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DECRIPTARE LA BIBBIA...

 
IL CANTICO DEI CANTICI

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb

 

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INTRODUZIONE »

PREMESSE
Nella Bibbia, tra le tante perle che vi si trovano, c’è anche un poema d’amore.

"Le grandi acque non possono spegnere l'amore né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore,
non ne avrebbe che dispregio.
"
(Dal Cantico dei Cantici 8,7)

Basta questo versetto per sospettare che non è l’eros il motore dell’evento.
Sì, il "Cantico dei cantici", "Shir ha-Shirim" risponde alle attese; vale a dire è proprio il canto più bello od il cantico più grande, il cantico eccelso.
È questo, pure noto come Cantico di Salomone, perché così si autodefinisce nel primo versetto "Cantico dei cantici, che è di Salomone" (Ct. 1,1), costituito da una serie di poemetti amorosi su un amato, lo Sposo ed un’amata, la Sposa che s’incontrano, si perdono, si ricercano e si ritrovano.

Lo scritto, di alta poesia, si sviluppa in 8 capitoli, per complessivi 117 versetti.
Ci sono state varie proposte d’interpretazione del Cantico, quale poema erotico alla stregua di componimenti di analogo soggetto preesistenti nella letteratura antica Egiziana e del vicino oriente.
Da alcuni, in particolare è stato accostato ai poemi d’amore del panteon sumerico, secondo cui Tammuz, amante della dea madre Ishtar, dio del grano e della vegetazione, moriva ogni inverno e rinasceva ogni primavera.
La dea, infatti, ogni anno così riusciva a fuggire dagli inferi offrendo la vita dell’amante in luogo della propria, com’è detto nel poema "La discesa d’Ishtar agli inferi".
Tammuz, pastore, era chiamato Adonai (mio Signore) e grandi feste in primavera celebravano la sua risurrezione dalla morte.
In queste feste alcune donne, alla stregua delle prefiche greche, piangevano, si strappavano i capelli e le vesti, com'è anche cenno al versetto 8,14 del profeta Ezechiele ove il Signore mostra al profeta le nefandezze del paese, tra cui: "Mi condusse all’ingresso del portico della casa del Signore che guarda a settentrione e vidi donne sedute che piangevano Tammuz".
L’unico parallelismo col Cantico è però nel soggetto amoroso e, se ci fosse stato un intento del genere, l’inserimento nella Bibbia paleserebbe l’intenzione d’asserire, pur non nominandolo, che il Dio d’Israele compie gesta superiori a quelle attribuite a tutti i falsi idoli, compresi Isthar e Tammuz.

Questo Cantico dei cantici - con i libri di Rut, Ester, Lamentazioni ed Ecclesiaste - è uno dei cinque libri della Bibbia canonica ebraica definiti megillot, vale a dire rotoletti, perché originariamente letti in sinagoga da rotoli separati scritti dagli scribi.
Di certo è che il Cantico è opera di un grande scriba, altamente poetica.
I riferimenti espliciti nel testo vogliono condurre allo stesso Salomone, alla cui sapienza sono stati fatti risalire altri libri della Bibbia quali i Proverbi, l’Ecclesiaste e lo stesso libro della Sapienza, in linea a quanto dice il I° libro dei Re (5,12).
L’amato è chiamato "re" (Ct. 1,4.12) e "Salomone" (3,7.9), l’amata è detta "la sulammita" che porta a ricordare la fanciulla che curò e servì il re David in vecchiaia (1Re 1,3; 2,21-22) e ha il nome che è pressoché un femminile di Salomone.
Questo è un esplicito richiamo, quale punta di un iceberg, alla storia d’Israele, ma vedremo che c’è di più.

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