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VINO NELLA BIBBIA: CAUSA D'INCESTI E SEGNO DEL MESSIA
di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb


PASSI DIFFICILI E PREMESSE PER UNA RICERCA ORTODOSSA
Prima di riferire sui risultati ottenuti, seguendo nel libro del Genesi la traccia del vino che ha ruolo speciale nei rituali ebraici e cristiani e porta al Messia, faccio cenno sul filone non usuale seguito nella ricerca.
Sul come estrarre l'intenzione degli autori sacri (110) delle Sacre Scritture il Catechismo Cattolico propone un distico medievale "La lettera insegna i fatti, l'allegoria che cosa credere, il senso morale che cosa fare, e l'anagogia (fine eterno) dove tendere" (118) e suggerisce di valutare generi letterari, cultura, modi d'intendere, d'esprimersi e di raccontare delle varie epoche, di considerare che la verità è diversamente proposta nei testi storici, profetici, poetici o d'altro genere, che è un'unità (112) da leggere nella tradizione (113), nella coesione delle verità di fede tra loro e nel progetto della rivelazione (114), seguendo i sensi letterale (116) e spirituale, allegorici, morali ed eterni (117).
Nella via suddetta, col sollievo dono delle Sacre Scritture, inserisco le mie ricerche, aperto però a scrutarle pur con una particolare valenza del senso letterale, risolvendo la criptatura dei segni delle lettere formative dei testi, genere letterario insito nel canone ebraico ed esplicito così antiche attese messianiche cui tende l'antica tradizione ebraica-cristiana.
Sui motivi per una lettura dei significati dei segni ebraici delle lettere che aprono volti latenti dell'A.T. è detto in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", mentre su come sono pervenuto ai risultati delle decriptazione di vari versetti, che di seguito presenterò, ricordo metodo e regole inseriti in "Parlano le lettere".
Tra i meriti del Concilio Vaticano II c'è anche d'aver portato i cattolici ad avere interesse alla lettura della Bibbia integrale (A.T e N.T.) e non, com'era uso, del N.T. e solo d'antologie di scelti racconti dell'A.T., infatti il Catechismo asserisce che la: "...Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti". (105)
Vi sono però letture "difficili", perché vari libri dell'A.T., né mielosi né buonisti, sono dotati di facciata complessa e dura, come il Genesi, il primo libro in cui ci s'imbatte, che tratta i fatti mitici dell'ebraismo con storie incredibili d'incesti, stupri ed adulteri che oltre a dubbi sulla moralità di personaggi chiave, possono far nascere l'errata idea, che il Dio dell'A.T. sia diverso di quello del N.T..
Se si supera, però, il labirinto di ostacoli enigmatici del linguaggio si può seguire lo spirito di chi li scrisse, che una via a Dio trovò e comunicò, non per proselitismo, ma ad uso d'un popolo formato ad un linguaggio particolare, iniziato a vari gradi di conoscenza della verità espressa a più livelli, espliciti ed impliciti, comportanti particolari esegesi per pervenirvi.
Vari, infatti, sono i criteri per scrutare i testi e farli parlare con commenti, come il passare da uno all'altro per confrontarli, perché quei libri sono strumenti per una stessa melodia, tra cui il criptico Genesi è testo da usare anche da lessico del linguaggio biblico ove cercare lo svilupparsi di concetti legati a parole più importanti usate in scritti d'antica formazione, e se è parola chiave si ritroverà là e/o in altri libri della Torah e l'insieme porta ad importanti acquisizioni.
Investigando, così, ci si rende conto di coppie di parole e temi che s'attraggono, onde avvicinandosi ad uno si trova nel tessuto degli scritti il filo d'Arianna per arrivare all'altro, come nel caso esemplare del vino e del Messia; così s'aprono pagine antiche di profezie nascoste nelle Scritture che sono criptate.

IL MESSIA E LA VIGNA
Da ebrei e cristiani è riconosciuto al Messia il titolo di "Figlio dell'Uomo".
Questi per i cristiani è Gesù di Nazareth, il risorto, che tornerà nella gloria ed i Vangeli l'indicano in più occasioni con quel titolo, che nell'A.T. si trova in Giobbe (25,6), Ezechiele (2,3; 3,1) e Daniele (7,13), ma il primo inserimento di "Figlio dell'Uomo" è nel Salmo 8 che si autoreferenzia dei tempi davidici, con questa nota del versetto 1 gelosamente conservata: "Al maestro del coro. Sul canto: I TORCHI... SALMO DI DAVIDE".
Inizio la ricerca da quel Salmo, l'8° dei 150 del Salterio, inno d'esaltazione al Nome di Dio per l'opera del creato e di ringraziamento per la posizione d'eccellenza assicurata al figlio dell'uomo, collocato sia il Salmo che l'uomo, con intenzione nel posto della pienezza, ricordata, appunto, dal numero 8:

"O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra; sopra i cieli s'innalza la tua magnificenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure lo hai fatto POCO MENO DEGLI ANGELI.
Di gloria e di onore lo hai coronato, gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi." (Sal. 8,2-7)

La Masorah nel I-II a.C., il lodevole processo di un sistema qualità sui libri sacri, che divise i testi in versetti per richiamarli sinteticamente e confrontarli con quei prototipi più antichi ritenuti dagli esperti della parola i campioni più validi, stabilizzò quel numero 8 per tale Salmo, il che induce ad alcune considerazioni:
  • fa pensare all'8° giorno, la Domenica Eterna, finiti i 7 giorni della creazione di cui parla il Genesi, in cui s'aprirà il nuovo ciclo, ove ci porterà il Messia;
  • il tema del Salmo è il Nome di Dio e in ebraico Nome si scrive Sham e le prime due lettere sono nel numero 8=shemen in ebraico;
  • shemen è anche "olio", e con questo s'ungerà il Messia = l'Unto = il Cristo;
  • i TORCHI o tini all'introduzione, singolare = Get se vi si aggiunge il vocabolo che in ebraico indica il numero 8 = shemen si ha il Getsemani. Se ne ricava che il get-sheman, il Getsemani nei Vangeli (Mt. 26,36 - Mc. 14,32) non è indicato a caso, ma sottolinea che profeticamente Gesù è proprio il Messia, quello cantato nel Salmo n° 8.
"Allora Gesù andò con loro (i discepoli) in un podere, chiamato Getsemani"
"Uscito se n'andò, come al solito, al monte degli Ulivi". (Lc. 22,30)

"Detto questo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là del torrente Cedron, dove c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli". (Gv. 18,1.2)

e là, Gesù, subì l'ultima tentazione, sudò sangue ed accettò di bere il calice:

"Padre mio, se è possibile passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!" (Mt. 26,42)

Gli evangelisti Matteo (26,45) e Marco (14,41) in tale occasione, osservano:

"Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'Uomo sarà consegnato in mano ai peccatori";

perciò in quel giardino c'è un nuovo Adamo con i suoi discepoli che rappresentano la sposa, la nuova Eva.
Giovanni indica con intenzione quel posto quale giardino col particolare del torrente per evocare nel lettore l'idea del paradiso terrestre, ove ci fu il serpente tentatore nella figura di Giuda di cui sapeva l'intenzione.
L'idea non è peregrina, infatti, ad est di Gerusalemme, tra i monti del Tempio e degli Ulivi, nato dalla sorgente Ghicon, c'è il torrente Cedron, che a fondo valle dai tempi d'Ezechia tramite galleria alimentava in città la piscina di Siloe considerata prodigiosa (Gv. 9,7), ricordata da Isaia (7,3 e 8,6) e dal Vangelo di Giovanni (9,7) da cui s'attingeva acqua durante la Festa delle Capanne, simbolo delle benedizioni messianiche (nota Gv. 9,7 in Bibbia di Gerusalemme).
Il Ghicon poi è nome che ricorda un fiume del paradiso terrestre (Gen. 2,13).
Là il Figlio dell'Uomo subisce la tentazione e la vince e se il tentatore è stato vinto il disegno tessuto da Dio dall'origine è compiuto, "è il Messia"!

Un giardino con i torchi del Salmo 8, ossia una vigna , con nemici e ribelli (serpente ), quindi + , allora un giardino = , David della tribù di Giuda, la bocca dei lattanti sono riferimenti del Salmo 8 recepiti dai Vangeli che riportano la profezia su Cristo della Benedizione d'Israele a Giuda in Genesi 49,10-12, compiuta da Gesù di Nazareth:

"Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte."

L'asinello poi ci porta all'ingresso messianico di Gesù acclamato dalla folla a Gerusalemme (Mt. 21,9) e; "Osanna al figlio di Davide! Benedetto Colui che viene nel Nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli" ricorda il Salmo 8.

La vigna è suggestiva in quanto "l'Agnello vi vive ".

Questo è il giardino , dove porta i discepoli, è dove: "l'Agnello parla ()."

Il Cantico dei Cantici (8,12-14) si chiude proprio col canto della sposa nella vigna con i compagni in attesa:

"La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti ...Tu che abiti i giardini i compagni stanno in ascolto. Fammi sentire la tua voce. Fuggi mio diletto, simile a gazzella, o ad un cerbiatto sopra i monti degli aromi."

A questo punto è da osservare bene la parola "aromi".
Aromi in ebraico, senza vocalizzazione è che si può spezzare in "abita nei cieli "; e al singolare "aroma" evoca un "vi abita il Nome ".

Possiamo poi leggere Sopra i monti degli aromi "innalzato col corpo è dentro i cieli ".
È Lui, il Redentore, il Cristo, che darà piena dignità di "Figlio dell'Uomo" ai figli dell'uomo.

LA BIBBIA E IL PROGETTO "UOMO"
In quel passo del Salmo 8 c'è "poco meno degli angeli", che può far pensare l'uomo loro sottoposto perché imperfetto col sesso che gli angeli non hanno, tanto che tra gli estremisti, lo pensarono quale imperfezione residua del mondo animale che addirittura Origene volle togliersi, perché: "vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli..." (Mt. 19,12b), senz'aver assorbito l'aggiunta in quel passo contenuta di Chi può capire capisca!

Quelle parole "poco meno degli angeli" sono, però, da tradurre con "poco meno d'un dio" o "poco meno di Dio", perché nel testo ebraico non è usata la parola angelo, bensì , ossia il nome di Dio degli scritti definiti Eloisti.

La Bibbia nel libro del Genesi, sin dal 1° Capitolo, e prima della caduta, indica la connotazione sessuale quale distinzione in rapporto all'atto generativo (Gen. 1,26-27): "Dio disse: Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. Dio creò l'uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; MASCHIO e FEMMINA li creò."
Il condizionamento dell'uomo per la Bibbia, perciò non è costituzionale, indica solo con parole comprensibili all'uomo una qualità intrinseca di Dio.
Ciò che pare limitazione per arrivare agli angeli, è proprietà che l'angelo non ha, in quanto maschio e femmina sono aspetti d'una completezza necessaria per il generare, che fa operare l'uomo ad "imitatio Dei", solo da Lui delegabile.
Mentre gli animali, sono obbligati a figliare per istinto, implicita nella loro sottomissione c'è che l'uomo deve operare a fini più alti ed il generare dell'uomo dovrebbe implicare un atto di libera cosciente volontà, "come Dio". Ciò è motivo di gelosia e d'invidia d'un ribelle, il demonio e i suoi angeli che non vogliono sottomettersi al disegno di Dio e proprio non accettano d'essere posti sotto il dominio dell'uomo.
Lo stesso Salmo 8 con "gli hai dato potere sulle opere delle tue mani" rafforzato da "tutto hai posto sotto i suoi piedi", sta dicendo che anche gli angeli, di fatto saranno sottoposti all'uomo perché starà accanto a Dio come dice San Paolo nella lettera agli Ebrei, "Non certo a degli angeli Egli ha assoggettato il mondo futuro del quale parliamo" (Ebr. 2,5), poi, nel citare proprio quel passo del Salmo 8, sottolinea: "Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso." (Ebr. 2,8b).

La vittoria iniziata "...in virtù della risurrezione di Gesù Cristo, il quale è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità sugli angeli, i Principati e le Potenze" (1 Pt. 3,21-22) si completerà alla fine, non da parte d'un angelo, ma dall'uomo Gesù di Nazareth risorto che verrà per la seconda volta, perché Dio, che era, è e sarà, si fece uomo e non angelo.
Questo modo d'intendere l'uomo in pienezza, è perciò insito da sempre nel credo cristiano con "la risurrezione della carne" e l'uomo non abbandonerà mai il posto che Dio gli ha dato dall'origine, ma lo vivrà in eterna pienezza.
Cosi è da andare alla solidità dell'antropologia cristiana che dell'uomo ha idea che è un essere eletto chiamato a piena dignità con tutte le sue componenti.
Nell'ebraico immagine "si alza guizzante dall'acqua ", si rifà allo specchiarsi, e somiglianza , dopo l'avvento del Cristo, si può interpretare "per il sangue che portò il Crocifisso ", perché è in Cristo, immagine del Dio invisibile (Col. 1,15) che l'uomo è a Sua immagine e somiglianza.

Padri e dottori della Chiesa approfondirono i concetti d'immagine e somiglianza:
  • Giovanni Damasceno (VIII secolo d.C.) definisce l'immagine somiglianza che caratterizza il prototipo, pur essendo differente in qualche cosa, ma il Verbo è icona, immagine consustanziale, riflesso di realtà invisibili nella materia;
  • Tommaso d'Aquino (XIII secolo d.C.) sulla somiglianza, osserva: "Per il fatto stesso che tendono alla loro perfezione, gli esseri cercano il loro bene, poiché ogni essere è buono nella misura della propria perfezione. Per il fatto stesso che cercano il loro bene, essi tendono alla divina somiglianza: ogni essere assomiglia a Dio nella misura della propria bontà. Ma questo o quel bene particolare è desiderabile nella misura in cui assomiglia alla bontà prima; perciò un essere tende al proprio bene a causa della somiglianza con Dio, non già viceversa. È evidente allora che tutti gli esseri cercano come loro fine ultimo una somiglianza con Dio". (Summa contra Gentiles, III, 24)
L'immagine divina è presente in ogni uomo e risiede nella comunione delle persone, a somiglianza dell'unità delle persone divine tra loro e l'incontro di differenze sessuale è ritenuto anche aiuto essenziale:

"Non è bene che l'uomo sia solo; gli voglio fare un aiuto che gli sia simile" (Gen. 2,18) e lì simile è DGN, "di fronte, davanti", un contrappeso, due uguali e diversi uniti dall'amore, immagine e somiglianza della Trinità.
In una tale relazione c'è l'immagine del potere generativo di Dio, padre e madre, quando la coppia è in grado di dominare "sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra", se appunto è capace di superare gli istinti bestiali.
Sarà solo in Cristo, che l'immagine divina, deformata nell'uomo dal peccato è restaurata nella sua originale bellezza e ciò per i cristiani s'è verificato in Gesù, che non è stato trattato diversamente da com'è trattato ciascun uomo, ma è il primo arrivato a segno che ha aperto e rivelato la via della grazia.
Il Progetto di "Io sono", sono io; e ciascuno uomo può dire: Dio ha creato tutto e ha dato suo Figlio per me e m'ama come da profezia "Si come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te." (Is. 62,5)

Per la coppia, se entra cosciente nel mistero creativo, indefinibile è l'insieme di piacere, sentimento, trasporto, dedizione, sacrificio e quando si dà l'unità dei due, ci sono tutti i doni dello Spirito Santo, perché si ha:
  • fede nella bontà del progetto per la certezza di fare cosa giusta;
  • determinazione nell'attuarlo nella piena speranza di portarlo a buon fine;
  • amore per il risultato in ogni tappa per concorrere ad un atto creativo globale.
In questa visione la sessualità non è il fine, ma ombra del Signore che "è passione ", e l'eros ed i sentimenti d'amore che avvicinò i due sono goduti e distillati in carità, immagine del fuoco pazzo d'amore per le sue creature, come direbbe S. Caterina da Siena, che Architetto pone nel Progetto.
Afferma il Cantico dei Cantici (8,6) "Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; tenace come gli inferi la passione; le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma del Signore!"

ALTERAZIONE DEL PROGETTO
Per la Bibbia il condizionamento dell'uomo è accidentale, legato a scelte sbagliate nella parte d'attuazione del Progetto a lui delegato.
La parola progetto, formata da pro = avanti e getto = jectus, implica il gettare avanti come in un tiro con l'arco, ma tra le possibilità implicite nel tirare v'è anche di mancare il bersaglio, ossia il fallire, e nel non arrivare a bersaglio è da cercare la radice del pensiero biblico del peccare.
In ebraico "lanciare, tirare" è "con forza un corpo esce " e per arrivare a segno è da rispettare la Torah legata a quel radicale, che con i segni si può leggere: "segno portare il corpo nel mondo ".
Quando la via del progetto è senza alterazioni "tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna" (Gen. 2,25), ma se la coppia maschio femmina, libera d'agire, fallisce il progetto, accentuando gli aspetti egoistici nasce disordine con sofferenza al singolo, alla coppia ed alla società.
La sessualità peraltro è parametro che esercita influenza su tutti gli aspetti della persona umana, ne condiziona l'affettività, la capacità d'amare e di procreare ingenerando limitazioni al rapportarsi, come segnala Adamo dopo il peccato "...ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto." (Gen. 3,10)
Ha scoperto "male" la nudità, c'è stata un'imperfezione nella tela che si tesse indulgendo e distorcendo desideri e piacere: "Allora ... vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile..." (Gen. 3,6)
Nell'immaginario, con quei riferimenti all'essere nudi, è entrato che il peccato d'origine è connesso a distorsione della sfera della coppia, perché, "scoprire la nudità" nel linguaggio biblico è noto che palesa l'atto sessuale.
Il citato "tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna" (Gen. 2,25) è l'ultimo versetto del Capitolo 2 del Genesi, che precede e così è volutamente accostato al "più astuto" del primo versetto del Capitolo 3 ove "Il serpente era la bestia più astuta di tutte le bestie selvatiche..." (Gen. 3,1).
Nudo ed astuto hanno stesse lettere formative, e spezzandole si hanno i seguenti predicati che ne spiegano i concetti:
  • vedo un corpo portarsi alla vita/dalle acque (nudo come un verme);
  • guardare in alto (astuto = innalzarsi sugli altri).
Oltre queste letture, l'essere nudo evoca demonio e tentazione:
  • un nemico si porta dai viventi ;
  • per agire nei corpi si porta nei viventi .
  • il nemico si trova poi nel vocabolo "selvatiche" in cui c'è la parola demonio .
  • Entra così l'idea d'un nemico del Progetto e San Paolo legge quella parola quando scrive: "Il figlio della perdizione (l'anticristo), colui che si contrappone e s'innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel Tempio di Dio, additando se stesso come Dio." (2Tes. 2,4)

    Gesù circa la zizzania che guasta il grano in crescita osserva: Un nemico ha fatto questo (Mt. 13, 28); per il grano = , infatti, basta poco trasformarlo in = peccato da parte d'un nemico che vuol essere il primo .
    Il concetto della nudità riappare al Capitolo 9 del Genesi, dopo il Diluvio, quando "Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto vino, si ubriacò e giacque scoperto nell'interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa ai due fratelli" (9,20-22) e lo scoprire la nudità del padre corrisponde al giacere con la madre, come è chiaro dal versetto del Levitico (18,18): "Non recherai oltraggio a tuo padre avendo rapporti con tua madre: è tua madre; non scoprirai la sua nudità."

    In qualche modo il male, segnalato con un disordine sessuale, ha sforato l'evento del diluvio, quest'evidenza propone l'autore del Genesi.
    Il Signore l'aveva previsto e l'annuncio con: "Non maledirò più il suolo a causa dell'uomo, perché il cuore dell'uomo è incline al male fin dall'adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente com'è fatto." (Gen. 8,21)
    Il nemico riprende l'attività e l'insidia che iniziò da un albero, riprende qui occasione dalla vite e dal suo frutto, elaborato in vino con sapienza dall'uomo.
    La decisione di Dio è, però, di custodire l'uomo, di comprenderne le difficoltà e di allearsi con lui contro il nemico com'afferma nel libro dell'Esodo (23,20.22): "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato ... Se tu ascolti la sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario dei tuoi avversari."
    Conferma San Paolo: "Rivestitevi dell'armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo..." (Ef. 6,11s)

    CAM, NOÈ E CANAAN
    In ordine a Noè ed al diluvio rimando alla lettura di "Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?".
    La vigna e l'uva nella tradizione ebraica sono figure dell'albero e del frutto della conoscenza del bene e del male; il frutto da solo però non reca danno, ma lo può il vino in relazione a come l'uomo ha elaborato il frutto ed a quanto ne usa.
    Noè, pianta la vigna, alla vendemmia tutti i salvati dall'arca s'ubriacano, Cam nella tenda aperta vede scoperte le nudità del padre, "la madre".
    Svegliatosi Noé, dal racconto dei fratelli conosce i fatti, ma non maledice Cam (Gen. 9,25), che non nomina più, bensì Canaan, il figlio di questi (Gen. 9,18).
    "I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan" (Gen. 9,18) e perché lo nomina lì, il figlio di Cam è come un quarto figlio essendo figlio della propria moglie, cioè Canaan è frutto dello "svelare la nudità" che comporta un "incesto", come vedremo.
    Ecco quanto dice la tradizione ebraica sui figli spuri in un matrimonio mamzer:

    "Il bambino nato da una relazione adultera o incestuosa è un mamzer. Il termine non ha un equivalente in italiano; la parola 'bastardo' non è una traduzione appropriata, perché il termine 'mamzer' non si riferisce ad un bambino nato fuori dal matrimonio. Il 'mamzer' è pienamente ebreo, e un 'mamzer' dotto è più grande di un Gran Sacerdote ignorante; purtroppo il 'mamzer' o la 'mamzeret' non possono sposare liberamente altri membri della comunità ebraica, dal momento che un 'mamzer' non può entrare 'nella congregazione del Signore' (Deut. 23,3). Egli può contrarre matrimonio soltanto con altri 'mamzerim' o con convertiti ed il marchio passa da una generazione d'ebrei all'altra. ... L'ebraismo attribuisce il marchio di 'mamzer' solamente in quei casi in cui non è assolutamente possibile altra interpretazione. Perciò, i figli di una donna sposata che goda di una cattiva reputazione saranno comunque riconosciuti come figli di suo marito, e così i figli nati durante una prolungata assenza del marito." Da "Dizionario Usi e Leggende ebraiche" di A.Unterman.

    Marc-Alain Ouaknin osserva: "Noè, come sappiamo ha tre figli: Sem, da cui è originaria la stirpe semitica, Jafet, il bello, che ha generato la Grecia e l'Occidente, infine c'è Cam il cui nome significa il caldo impulsivo, debordante di pulsioni. È il padre di Canan, dice la Bibbia. Ma perché precisa che è il padre di Canaan, e chi è costui? Il testo ci dice: è il suo quarto figlio." (Le Dieci Parole)
    Il racconto è uno sviluppo midrashico del Canto della vigna d'Isaia (Is. 5) di cui riporto i primi due versetti e Cam n'aveva bevuto il vino, prodotto da Noè:

    "Canterò per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna.
    Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.
    Egli l'aveva vangata e sgombrata di sassi e vi aveva piantate scelte viti;
    vi aveva costruito in mezzo una torre e scavato anche un tino.
    Egli aspettò che producesse uva, ma essa fece uva selvatica." (Is. 5,1.2)

    Nel Cantico dei Cantici si trovano uniti vigna e il diletto:
    • "Il mio diletto è per me un grappolo di cipro delle vigne d'Engaddi." (Ct. 1,14)
    • "Il tuo palato è come vino squisito, che scorre diritto verso il mio diletto e fluisce sulle labbra e sui denti! Io sono per il mio diletto e la sua brama è verso di me. Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi. Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze." (Ct. 7,10-12)
    Lì vi sono altri accenni da sottolineare:
    • "I figli di mia madre si sono sdegnati con me: m'hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia non l'ho custodita" (Ct. 1,6), cioè mancate cautele.
    • "Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre sono in fiore" (Ct. 2,15) ove c'è un che ricorda il figlio minore di Noè, Cam che ebbe a che fare con la vigna e guastò l'opera di Noè.
    • "Una vigna aveva Salomone in Baal - Hamon... La vigna mia proprio la mia, mi sta davanti..." (Ct. 8,11.12), ove c'è appunto in Hamon un riferimento che porta a Cam.
    Il frutto della vigna per Isaia (5,1.2) era incestuoso, la vigna che non dà frutti attesi perché selvatica, qualcuno evidentemente non l'ha custodita dice il Cantico ed ora davanti a me chi c'è: il piccolo di Cam; ce n'è abbastanza per produrre il midrash della vendemmia di Noè; il libro del Genesi, infatti, è venuto dopo Isaia e dopo il Cantico.
    Parlando dei popoli nemici il Cantico di Mosè al Capitolo 32 del Deuteronomio dice: "La loro vite è del ceppo di Sodoma, delle piantagioni di Gomorra. La loro uva è velenosa, ha grappoli amari. Tossico di serpenti è il loro vino, micidiale veleno di vipere." (Deut. 32,32-33)

    Il pensiero base è che dopo la caduta del peccato d'Adamo ed Eva è entrato il dolore nel mondo, quindi l'umanità è sofferente, la causa è l'orgoglio di voler essere come il Padre, come suggerisce il serpente con "...quando voi ne mangiaste ... diventereste come Dio..." (Gen. 3,5) ed il peccato originale è entrato nel DNA dei figli che desiderano appunto d'essere come il padre.
    Questo voler fare come il Padre è sottolineato nel Genesi (1,27) che, dopo detto che Dio ha fatto (creato) l'uomo a sua immagine e somiglianza (Gen. 1,26), non precisa "Adamo ... generò, un figlio e lo chiamò Set" per ingenerare le dovute considerazioni nel lettore evidenzia "Adamo ... generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Set" (Gen. 5,3)
    Dal fare come il padre al complesso d'Edipo dell'ebreo Freud il passo è breve.
    Desiderare di possedere la madre reca "dolore e sofferenze" in ebraico "ke'èb" , che per il metodo di "Parlano le lettere", risulta "afflitto () dentro " e "come il padre ".

    Torno al Capitolo 9 della Genesi per ripercorrere e fermare i ragionamenti.
    Pongo attenzione al versetto 18 che recita: "I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam è il padre di Canaan." (Gen. 9,18)
    È strana questa precisazione non necessaria su Canaan, associato ai 3 figli di Noé, perché non cita allora anche i nomi dei figli di Sem e di Jafet?
    Subito dopo il testo precisa: "Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la terra." (Gen. 9,19); come a sottolineare, guardate che il padre di Canaan non è Noè, anche se a Noè fa carico anche Canaan.

    Oltre che nel Genesi, il nome Cam si trova in 1Cr. 1,8 e 4,40 e nei Salmi 78,51-105,23-106,22 ed indica un nome dato all'Egitto, ed è il progenitore dei popoli nemici storici degli Ebrei, Egiziani e Cananei, come si deduce anche dal nome dei discendenti nelle genealogie del Capitolo 10 del Genesi.

    Uscito dall'arca: "Noè, coltivatore della terra cominciò a piantare una vigna" (Gen. 9,20), voluta imitazione di quando "il Signore Dio piantò un giardino in Eden" (Gen. 2,8), come se Noè avesse delega di ricreare un giardino sulla terra; sta agendo come il Padre ma non è sbagliato, se non è in modo distorto, "Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il maestro." (Lc. 7,40) sembra ben riferibile anche a questo caso.

    Del versetto Gen. 9,20 "Noè, coltivatore della terra cominciò a piantare una vigna"



    è possibile la lettura:

    a portare sarà nella prigione del serpente ;
    l'energia , si chiuderà in un uomo ;
    uscirà (da Adamo, cioè) da donna nel mondo ;
    (ove) porterà a stare il cuore per agire ;
    la rettitudine in un corpo vivrà .

    "A portare sarà nella prigione del serpente l'energia, si chiuderà in un uomo, uscirà da una donna nel mondo. (ove) porterà a stare il cuore; per agire la rettitudine in un corpo vivrà."

    Palesa il desiderio d'incarnarsi, immanente dall'eternità, da parte di Dio.
    Tale idea però è anche del demonio, la scimmia di Dio, che dopo il diluvio rioccupa la terra; questo è il pensiero nascosto dell'autore.
    Noè non conosceva l'effetto del vino, s'addormentò e il demonio arrivò e il Vangelo osserva:
    "...Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa..." (Mt. 24,42)

    A questo punto della storia accade qualcosa di poco chiaro: "Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide il padre scoperto entrò nella tenda e ... raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle, e camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto; avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto." (Gen. 9,21-23)

    Colpisce che il testo ripete Cam, padre di Canaan, sembra inutile visto che l'aveva detto poco prima in Gen. 9,18, a meno che non voglia dire che Cam diventò padre proprio quella volta, visto che da quel momento appare in scena Canaan; Cam ha agito sotto l'effetto del vino prodotto dal padre, il nemico sé incarnato in Canaan, figlio spurio di Noè.
    È usata come traccia 4 volte la parola scoperto; infatti, la parola detta la prima volta, con soggetto Noè, è "a portare fu un segno in cammino il serpente ", dal radicale rivelarsi, mentre nei riguardi di Cam, per tre volte, segno d'opera demoniaca, è usato che indica "nudità, vergogna, pudende, parti intime", che con i segni è "in vista il corpo portare al completo ".
    Il nemico era in agguato, e "il nemico si portò a segno " e nacque Canaan , che si legge "così l'energia agì dell'angelo (ribelle)".
    Vi è poi nel racconto volutamente velato quel "rivolto la faccia indietro", da prendere da invito a cercare anche dietro nel testo, ed essendo Cam caduto in tentazione è da cercare nella prima tentazione:
    "Allora ...vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile...". (Gen. 3,6).
    Nelle parole di quel versetto c'è desiderabile = , usata solo un'altra volta in tutto l'A.T., precisamente nel versetto in Gen. 2,9, entrambe le volte soltanto riferito all'albero della conoscenza: "Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male", nascosta nella parola tradotta con graditi, ma la traduzione, usando il sinonimo porta a perdere una parte del pathos testo originario!

    Sarà perché di recente ho esaminato a fondo le parole del Diluvio in "Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?" alla cui lettura rimando, m'ha riportato in quella storia.
    Nella parola "desiderabile " osservo che vi sono:
    • Noè e una veste , perché in ebraico è "veste";
    • Cam = , il caldo, il caloroso;
    • pentimento = ;
    • con energia caloroso alla porta (in senso figurato);
    • con energia Cam alla porta (in senso figurato)
    • Noè separato dal ; cioè Noè resta nudo e lo vede Cam.
    Così l'andare a ritroso dei fratelli toglie la tentazione del desiderabile e porta a rivestire Noè proprio con le lettere visto che:

    veste + Noè

    È evidente così l'accrescimento del testo ad effetto di stesse lettere, che creano con i vari accoppiamenti o con lettura singola dei significati grafici approfondimenti e sviluppi ed evocano i racconti.

    Ricompare nella storia di Noè la nudità di Gen. 2,25 di cui per intervento del male ebbero vergogna i progenitori in Gen. 3,7-10-11 e continua il parallelo con i primi atti della creazione di Gen. 2 e 3, infatti, nella tenda Noè e la moglie, per il vino, non si vergognano d'essere nudi, come allora erano nudi Adamo ed Eva, ma avviene qualcosa che fa vergognare ed i figli rispettosi provvederanno a coprirli come Dio coprì i due peccatori.
    Noè non è stato vigilante, ma l'atto di Cam è contrario oltre alla legge del Signore che poi sarà dato con la Torah a principi a cui s'attengono anche i pagani, cioè le leggi Noachiche di cui dirò a breve, che sinteticamente la lettera apostolica, inviata alle prime comunità sulle astensioni minimali da parte dei pagani che volevano aderire alla Chiesa richiama: "Astenetevi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dall'impudicizia." (At. 15,20).

    Alla fine del Capitolo 9 si legge: "Quando Noè si fu risvegliato dall'ebrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore" (Gen. 9,24) e , "minore" si può leggere "si rovesciò nel cuore l'angelo " ed il disegno di Dio di recuperare l'uomo resta aperto.
    In questo versetto è l'unica volta che è detto che Cam è il minore, nelle altre citazioni è sempre posto al secondo posto e poi c'è il versetto Gen. 5,32 "Noè aveva 500 anni quando generò Sem, Cam e Jafet" fa arguire che nacquero tutti e tre nello stesso anno da un parto trigemellare e se fosse uscito per ultimo in tale parto, perché viene citato per il secondo in quella citazione?
    Quella parole minore va vista, perciò, con attenzione, perché nulla è scritto a caso e, forse Cam gli aveva fatto proprio un "figlio minore".
    Se poi si pensa all'incesto, un possibile significato da dare a è "indegno".
    In questa storia di rifondazione del mondo col diluvio, il demonio, entrato in Cam, attenta la madre di famiglia, punto fondante.
    Volendo queste pagine del diluvio in qualche modo ripercorrere le stesse tappe della storia d'Adamo ed Eva, c'è per traslato una conferma che il demonio in quell'occasione abbia attaccato la sfera sessuale.
    Qui la storia della salvezza che ha fatto un passo avanti, deve subito subire una sosta in quanto il pozzo della vita, il cuore degli uomini è stato di nuovo inquinato e come osserva Gesù: "Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie." (Mat. 15,19)

    Quel versetto Gen. 9,24 si può spezzare con doppia lettura:

    Quando Noè si fu risvegliato dall'ebrezza, seppe quanto gli aveva fatto il figlio minore;




    - Con riferimento ai fatti raccontati nel testo esterno,

    "E fu per esistere a rovesciarsi giù l'angelo (ribelle) in Cam in cui fu oppressione () a recare . Ed alla conoscenza venne () della donna (). Il male accese nel mondo il serpente e nel figlio si recò entrandovi rovesciò nei cuori l'emanazione ."

    "E fu per esistere a rovesciarsi giù l'angelo (ribelle) in Cam in cui fu oppressione a recare. Ed alla conoscenza venne della donna. Il male accese nel mondo il serpente e nel figlio si recò, entrandovi rovesciò nei cuori l'emanazione."

    - Come contrappasso per la fine dei tempi,

    "E sarà nell'esistenza alla fine l'energia a chiudersi nei viventi . Sarà l'esistenza degli angeli a portarsi e sarà la conoscenza dell'Unico in tutti con la beatitudine . Per l'azione della risurrezione entrata la potenza si porterà . Figli porterà dal mondo versando nei cuori l'energia ."

    "E sarà nell'esistenza alla fine l'energia a chiudersi nei viventi. Sarà l'esistenza degli angeli a portarsi e sarà la conoscenza dell'Unico in tutti con la beatitudine. Per l'azione della risurrezione entrata la potenza si porterà. Figli porterà dal mondo, versando nei cuori l'energia."

    L'INCESTO NELLA BIBBIA
    L'incesto, che deriva dal latino "incestus", ossia non castigato, da in = non e cestus = castus = puro, cioè l'unirsi carnalmente tra persone di sesso diverso legate da vincoli di parentela costituenti impedimento al matrimonio, è dall'antichità in tutte le culture, infatti, anche le più arretrate hanno propri tabù e/o leggi, scritte o non, a salvaguardia di corrompere le relazioni familiari e comunitarie, di tribù, clan o società d'appartenenza, pur se varia il livello di parentela proibito per gli accoppiamenti.
    È, peraltro, tipico comportamento bestiale perché legato al solo istinto.
    Si spiega così il risentirsi di San Paolo perché v'erano incorsi catecumeni o battezzati della comunità di Corinto di cui era catechista: "Si sente da per tutto parlare di immoralità tra voi, e di una immoralità tale che non si riscontra neanche tra i pagani, al punto che uno convive con la moglie di suo padre ... si tolga di mezzo a voi chi ha compiuto una tale azione! ... questo individuo sia dato in balia di satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore." (1Cor. 5,1-5)

    I gradi d'affinità che impediscono il matrimonio nella culture ebraico-cristiana trova ovviamente base nei libri del Levitico e Deuteronomio della Torah.

    Riporto le prescrizioni dai Capitoli 18 e 20 dal Levitico:

    LEVITICO 18,6 Nessuno si accosterà ad una sua consanguinea, per avere rapporti con lei. Io sono il Signore.

    LEVITICO 18,7 Non recherai oltraggio a tuo padre avendo rapporti con tua madre: è tua madre; non scoprirai la sua nudità.

    LEVITICO 18,8 Non scoprirai la nudità della tua matrigna; è la nudità di tuo padre.

    LEVITICO 18,9 Non scoprirai la nudità di tua sorella, figlia di tuo padre o figlia di tua madre, sia nata in casa o fuori.

    LEVITICO 18,10 Non scoprirai la nudità della figlia di tuo figlio o della figlia di tua figlia, perché è la tua propria nudità.

    LEVITICO 18,11 Non scoprirai la nudità della figlia della tua matrigna, generata nella tua casa: è tua sorella.

    LEVITICO 18,12 Non scoprirai la nudità della sorella di tuo padre; è carne di tuo padre.

    LEVITICO 18,13 Non scoprirai la nudità della sorella di tua madre, perché è carne di tua madre.

    LEVITICO 18,14 Non scoprirai la nudità del fratello di tuo padre, cioè non ti accosterai alla sua moglie: è tua zia.

    LEVITICO 18,15 Non scoprirai la nudità di tua nuora: è la moglie di tuo figlio; non scoprirai la sua nudità.

    LEVITICO 18,16 Non scoprirai la nudità di tua cognata: è la nudità di tuo fratello.

    LEVITICO 18,17 Non scoprirai la nudità di una donna e di sua figlia; né prenderai la figlia di suo figlio, né la figlia di sua figlia per scoprirne la nudità: sono parenti carnali: è un'infamia.

    LEVITICO 18,18 E quanto alla moglie, non prenderai inoltre la sorella di lei, per farne una rivale, mentre tua moglie è in vita.

    LEVITICO 20,11 Se uno ha rapporti con la matrigna, egli scopre la nudità del padre; tutti e due dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di essi.

    LEVITICO 20,12 Se uno ha rapporti con la nuora, tutti e due dovranno essere messi a morte; hanno commesso un abominio; il loro sangue ricadrà su di essi.

    LEVITICO 20,14 Se uno prende in moglie la figlia e la madre, è un delitto; si bruceranno con il fuoco lui ed esse, perché non ci sia fra di voi tale delitto.

    LEVITICO 20,17 Se uno prende la propria sorella, figlia di suo padre o figlia di sua madre, e vede la nudità di lei ed essa vede la nudità di lui, è un'infamia; tutti e due saranno eliminati alla presenza dei figli del loro popolo; quel tale ha scoperto la nudità della propria sorella; dovrà portare la pena della sua iniquità.

    LEVITICO 20,19 Non scoprirai la nudità della sorella di tua madre o della sorella di tuo padre; chi lo fa scopre la sua stessa carne; tutti e due porteranno la pena della loro iniquità.

    LEVITICO 20,20 Se uno ha rapporti con la moglie di suo zio, scopre la nudità di suo zio; tutti e due porteranno la pena del loro peccato; dovranno morire senza figli.

    LEVITICO 20,21 Se uno prende la moglie del fratello, è una impurità, egli ha scoperto la nudità del fratello; non avranno figli.

    In definitiva, per l'A.T., l'uomo non può sposare: madre, sorella, nipote, zia, matrigna, suocera, nuora, figliastra, figlia e nipote della matrigna, figlia della matrigna nata da un marito precedente, moglie del fratello del padre, moglie del fratello (vivente), mentre c'era l'obbligo del levirato (Dt. 25,5-10) ben riassunto nella domanda dei Sadducei a Gesù nel Vangelo di Marco (2,19): "Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello."

    Il profeta Ezechiele (22,10-12), prima della riforma d'Esdra e Neemia che riportò al fulgore la Torah, aveva contestato rilassamenti in Gerusalemme: "In te si hanno rapporti col proprio padre, in te si giace con la donna in stato di mestruazione. Uno reca oltraggio alla donna del prossimo, l'altro contamina con incesto la nuora, altri viola la sorella, figlia del padre."
    Con Cam il Genesi così segnala l'esistenza d'una legge riconosciuta, pur in assenza della Torah, consistente nell'evitare incesti con i genitori.
    Rapporti necessariamente per più generazioni tra fratelli e sorelle e tra cugini ci dovevano pur essere, stante il racconto della creazione del Genesi con Adamo ed Eva, un'unica famiglia di progenitori.
    Il Talmud (Sanhedrin 56a/b) sostiene che prima della rivelazione a Mosè sul Sinai, ad Adamo ed a Noè sarebbero state date 7 leggi, (da Gen. 9 secondo Yebamot 62a) da rispettare da ogni uomo per non fallire il progetto esistenziale.
    Queste sono le così dette leggi noachiche:
    • la prima è l'obbedienza alle autorità, e/o l'osservare la giustizia sociale (per Nachmenide su Gen. 24,13);
    • le altre 6 sono l'astenersi dalla idolatria, dalla bestemmia, dall'adulterio, dall'omicidio, da rapine, dal mangiare carne tagliata da un animale vivo.
    L'incesto rientra nell'adulterio e/o nell'osservanza delle leggi sociali in sviluppo.

    MA SARÀ COLPA DEL VINO?
    La vicenda di Cam sembra causata dalla vino che è parola da indagare.
    Di seguito ecco i versetti in cui il vino si ripresenta nel libro del Genesi:
    • Gen. 9,31 e 24 nell'episodio negativo di Cam di cui s'è parlato;
    • Gen. 14,18 episodio positivo di Melchisedek ed Abramo;
    • Gen. 19,32-33-34-35 incesto di Lot con le figlie;
    • Gen. 27,25 Giacobbe offre vino al padre travestito da Esaù;
    • Gen. 49,11-12 nella benedizione di Giacobbe a Giuda.
    Negli altri libri della Toràh, sul vino vi sono vari versetti:
    • positivi in quanto è da offrire nel Tempio sull'altare degli olocausti (Es. 29,40, Lev. 23,13, Num. 15,5), sono da fare libazioni nei noviluni (Num. 28,14), è da acquistare con le decime per goderne davanti al Signore (Deut. 14,26), è tra quanto non si potrà godere se si cade nella maledizione (Deut. 28,39), è tra ciò che gli Israeliti non hanno avuto nei 40 anni nel deserto (Deut. 29,5), è citato nel Cantico di Mosè (Deut. 32,33-38) che ho già citato;
    • negativi, c'è il divieto di berlo prima d'entrare nella tenda del convegno (Lev. 10,9); e le prescrizione per i Nazirei (Num. 6,3-4-20).
    Viene subito all'occhio che dopo il profilato incesto di Cam e prima di quello esplicito delle figlie con Lot, di cui diremo poi, c'è l'episodio in cui il vino è elemento positivo essendo tra l'offerte presentate da Mechisedek, re e sacerdote, figura del Cristo: "Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio Altissimo" (Gen. 14,18).
    Sul vino e sulla tensione che c'è attorno a questa parola rimando a quanto in "Chi legge doppio è brillo" di "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche" e "L'acqua del diluvio" di "Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio? Idee dalla decriptazione della Bibbia".

    Il Vino , infatti, è elemento che nel testo biblico, è avviso per cercarvi sotto in quanto fa vedere (leggere) doppio, ed è veicolo allegorico d'energia:
    • pura, se viene da Dio o è a Lui collegata, fa presente il Santo sia nella tradizione ebraica sia in quella cristiana, elemento del mistero eucaristico, "È forza ad inviare ", "c'è l'esistenza degli angeli ";
    • impura, se demoniaca, "l'esistenza opprime ()".
    Piantare una vigna presenta così una lettura:
    • positiva, "sarà per amore ad agire l'Agnello tra i viventi ";
    • negativa "è nel cuore ad agire come un verme ()".
    È anche da ricordare quanto disse Gesù "Io sono la vera vite e il Padre mio il vignaiolo". (Gv. 15,1), "Io sono la vite e voi i tralci". (Gv. 15,5)

    Per logico collegamento è da considerare pure la parola "vite" che si trova in Gen. 40,9-10 nella descrizione del sogno del coppiere del Faraone a Giuseppe e in Gen. 49,11 nella benedizione di Giacobbe.
    Questa si può leggere "vi scorre un soffio d'energia ", che appunto può essere positiva o negativa a seconda del tipo d'energia e con riferimento a Gesù si può leggere "Cammina il Verbo inviato ".

    Sono così andato alla pagina delle Benedizioni di Giacobbe, ai versetti che si rivolgono a Giuda, profetici nei riguardi della venuta del Messia, che erano già apparsi nella ricerca sulla parola vino, e che sono la conclusione del Genesi sulle vicende legate a quella parola.
    Riporto il testo della traduzione CEI, e di seguito anche il risultato della decriptazione ottenuta col mio metodo.

    Genesi 49,10-12: A Giuda dalle Benedizioni di Giacobbe
    "Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l'obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello e a scelta vite il figlio della sua asina, lava nel vino la veste e nel sangue dell'uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti per il latte."

    Decriptazione di Genesi 49,10-12
    Genesi 49,10 - "Al serpente guai in giro porterà. In un corpo la risurrezione dentro al cuore porterà, ai viventi nelle tombe la rovescerà. Verserà nei viventi dentro una forte energia nei corpi che a scappare il serpente sarà a portare per sempre. La rettitudine sarà a ristare dentro dell'Unico, bruciato il serpente sarà. Il serpente con la perversità che l'accompagna, sarà a rovesciarsi fuori."

    Genesi 49,11 - "L'Unigenito per la ribellione che ci fu dal serpente in una persona da inviato, ad agire sarà in un corpo nel mondo. Porterà al serpente il fuoco. Dai corpi rovescerà fuori chi vi abita. L'angelo (ribelle) che vi sta dall'origine finirà d'abitarvi. La rettitudine dentro convertirà le esistenze. L'opprimere nei cuori a bruciare porterà, ma da solo. Vivi, per l'azione energica dentro, saranno; la tentazione porterà a finire nel mondo."

    Genesi 49,12 - "Nella prigione del maligno di rettitudine ci sarà una sorgente. Acqua bollente sarà per opprimere a recargli. Dal cuore invierà la risurrezione che sarà vita per i viventi ammalati dentro."

    Il decriptato pone in chiaro che tutte quelle vicende nascondono l'attività dello stesso nemico, causa della prima caduta, ma il Messia alla fine "la tentazione porterà a finire nel mondo".
    Tutto ciò è in assonanza con quanto preannuncia il profeta Isaia "In quel giorno si dirà: la vigna deliziosa: cantate di lei!" (Is. 27,2)

    Questo conferma d'essere su una giusta interpretazione e individua bene il nemico, perché subito dopo della vigna Isaia presenta questa profezia sugli ultimi giorni: "Il Signore esce dalla sua dimora per punire le offese fatte a lui dagli abitanti della terra; la terra ributterà fuori il sangue assorbito e più non colpirà i suoi cadaveri. In quel giorno il Signore punirà con la spada dura, grande e forte, il Leviatan serpente guizzante, il Leviatan serpente tortuoso e ucciderà il drago che sta nel mare." (Is. 26,21 27,1)

    Tutto ciò poi era preceduto da una rara profezia sulla risurrezione: "Ma di nuovo vivranno i tuoi morti, risorgeranno i loro cadaveri. Si sveglieranno ed esulteranno quelli che giacciono nella polvere..." (Is. 26,19)

    I Testi Masoretici della Bibbia in Isaia 27,2 "In quel giorno si dirà: la vigna deliziosa: cantate di lei!" in luogo di "deliziosa - hemed " pongono "mosto, vino rosso - hemer " ma poco cambia, anche se propenderei per perché è come il dell'albero del bene e del male di cui dissi, ma in entrambi i modi vi sono le lettere di Cam , come a dire questa è la vigna buona profetata con Noè, ma inquinata da Cam.
    Il Vangelo di Giovanni, che racconta fatti che i sinottici non riportano, presenta quale primo segno di Gesù la trasformazione d'acqua in vino durante una festa nozze (Giov. 2,1) a Cana (nel testo greco a Kana?) di Galilea, che la tradizione indica in paesino su una collina a 8 km da Nazaret e fa pensare anche a Canaan, tant'è che molti le ricordano come le nozze di Canaan.
    Evidentemente il Vangelo sta sottolineando che Lui, Gesù è la vite di cui dice il profeta Isaia che fa presente i tempi Messianici da cui sgorga vino buono.

    LOT E LE FIGLIE
    Secondo quella lista dei versetti relativi al vino nel Genesi, questi riappare nel Capitolo 19, ma il racconto inizia nel Capitolo 18 ove è detto che nelle città della valle, sede ora del Mar Morto, Sodoma, Gomorra, Adma, Zeboim e Zoar; gli abitanti coi loro peccati avevano colmato ogni misura.
    Tre uomini (Gen. 18,1.2) si presentarono ad Abramo, li ospitò, erano due angeli con il Signore in persona che, annunciata la nascita d'Isacco da Sara, discusse sull'intenzione di distruggere le città, ma Abramo ottenne di salvarle se vi si fossero trovati dieci giusti; poi i due angeli (Gen. 19,1) andarono a Sodoma.
    Là abitava Lot nipote d'Abramo che l'aveva seguito nella terra promessa (Gen. 11,27-31), ma s'era separato scegliendo il territorio della valle del Giordano intorno all'attuale Mar Morto (Gen. 13).
    Lot, che stava alle porte della città, ospitò i due angeli a casa, i sodomiti chiesero di far uscire i due stranieri per abusarne, Lot per non infrangere la sacra ospitalità arrivò a proporre il cambio le sue due figlie, i sodomiti irati stavano per abbattere la porta, ma gli angeli intervennero, li accecarono.
    Avvisarono poi che erano stati mandati per distruggere la città, perciò Lot invitasse i familiari d'essere pronti a fuggire, ma non gli credettero ed all'aurora gli angeli svegliarono Lot che fuggì solo con moglie e figlie.
    Il Signore allora fece cadere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco e le distrusse. La moglie pur se ammonita di non volgersi indietro, divenne una statua di sale, così si salvarono solo Lot e le due figlie.

    Sottolineo alcuni paralleli con la storia di Noè.
    C'è una situazione in cui Dio vuole portare la distruzione intere popolazioni, questa volta col fuoco anziché con l'acqua.
    Il luogo pare la terra promessa; infatti, quando Lot si separò da suo cugino Abramo, descrisse così quella regione: "Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano era un luogo irrigato da ogni parte, prima che il Signore distruggesse Sodoma e Gomorra, come il giardino del Signore, come il paese d'Egitto, fino ai pressi di Zoar." (Gen. 13,10).

    Ci sono due versetti poco chiari (Gen. 19,12 e 14) che dicono rispettivamente:
    • "Quegli uomini (2 angeli) dissero allora a Lot: Chi hai ancora qui? Il genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire da questo luogo";
    • "Lot uscì a parlare ai suoi generi che dovevano sposare le sue figlie..."
    Se ne conclude che Lot:
    • aveva due generi, due figlie e almeno due figli, oltre la moglie, così pare proprio che erano 8 in tutto come nel caso di Noè, ma in numero minore di 10;
    • avendo due generi, Lot era suocero, parola che, anche se non detta esplicitamente, aleggia nel racconto, ed in ebraico suocero è con le stesse lettere del figlio Cam di Noè, anche se con diversa vocalizzazione.
    Nel Genesi tale termine è pure usato per due volte nel Capitolo 38 nel racconto scabroso, che poi accennerò, dell'incesto di Giuda e Tamar.
    Il nome di Lot con riferimento alla storia che si profila evoca il serpente che si porta nei cuori , o che la potenza porterà nei cuori .
    Per completare il quadro, manca solo un incesto, e puntuale, attributo anche qui al vino, si verifica doppio, in modo palese, come risulta dai seguenti versetti, quasi a dire al lettore: hai capito bene, è come la storia di Cam!

    Genesi 19,30-38 - "Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in una caverna con le sue due figlie. Ora la maggiore disse alla più piccola: Il nostro padre è vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi, secondo l'uso di tutta la terra. Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre. Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. All'indomani la maggiore disse alla più piccola: 'Ecco, ieri io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche questa notte e va' tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una discendenza da nostro padre.' Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando essa si coricò, né quando essa si alzò. Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre. La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi. Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò Figlio del mio popolo. Costui è il padre degli Ammoniti che esistono fino ad oggi."

    E così l'autore del Genesi s'è tolto un altro sassolino della scarpa, come aveva fatto con Cam nei riguardi dei popoli di Canaan, dell'Egitto e simili, ha definito anche i popoli nemici Moabiti e Ammoniti nati da una relazione impura.
    In questi 9 versetti c'è 4 volte ripetuta la parola vino (32-33-34 e 35), come ho evidenziato in grassetto, il che è un segnale per provare a decriptare col metodo di cui ho detto e riporto il risultato:

    Genesi 19,30 - E fu Dio la potenza a portare in un cuore per la contesa recare al nemico; ed abitò dentro al mondo. D'un povero scelto fu il figlio. Un segno fu portato alla vista dei viventi e così fu a stare in un corpo Dio. Nel sabato (della creazione) in un vivente si portò giù alla vista in un corpo ed abitò in una casa. Da un seno il corpo uscì di Lui ed una luce indicò chi era. Il Figlio finalmente s'era portato!

    Genesi 19,31 - E finalmente l'Unigenito a vivere in un corpo uscì. Per il pianto lo lanciò Dio nel mondo; giù per le rovine, lo lanciò il Padre. Fu dall'angelo (ribelle) a recarsi; a questi verserà il rifiuto, con la forza della risurrezione l'annullerà da dentro la terra. Nei cuori porterà l'Unigenito dell'Altissimo l'energia e così le generazioni rette tutte usciranno dalla terra.

    Genesi 19,32 - Della potenza della rettitudine entrerà l'energia con la risurrezione che verserà nel mondo. Verrà del Padre ad essere l'energia portata dell'esistenza per essere figli. La resurrezione anelata ai popoli porterà, ed invierà dal mondo a stare fuori per entrare i viventi nel Padre tra gli angeli, ma colpirà il cattivo.

    Genesi 19,33 - E completamente dalla risurrezione vomitato l'angelo (ribelle) verrà. Dal Padre sarà ad entrare l'energia che sarà ad opprimerlo; dentro la notte del mondo Lui porterà a finire. Dentro con l'amore la rettitudine sarà nei corpi a rientrare e finirà bruciato dalla rettitudine dentro venuta dal Padre. Sarà nel mondo recata al serpente una calamità in azione che dentro lo brucerà; così da dentro la perversità che v'abita verserà e dai viventi uscirà.

    Genesi 19,34 - E sarà ad entrare nell'acqua bollente accesa che a finire lo porterà e finirà il primo essere ribelle tra i pianti. Sarà dai corpi ad uscire il maledetto, giù la rovina dei corpi uscirà; dall'energia della risurrezione così dentro finito sarà. L'Unigenito a salvare verrà per il Padre gli oppressi. Con la risurrezione a riformare porterà le esistenze. Sarà negli oppressi a riscorrere la vita di Dio; sarà la potenza a rientrare dentro gli uomini che ad anelarla erano i popoli che si portasse. E degli angeli l'esistenza ai viventi per il Padre inviata sarà; ne recherà il seme.

    Genesi 19,35 - E nel Crocifisso risorto si riverseranno gli oppressi. Gli scorreranno i viventi dentro di notte. Dal mondo usciranno con Lui per venire dal Padre a stare. Saranno ad entrare tra gli angeli a stare gli oppressi. Ed il Crocifisso li verserà vivi fuori. Su in Città entreranno (in cui) si porterà il Crocifisso da luce. Retti a casa i popoli recherà per il portato rifiuto. Saranno alla conoscenza, dentro illuminati. Anelavano di portarvisi ad abitare; speravano i viventi d'entrarvi.

    Genesi 19,36 - E tutti rigenerati saranno stati dall'energia della risurrezione. Con il Crocifisso saranno tra i figli portati. Il Crocifisso li accompagnerà; nel cuore verranno del Padre. Saranno ad entrare tra gli angeli.

    Genesi 19,37 - Porterà tutti, li partorirà a casa per la rettitudine che sarà nei corpi entrata. Figli li avrà portati il Crocifisso avendo rovesciato dai corpi il peccatore; e vivi li porterà dal Padre. Con Lui dal Padre saranno a vivere e nel Padre per sempre ad entrare saranno portati i viventi.

    Genesi 19,38 - Portati dal mondo su nella Città entreranno, ove scorre la vita di Lui; da fanciulli entreranno dentro ad abitare con il Crocefisso, primo tra i viventi che ha portato figlio. (Figlio lo è dall'eternità, ma per la natura umana il Cristo è il primo figlio nel tempo) Si vedranno i viventi stare con Lui; con il Padre saranno ad abitare. Tra gli angeli i popoli staranno nell'eternità; v'entreranno un giorno.

    Così, grazie allo spunto del racconto esterno, opportunamente criptato, è asserito il disegno, atteso nella fede dall'autore del Genesi, che Dio porti a compimento quanto promesso nello stesso modo ai precedenti autori che, con ampiezza, sono portatori della stessa idea in tutti i libri più antichi della Torah.

    Gli episodi di Cam con la madre e poi di Lot con le figlie fanno anche meditare sull'uso non moderato del vino, in quanto "Un baratro è l'uomo e il suo cuore un abisso" (Salmo 64,7b) ed il vino è come una macchina della verità, perché senza freni inibitori può venir fuori ciò che l'uomo ha a lungo moderato, stante che anche per l'uomo migliore del mondo "il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo." (Gen. 4,7)

    Nonostante la potenziale dannosità, da sempre è stato dato dall'ebraismo un ruolo sacro al vino in feste rituali familiari e comunitarie; la scelta in definitiva è stata mediata tra proibizionismo e permissivismo con l'uso sacrale moderato e limitato al consumo se è kashèr , retto, adatto, senza impurità, prodotto da ebrei osservanti, in ogni fase dalla coltivazione fino all'imbottigliamento.
    Tutto ciò perché il vino "allieta il cuore dell'uomo" (Salmo 104,15) e in casa nello shabat "gioirà il loro cuore come inebriato dal vino, vedranno i loro figli e gioiranno e il loro cuore esulterà nel Signore." (Zaccaria 10,7b)
    Come per il pane, separatamente dagli altri alimenti, prima di consumare il vino il pio ebreo benedice sempre il Signore, creatore dei frutti della vite.
    Gesù, infine, ha elevato il vino, con il pane, a materia che consacrata rinnova e ci fa partecipi in pienezza al Suo mistero pasquale.

    ESAÙ E GIACOBBE (GENESI CAPITOLO 25)
    Nel Genesi la parola vino è usata anche quando Giacobbe (27,25), travestito da Esaù, offrì vino ad Isacco, consigliato dalla madre Rebecca per carpire al padre la benedizione e confermare la primogenitura vendutagli dal fratello (Capitolo 25) per il noto "piatto di lenticchie". Perché la madre preferisce Giacobbe ad Esaù?
    Il vino fa trapelare l'idea che tra quelle pagine vi sia qualcosa da indagare.
    Tra questi due fatti c'è in Gen. 26 la strana scena d'Isacco che "scherza" con la moglie "Rebecca, che era di bell'aspetto" (Gen. 27,7b) ma è visto dalla finestra dal re del luogo Abimelech a cui aveva detto che non era la sorella, come Abramo aveva detto in Egitto per la moglie Sara (Gen. 12,10-20).
    Beh! Anche qui qualcuno ha visto nudità che non doveva vedere!

    Il Genesi (25,1-2) a metà dei suoi 50 Capitoli dice che "Abramo prese un'altra moglie" di nome Chetura e n'ebbe 6 figli, così, con Ismaele da Agar ed Isacco da Sara, Abramo n'ebbe in tutto 8, cioè la pienezza, ma passò la primogenitura ed i beni ad Isacco, mentre licenziò gli altri con doni (Gen. 25,5-6).
    Mandata via la concubina Agar con il figlio Ismaele, morta la moglie Sara (Capitolo 23), dopo il matrimonio d'Isacco con Rebecca (Capitolo 24), quando "Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in ogni cosa" (Gen. 24,1) s'unì in quel matrimonio tardivo in quanto aveva già 140 anni al matrimonio d'Isacco che "...aveva 40 anni quando si prese in moglie Rebecca" (Gen. 25,20a) ed Isacco nacque che Abramo aveva 100 anni (Gen. 21,5) e "La durata della vita di Abramo fu di 175 anni." (Gen. 25,7)

    Abramo perché sposò Chetura?
    Sembra conclamato che la moglie d'Isacco era sterile.
    "Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così sua moglie Rebecca divenne incinta" (Gen. 25,21) ed Abramo entrò in crisi, perché nei 20 anni in cui la nuora non dava figli temette che il figlio non potesse trasmettere la primogenitura, infatti, Isacco aveva 60 anni quando nacquero Esaù e Giacobbe (Gen. 25,26b).
    Interessante è il nome di questa moglie, Chetura, che deriva dal radicale = bruciare profumi.
    Questo radicale, con l'aiuto della lettura dei segni, ci dice "lo versa la bella sul corpo " e ci parla, appunto, di profumo e ci dice così che Chetura era avvenente.
    Il nome Chetura conferma la necessità d'Abramo di "versare nell'utero per portare un corpo/popolo nel mondo ", in quanto trapela il desiderio e la speranza invincibile d'Abramo d'avere una piena discendenza.
    Chetura, è anche tassello utile per la corretta genealogia dei figli di Mosè in quanto così la moglie Zippora, discende da Abramo perché il figlia di Ietro il madianita, il cui capostipite è Madian figlio appunto di Abramo e Chetura.
    Al riguardo ricordo che "Mosè si allontanò dal faraone e si stabilì nel paese di Madian e sedette presso un pozzo" (Es. 2,15b) e "seduto al pozzo porta il corpo in campo aperto/deserto " viene fuori il nome Chetura, il che avvalora la lettura con i segni e fa comprendere come i racconti del Genesi, scritto dopo l'esodo, ha aspetti midrashici.

    L'attesa che Dio doti l'umanità del proprio cuore col nome di Chetura rimette in campo tutta la problematica della lettera Tèt , e ricordo quanto detto in "Vicende della lettera tèt nel cantico" in "Il Cantico dei Cantici".
    Particolare cura e dosaggio da parte degli scribi autori della Genesi è quello della lettera tèt , il cui nome della lettera significa scossa (colpo al cuore).

    =

    Nella lettera c'è il segno d'un luogo sigillato, d'un posto riservato, d'un occhio chiuso/socchiuso, un pozzo chiuso che si può aprire, una parte intima, un utero.
    Il disegno originale è appunto un cuore stilizzato, indica il femminile ed ha origine dal segno egiziano relativo a bello, buono, perfetto e compiuto.
    Seguendo nel Genesi le vicende di questa lettera, usata con parsimonia, ogni impiego segna una tappa importante della storia della salvezza.
    Queste lettere infatti, sono rare e contandole pervenuti alla 8° c'è un avvenimento per intervento d'un nemico dell'uomo che impedisce di dotarlo di piena conoscenza e del potere implicito di questa lettera che è "una sorgente che zampilla per la vita eterna" di cui parla Gesù alla Samaritana nel Vangelo di Giovanni (4,15), vicino al pozzo ove quella attingeva acqua.
    La vicenda della lettera inizia col racconto della creazione in Gen. 1 ove ce ne sono 7 in "Dio vide che era cosa buona ", ed una in quel brano è in forma neutra, nella "luce minore ", la stessa parola usata poi con valore negativo per Cam.
    La creazione, infatti, predisposta per la perfezione, arriverà al compimento programmato solo passando per il si dell'uomo, c'è quindi un anello debole, minore, che si deve vedere come si comporterà.
    La vicenda della prosegue nel Capitolo 2, s'interrompe l'8° volta nel Capitolo 3 con la caduta d'Adamo, riprende, e Dio ritesse in positivo, ma... e così via.

    Questo tipo di segnale è in linea con la tradizione ebraica, secondo cui i primi maestri della Torah, guardiani del testo biblico canonico, erano gli Scribi, perché contavano le lettere, com'è implicito in quel radicale.

    L'accennata nota in Es. 2,15b relativa a Mosè ed al cuore-pozzo ha una conferma nello stesso Capitolo 25 del Genesi che ci guida dicendo "Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi" (Gen. 25,11), cioè avvisa che ci risiamo con quel tema.
    Dio vuole passare all'umanità la proprietà d'un cuore, pozzo, utero, segno del potere creatore della vita, immagine del suo essere comunione, e propone il Genesi, separò le funzioni di padre e madre e lo porrà nella donna e sarà attivo in pienezza solo se c'è in comunione in Lui tra l'uomo e la donna.
    La lettera che indica tale proprietà nella versione ebraica di Genesi 25 si trova 8 volte; sembra, ma non siamo ancora alla pienezza desiderata, vediamo:

    - I serie di quattro nei versetti:
    • 1) e 4), in totale due volte per Chetura ;
    • 3) per Letusimn un bisnipote d'Abramo e Chetura;
    • 8) per felice "Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di giorni, e si riunì ai suoi antenati"; serie è così bloccata dalla morte.
    - II serie di quattro nei versetti:
    • 16) per "i loro accampamenti" (degli Ismaeliti);
    • 23) per "nel tuo seno" di Rachele;
    • 24) per "nel grembo" di Rachele;
    • 30) per "lasciami mangiare" la minestra rossa, detto da Esaù.
    Della doppia serie delle quattro :
    • tre riguardano Chetura e i discendenti (versetti 1-3-4);
    • una Abramo e riguarda tutta la sua vita (versetto 18);
    • una i discendenti di Agar, gli Ismaeliti (versetto 16);
    • tre riguardano Isacco, Rebecca e i suoi discendenti (versetti 23-24-30).
    Con la discendenza d'Isacco e Rebecca non si completa la serie di 4 in quanto in un qualche modo è intervenuta l'opera del "nemico" col famoso piatto di lenticchie.
    Velato in quel "lasciami mangiare" , c'è nascosto qualche episodio di cui si vuol dire e non si vuol dire che è da vedere allora col decriptare, di cui riporto solo l'indicazioni delle parole chiave, mentre le altre si ricavano dai significati dei segni di "Parlano le lettere".

    Gen. 25,21 - "Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era sterile e il Signore lo esaudì, così sua moglie Rebecca divenne incinta."




    "Per portarsi (l'angelo ribelle) fu agendo in un doppio a scendere. Per nascondersi vi si versò il serpente. Il serpente fu al mondo a portarsi, entrò la potente energia in un vaso di nascosto. La donna () segnò, vi si portò nel vaso a stare. In un rampollo entrò lui , e fu nel tempo in un corpo il serpente a portarsi. Fu la perversità portata al termine a partorire