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VANGELI, PROFEZIE ATTUATE DAL CRISTO
di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb


Gli evangelisti hanno lasciato tracce di aver colto nell’A.T. le profezie.
 
 
 

INTRODUZIONE
In questa rubrica "Decriptare la Bibbia" sto trasferendo gradualmente con continue prove, dedotte dall’esame dei testi biblici dell’Antico Testamento, che tali scritti con i segni originari ebraici sono dotati anche d’intrinseca possibilità di una lettura interna svelabile con la giusta chiave.
In estrema sintesi, sostengo che si può fare anche una lettura lettera per lettera in quanto ciascuna di queste può vivere all’occorrenza di vita propria, avendo in sé pure un significato grafico oggettivo e che ciò era utilizzato a pieno dagli antichi autori che predisponevano i testi su due livelli.
L’adozione dei segni alfabetici delle lingue con cui i testi originali sono stati tradotti rende però impossibile accedere al secondo livello, che invece è attuabile solo col testo scritto con i primitivi segni.
L’idea ed i motivi di tale possibilità li ho ampiamente esposti in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche" ed in "I primi vagiti delle lettere ebraiche nella Bibbia".
Successivamente in "Parlano le lettere" ho fornito le chiavi di decriptazioni, i significati delle lettere singole e le regole del metodo.
Seguendo tali regole ho già presentato vari risultati con dimostrazione di testi dell’A.T. che valida la consistenza di quanto sostenuto.
Tutto ciò è stato mosso dalla certezza che anche le pagine più impensabili, relative addirittura ad elencazioni genealogie e norme complesse, sono potenziali "Parola di Dio" come ritenute dalle tradizioni ebraiche e cristiane, quindi debbono essere riferite al Messia ed al Cristo, ma quando ciò non è palese nel testo esterno deve esserlo almeno nell’interno.
Ho esposto altresì quanto ho trovato nella mia ricerca in "Tensione dell'ebraismo ad una Bibbia segreta", ne ho seguito le tracce in "Il cristianesimo di fronte ad una Bibbia segreta", conseguendo convinzioni su quanto stavo operando.
In definitiva accade che, unitamente ai testi esterni, sotto si sviluppa un supporto che può anche non essere strettamente connesso all’esterno di quel brano, ma che è come il disotto di un iceberg, quantitativamente notevole, ma normalmente invisibile se non a sub coraggiosi, e questa parte sostiene e supporta la massa visibile e ne spiega anche lati oscuri dei volumi immediatamente sovrastante o anche lontani.
Tutto ciò porta ad estese profezie sul Messia, di cui di fatto tutta la Sacra Scrittura è annuncio; accade così che moltissimi fatti che si trovano nei Vangeli si trovano preannunciati nei testi antichi in tal modo e sono registrati dal N.T. come compiuti.
Ciò si può costatare in "Profezie nei vangeli: il protovangelo di Zaccaria" presentato come esemplificativo.
Ricordo anche "Numeri nei Vangeli e nell'Apocalisse, annunci del Messia" in cui evidenzio come gli evangelisti erano sensibili alla gimatria ebraica ed a significati enigmatici che erano in auge a quei tempi.

Ciò premesso, mi sono portato sui Vangeli per verificare in campo ciò che gli evangelisti stavano dicendo e per cercare se avessero lasciato tracce di aver colto nell’A.T. le profezie in quei testi criptati per darne testimonianza ai più esperti del tempo, anche se il testo non poteva darne piena dimostrazione per la lingua usata, il greco, e perché la massa dei lettori era sprovvista delle basi perché proveniente dal paganesimo ed era troppo alieno da tradizioni ebraiche.

FATTI, TESI E DIMOSTRAZIONI
Entro ora nell’argomento specifico.
Il Cristo, l’unto da Dio, in ebraico il Messia atteso dalla tradizione aveva in sé le prerogative d’essere re, sacerdote e profeta.
I Vangeli portano la dimostrazione dell’origine regale di Gesù e dell’atto sacerdotale, con potere di redenzione unica ed eterna, mediante il sacrificio di sé stesso sulla croce in favore di tutti.
Questi due aspetti per gli ebrei del tempo non erano però per tutti così palesi, in quanto relativizzati dal fatto che queste due funzioni erano state assolte in forma personale e spirituale senza incarichi ufficiali.
Di fatto, per la nazione ebraica del tempo Gesù di Nazaret non era nessuno, né re, né appartenente alla classe sacerdotale.
I Vangeli puntano allora sull’aspetto dei segni profetici compiuti da Gesù sviluppandolo in due direzioni:
  • con l’annuncio dell’avvento del Regno di Dio ai Gentili, esploso con la notizia della sua risurrezione;
  • con la dimostrazione dell’attuazione di profezie agli ebrei, che però affascinano i pagani sotto l’aspetto dei miracoli.
Gli evangelisti fanno ciò riportando testimonianze dirette e chiamano in gioco la discesa dello Spirito Santo, capace di risorgere spiritualmente gli uomini.
Quest’evento lo possono provare gli ascoltatori dopo aver udito ed aderito alla predicazione del kerigma, l’annuncio in altre parole del Figlio di Dio incarnato, unto da Dio Padre, crocifisso, morto e risorto per salvare gli uomini dal peccato e dalla morte esistenziale e fisica.
Essendo i miracoli prove valide solo per gli spettatori, in quanto lasciano dubbi in chi non presente, e sono la maggioranza, occorrevano altre prove che manifestassero che Gesù era l’atteso.
Ad attestare allora l’importanza degli eventi, fu ed è senz’altro di grande presa sugli ascoltatori la prova dell’attuarsi di profezie dell’A.T..
Le profezie esplicite in quell’ambito, lette nei testi secondo i criteri usuali, sono però poche, di cui alcune discusse nella loro interpretazione.
Gli evangelisti intuirono chiaramente tale problematica e cercarono di rintuzzare registrando i numerosi incontri tra Gesù e i Sadducei in cui Gesù contesta le loro interpretazioni rigide sui testi scritti e sulla loro assenza di fede sulla risurrezione che, di fatto, sembra poco trovare radice nei testi canonici ebraici delle Sacre Scritture.
I Vangeli riportano anche, ed in più occasioni, le dichiarazioni con autorità di Gesù sull’esistenza di profezie nascoste nell’A.T. che sono con Lui attuate.

Tali profezie dovevano essere note, come ad esempio gli annunci sulla passione, quali eventi attesi e che avrebbe attuato il Messia.
Per cogliere l’attenzione dei cultori della parola di quei tempi, che tanta influenza avevano sul popolo ebraico e sui proseliti, li chiamano a scrutare le scritture e le lettere degli antichi testi che, per decriptazione, avvalorano in modo esteso le profezie sul Messia.
Gli evangelisti usavano così leggere i testi delle scritture del codice biblico ebraico anche per decriptazione.
Le numerose citazioni riportate nei Vangeli di sacri scritti dell’A.T., alcune volte anche ridondanti, servono a consentire al lettore di accedere al testo completo con i segni originari, indipendentemente dalla lingua con cui sono scritti i Vangeli, che letto in modo esplicito o in modo implicito (per decriptazione) profetizza motiva e conferma l’evento di cui sono stati testimoni o che riportano gli stessi evangelisti.

Nel prosieguo, ogni volta cercherò i versetti dell’A.T. scritti in ebraico, richiamati nei Vangeli e li aprirò, con il "Metodo dei segni" .
Darò altresì sintetiche dimostrazioni solo in alcuni casi, in quanto estese sono state le precedenti in varie applicazioni del metodo.
Così facendo se ne ricava che quei versetti dimostrano la tesi, in altre parole che c’erano profezie nascoste non accolte dai sadducei, ma attese da chi accettava letture nascoste della Bibbia come ad esempio farisei ed esseni.
Tra l’altro si trovano spunti per i racconti dell’infanzia di Gesù, riportate nei Vangeli di Matteo e di Luca, come l’annunciazione a Maria e a Giuseppe, la presentazione al Tempio e la strage degli innocenti.
Queste pagine nei Vangeli sono riportate non perché edificanti, ma perché rivelano profezie attuate nella storia di Gesù di cui gli Evangelisti certificano gli eventi perché aventi base nelle scritture lette "in un certo modo".
Quest’esame lo sviluppo nelle parti qui di seguito.

1 - IL PROLOGO E GIOVANNI BATTISTA
Procedo ad una lettura particolare dei segni del primo versetto del Genesi riferendomi a Gesù Cristo.

Gen. 1,1 "In principio Dio creò il cielo e la terra."



"In principio ( vedi Ez. 37,11) fu il tutto dal Figlio Unigenito di Dio ad uscire . Fu la vita a venire (). Uscì la Luce che la vita è dei viventi . E venne in terra ."

Di seguito, togliendo i segni si ha:

"In principio fu il tutto dal Figlio Unigenito di Dio ad uscire.
Fu la vita a venire.
Uscì la Luce che la vita è dei viventi.
E venne in terra.
"

Il primo versetto della Genesi, come la tradizione si attende e come Giovanni, nel Vangelo che prende da lui il nome, ha ben inteso, contiene nei segni la profezia del prologo, infatti:

"In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio; tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini
" (Gv. 1,1-3)

San Giustino, nato a Sichem in Samaria nel 100 d.C., filosofo cristiano, martirizzato a Roma sotto Marco Aurelio tra il 163 ed il 167 d.C., evidentemente in relazione a questo versetto del Cap. 1° del Genesi, nella II Apologia, al Cap. VI scrive: "Il Padre dell'Universo, essendo non generato, non ha nome: dargli un nome equivale ad ammettere uno più antico di lui, che abbia imposto il nome stesso. I vocaboli di Padre, Dio, Creatore, Signore, padrone, non sono nomi, ma designazioni suggerite dai benefici e dalle opere di lui. Il figlio poi di lui, il solo chiamato figlio, il Verbo, coesistente generato prima della creazione allorquando al principio Dio per mezzo di lui creò e ordinò tutte le cose, è chiamato il Cristo per essere stato unto e per avere Iddio per mezzo suo ordinato l'universo."

Provo un’altra variante di decriptazione del 1° versetto del Genesi:



"Da dentro la mente/testa originò la luce . Fu per il segno/disegno il Figlio Unigenito da Dio ad uscire . Fu la vita a venire (). Uscì la Luce che la vita è dei viventi . E venne in terra ."

"Da dentro la mente originò la luce. Fu per il disegno il Figlio Unigenito da Dio ad uscire. Fu la vita a venire. Uscì la Luce che la vita è dei viventi. E venne in terra."
Questa variante ha stretti collegamenti teologici con l'ultimo versetto del prologo di Giovanni (Gv. 1,8.18): "Dio nessuno l'ha mai visto; proprio il Figlio Unigenito che sta nel seno del Padre, lui lo ha rivelato."

Qui di seguito li evidenzio:

Giovanni 1,18 e 8

Genesi 1,1 decriptato

- il Figlio Unigenito

- il Figlio Unigenito

- che sta nel seno del Padre

- Da dentro la mente originò la luce dell'Esistenza

- lui lo ha rivelato

- da Dio uscì (cioè lo rivela)

In Lui era la vita

- Uscì la Luce

E la vita era la luce degli uomini

che la vita è dei viventi


Il prologo di San Giovanni su cui si basa la teologia della rivelazione del Figlio Unigenito, di fatto, si apre e si chiude con la lettura con il metodo dei segni di Gen. 1,1.

Applico, ora, il metodo dei segni al versetto dopo il prologo del Vangelo di Giovanni, in cui cita Isaia (40,3) cui si rifanno anche altri Evangelisti

Is. 40,3 "Una voce grida: Nel deserto preparate la via al Signore appianate nella steppa la strada per il nostro Dio."




Esame della forma:
Isaia è grande profeta, cultore della parola e rispetta i canoni formali della Torah. Si vede il Nome Iahwèh e s’intravedono 4 titoli costituiti da 4 perciò si parla del capo dei Serpenti di Dio; è Dio in terra, è l'emanazione di Iahweh, è Iahweh in terra. Teologicamente c'è una sola sostanza e due persone.

Esame con i segni:
"Si versi il Servo (In Egiziano il bastone girato è il servo) Potente . Si versi portandosi in un corpo del Padre in un vivente la Parola . Il Verbo degli angeli rechi d’aiuto in un corpo la rettitudine . Il Signore che è la Luce in un corpo la porti ad accendere . Dentro vi entri la vita piena . Del Potente entri la potenza . La divinità nel mondo sia a dimorare ()."

E, senza interruzioni:

"Si versi il Servo Potente.
Si versi portandosi in un corpo del Padre in un vivente la Parola.
Il Verbo degli angeli rechi per aiutare in un corpo la rettitudine.
Il Signore, che è la Luce, in un corpo la porti ad accendere.
Dentro v’entri la vita piena; del Potente entri la potenza.
La divinità nel mondo sia a dimorare.
"

Il Vangelo di Marco lo fa precedere da un versetto del profeta Malachia (3,1), che ho letto con i segni:

"Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; l'angelo dell'alleanza, che voi sospirate, ecco viene, dice il Signore degli eserciti."






Si vede il Nome Iahwèh , si vede il Nome A'don . Si intravedono 6 titoli costituiti dagli ideogrammi di potenza ; in definitiva due presenze, perciò anche in questo caso si parla di Dio e del capo dei Serpenti di Dio, cioè Dio in terra.
È sostanzialmente come in quel versetto di Isaia appena esaminato; teologicamente c'è una sostanza e due persone.
Questo versetto è richiamato nel Vangelo di Matteo (11,10) in cui Gesù, indicando Giovanni Battista, dice che quel versetto di Malachia parla del precursore.

Riporto la decriptazione, ma ometto per snellezza la dimostrazione.

"Uscì un energico inviato (Giovanni Battista) che era l’illuminazione del Potente a racchiudere; ambasciatore era,
si portò a parlare energicamente per aprire il cammino del Potente.
(Che) in una persona era a portarsi la Parola indicò
(disse che):
  • l'Unigenito in vita era venuto;
  • Dio al mondo era;
  • della rettitudine la potenza portava al mondo.
Il Signore, l'Unigenito, il Principe dell’Unico, puro, all'acqua dentro si rovesciò (Battesimo di Gesù). Ad illuminare furono i viventi portati dal messaggero.
Uscì, che il Figlio era; l'indicò l'Unico.Il Principe dell’Unico puro innocente sceso era in un vivente, uscì inviato al mondo da casa; l'Unico lo disse.
(Sul fatto che) il Signore veniva giù dentro, l'Unico recò il segno."

Il Vangelo di Marco sottolinea: "E si sentì una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto." (Mc. 1,11)

2 - NATIVITÀ E SACRA FAMIGLIA
Numerosi sono i ritrovamenti nel decriptare su tale tema, ma per attenermi strettamente alle citazioni evangeliche presento il seguente episodio a titolo esemplificativo.
Al momento della presentazione di Gesù al Tempio nel Vangelo di Luca (2,22ss) sono citati i versetti Es. 13,1s e Lv. 12,8:

"Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come... (Es. 13,1s e Lv. 12,8) ... la Legge del Signore..."

Riporto i versetti dell’A.T. citati:

Es. 13,1s "Il Signore disse a Mosè: Consacrami ogni primogenito il primo parto di ogni madre tra gli Israeliti - di uomini o di animali - esso appartiene a me."

Lv. 12,8 "Se non ha mezzi da offrire un agnello, prenderà due tortore o due colombi: uno per olocausto e l’altro per sacrificio espiatorio. Il sacerdote farà il rito espiatorio per lei ed essa sarà monda."

In tutte due queste citazioni lette con i segni si trovano precise profezie della venuta di Dio nella carne.
Queste sono le decriptazioni che se ne ricavano:

Es. 13,1s "A portarsi è la Parola, il Signore Dio in un vivente sorge nel mondo, il Potente lo fa originare da madre il corpo, il Santo con potenza l'Essere tutto dentro il vaso porta il corpo, parola, cuore e mente, con tutta la misericordia dentro del Figlio l’esistenza. Si è acceso in un corpo Dio, dentro un uomo si porta nell'intimo per entrare da vivente nel mondo; del Potente è nel mondo portato l’Unigenito."

Lv. 12,8 "Si portò col primogenito la Madre.
Con il potente Unigenito perfetto salì per il primo celebrare.
In mano era la Luce del mondo e prese due tortore.
L’Unico portò un’illuminazione ad un inviato (Simeone): è il Figlio, è la colomba dell’Uno che il Potente dall’alto al mondo portò per i fratelli liberare.
Il peccato in croce portò a purgare.
Innalzato fu. Entrò nel mondo il Sacerdote; portò il bene per rigenerarlo."

2a - GIUSEPPE
Profezia sull'incarnazione con annuncio a Giuseppe.
Nel decriptare a spot la Genesi (48,17-18) ho trovato questa perla.

Gen. 48,17-18 "Giuseppe notò che il padre aveva posato la destra sul capo di Efraim ciò gli spiacque. Prese dunque la mano del padre per toglierla dal capo di Efraim e porla sul capo di Manasse. Disse al padre: Non così padre mio: è questo il primogenito, posa la destra sul suo capo."

Questa ne è la decriptazione:

"E vide Giuseppe il vaso essere stato forzato.
(Giuseppe sta pensando)
Lampante è l'indicazione che iniziò dentro un’esistenza per portata forza alla porta.
È la vita da forza emessa portata con azione da serpente.
La testa inizia ad accendersi d'ira.
Nella mente è che in vita portato è stato da un cattivo che dentro ha agito con forza.
A (ri)inviarLa è portato, ma è pura
(Maria).
Retta è, afflitto è, portato a far guizzar fuori (colei della quale) pieno è il corpo.
(A Giuseppe viene l'ispirazione)
Inizia l’indicazione ad aprirsi che prevaricherebbe.
In testa comincia l’illuminazione dell'origine del frutto di vita dall'alto, che la testa il peccare dimenticasse.

(Ed ora a Giuseppe viene la conferma da Dio)
E disse a Giuseppe Dio che il Padre era e che il Potente Unigenito rettamente Inviato dal Padre era stato.
Retta è quella
(dalla quale) gli uscirà al mondo il primogenito.
Posasse la destra sul suo capo.
"

Dio dà mandato della paternità a Giuseppe, perché, in pratica, gli dice: "consideralo pienamente il tuo primogenito"; infatti, "dentro la mano a coppa la testa" è il significato con i segni di "primogenito".

Il decriptato calza benissimo con il racconto di Matteo (1,18-20):

"Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe che era giusto e non voleva ripudiarla decise di licenziarla in segreto. Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù; egli, infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati."

(Il Vangelo di Matteo riferisce, l'annunciazione ad un Giuseppe della casa di David, quindi di Giuda, mentre il criptato è stato dedotto da un brano che parla di Giuseppe, figlio di Giacobbe e padre delle tribù egiziane di Manasse e d’Efraim . Nella tradizione ebraica si parla di due Messia uno della casa di Giuseppe che guiderà le armate d’Israele contro Gog e Magod ed uno della famiglia di Davide. Gesù Cristo invece figlio putativo di Giuseppe della casa di David assume in sé entrambe le idee.)

Dopo quella descrizione, l'evangelista al versetto 23, fa il seguente esplicito riferimento che rimanda al profeta Isaia, Capitolo 7, perché ne cita il versetto 14: "Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta; Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi."

L'interessante è che nell'episodio che inizia dal versetto 10, in cui è inserito il versetto Is. 7,14, "Il Signore parlò ancora ad Acaz" (Mt. 7,10) pur non sembrando dalla traduzione tradizionale che vi sia traccia di Giuseppe, si ha che proprio la prima parola è , che tradotta in italiano è "e aggiunse" o "ancora", ma ha le consonanti identiche al nome Giuseppe.
Ciò a Matteo, che scrive essenzialmente per gli Ebrei, non è certo sfuggito, come pure è un’indicazione che non può essere sfuggita agli scrutatori Cristiani dei primi tempi che cercavano tracce di profezie per Gesù della famiglia di Giuseppe da Nazaret e che hanno certamente sondato a fondo il brano detto dell’Emmanuele.
Leggo, allora con i segni questo brano Is. 7,10-17 per verificare eventuali utilità per la ricerca e per comprendere lo spirito che ha animato l’evangelista Matteo, l’unico dei quattro che riferisce dell’annunciazione a Giuseppe.
Il brano si presenta di per sé interessante dal punto di vista formale, perché contiene 4 volte la parola Iahwèh e 4 , perciò parla intensamente della salvezza, e d’un fatto positivamente concluso in tale direzione.
Riporto i singoli versetti e per ciascuno, dopo un breve commento sulla forma, fornisco direttamente la decriptazione.

Is. 7,10 "Il Signore parlò ancora ad Acaz."

Is. 7,11 "Chiedi un segno dal Signore tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure lassù in alto."

Is. 7,12 "Ma Acaz rispose: Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore."

Is. 7,13 "Allora Isaia disse: Ascoltate casa di Davide! Non vi basta di stancare la pazienza degli uomini, perché ora vogliate stancare anche quella del mio Dio."

Is. 7,14 "Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele."

Is. 7,15 "Egli mangerà panna e miele finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene."

Is. 7,16 "Poiché prima ancora che il bimbo impari a rigettare il male e a scegliere il bene, sarà abbandonato il paese di cui temi i due re."

Is. 7,17 "Il Signore manderà su di te, sul tuo popolo e sulla casa di tuo padre giorni quali non vennero da quando Efraim si staccò da Giuda: manderà il re di Assiria." (Is. 7,10-17)

Raggruppo tutta la profezia, costituita dagli 8 versetti, spostando soltanto alcune parole per rispettare il succedersi dell'analisi logica in italiano rispetto alla costruzione ebraica e tutti i verbi li metto al futuro, trattandosi di profezia.

Is. 7,10 "Si porterà a Giuseppe il Signore in mano da Figlio.
La divinità dell’Unico nel petto guizzerà del primogenito che vivrà nel corpo."

Is. 7,11 "L’illuminerà Dio che la potenza della rettitudine nel primogenito ha portato con pura azione.
Dalla madre del Signore di Dio al mondo sarà la rettitudine ad uscire, si vedrà vivo versarlo alla luce.
Di Dio uscirà l’Unigenito, si porterà apertamente a camminare dentro al mondo; potente la vita dall'alto si aprirà."

Is. 7,12 "A portarsi sarà l’Unigenito della madre nel corpo.
Nel primogenito nasconderà questi la potenza.
Da una donna Dio recherà il rifiuto dell'Unico all’angelo (ribelle) per riempirne il mondo.
L'Unigenito, finirà per essergli da calamità."

Is. 7,13 "La madre porterà l'Essere Unico dal corpo.
Sorgerà alla vita un esser forte dal primogenito.
La casa sarà scelta di Davide per entrare tra i viventi, (in quanto) agì bene in vita.
Della rettitudine ai viventi del mondo il potente primogenito porterà il segno.
Il primogenito energico alla luce sarà a vivere.
Con bruciature segnerà il serpente (quando) inizierà a portarsi in cammino.
Ai viventi l’Unigenito indicherà che Dio al mondo c’è."

Is. 7,14 "Che in cammino inviato è l’indicheranno gli angeli del Signore stesso.
Che in cammino vive, l’Unico porterà un segno nel mondo con angeli che usciranno.
Nel mondo dall'alto tra i viventi uscirà partorito.
Un fanciullo sul fieno porterà, lo verserà alla vista.
D’indicazione una luce ai viventi, porterà alla vista nei pascoli che di Dio..."

Is. 7,15 "...uscito in vita (è) l’Unigenito.
Uscirà di portarsi protezione alla casa l’illuminazione, - inizierà perché il serpente potente del male segno, si porterà la vita del primogenito ad accerchiare, alla casa il male vorrà portare - dentro a nascondere per far crescere l’amato portandolo (via) dalla casa."

Is. 7,16 "Così sarà alla casa amata.
Ad un verme sarà la conoscenza ad entrare, invierà il nemico viventi che inizieranno ad accerchiare la casa.
Il malvagio a scannare porterà i corpi della casa belli, portando alla casa segno di desolazione.
(la strage degli innocenti, quasi tutti della casa di Davide, perché abitanti nella Sua città, Betlemme).
Uscirà dei primogeniti sangue.
Agli usciti l’Unico illuminerà le menti di rivenire, in quanto finita la vita - da bocca d’un angelo sarà l'illuminazione - l'energica forza dal re che li opprimeva sarà uscita.
"

Is. 7,17 "Risaranno a casa in forza dell’Unico, che sarà stato per la perversità ad agire sul potente che sarà stato così a portare dall’alto in azione le piaghe. (È morto Erode)
Sentirà l’Unigenito in cuore d’essere stato scelto dal Padre in quanto in forza della rettitudine nei giorni vivrà.
All’Unigenito illuminerà la mente il Potente Padre.
Il corpo all'acqua un giorno accosterà; l’Unico a parlare sarà dall’alto: 'vita dall'alto di Yahwèh reca per aiutare il mondo; è l’Unigenito.' (Battesimo al Giordano)
Indicato ai viventi in cammino inizierà luce a recare al popolo."

È bella, è compatta, è di Isaia, ed è richiamata nei Vangeli!
Vi è chiara anche una profezia sulla strage degli innocenti e la necessità d’una fuga della famiglia.
Isaia, di fatto, riprende la profezia del Messia della casa di Davide (del profeta Natan in 2 Sam. 7) e trasferisce la profezia ad un "Giuseppe" il cui nome di per sé con i segni è profetico "Sarà a portarsi in pienezza il Verbo ", che in Is. 7,10 c’è e non c’è, in quanto si legge non leggendo, perché appartiene al criptato.
Gli autori della Genesi, nei cui versetti Gen. 48,17.18 col criptato sembra legata la profezia che ho riportato per prima in questo paragrafo su Giuseppe, equivalente al Vangelo di Matteo, evidentemente si rifanno ad ai libri del profeta Isaia, che com’è noto erano stati scritti prima.
Questi autori, nel contempo, sapendo che la famiglia di Davide era originaria di Betlemme, che si chiamava originariamente Efrata, dove era la tomba di Rachele, madre di Giuseppe, hanno immaginato di collocare al Giuseppe padre di Efraim e di Manasse il supporto alla profezia interna.
(Gli scribi migliori tra l’altro provenivano proprio da Efraim e da Manasse oltre che dai Leviti. Non ci si deve poi dimenticare della preminenza alle origini di queste tribù sulle altre per il maggiore "potere" acquisito in Egitto; Giosué che guiderà il popolo alla conquista della terra promessa sarà, infatti, un Efraimita e Giosuè si chiamerà anche nei criptati il figlio di Dio fattosi uomo.)

Quanto trovato è ulteriore importante e sostanziale prova:
  • dell'efficacia del metodo;
  • dei messaggi nascosti dagli antichi e palesa la fede e la tensione dei sapienti e dei profeti alla manifestazione auspicata, invocata ed attesa del Messia uomo, ma figlio di Dio;
  • della presenza di profezie in questa forma che i vangeli registrano compiuti con aggiunte storiche (nel caso specifico quello di Matteo).
Riporto quanto sull'attesa del Messia dal "Dizionario Unterman" per evidenziare i particolari indicati qui di seguito in grassetto:

MESSIA (in ebraico mashiach che significa unto) Il re unto dal Signore della casa di Davide di Betlemme, che alla fine dei tempi Dio manderà a dare inizio alla redenzione finale. Nel folklore ebraico, il Messia della casa di Davide sarà preceduto da un Messia della casa di Giuseppe, che guiderà le armate di Israele contro Gog e Magog, ma sarà ucciso nella guerra che ne conseguirà. Il Messia della casa di Davide distruggerà alla fine le forze malefiche e guiderà con l'aiuto del profeta Elia il raduno degli esiliati ...

La domanda che sorge è perché e da dove discende l’idea di ciò che ora si definisce "folklore ebraico" del Messia della casa di Giuseppe (e quando si parla del Messia della casa di Giuseppe, si parla della casa di Efraim, il primogenito di Giuseppe) che precederà quello della casa di Davide?
Viene forse dalla lettura con i segni di quei versetti Gen. 48,17-18?
Nasce poi un altro interrogativo; perché c'era questa tensione ad un’incarnazione di Dio stesso nel Suo Figlio Unigenito?
Quale fatto aveva fatto nascere quest’attesa?
Sull’argomento si veda "La risurrezione dei primogeniti".

2b - MARIA
C'è un versetto del libro dell’Esodo, uno dei cinque libri della Torah o Pentateuco che, per la sua brevità e per il fatto che all’interno ha nascosto il nome di Maria, invita alla lettura spezzando le parole (utilizzo in pieno le regole di decriptazione, precisamente:

Es. 15,27 "Poi arrivarono ad Elim dove sono dodici sorgenti d'acqua e settanta palme."



"E fu in una casa da primogenito portato . Il principe dalla Madre uscì . Portò il sole (immagine fisica del Creatore per gli uomini, come il sole era per gli Egizi) completo di Iahwèh dal seno (). La luce in un corpo entrò; alla vista ci fu un angelo puro . Fu dai viventi a portarsi il settimo (dei giorni della creazione); un uomo . Maria portò di Iahwèh la grazia . Portò il Nome dall'alto nel mondo in un vivente per stare tra i viventi ."

E di seguito:

"E fu in una casa da primogenito portato.
Il principe dalla Madre uscì.
Portò il sole completo di Iahwèh dal seno.
La luce in un corpo entrò, alla vista ci fu un angelo puro.
Fu dai viventi a portarsi il settimo
(dei giorni della creazione);
fu un uomo.
Da Maria portò di Iahwèh la grazia
(per gli uomini).
Portò il Nome dall'alto nel mondo in un vivente per stare tra i viventi."

Per la "natività" la parola "grazia" è importante ed è più strettamente collegata al Vangelo di Luca, che per dar testimonianza del compimento della profezia della discendenza da David tratta la vicenda sotto l’aspetto di Maria, come anche la tradizione riconosce, rispetto al Vangelo di Matteo che la presenta con la visuale di Giuseppe a cui chiave "l'annunciazione" di fatto è rivolta.
Tale grazia è un concetto che oscilla tra il senso giuridico, quello sociale ed estetico, tocca gli estremi di grazia da un reato, a benevolenza, favore fino a bellezza e avvenenza.
In ebraico grazia è , cioè "racchiude l’energia".
Gesù è pieno di grazia nel senso che porta la grazia per gli uomini da parte di Dio Padre ed è tale perciò grembo da cui è tratto.
La parola "grazia" è invece assente nei Vangeli di Marco, che non tratta della natività.
Nel prologo del vangelo di Giovanni (1,14-17), "...Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni (il Battista) gli rende testimonianza e grida: Ecco l'uomo... Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè la grazia e la verità per mezzo di Gesù Cristo."
San Luca, analogamente, evidenzia che il Cristo arriva all'età matura dopo che Dio Padre l’ha riempito di grazia.
La parola grazia, prima del ministero pubblico di Gesù, viene proferita da Luca nel suo Vangelo nelle seguenti occasioni:
  • due volte all'annunciazione a Maria, ma di queste una è riferita a lei ed una alla grazia presso Dio, quindi in Gesù Cristo: "Entrando da lei, disse: Ti saluto piena di grazia il Signore è con te...L'angelo le disse: Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio." (Lc. 1,28.30)
  • una volta in famiglia, "Gesù cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui." (Lc. 2,40)
  • nel tempio con i dottori, "Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini." (Lc. 2,52)
  • nel primo discorso nella sinagoga di Nazaret, "Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: 'Non è il figlio di Giuseppe'" (Lc. 4,22)
Risulta, pertanto, anche per Luca come per San Giovanni che ripete 4 volte la parola "grazia" nei riguardi di Gesù prima del ministero pubblico ad attestarne la divinità.
La parola grazia appare per la prima volta nella Bibbia nel versetto Gen. 6,8 che per contenuto assomiglia a "Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio" e vale la pena esaminarne l’interno.

Gen. 6,8 "Noè trovò grazia agli occhi del Signore"



L'accrescimento che da NH "Noè", con rapida inversione, fa passare alla parola HN "grazia", fa sorgere il suggerimento per questa inversione dei segni di darne lettura in entrambi i sensi.

A) da destra a sinistra:

.

"Porterà l’energia nascosta in un vivente che farà scendere l’originaria grazia per le preghiere che inviate sono state a Iahwèh ."

B) da sinistra a destra:



"Entrerà da Servo (dall’egiziano) nel mondo . Sarà con la forza dell’energia (con il vino ) nell’esistenza ad agire il Figlio , che dalla prigione (chiuso) per l’Unico risolleverà i viventi con la grazia che reca ."

Entrambe di seguito:

"Porterà l’energia nascosta in un vivente che farà scendere l’originaria grazia per le preghiere che inviate sono state a Iahweh."

"Entrerà da Servo nel mondo. Sarà con la forza dell’energia (con il vino) nell’esistenza ad agire il Figlio, che dalla prigione per l’Unico risolleverà i viventi con la grazia che reca."

Se ne ricava così la profezia sulla reintegrazione d’Adamo nello stato di grazia originaria, che è il motore di tutta la vicenda della "incarnazione".
Nel Vangelo di Luca al momento della presentazione di Gesù al Tempio sono riportati i due incontri della Sacra Famiglia con Simeone ed Anna.
È chiara in quei due episodi la volontà dell’evangelista di indicare in modo da destare l’attenzione che il Bimbo è Dio in forma di profezia.
L’evangelista lascia una traccia per far cercare profezie che confermino quegli episodi dando l’indicazione che quella Anna era figlia di Fanuele.
Quest'ultimo nome m’ha incuriosito e sono andato al libro della Genesi all'episodio di Giacobbe allo Yabbok dove si parla di un luogo chiamato Panuel (Gen. 32,31):

"Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel: Perché-disse-ho visto Dio...".

Ho provato a leggere i versetti Gen. 32,30-31, rivolgendo il pensiero a Gesù Cristo e si trovano cenni chiari di profezia proprio su quei due incontri del Vangelo di Luca:

Gen. 32,30 "Giacobbe allora gli chiese: Dimmi il tuo nome. Gli rispose: Perché mi chiedi il nome? E qui lo benedisse."

Gen. 32,31 "Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel: Perché - disse - ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva."

La decriptazione di seguito porta rispettivamente:

A) da Gen. 32,30 all’episodio di Simeone (Lc. 2,34-35)

"E vi sono illuminati che Dio è a visibile (quando) si versano (Giuseppe e Maria) da casa per portare colui che è il primogenito vivo il corpo fuori in cammino."
Sono appena dalla porta (del Tempio) entrati gli Inviati (Giuseppe e Maria).
Per primo chi il Nome (Simeone) rettamente porta (Luca, infatti, certifica che Simeone è giusto Lc. 2,25; anche del "nome vaso "), disse: "Il Potente tra i viventi del mondo (è) con questo (bambino) uscito, il segno della luce di Dio. La potenza della risurrezione ai viventi sarà a recare ad esistere; per il figlio afflitto in croce, un’asta brucerà la madre."
Che si può raffrontare all’episodio raccontato da Luca: "Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima." (Lc. 2,34s)
Simeone in ebraico vuol dire "del Nome abitazione" e nella lettura con i segni è del "Nome il vaso" o che "il Nome porta rettamente".
Questo episodio nei vangeli sta evidentemente ad accertare che Dio Padre, nella figura del vecchio Simeone - che risiede appunto nel Tempio - riconosce in Gesù il Messia, profezia di quanto poi avverrà al battesimo nel Giordano.
Come me, i Giudeo-Cristiani del tempo di Luca, avranno trovato facilmente quella profezia grazie a quel riferimento di Panuel che mi ci ha condotto; infatti, si veda il seguito com’è calzante.

B) da Gen. 32,31 all’episodio di Anna di Fanuel (Lc. 2,36-37)

"Portano il diletto primogenito ad essere visto per versarlo (per il riscatto del primogenito) alla casa del Nome" (casa del Nome: il Tempio).
In quel luogo (Anna) di Penuel, che retta è, lo vede.
"(Questi) è segno dell'esistenza di Dio che nel mondo è vivo", parla agli Inviati (Giuseppe e Maria) "È vivente Dio davanti a me; dalla morte il salvatore della mia vita."
Gli antichi redattori hanno letto con questo sistema la Genesi e ne hanno spezzato il testo, che Gesù non solo conosceva, ma soprattutto ha compiuto.

Questi versetti Gen. 32,30-31 sono stati aperti con una lettura avente diversa ispirazione nell’articolo "La risurrezione dei primogeniti", pur rispettando rigidamente le regole di decriptazione, in quando però là soggetto del decriptare è stato spostato dal Messia ai Primogeniti usciti dall’Egitto; infatti 70 sono le facce della Bibbia, perché le lettere ebraiche nei loro veicoli costituiscono condotti in cui possono circolare più tipi di fluidi cioè a seconda del soggetto a cui si riferiscono.

3 - BATTESIMO E TENTAZIONI
La tradizione cristiana è concorde nell’associare il sacramento del battesimo alle pagine bibliche del diluvio ed in quell’ambito vado a verificare, perciò richiamo il contenuto di "Cosa nasconde il racconto di Noè e del diluvio?"
Alla base di questo racconto c’è il pentirsi, ripetuto due volte:

"E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con lui anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore." (Gen. 6,6-8)

Questo è il racconto prototipo della salvezza.
La salvezza dell'uomo ha inizio quando il Signore si pentì e la parola chiave è "pentimento - pentirsi", ma nel contempo in ebraico indica "consolare - consolazione".
Nella parola pentimento c’è insito che Noè non sarà sterminato, infatti, = + , "Noè viva "; ancora una volta, un racconto che si sviluppa da una parola!
In effetti, questa parola NHM, in egiziano significa "prendere via, raggiungere da distante, salvare, liberazione, salvezza".
Può anche dividersi in N+HM e la biconsonante HM, in Egiziano antico è "il servo", quindi Dio pensa di inviare N (di emettere, di promanare, di inviare) il servo HM.
La parola NHM è ripetuta due volte, cioè: "La salvezza N H M la promanerà N il servo H M"; questa è una profezia che si comprende in Gesù Cristo.
Dall'ebraico si ottengono con le lettere le due seguenti letture di : "emetterà dal chiuso acqua (di vita)";
"li guiderà () alla vita ".
Considerato, perciò, che il Signore si pentì due volte per gli egiziani (unisco i due messaggi in egiziano) e due volte anche per gli ebrei nella lettura esterna (i due significati di ) ed in quella criptata (unisco i messaggi con le lettere dall'ebraico) e si ha:

Pentitevi (Primo significato ebraico di )
la salvezza, (egiziano)
la promanerà il servo. (egiziano)
Vi consolerà (Secondo significato ebraico di )
emettendo dal chiuso acqua (viva - dall’ebraico con i segni)
per guidarvi alla vita. (dall’ebraico con i segni)

Si può anche leggere:

Pentitevi! (Primo significato ebraico di )
Vi consolerò (Secondo significato ebraico di )
guidandovi alle acque, (dall’ebraico con i segni)
(ove) promanerà il Servo (egiziano)
dall’energia racchiusa nelle acque (dall’ebraico con i segni)
la salvezza, (egiziano).

San Giovanni Battista, così, predicava e chiamava le persone a pentirsi e li "inviava a chiudersi nell'acqua " - (chiudersi nell’acqua equivale ad essere battezzato, cioè racchiuso sommerso nelle acque); - e San Pietro predicava: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel Nome di Gesù Cristo..." (At. 2,38) il che è tutto calzante e sembra seguire da presso il pensiero degli evangelisti.

Il Vangelo di Giovanni evidenzia che i farisei al Battista:

"Lo interrogarono e gli dissero: Perché, dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta? Giovanni rispose loro io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete..." (Gv. 1,25.26)

Da questo colloquio si ha conferma che a quei tempi s’attendeva l'attuazione d’una profezia che i farisei evidentemente conoscevano, d’un battesimo per immersione, da parte del Cristo e Giovanni precisa che quel battesimo non sarà con l'acqua, ma col fuoco, energia di Dio.
Era perciò atteso il Servo di Iahwèh che avrebbe sommerso il mondo dell'acqua viva di Iahweh, cioè con lo Spirito Santo (Gv. 1,33); perché "invierà nelle tombe la vita ".
Dopo il diluvio, raccontato dalla Genesi, nasce un popolo nuovo tutti figli di Noè, come prima erano tutti figli di Adamo.
Il diluvio rappresenta le acque del parto.
L'arca è la placenta, Noè e la testa, e tutto il resto il corpo: "Noè tolse la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta." (Gen. 8,13b)
Sotto quest’aspetto è un vero e proprio battesimo e quindi è da trovarvi la prima profezia del battesimo di Gesù.
Noè che "l’energia racchiude ", (l’energia ovviamente di Dio) è figura di Gesù Cristo, il capostipite degli "uomini nuovi".
Al momento opportuno il bambino esce con la testa dopo la rottura della placenta, "la scopertura dell'arca".
Il pensiero è che Dio stava con Noè nell’arca; è un’idea dei Rabbini e prende forza dal versetto Gen. 7,16b "...Il Signore chiuse la porta dietro di lui." E non dice Lui da quale parte della porta stava.
Il brevissimo versetto decriptato con riferimento a Gesù descrive pienamente il suo battesimo, il che certamente non è sfuggito agli Evangelisti:

Gen. 8,15 "Dio ordinò a Noè"


"Il Servo (dall’Egiziano) sarà ad aiutare , (quando) il figlio di Dio ad uscire sarà dall'acqua che di Dio l'emanazione racchiude ; la potenza dell’Unico gli vivrà sulla testa (o gli vivrà nel corpo)."

"Il Servo sarà ad aiutare (cioè comincerà la sua missione) quando il figlio di Dio ad uscire sarà dall'acqua che di Dio l'emanazione racchiude; la potenza dell’Unico gli vivrà sulla testa."

La potenza dell’Unico gli vivrà sulla testa, avranno anche letto la seguente variante "la potenza avrà inizio dall’acqua sul capo"; cioè da quel momento inizierà ad operare inizierà la vita pubblica.
(Esisteva nel I-II d.C. la setta degli ebioniti, condannata d’eresia, che credeva in Cristo uomo investito da Messia al momento del battesimo.)

Agli antichi scrutatori non sarà poi di certo sfuggito che tutto inizierà quando uscito "sarà dall'acqua che di Dio l'emanazione racchiude" e si saranno domandati in Palestina dove si trova?
La risposta è semplice, certamente il fiume Giordano , "scende l’energia " che nasce dal monte "Ermon" monte "consacrato" a portare l’energia di Dio che mette là in comunicazione le acque di sopra con le acque disotto; quindi l’uscire dalle acque del Giordano (Vedi: "Il giardino dell'Eden") da parte di Gesù, (che proviene dall’alto) attesta una nascita dal cielo in terra ed allora quel versetto riletto con questo pensiero diviene:

"La Parola (egiziano) di Dio sarà ad aiutare (quando) il Figlio di Dio ad uscire sarà dall'acqua viva . Di Dio un torrente inizierà a vivere in un corpo ."

Ho, allora, provato a spezzare con i segni, con riferimento a Gesù Cristo, sia il versetto da cui siamo partiti che il seguente, cioè Gen. 6,6.7 in modo diverso da quanto già fatto nelle pagine sul Diluvio, pensando ai Vangeli del Battesimo di Gesù ed ho ottenuto anche questa variante.

"Si porta l'Essere ad iniziare a vivere nel corpo.
Il Signore da primogenito in una matrice si chiude.
Vi entra per (di)venire uomo.
Da donna il corpo del Figlio viene.
È vita dall'alto per bocca d’un inviato

(storicamente possiamo pensare a Giovanni Battista).
È uscito ad Adamà dall'acqua, l'uomo.
Dall’Eterno dentro entrato nel vivente, esce testimonianza alla mente/testa che a salvare si porta per sempre dal peccare.
Una parola esce dal cielo: "Della rettitudine è l’energia racchiusa
(in questo) uomo dall’Essere il vaso è stato fatto per essere il perfetto."

Il risultato è notevole!
Il luogo del battesimo di Gesù è prima dello sbocco del Giordano nel Mar Morto in località non individuata, ma che potrebbe essere proprio Adama dove vi sono dei guadi del fiume. (Vedi: "I cherubini alla porta dell'Eden")
Il testo di quel criptato concorda con il Vangelo di Luca (3,22b): "Vi fu una voce dal cielo Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto."
Il battesimo di Gesù, infatti, è l'atto di nascita per il mondo del Figlio di Dio, la prima "epifania - manifestazione" secondo il Vangelo di Giovanni, che non si cura di descrivere la nascita fisica e dell’infanzia.
In luogo del racconto degli episodi della nascita e dell’infanzia di Gesù, Giovanni trasla le radici all’origine della creazione, addirittura ai tempi antecedenti a quelli dei primi due versetti del libro della Genesi.
Uscito Gesù dalle acque del battesimo, esce subito l'avversario il tentatore come i Sinottici concordemente sottolineano riportando l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto.
Marco risolve l'episodio con due versetti: "Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano." (Mc. 1,12.13)
Appena il "perfetto" esce dalle acque il tentatore è alle porte; e questa è una storia che si ripete, è la storia del libro della Genesi.
C’era un mondo perfetto, creato da Dio, ma sopra v’aleggiavano le tenebre (Gen. 1,1.2), c’era un uomo (Adamo) perfetto, creato da Dio, ma arriva (Gen. 3) il serpente astuto, c’è Gesù che esce dalle acque del Giordano e arriva il tentatore!
Torniamo allora alla lettura con i segni di quei primi due versetti della Genesi, a cui si riferisce appunto il prologo di Giovanni con questo pensiero.
Otteniamo una delle 70 facce della Torah riferendo i segni di quei due versetti alla creazione del corpo del "perfetto".

Gen. 1,1 "In principio Dio creò il cielo e la terra."



"Da dentro il corpo di una donna (), che fu indicata/scelta dal Figlio , dell’Unico la divinità ad entrare fu in un vivente , per venire dal cielo portando dell’Unico un segno ad uscire in terra ."

Gen. 1,2 "Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lospirito di Dio aleggiava sulle acque."




"Ma esce l'origine che i corpi fa scendere/cadere , che al mondo porta confini , dell'aperto limita il campo e conduce dentro la perversità () che porta a chiudere l’illuminazione ai retti . Agisce da serpente , dalla bocca emette una forza che finisce entrando , portandosi nei viventi , il recato spirito divino . Al mondo (così) esiste la vita amara , i puri finiscono . Agisce il serpente con un soffio che promana un’essenza per cui esce dai viventi la forza per vivere ."

Gen. 1,1 "Da dentro il corpo d’una donna, che fu scelta dal Figlio, dell’Unico la divinità ad entrare fu in un vivente per venire dal cielo, portando dell’Unico un segno ad uscire in terra."

Colui che si contrappone però appare subito nel versetto seguente:

Gen. 1,2 "Ma esce l'origine che i corpi fa scendere, che al mondo porta confini, dell'aperto limita il campo e conduce dentro la perversità che porta a chiudere l’illuminazione ai retti.
Agisce da serpente, dalla bocca emette una forza che finisce entrando, portandosi nei viventi, il recato spirito divino.
Al mondo così esiste la vita amara, i puri finiscono.
Agisce il serpente con un soffio che promana un’essenza per cui esce dai viventi la forza per vivere.
"

I due campioni (onde ha possibilità che esista un mondo creato secondo la cabbalah, altrimenti non esisterebbe equilibrio - Vedi: "La Bibbia segreta cercata dalla cabbalà ebraica" in "Tensione dell'ebraismo ad una Bibbia segreta", sono in campo; poi si svilupperà la lotta che tutt’oggi sussiste, ma di cui si conosce l’esito con la risurrezione del Cristo.

Nei Vangeli di Matteo (4,1-11) e di Luca (4,1-12), scritti da Matteo per i provenienti dall'ebraismo e da Luca anche per i molti proseliti dell'ebraismo stesso, l'episodio delle tentazioni di Gesù è riportato in modo ampio e con citazioni bibliche (Marco invece che scrive per i convertiti provenienti dal paganesimo che non conoscevano le scritture non le indica).

Matteo 4,1-11
Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti ebbe fame. Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: Se sei il Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane. Ma gli rispose: Sta scritto - Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Allora il diavolo lo condusse nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se sei Figlio di Dio gettati giù, poiché sta scritto: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo, ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede." Gesù gli rispose: Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo. Di nuovo il diavolo lo condusse con se sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò, se prostrandoti, mi adorerai. Ma Gesù rispose: Vattene Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto. Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servivano."

Luca 4,1-12
Gesù pieno di Spirito Santo si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni: ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane . Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo. Il diavolo lo condusse in alto e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra gli disse: Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo. Gesù gli rispose: Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai. Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: Se tu sei Figlio di Dio buttati giù; sta scritto infatti "Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano e anche: essi ti sosterranno con le mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra."
Gesù gli rispose: È stato detto: Non tenterai il Signore tuo Dio.

Marco, nell'episodio chiama l'avversario Satana; Matteo per evitare di chiamarlo per quattro volte diavolo, dopo la terza volta lo chiama "il tentatore" poi Gesù gli intima "Vattene Satana!"
Luca, lo chiama tre volte diavolo e poi a al versetto 13 precisa: "Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato."; quindi la quarta volta che lo nomina e per dire che il nemico si allontana e che tornerà per prendere la batosta finale.
Dio in Gesù Cristo darà la pariglia al serpente, perché là, quando verrà il tentatore non troverà Adamo ed Eva caduti nel suo inganno, ma Gesù e Maria che stanno ben fermi nella loro storia.
Tre è il numero di tentazioni di Gesù cui risponde proclamando per tre volte il nome di Dio (Gesù + tre volte il Nome; Gesù è il Signore).

Le tentazioni di Gesù sono le tentazioni proposte dal serpente ad Adamo ed Eva, come si può costatare da un confronto serrato con quella pagina della Genesi (3,1b-3,7): "Egli disse alla donna: È vero che Dio ha detto 'Non dovete mangiare di nessun albero del giardino'? Rispose la donna al serpente: Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete. Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male. Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per avere saggezza; prese dl suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture."

I Tentazione sul mangiare.
Nella Genesi: "Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?"
Nei Vangeli: "... ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane."

II Tentazione sulla vita e sul cambiare la propria storia.
Nella Genesi: "... il serpente disse ... non morirete affatto!"
Nei Vangeli: "Se sei Figlio di Dio gettati giù."

III Tentazione del potere.
Nella Genesi: "... si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio."
Nei Vangeli: "... gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: Tutte queste cose io ti darò"

Risultando in quei Vangeli alcune citazioni dell'A.T. vediamo se quei versetti letti con il metodo dei segni risuonino.
La prima citazione è del seguente versetto del Deuteronomio.

Dt. 8,3 "Egli dunque, ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore."

La decriptazione che s’ottiene, di cui ometto la dimostrazione è:

"Portata è azione all'inviato retto.
La reca la forza del male.
Dentro l’arde forte col mangiare.
L’affligge che con il segno esca della manna.
Dell’Unico il principe rifiuta d’essere d’aiuto nel tempo, ma da rifiuto è per sbarrare il peccato.
Dal Padre scelto è che con la rettitudine al serpente che nei viventi agisce con l’energia entrata, porti un basta agendo rettamente, perché il serpente all’origine dall’alto uscì per la guerra.
Nei cuori da malattia per vivere entrò nell'uomo.
Così fu ad agire il serpente in tutti i viventi portando sozzura.
Parlò che è di Iahweh l’essenza del vivere entrata nell’uomo!
"

Nel versetto successivo poi c’è un cenno ai 40 anni nel deserto, messi appunto in parallelo ai 40 giorni di tentazione di Gesù nuovo Israele: "Il tuo vestito non ti si è logorato addosso e il tuo piede non si è gonfiato durante questi quarant'anni." (Dt. 8,4)
I Vangeli di Matteo e Luca citano altri due versetti in bocca a Gesù tratti dallo Shemah, "Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio, il Signore è uno. Amerai il Signore tuo Dio...", il credo d'Israele (Dt. 6,13 e Dt. 6,16); ci sono poi due versetti della Scrittura riportati da entrambi tali Vangeli in bocca al diavolo.
Questi versetti sono inseriti da Luca tra i due citati da Gesù dal Deuteronomio, mentre in Matteo quei versetti, messi in bocca al demonio, precedono le due risposte di Gesù tratte dallo Shemah.
Seguo l'ordine di Matteo per vedere cosa dicono con i segni i due versetti del demonio; certamente la parola di Dio è in grado di smascherarlo; controllando si notano nel testo ebraico sei serpenti , perciò i segni, aldilà della versione ebraica esterna, parlano di lui, del serpente:

Sal. 91,11-12 "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede."




"Così