoli, nella forma pervenutaci nel canone ebraico del testo masoretico che poco si discosta dalla copia nei papiri fatti risalire al II secolo a.C. trovata tra i manoscritti del Mar Morto. Ora la critica letteraria e l'esame storico dei fatti raccontati hanno riconosciuto che i primi 39 capitoli sarebbero da attribuire al Proto - Isaia, profeta vissuto tra il 765 e il 700 a.C. che secondo una tradizione ebraica sarebbe stato fratello di Amaziah del re di Giuda e fu martirizzato da suo nipote, il re Manasse, figlio della figlia di Isaia, andata sposa a Ezechia. Gli altri 27 capitoli sono detti Deutero-Isaia, e tra questi gli ultimi 11 dal 56 al 66 sono di discepoli di chi ha scritto il Deutero e si parla di un Trito - Isaia, comunque antecedente all'epoca di Platone.
Storicamente, semplificando, il Proto - Isaia sarebbe dell'VIII secolo a.C., il Deutero - Isaia del dopo esilio, cioè del VI secolo a.C. e subito dopo del V il Trito - Isaia, contemporaneo di chi scrisse il testo del libro del Genesi, e comunque antecedente d'almeno un secolo ai Dialoghi di Platone.
Questa del servo sofferente d'Isaia e che era nella mente dei pagani del tempo per influsso del grande Platone fu riconosciuta come profezia attuata in Gesù di Nazaret dal primo cristianesimo e usata come bandiera nella evangelizzazione dei pagani, perché dal giusto verrà la salvezza per l'uomo.
Dice il 4° Canto del Servo: "Così molti si stupirono di lui - tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto e diverso la sua forma da quella dei figli dell'uomo" (Is. 52,14) ove sfigurato - deformato ha in sé le lettere di Messia , il Cristo, l'Unto, sintesi profetica di riconoscimento in Gesù del servo sofferente.
Quelle lettere infatti portano all'idea di un Messia in croce .
Nella lettera ai Filippesi (circa nel 60 d.C.) San Paolo con somma chiarezza scrive quanto segue circa il Cristo che ha incarnato la figura del giusto sofferente sia per il mondo ebraico, della profezia d'Isaia, sia del greco, nell'intuizione di Platone: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l`ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre." (Fil. 2,5-12)

Ho così decriptato quei 4 canti del Servo di Isaia di cui riprto qui di seguito il testo C.E.I. e la decriptazione (per brevità senza dimostrazione) sempre però ottenuta senza deroghe alle regole già dette.

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