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DECRIPTARE LA BIBBIA...

 
LE BENEDIZIONI DI GIACOBBE E DI MOSÈ

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb

 

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LE BENEDIZIONI DI GIACOBBE (Genesi 49) »
IL CANTICO DI MOSÈ (Deuteronomio 32) »

CANTICO E BENEDIZIONI DI MOSÈ (Deuteronomio 32 e 33)
Dopo il Cantico e prima della fine del Capitolo 32 del Deuteronomio è detto: "Mosè venne con Giosuè, figlio di Nun, e pronunziò agli orecchi del popolo tutte le parole di questo canto." (Deut. 32,44)
Che necessità c'era di ricordare ciò?
Quest'inciso fa tornare alla mente dei contemporanei tutta la cosmologia egizia eliopolitana nota attraverso i "testi delle piramidi" che ora è molto lontana dalle nostre concezioni, ma che allora era in pieno fulgore, cosmologia che è strettamente connessa alla prima dinastia dei Faraoni con Menes intorno al 2950 a.C. ed alla leggenda e al mito del dio Nun, il primordiale emanatore delle acque.
Rimando alla lettura di "Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?" di come il mito di Nun fu rivisitato in forma monoteistica.
Dopo quest'accenno ci sono le ulteriori parole di Mosè.
"Quando Mosè ebbe finito di pronunziare tutte queste parole (del Cantico) davanti a tutto Israele, disse loro: Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. E prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita; per questa parola passerete lunghi giorni sulla terra di cui state per prendere possesso, passando il Giordano." (Deut. 32,45-47)
Mosè poi pronunciò le Benedizioni del Cap.33 e "In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canan, che io do in possesso agli Israeliti. Tu morirai sul monte sul quale stai per salire e sarai riunito ai tuoi antenati, come tuo fratello Aronne è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Merba di Kades nel deserto di Sin, perché non avete manifestato la mia santità. Tu vedrai il paese davanti a te, ma là, nel paese che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai! "(Deut. 32,48-52)
In tale Capitolo vi sono le parole di benedizione che Mosè disse alle varie tribù d'Israele, ma che come per le Benedizioni di Giacobbe, sono una consegna al popolo della fede nella resurrezione e nella venuta del Messia, come verrà confermato dalla decriptazione dell'intero Capitolo 32 che riporterò.
Di fatto, abbiamo visto che Mosè pronuncia le benedizioni dopo che il Signore gli aveva confermato chiaramente che non sarebbe entrato nella Terra Promessa, perciò come nelle benedizioni di Giacobbe è da pensare che sotto vi sia un testo che esprima la fede in ciò, mentre il testo esterno pare in questo senso inerte.
Questo versetto ad esempio pare innocuo, ma decriptato fornisce tutto un altro sfondo.

Deut. 32,49 - "Sali su questo monte degli Abarim, sul monte Nebo, che è nel paese di Moab, di fronte a Gerico, e mira il paese di Canan, che io do in possesso agli Israeliti."






"Ascenderà da Dio entrandovi col corpo . Entrerà nell'aldilà a starvi un vivente del mondo . Questi nel mondo rientrerà col corpo con gli angeli . Dentro porterà l'Unigenito la risurrezione alle moltitudini della terra . I viventi riporterà al Padre Unico , brucerà il cattivo serpente che nelle persone () sta . Saranno i corpi dalle tombe a riportarsi . Li porterà con i corpi all'Unico . Dal mondo verranno () nell'Unigenito , nel corpo gli saliranno come angeli per l'agire dell'energia dell'Unico che n'avrà risorto i corpi , dell'Unico figli . Il drago nei cuori tra lamenti sarà stato bruciato . Dai corpi il maledetto () rifiutato dai petti () uscirà ."

Pare così come se vi sia una legge scritta da Mosè sotto ispirazione di Dio (Deut. 31,9) "Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi, che portavano l'arca dell'alleanza del Signore, e a tutti gli anziani d'Israele."
Quella scritta da Mosè è una legge di tradizioni e di rituali che comprende le parole del decalogo e questa legge non fu scritta su tavole, ma su papiri com'era d'uso allora e "Quando Mosè ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole di questa legge, 25 ordinò ai leviti che portavano l'arca dell'alleanza del Signore: Prendete questo libro della legge e mettetelo a fianco dell'arca dell'alleanza del Signore vostro Dio; vi rimanga come testimonio contro di te; perché io conosco la tua ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi, mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il Signore, quanto più lo sarete dopo la mia morte!" (Deut. 31,25-27)
È in ciò implicito e pacifico che è una Legge per tradizione in potere dei Leviti, che è stata suscettibile di successivi aggiornamenti da parte loro, in quanto sta accanto all'arca e non dentro, e tramite i sacerdoti c'è arrivata nella forma attuale.
Tra l'altro il nome di Deuteronomio dato a questo libro della Torah si ricava dalla traduzione greca fatta dai Settanta del versetto Deut. 17,18, che riporta to deuteronomiov tauto, ove il testo ebraico dice "una copia di questa legge".
L'intero versetto fa capire che brani del Deuteronomio sono stati scritti posteriormente a quanto vuol far credere lo scritto, in quanto sembra profetare la venuta dei re: "Quando s'insedierà sul trono regale, scriverà per suo uso in un libro una copia di questa legge secondo l'esemplare dei sacerdoti leviti ." (Deut. 17,18)
Al riguardo, rimando alla lettura in "Tensione dell'ebraismo ad una bibbia segreta".
Ricordo che la critica del XX secolo converge nel ritenere che nel Deuteronomio, si avverte la rielaborazione in opera unica di testi di Leggi precedenti (forse per volere di re Geroboamo II), per adattarle alla nuova sistemazione sociale del popolo ebraico, da nomade a sedentario e da un governo di sceicchi a centralizzato, con casta di sacerdoti organizzata e commerci e transazioni artigianali.
È ritenuto che delle suddette raccolte il clero di Gerusalemme procedette ad un'unificazione e ad una generale revisione; infatti, si legge che il sommo sacerdote Chelchia la presentò al Re Giosia, e forse in ciò sta il "ritrovamento del libro della legge" (2 Re 23,25) nel Tempio (2 Re 22,8-10) durante il regno (622 a.C.) di Giosia.
Ciò comportò una riforma religiosa che si estese alla Samaria e fu seguita dalla prima redazione dei libri di Giosuè, Giudici, Samuele, Re in cui furono raccolti e rielaborati i più antichi archivi regali.
C'è però oltre alla legge scritta da Mosè e dalla scuola dei Leviti, anche una legge scritta da Dio stesso.
"Quando il Signore ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai gli diede le due tavole della Testimonianza tavole di pietra scritte dal dito di Dio" (Es. 31,18); queste sono l'originale, quelle che furono date a Mosè prima del peccato del vitello d'oro e che Mosè infranse ai piedi della montagna.
Subito dopo bruciò frantumò e polverizzò il vitello d'oro e lo dette a bere agli Israeliti; poi è raccontato questo fatto.
"Mosè vide che il popolo non aveva più freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, così da farne il ludibrio dei loro avversari. Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: Chi sta con il Signore, venga da me! Gli si raccolsero intorno tutti i figli di Levi. Gridò loro: Dice il Signore, il Dio d'Israele: Ciascuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il proprio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente. I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel giorno perirono circa tremila uomini del popolo. Allora Mosè disse: Ricevete oggi l'investitura dal Signore; ciascuno di voi è stato contro suo figlio e contro suo fratello, perché oggi Egli vi accordasse una benedizione. (Es. 32,25-29)
No ! Non si può legare una benedizione a comportamenti del genere.
Certo è che ciò non vuole insegnare lo scritto, che ha fini non divulgativi, ma è scritto prr iniziati con chiarimenti ai vari livelli da parte della tradizione e ciò è ricordato sempre da parte dell'ebraismo e del cristianesimo.
Questi versetti esprimono un concetto indigeribile sia se Mosè fosse stato costretto a sedare la ribellione in atto, sia come pare ebbe troppo zelo, interpretando la volontà di Dio che prima aveva detto (Es. 32,10) "Ora lascia che la mia ira s'accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione" e, mosso da ira, sembra far mettere in atto quell'eccidio di 3000 uomini (la Volgata riporta 23.000, numero che si ritrova in 1 Cor. 10,8).
Sensibile alle vicende di questi tempi, in cui Dio è tirato per la giacchetta per giustificare eccidi di massa, onde non è proprio il caso d'esaltare la vicenda di questo racconto, ho considerato che questa pagina va interpretato.
Ho provato ha seguire il pensiero del Vangelo quando Gesù dice: "Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita non può essere mio discepolo." (Lc. 1526) e ho considerato che ciò va filtrato attraverso l'equivalenza che ha posto tra il comandamento dello shemah e l'amore al prossimo quando dice: " Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti ." (Mt. 22,37-40)
Mosè, il profeta per eccellenza "Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè" (Deut. 34,10), certamente non ha potuto trasgredire questo comandamento.
Ho così proceduto a decriptare quella pagina difficile dell'Esodo e vi si trova narrato di come Mosè usò il fenomeno in atto di lampi e tuoni sul Sinai per sedare la ribellione nell'accampamento, iniziata col vitello d'oro, e così bloccò l'iniziato ritorno dal faraone.
Nel versetto Es. 32,25, infatti, se non si guarda alla puntature è ripetuto "senza freno" e ciò è un richiamo per leggere in altro modo, e "senza freno" sottende la parola Faraone (nell'A.T. ebraico è ripetuto per 275 volte).
N'esce esaltata la Santità di Mosè e del testo stesso, che non intende così giustificare un'uccisione in nome di Dio.
Ho poi trovato cenni nei Vangeli che possono costituire anche commento a quell'episodio; infatti, pare proprio impossibile accettare la versione dell'eccidio così tranquillamente.
Gesù ebbe a rimproverare i discepoli Giacomo e Giovanni "ai quali diede il nome di Boenèrghes, cioè figli del tuono" (Mc. 3,17) quando a causa dei samaritani che non li volevano accogliere dissero "Signore, vuoi che diciamo discenda un fuoco dal cielo e li consumi?" (Lc. 9,54b)
Nell'orto degli ulivi quelli che stavano con Gesù dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada? E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: Lasciate, basta così! E toccatogli l'orecchio lo guarì." (Lc. 22,49-51)
Il parallelo nel Vangelo di Matteo al riguardo cita queste parole di Gesù "Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada ... Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?" (Mt. 26, 52-54)
Pare così cogliersi cenni che suggeriscono di dover rileggere l'eccidio dei Leviti con una decriptazione aderente ai concetti di fede nel Dio d'amore.
Così ho fatto e ne riporto il risultato:

Es. 32,25 - "Portato fu a vedere Mosè che veniva il popolo cosi per ristare dal faraone, ed iniziò rettamente con forza a parlare ai cattivi.
Uscì l'Unico sul monte inviando un potente fuoco sulla contesa alle tende di chi si sollevava."

Es. 32,26 - "E fu il popolo bloccato.
Mosè dentro i cattivi che uscivano dall'accampamento riportati furono.
Per la prima ribellione ci sarebbe stato dal Potente una forte calamità che una maledizione sarebbe a portarsi.
Fu a riunirli e a Dio furono portati così di cuore lamenti.
Accompagnati furono..."

Es. 32,27 - "...a riportarsi. Fu a dire che dal Potente usciranno piaghe che inizieranno ai ribelli per la perversità maledetti sono stati.
Un forte fuoco videro che il Potente aveva posto per portarlo agli uomini dall'Oreb e dall'alto l'avrebbe lanciato adente.
Per gli Ebrei lo portava che si portavano a tornare e i viventi cattivi il Potente avrebbe bruciato.
Videro le moltitudini che sull'accampamento si portava dal monte, a scappare si portarono.
Iniziato era della distruzione il segno dell'Unico che alle tombe sarebbe stato a portarli, vi porterà gli uomini che venuti da RA (Egitto) a rientrarvi si riportavano, e che dall'Unico sarebbe stato il fuoco a venire a rovesciarsi sulle moltitudini che vi si riportavano."

Es. 32,28 - "E furono visti tornare tra lamenti.
Accompagnati furono dalle rette parole di Mosè che a riportarli fu.
In modo meraviglioso la manna riuscì per il popolo sulle tende il giorno che rientrarono.
Lui a chi vacillava il fuoco indicò di Dio che a parlare era stato agli uomini."

Es. 32,29 - "E fu a dire Mosè che in pienezza a riportare sarebbe stato l'aiuto anelato. Fu a portare la parola del Signore.
La rettitudine era in (quell)'uomo ad abitare. Da figlio si porto ed alle tende i fratelli fu a riportare.
Portava del Potente il segno.
Lo scelse l'Altissimo che anelava fosse portata ai viventi una benedizione."

Quel fatto dell'eccidio compiuto dai Leviti nel racconto esterno del libro dell'Esodo è ricordato nel Deuteronomio proprio da Mosè nella benedizione a Levi (Deut. 33,8-11) e rende compiuta quella benedizione preannunciata nel libro dell'esodo dopo l'eccidio: "Per Levi disse: Dá a Levi i tuoi Tummim e i tuoi Urim all'uomo a te fedele, che hai messo alla prova a Massa, per cui hai litigato presso le acque di Meriba; a lui che dice del padre e della madre:Io non li ho visti; che non riconosce i suoi fratelli e ignora i suoi figli. Essi osservarono la tua parola e custodiscono la tua alleanza; insegnano i tuoi decreti a Giacobbe e la tua legge a Israele; pongono l'incenso sotto le tue narici e un sacrificio sul tuo altare. Benedici, Signore, il suo valore e gradisci il lavoro delle sue mani; colpisci al fianco i suoi aggressori e i suoi nemici più non si rialzino."
Ma la decriptazione di questi versetti dice altra cosa. (APPENDICE C).

Dopo Mosè risalì e ci fu la consegna delle seconde copie delle Tavole.
Come risulta dai seguenti versetti dello stesso Deuteronomio: "In quel tempo il Signore mi disse: Tagliati due tavole di pietra simili alle prime e sali da me sul monte e costruisci anche un'arca di legno; io scriverò su quelle tavole le parole che erano scritte sulle prime che tu hai spezzato e tu le metterai nell'arca. Io feci dunque un'arca di legno d'acacia e tagliai due tavole di pietra simili alle prime; poi salii sul monte, con le due tavole in mano. Il Signore scrisse su quelle tavole la stessa iscrizione di prima, cioè i dieci comandamenti che il Signore aveva promulgati per voi sul monte, in mezzo al fuoco, il giorno dell'assemblea. Il Signore me li consegnò. Allora mi volsi e scesi dal monte; collocai le tavole nell'arca che avevo fatta e là restarono, come il Signore mi aveva ordinato." (Deut. 10,1-5)
Ora le Tavole non sono mai state trovate, il testo non si conosce si sa con quali segni furono scritti considerato che allora l'ebraico non aveva ancora avuto versioni scritte, però in occasione della consegna delle prime Tavole, quelle infrante da Mosè nell'episodio del vitello d'oro, è detto: "Mosè ritornò e scese dalla montagna con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall'altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. (Es. 32,15.16)
Le nuove tavole le tagliò Mosè stesso ma, anche il libro dell'Esodo conferma che Dio le scrisse con le stesse parole come le prime (Es. 34,1) e che queste tavole furono messe dentro l'arca: "Prese la Testimonianza, la pose dentro l'arca..." (Es. 40,20) contenente le Dieci Parole, cioè il Decalogo riportato in Es. 20,2-17 e in Deut. 5,6-22).
Sussistono nell'ebraismo discordanti opinioni se per le seconde copia delle tavole sia da prendere alla lettera l'essere state scritte anche queste dal dito di Dio o se con ciò si voleva solo asseverare che era la stessa scrittura che aveva prodotto il dito di Dio.
C'è infatti un midrash: "Disse il Santo Benedetto a Mosè: Io ho scritto le prime tavole, come è detto scritte con il dito di Dio (Deut. 9,10); ma le seconde - scrivile tu e accontentati che Io ti dia una mano. Ciò può essere paragonato a un re che aveva sposato una donna e aveva scritto egli stesso la ketubbà; dopo pochi giorni ella lo tradì e fu cacciata via da casa. Venne poi un loro amico che convinse il re a riconciliarsi con la donna. Il re allora disse all'amico: Va bene, però ora la ketubbà scrivila tu, e accontentati che io ti dia una mano. Questo è ciò cui si riferisce il testo con le parole e Io scriverò sulle tavole" (Shemot rabbà 47:2; Tanchumà yashan, Ki tissà 17).
Secondo il midrash, quindi, quando la Torah afferma che Dio avrebbe scritto le seconde tavole intenderebbe solo dire che Dio avrebbe convalidato o dettato quanto da Mosè scritto.
Interessante è l'accostamento al matrimonio e la consegna delle Tavole.

Il matrimonio nell'ebraismo è istituzione intesa a spezzare la solitudine - "non è bene per l'uomo per essere solo" (Gen. 2,18) - ed è il modo ordinato per avere una giusta procreazione.
Il matrimonio si sviluppa in due momenti (separati fino ad un anno di tempo):
  • i qiddushin con cui la donna è consacrata all'uomo secondo la legge di Mosè e d'Israele e consegna alla donna di fronte a due testimoni un oggetto (spesso un anello), con il che diviene proibita a qualsiasi altro uomo, la coppia ancora non coabita, non ha rapporti da marito e moglie, ed In caso di ripensamento occorre un atto di ripudio;
  • i nissuin il matrimonio vero e proprio sotto un baldacchino che rappresenta la coabitazione della coppia che è benedetta con sette benedizioni e davanti a testimoni si apparta in una stanza.
La ketubbah è il documento firmato dai testimoni che l'uomo consegna alla donna prima del nissuin con il quale il marito specifica gli obblighi e le garantisce una somma in caso di divorzio e/o vedovanza.
È discusso se la ketubbah sia di origine biblica (deoraita) da Es. 22,16 o rabbinica (derabbanan) dal Talmud babilonese Ketubbot 56b, 110b.

C'è poi quell'accenno dei due lati scritti che è possibile sia il segnale che il testo sia sigillato con lettura in due modi, cioè che oltre le parole si possano leggere anche i segni separati e che poi tutti i testi canonici abbiano seguito tale regola interna.
Il richiamo all'essere "scritti dal dito di Dio" potrebbe voler indicare che "Nello scritto c'è la vita dentro dell'Unigenito che scenderà . Dentro ad agire la divinità entrerà a stare in un vivente " e di seguito:

Questo, cioè "Nello scritto c'è la vita dentro dell'Unigenito che scenderà. Dentro ad agire la divinità entrerà a stare in un vivente" è quanto trovo nella Torah letta per decriptazione con lettere separate.

"Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio." (Lc 11,19.20); questo versetto del Vangelo sembra proprio che Gesù ricordi che "quel dito di Dio" preannunciava la Sua venuta.
Quest'altro versetto del Vangelo di Luca "Si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. E chinatosi di nuovo scriveva per terra ." (Gv. 8,6b-8) ricorda il gesto di Dio quando scrisse sulla fronte di Caino e quando scrisse le tavole della legge.
Gesù, peraltro, asserisce (Mt. 5,17ss) che non è "venuto per abolire la legge e i profeti ... In verità vi dico: finché non sia passato il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno della legge senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di quei precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli."
L'entità minima di lettura, è così indicata la singola lettera iota o segno e non la parola, come a dire che nella Torah sono da guardate anche le singole lettere il che è conforme all'idea che tuttora sussiste nell'ebraismo per cui, se viene a mancare anche una sola lettera, il rotolo è invalido per l'uso liturgico.)
E circa il contenuto dello scritto che si rivolge alla vita del Verbo c'è la testimonianza di Gesù (Gv. 5,39) "Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza."
Sul fatto poi di un testo doppio, Nachmanide Moses, mistico spagnolo ebreo (1194-1270 d.C.), commentatore biblico, affermò: "Noi possediamo una tradizione autentica secondo cui la Torah è formata dai Nomi di Dio. Le parole che vi leggiamo possono essere infatti anche suddivise in modo completamente diverso, componendo Nomi... L'affermazione per cui la Torah fu scritta in origine con fuoco nero su fuoco bianco, ci conferma nell'opinione che la sua stesura avvenne con tratto continuo e senza suddivisioni in parole, cosa che permise di leggerla sia come una sequenza di Nomi, sia, nel modo tradizionale, come un resoconto storico ed un insieme di comandamenti divini. Ma Egli la ricevette anche, nello stesso tempo, sotto forma di trasmissione orale, come lettura di una sequenza di Nomi.", ammettendo così che la Torah orale ricevuta da Mosè è anche un testo interno alla Torah scritta e ciò, fu oggetto di ricerca della Cabbalah, (G. Scoolem, - "Il nome di Dio e la teoria cabbalistica del linguaggio").
C'è così una tensione nei Profeti e nell'Apocalisse ad un testo sigillato, a rotoli scritti sui due lati ecc..
I noti 10 comandamenti peraltro poi non erano una novità.
L'evento Sinai, raccontato dalla Bibbia con la legge relativa, avviene infatti nel XIII secolo a.C., cinque secoli dal Codice di Hammurabi XVIII secolo a.C., legge che è in pratica coeva al periodo d'Abramo.
Questo codice in lingua accadica, con caratteri cuneiformi, inciso su una stele in diorite scoperto a Susa nei primi anni del Novecento da una missione archeologica francese è conservata al Louvre (Vedi: "Iraq: Mesopotamia del sud, la terra di Sumer") è un corpo di leggi emanate dal re Hammurabi (1792-1750 a.C.) di Babilonia, compendia la tradizione giuridica preesistente, costituito da un prologo e da 282 disposizioni concernenti il diritto civile, penale e commerciale, disposte senza ordine sistematico.
I comandamenti del decalogo, almeno per quelli non specifici rispetto a Dio, si trovano tutti in quel codice e nell'epilogo di quel codice è affermata l'intenzione del re, di dare giustizia al popolo, proteggere vedove e orfani ed evitare che il forte opprima il debole.
Nella cultura egiziana, di cui ho già accennato, quando il Ka del defunto compariva davanti al tribunale di Osiride, si discolpava davanti al tribunale delle 42 divinità che assistevano Osiride numi di varie città con una confessione contenuta nei Libri dei morti, di tipo negativo di cui riporto alcune dichiarazioni, simili agli ultimi sei comandamenti del decalogo:

Non ho ingiuriato dio.
Non ho bestemmiato il nome del dio della città.
Non ho rubato.
Non ho ucciso uomini.
Non ho commesso slealtà.
Non ho detto bugie.
Non ho commesso spergiuro.
Non ho origliato.
Non ho litigato se non per cose giuste.
Non ho commesso atti omosessuali.
Non ho avuto comportamenti riprovevoli.
Non ho ceduto all'ira.
Non sono stato sordo alle parole di verità.
Non ho compiuto inganni.
Non ho avuto una condotta cattiva.
Non ho mancato alla mia parola.
Non ho commesso cose malvagie.

In definitiva, il decalogo è redatto prendendo a modello leggi più antiche e testi sacri coevi egizi che ricordano le confessioni dei libri dei morti che assicuravano la felicità dell'anima del defunto.
Il problema, infatti, non sono le leggi, ma che l'uomo tenda ad agire in pensieri, parole ed opere "per servire nel regime nuovo dello Spirito e non nel regime vecchio della lettera." come osserva San Paolo (Rom. 7,6b)
Abbiamo già considerato come Giacobbe, il fondatore delle tribù d'Israele, al momento della morte riversò il proprio Testamento in un testo trasfondendovi il credo da passare alla posterità, ma anche da presentare al cospetto.Dio e che questo testo è interno a quello delle Benedizioni.
il Genesi nel racconto mitico della morte di Giacobbe non può ovviamente citare il decalogo, ma per traslato n'incorpora e n'accenna almeno il contenuto esterno, come risulta da quel ragionamento fatto sul libro dei morti ed all'accenno del funerale egizio, per portare i lettori ad indagarne l'interno che a quei tempi ritengo fosse usuale.
In definitiva, tutto porta a confermare l'esistenza d'una rivelazione conservata con cura in testo criptato oggetto di segreto.
In analogia a quanto fatto prima ho decriptato così i Capitolo 32 del Genesi - il Cantico di Mosè - e il 33 del Deuteronomio - le Benedizioni di Mosè e ne riporto le decriptazione rispettivamente in APPENDICE B e APPENDICE C.
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