
DECRIPTARE LA BIBBIA...

I GEROGLIFICI EBRAICI DEL LIBRO DI DANIELE     
di Alessandro Conti Puorger per Edicolaweb

Isacco Newton era convinto che nel libro di Daniele, che tentò di decriptare, vi fosse applicata in modo più chiaro d’altri testi l’idea che si potesse ottenere un testo segreto con una lettura tipo geroglifici.

INTRODUZIONE
Il libro completo di Daniele, che si legge nella versione italiana della CEI (Consiglio Episcopale Italiano), è composito per la lingua d’origine del testo che fu scritto in ebraico, in aramaico ed in greco e precisamente:

- i versetti da 1,1 al 2,4 e i capitoli 8-12 sono in ebraico;
- i versetti dal 2,5 al 7,28 sono in aramaico.

Entrambi queste parti sono incluse nel canone ebraico della Bibbia, che esclude le parti in greco e che, in definitiva, accoglie complessivi 356 versetti, 158 in ebraico e 198 in aramaico, ed inserisce il libro "altri scritti", tra gli agiografi Ester ed Esdra.
Il canone cattolico, invece ne accetta anche con le parti in greco ed ha inserito il libro tra "i profeti maggiori" con Isaia, Geremia ed Ezechiele.
Le parti greche che sono state accolte dai cattolici sono:

- inserimenti al capitolo 3 dei Cantici "di Azaria nella fornace" e "dei tre giovani";
- aggiunte e testo variato nei capitoli 4-6;
- appendici della storia di Susanna (13) e la storia di Bel e il drago (14).

Queste aggiunte, però, sono state escluse del canone protestante.

Il libro di Daniele, per trattazione esterna, è del tipo profetico apocalittico.
L’ambientazione è nel VI secolo a.C. ai tempi del re di Babilonia Nabucodonosor e successori, ma i critici storici hanno trovato varie imprecisioni storiche, su cui non mi soffermo, come se fosse stato scritto in epoca successiva con interesse più del racconto che della verità storica.
I tre capitoli finali - 10, 11 e 12 - in visione profetica raccontano eventi successivi fino i tempi dei Maccabei, quindi al II secolo a.C..
Dal testo si ricavano dati storici e per ultima la chiara indicazione alla persecuzione d'Antioco Epifane.
La mancanza dell’indicazione della morte di costui e del seguito della rivolta dei Maccabei fanno collocare la redazione del libro dopo gli anni 167-164 a.C. subito dopo la persecuzione d’Antioco Epifane, su cui si dilunga alquanto, ma prima dei libri dei Maccabei.

Del libro del profeta Daniele a Qumran sono venuti alla luce numerosi frammenti, cioè era un libro molto consultato dagli Esseni.
In effetti il libro di Daniele sembra proprio accennare positivamente con parole lusinghiere a questi monaci "Alcuni saggi cadranno perché tra loro ve ne siano di quelli purificati, lavati, resi candidi fino al tempo della fine, che dovrà avvenire al tempo stabilito." (Daniele 11,35) nel cui filone com’è evidente s’innesta poi il battesimo di Giovanni.
(Ho letto che a mezzo della paleografia, un manoscritto della grotta IV che lo riguarda è stato datato alla fine del II secolo a.C.)

Il protagonista, che racconta ed ha visioni e sogni, è un giovane giudeo di nome ebraico Daniele, chiamato a corte col nome di Baltazzar (Daniele 1,6), che con altri compagni evidentemente era "di stirpe reale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell’aspetto, dotati di ogni scienza, educati, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, per essere istruiti nella scrittura e nella lingua dei Caldei." (Daniele 1,3b.4)

Il libro può considerarsi diviso in due parti.
La prima, relativa ai primi 6 capitoli riguarda testimonianze alla fede dei padri da parte di Daniele con altri giovani fedeli Anania, detto Sadràch, Misaele detto Mesàch, e Azaria alias Abdènego, e nel dettaglio gli episodi trattati sono:

- Cap. 1 - "I ragazzi ebrei alla corte di Nabucodonosor";
- Cap. 2 - "Il sogno di Nabucodonosor";
- Cap. 3 - "L’adorazione della statua d’oro";
- Cap. 4 - "Sogno premonitore e follia di Nabucodonosor";
- Cap. 5 - "Il banchetto di Baldassar";
- Cap. 6 - "Daniele nella fossa dei leoni".

La seconda parte, relativa ai successivi altri 6 capitoli, riguarda le visioni apocalittiche:

- Cap. 7 - "Sogno di Daniele: le quattro bestie";
- Cap. 8 - "Visione di Daniele: il montone e il capro";
- Cap. 9 - "La profezia delle settanta settimane";
- Cap. 10 - "La grande visione apocalittica";
- Cap. 11 - "La grande visione apocalittica";
- Cap. 12 - "La grande visione apocalittica".

Daniele era già il nome di un sapiente leggendario collegato con Noè e Giobbe (Ez. 14,13; 28,3), probabilmente riferibile al Dnil della leggenda ugaritica d’Aqhat (1500 a.C.), giudice che difendeva gli orfani e le vedove.
Il personaggio biblico fatto vivere dall’autore nell’esilio babilonese, prese evidentemente il nome da quell’eroe leggendario.
Il nome di Daniele in ebraico
   
"Il mio giudice è Dio" o "Giudice di Dio", peraltro, lo fa collegare a quest’idea, come pure il fatto che nel racconto di Susanna, una delle aggiunte deuterocanoniche in greco del libro di Daniele, questi compare proprio come giudice.

LE PROFEZIE DEL LIBRO DI DANIELE
Questo libro presenta nell’usuale lettura importanti esplicite profezie, che innegabilmente, per l’inserimento del libro nei due canoni, appartengono all’ebraismo, al cristianesimo ed all’Islam.
Accenno solo alle più importanti.

Nella seconda parte c’è una visione del Figlio dell’uomo che è un richiamo esplicito agli ultimi tempi e palesa che al riguardo vi erano idee consolidate: "Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio d'uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e quel suo regno è tale che non sarà mai distrutto." (Daniele 7,13-14)
Questa figura è da connettere certamente al Messia.
I Vangeli riferiscono che Gesù più volte nella predicazione ne ha fatto cenno.
In ultimo davanti al sommo sacerdote Caifa, nel Sinedrio, alla richiesta se era il Cristo, il figlio di Dio, con autorità "Tu l’hai detto - rispose Gesù - anzi io vi dico d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’Uomo seduto alla destra di Dio e venire sulle nubi del cielo." (Mt. 26,64), con chiaro riferimento a quel brano di Daniele.

Prima della lapidazione le ultime parole del diacono Stefano, riportate dagli Atti degli apostoli ricordano anch’esse quella figura: "Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio." (At. 7,56)
Nell'articolo "Geroglifici: Gesù primo figlio dell’uomo e non di Satana" ho già avuto modo di soffermarmi su questo titolo per chiarirne la genesi del significato.
Questa profezia palesa come se vi fosse una teologia preesistente, data per scontate nelle parti apocalittiche, il cui cuore però, poi e con fatica, verrà ripescata dalle tre religioni monoteistiche con variate valenze.

Questo libro di Daniele ha poi importanza fondamentale, in quanto riporta una delle rare profezia sulla risurrezione dai morti, dei libri del canone ebraico della Bibbia col versetto "Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna." (Daniele 12,2)
Analoghe espressioni di fede su tale atteso evento si trovano anche nel 2° libro dei Maccabei che, scritto in greco non è accolto nel canone ebraico (7,9 e 14,46) mentre è molto importante per la fede cattolica anche per i temi delle pene dell’aldilà 46,26), delle preghiere per i defunti 12,41-46), dei meriti dei martiri (6,18-7,41), dell’intercessione dei santi (15,12-16).

Il capitolo 9 del profeta Daniele, infine, è di grande importanza per la profezia biblica in quanto riconosciuto profezia esatta della venuta del Messia.
Negli anni del regno di Nabucodonosor, iniziato nel 606 a.C., soprattutto con la presa di Gerusalemme, (il tempio di Dio e i palazzi furono rasi al suolo o incendiati - 2 Cronache 36), nel 587 a.C. molti giudei furono portati in cattività a Babilonia e l’esilio durò settant’anni, come predisse Geremia (25:11-12).
Dal primo verso del nono capitolo di Daniele risulta che la seguente profezia in vista del Messia è fatta risalire al 536 a.C. (I anno di regno del sovrano dei Medi Dario, figlio di Assuero, tempo in cui Gerusalemme giaceva distrutta).
"Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; e la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate." (Daniele 9,25-26)
È, però, da leggere così: ... fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane e sessantadue settimane. Saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi ...; cioè da quando ci fu l'ordine di restaurare e riedificare la città fino al Principe Messia
  
  
lì citato, devono trascorrere 69 settimane d’anni, ossia 483 anni.
Per Neemia le prime 7 settimane erano fatto certo, la durata della ricostruzione di Gerusalemme e 62 erano di attesa.
Per i cristiani, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui, è Gesù.
È da ricordare che i Vangeli ne sottolineano l’origine regale dalla famiglia di Davide, e concordi, ricordano che Gesù fu festeggiato dal popolo ebraico come re e Messia al momento dell’ingresso a Gerusalemme in occasione della sua ultima Pasqua.
Cioè Gesù viene collocato nell’ambito di tale profezia anche perché di fatto unto a furor di popolo.
A tale proposito, in altra occasione, il Vangelo di Giovanni dopo una moltiplicazione di pani riporta anche che "La gente, visto il segno che aveva compiuto, cominciò a dire: Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo! Ma Gesù, sapendo che stavano venendo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna tutto solo." (Gv. 6,14s)
Ci fu un decreto di Ciro dell'anno 536 a.C. (Is. 44,28; Esra 1), ma Daniele dice che nei primi 49 anni seguenti il decreto che lui intende Gerusalemme dovrà essere ricostruita, e ciò porta ad un altro decreto, quello che sancì il ritorno, ricordato in Neemia 2,1-8, la cui data risulta già nel 1° versetto del 1° Capitolo: "Parole di Neemia figlio di Akalià. Nel mese di Casleu dell’anno XX mentre ero nella cittadella di Susa", ma poi lo ripete in modo più chiaro al versetto 2,1 "Nel mese di Nisan dell’anno XX del re Artaserse...".
Ora, il re Artaserse I, Longimano, regnò dal 465 al 423 a.C. L'anno ventesimo del suo regno corrisponde all'anno 445 a.C. e il mese di Nisan corrisponde al mese della Pasqua ebraica, marzo-aprile.
L'anno dal punto di vista delle profezie della Bibbia è contato di 360 giorni come risulta da Ap. 11,3 e 12,14, ove 3 anni e mezzo corrispondono a 1260 giorni, cosicché le 69 settimane di anni corrispondono a 69x7x360 = 173.880 giorni.
Gesù cominciò il suo operare pubblico nel 15 anno di regno dell'imperatore Tiberio (Luca 3,1), che regnò dal 19 Agosto del 14 al 37 d.C.; quindi il 15°. anno del suo regno iniziò il 15 Agosto del 28 d.C.
L'attività pubblica di Gesù durò tre Pasque (Giovanni 2,13; 6,4; 11,55) perciò risultano due anni abbondanti di missione pubblica e per la crocifissione è comunemente ammessa la data dell’8 Aprile del 30 d.C.
Tenuto conto di tutto ciò la concordanza della profezia delle 69 settimane è notevole e lo scandire delle date nei Vangeli tende a considerarla come attuarla; infatti di certo la crocifissione di Gesù fu nell’ambito della 69 settimana d'anni.
Nella profezia, "... il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario ..." si riferisce ai Romani, che distrussero la città e il tempio di Gerusalemme nel 70 d.C.
Il rabbino Salomone Jarchi o Raschi (1070-1105), commentatore del Talmud e della Bibbia asserì che in Daniele 9 erano preannunciati i dolori sopportare nell'anno 70, all'atto della distruzione di Gerusalemme sotto il generale Tito, figlio di Vespasiano.
Maimonide, ossia Mosè Ben Maimon (1135-1204) sul calcolo delle settimane di anni in "Iggereth hatteman 13" ha scritto: "Daniele spiegò la scienza profonda del tempo, ma poiché essa c’è nascosta, i santi trapassati ci hanno vietato di calcolare i tempi dell'avvenire, perché la gente comune può irritarsi e cadere in errore, vedendo che i tempi son passati ed Egli (il Messia) non è ancora venuto." il che conferma l’attesa escatologica e l’esattezza di quei conteggi, risultati disattesi per gli Ebrei stante il rifiuto di Gesù di Nazareth quale Cristo.
Tra l’altro anche nel libro del Genesi tra le benedizioni di Giacobbe c’è una profezia messianica: "Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone di comando tra i suoi piedi finché verrà colui al cui esso appartiene e a cui è dovuta l’ubbidienza dei popoli." (Gen. 49,10)
La tribù di Giuda però era rimasta coesa pur sotto il dominio straniero nonostante l’esilio, come vi è traccia in Ezechiele 8,1 e 20,1 ed in Esdra 1,5. Di fatto Giuda perse però ogni possibilità di preminenza con la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C.; quindi il Messia in quell’occasione doveva ormai esser venuto e i messia successivi, che alcuni fin nel XVI secolo hanno considerati possibili, anche in base a questa profezia non erano accettabili.

ECCO PERCHÉ C'È UN TESTO NASCOSTO IN DANIELE
L’eroe del libro è un ebreo dell’esilio di Babilonia, esperto nell’interpretazione di sogni e di sogni si parla diffusamente nel testo.
Quando si parla di sogni ho già fatto notare più volte che in genere in ambito biblico l’idea nasconde una visione che implica la lettura doppia della Bibbia. (vedi ad esempio "Profezie che ci sono e non ci sono" in "Il Cristianesimo di fronte ad una Bibbia segreta" e "Chi legge doppio è brillo" di "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche").
Già la parola sogno,  
in ebraico, spezzata e letta con i significati delle lettere e con i criteri del metodo di decriptazione che ho esposto in quella rubrica si ha una spiegazione in quanto "il sogno" dice di se stesso: "chiuso/nascosto/racchiude
il perché
 (  )".
Cioè, il parlare di sogni avverte la presenza di profezie e messaggi continui che in altro modo non si ricavano dai testi, inseriti da autori biblici, leggibili con il criterio dei segni, col metodo che è ho descritto in "Parlano le lettere" inserito nella rubrica "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche.

Questa fatto dei sogni ovviamente m’incuriosì e mi portò alla decriptazione del libro di Daniele (ovviamente solo le parti ebraico - aramaiche) che avevo lasciato in bozza, come le tante altre decriptazioni fatte nel mio peregrinare nel grande testo sacro nel cercarvi le parti occulte con quel metodo di lettura.
Dice, infatti, il testo esterno nell’ultimo capitolo del canone ebraico: "Ora tu, Daniele, chiudi queste parole e sigilla questo libro, fino al tempo della fine: allora molti lo scorreranno e la loro conoscenza sarà accresciuta." (Daniele 12,4); cioè è un libro sigillato.
Ciò rientra in quanto dice Isaia (29,11-12): "Per voi ogni visione sarà come le Parole di un libro sigillato; si dà ad uno che sappia leggere dicendogli: Leggilo. Ma quegli risponde: Non posso perché è sigillato. Oppure si dà il libro a chi non sa leggerlo dicendogli: Leggilo, ma quegli risponde: Non so leggere." che è in linea con quanto sostengo, cosicché se ne ricava che c’è un I° ed un II° livello di lettura, il primo normale, cioè il saper leggere usuale ed il secondo speciale, per leggere il sigillato, per il quale occorre avere una particolare iniziazione e, chi non sa leggere, non supera il I° livello e chi legge soltanto quanto ufficiale, non supera il II°.
Pure nell'Apocalisse 5,1 si legge: "E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli."

È l’unico del canone ebraico che al Cap 12 manifesta una fede nella risurrezione: "Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna. I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotti molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre." (Daniele 12,2-3)

Questi fatti ed i tempi di redazione lo portano nell’ambito dei monaci di Qumran che non accettavano l’autorità del Tempio e la classe sacerdotale istituita dai Maccabei, e per protesta costituirono una comunità di separati.
Il libro e catalogabile tra gli scritti apocalittici ed è di fatto un ponte importante dell’ebraismo verso il cristianesimo con cerniera appunto in ambito esseno.
Quel discorso sulla risurrezione è presentato appena prima dell’accennato avviso sul libro sigillato (Daniele 12,4) ed è foriero che verrà esplicitato il fondamento di quella, che così esposta, poteva restare, allora, solo una pia speranza, qualora non fosse stata concretizzata nella rivelazione del Cristo risorto, che appunto è in definitiva motivo del testo nascosto.
Questi fatti e pensieri sono i motivi che m’avevano incuriosito a cercare se vi fosse un testo segreto all’interno.
Le date all'inizio dei capitoli del libro di Daniele, che sembrano messe senza grande cura della storia reale con dettagli che sembrano insignificanti, e varie incongruenze contribuiscono a dar luogo alla continuità della visione profetica che si consegue col testo criptato.
Intanto, già il nome di Daniele è tutto un programma.
Daniele
   
è soprannominato Baltazzar dal re Nabucodonosor, mentre il figlio del re è chiamato Baldassar.
I due nomi hanno una differenza rivelatrice sotto l'aspetto del criptato; infatti, il primo, quando si tratta di Daniele è scritto
      ,
mentre
    
è il figlio, cioè manca la
,
la lettera del cuore di Dio; nel primo c'è, perché in Daniele c'è lo spirito di Dio.
Leggendo poi il nome Daniele 8 volte con varie possibilità s’ottiene in sintesi una storia.

   
Per aiutare
inviato
sarà
l'Unigenito
al serpente
,
   
sbarrò
l'angelo
lo stare
con Dio
 ,
   
giudicato
 ,
fu
da Dio
 ,
   
ne fermerà
l'operare folle
   ,
   
di batterlo
con energia
s’è messo in cuore
  ,
   
alla porta
l’angelo
sarà
da Dio
 ,
   
alla porta
l'angelo
sarà
maledetto
 (  ),
   
sbarrata
,
lamenti

inizieranno
dal serpente
.

Racconto succintamente come sono arrivato alla determinazione di decriptare tale testo.
Dopo aver preso cognizione che l’illustre Isacco Newton era convinto che nel libro di Daniele, che tentò di decriptare, vi fosse applicata in modo più chiaro d’altri testi l’idea che si potesse ottenere un testo segreto con una lettura tipo geroglifici, mi ha portato a quella decriptazione ed a presentarla in pulito in questa rubrica, come anticipai che avrei fatto in "Isaac Newton cercava il testo segreto nella Bibbia" nell'articolo "Tensione dell'ebraismo ad una Bibbia segreta".

Già il primo versetto affrontato col metodo di decriptazione di cui ho detto anticipa in modo allettante una storia.

Daniele 1,1 "L'anno terzo del regno di Ioiakim re di Giuda, Nabucodonosor re di Babilonia, marciò su Gerusalemme e la cinse di assedio."

       

   
 
     
    
  
   
  
  
    
 
  

"Dentro
di rinnovare
 (  )
ha scelto
.
Per essere felici
 (  )
porterà
la risurrezione
.
Del serpente
il Regno
 
porterà
alla fine
il Signore
  (   ).
Sarà
a rovesciare
nell’acqua bollente
 
il serpente
.
In cammino

in Giuda
   
l’incontrerà
 (  ).
Dentro
recherà
la rettitudine
in aiuto
che rigetterà
 
il verme
 (  )
del serpente
.
Spengerà
 (  )
la corruzione
 
dei corpi
portando
a bruciare
il serpente
.
A vivere
si porterà
giù
in un corpo
l'Altissimo
 
al mondo
."

Questo però è solo l’inizio!

L’ARCANGELO GABRIELE
Per l’epoca di formazione del libro di Daniele, che i critici individuano nella seconda metà del II secolo a.C., e per essere stato inserito nella Bibbia nel canone ebraico e cristiano costituisce un importante snodo tra Ebraismo e Cristianesimo, ma è una cerniera anche per l’Islam che attinge al profeta Daniele ed ai suoi scritti.
A questo ultimo riguardo, infatti, ho anche osservato che il nome dell’angelo Gabriele, tanto noto, si trova però appena due volte nell’Antico Testamento ed anche due volte nel Nuovo; invece, mentre molte volte è richiamato nel Corano, la Sacra Scrittura dell’Islam, ritenuto l’ispirazione divina consegnata proprio dall’arcangelo Gabriele al profeta Maometto, l’inviato del "periodo intermedio" (Sura 5, 19).
Il Corano, peraltro, distingue tra i fedeli, le "persone della scrittura" e gli "infedeli", i primi sono i musulmani, gli ebrei ed i cristiani (e i fedeli di Zaratustra), perché si fondano su stesse tradizioni (Sura 22,17) e si rivolge ai Cristiani ed Ebrei chiamandoli, "Voi gente delle Scritture" (Sura 4,171).
Chi crede cioè a tali basi comuni non è un infedele per il Corano (Sura 5, 48) che riconosce pure tutta una serie di "profeti" (Sura 6, 83-92; Sura 7) in quanto pure la parola Allah deriva da "Elohim", nome di Dio nella Thorah di Mosè.
Per l'Islam, l'A.T. però essendo stato corrotto dagli ebrei e il N.T. dai cristiani, il Corano cita in modo diverso personaggi e vicende narrati dall’A.T. ebraico, dal N.T. e anche da Vangeli apocrifi, in quanto riporta il ricevuto da Maometto.

Ho fatto questo breve excursus sul Corano perché questi vi ha preso il nome di Gabriele e perché indirettamente cita lo stesso profeta Daniele, col nome di un certo Dhu-l-Qarnain e mostra che fu un profeta (18,83-98).
Dhu-l-Qanain significa il Bicorne, così chiamato con riferimento alla visione del profeta Daniele (Daniele 8,3) del montone dalle due corna, figura dei due regni di Media e di Persia, riuniti in un solo regno sotto un unico sovrano, Ciro, chiamato erroneamente Dario nella Bibbia.
Secondo lo stesso Corano, Dhu-l-Qarnain intraprese tre viaggi con lo scopo di consolidare le frontiere del suo impero: "Così egli seguì una via, fino a che raggiunse il luogo ove tramonta il sole e trovò che esso tramontava in un mare oscuro... Poi seguì (un’altra) via, fino a che raggiunse un luogo fra le due montagne e al di là di esse trovò un popolo che a stento comprendeva parola" (18,85-93); qui gli venne chiesto di costruire una barriera contro gli attacchi delle tribù chiamate Gog e Magog.

Tornando a Daniele, come accennato, notai il particolare che il nome Gabriele nell’A.T. è citato solo in Daniele 8,16 e 9,21 mentre nel N.T. pure due volte e solo dal Vangelo di Luca in cui tale angelo provvede ad annunciare le nascite a Zaccaria del figlio Giovanni Battista (Luca 1,19), ed a Maria di Gesù (Luca 1,26,s): "Nel sesto mese; l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth, a una vergine; promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe."

Gabriele, in ebraico è
     .
Il radicale gbr
 
indica essere forte, essere vittorioso, ma anche come aramaismo, maschio, uomo; perciò nel nome in sé c’è già una profezia per:

- Giovanni Battista che uomo
 
sarà
di Dio
 ;
- Gesù, un uomo
 
che è
Dio
 .

Mi sono allora portato al versetto 21 del Capitolo 9 di Daniele che è la seconda citazione del nome Gabriele in quel libro, pensando che Luca e la sua scuola avesse scrutato Daniele per cercare profezie sul Cristo e, per far capire che era l’atteso da Daniele, ha citato anche lui due volte Gabriele, ma la seconda citazione chiaramente doveva riguardare una profezia sull’annunciazione alla Maria, tanto più che i versetti che dopo poco seguono quel versetto sono proprio quelli relativi all’attesa messianica.
Ecco quel versetto decriptato con la sua dimostrazione, che pongo al tempo passato, credendola attuata.

Daniele 9,21 "mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera."

   
   
   
 
    
  
   
 
 
   
 
  
 
 
 
  
  

"Per portare il peccare a sbarrare l'Unigenito inviato fu a vivere dentro un corpo. In una casa indicò che il Verbo del Potente al mondo si porterà in uomo. Gabriele ad una Donna con il corpo alla vista fu ad indicarle che l'Essere dentro Le si chiuderà, a questa porterà l'energia. Dentro la scelta si chiuse il Potente, l’entrò nel seno, il soffio dentro fu, l'azione del Verbo la toccò. Di Dio ci fu rettamente nel tempo il dono che aveva promesso."

"Per portare
il peccare
 (  )
a sbarrare
l'Unigenito
inviato
fu
a vivere
dentro
un corpo
.
In una casa
indicò
che il Verbo
del Potente
al mondo
si porterà
in uomo
  .
Gabriele
    
ad una Donna
 (  )
con il corpo
alla vista

fu ad indicarle
che l'Essere
dentro
Le si chiuderà
,
a questa
porterà
l'energia
.
Dentro
la scelta
si chiuse
il Potente
,
l’entrò
nel seno
 (  ),
il soffio
dentro
fu
,
l'azione
del Verbo
la toccò
  .
Di Dio

ci fu
rettamente
nel tempo

il dono
 
che aveva promesso
   (    )."

PROFEZIE MESSIANICHE
Incoraggiato dal questo risultato eccezionale, sono allora passato con decisione ai versetti della profezia della venuta del Messia, gli ultimi quattro del capitolo 9 di Daniele.
Di questi riporto il 9,24 con la dimostrazione per far constatare in modo tangibile come la trama della profezia esterna è tessuta sull’ordito d’una epopea delle gesta del Messia, sia per mostrare una chiara applicazione del metodo e delle regole di decriptazione, inserite nel già segnalato "Parlano le lettere", su quei versetti così importanti.
Per semplificare e per facilitare la lettura in questa dimostrazione indico però solo le pietre del guado, come le chiamo io in "Parlano le lettere", riporto cioè solo i significati delle parole con più lettere, mentre per le lettere singole i significati sono quelli rituali del metodo a cui rimando.
Il metodo poi l’ho usato a tappeto per il decriptato dell’intero libro, che però per snellezza nel seguito unirò senza dimostrazione.
Certamente quella epopea doveva essere raccontata con circospezione e criptata, perché, e ora si comprende bene quel pensiero di Maimonide "... perché la gente comune può irritarsi e cadere in errore ..." in quanto troppa sarebbe la tensione e potrebbe essere incapace di sopportarne l’attesa qualora ritardasse l’attuazione.

Daniele 9,24 "Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all'empietà, mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità, portare una giustizia eterna, sugellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi."

  
  
 
 
 

  
   
    
 
    
 
   
   
   
   
   
 
   
   
  
   
    

"Il settimo
 
(giorno della creazione) sarà a liberare
 (  )
per le preghiere
 
i viventi che l'angelo (ribelle) chiuse nell'oppressione
 .
Dall'alto

vedrà una piaga
 (  )
portarsi in azione il serpente. Vedrà stare in un corpo la santità
 
che con la rettitudine del Potente la prigione
 
aprirà del superbo
 .
Dai corpi
 
per strappare
 (  )
dai viventi il peccato
 
si portò. In croce lo porterà il serpente. Espiò
 
l'iniquità
 
recata dal serpente al mondo. In una casa/famiglia fu il primogenito d’un giusto
  ,
("...Giuseppe, suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla...": Mt. 1,19) da fanciullo
 
fu circonciso
 
Sigillato
 
nel petto
 (  )
si portò il Figlio
  ,
dentro vi fu l'Unigenito. Portò il Potente il Messia
 
santo
  ;
santi
 
saranno i viventi."

Daniele 9,25 "Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi."

Testo decriptato:
"E alla fine sbarrerà il peccare, lo finirà col fuoco della rettitudine, perché invierà ai viventi giù l'Unico in aiuto il Figlio che al Potente aprirà il ritorno portandoli nel cuore ad abitare alla fine. Fu in un povero del Potente in un vivente ad agire nel sangue il dono della grazia. In cammino sarà ad aiutare con la risurrezione per le preghiere dei viventi. Di settimo (il sabato dei giorni della creazione secondo il libro del Genesi) al mondo portato per la perversità bruciare, in una casa alla vista fu dei viventi la luce dell'esistenza. Una Madre portò alla luce un angelo che sarà i morti a risorgere e a casa li riporterà. Per l'energia che dentro invierà dalla croce uscirà dai corpi chi li rende colpevoli, e dalle tombe i corpi porterà a rialzarsi riportandoli dal fango e li verserà fuori dal tempo per starvi a vivere."

Daniele 9,26 "Dopo sessantadue settimane, un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; e la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate."

Testo decriptato:
"E l'Unigenito chiuso nel corpo fu al mondo, il settimo (giorno della creazione) fu dai viventi. Il sesto (giorno della creazione, in cui fu creato Adamo) li tolse via l'angelo, fu nei viventi la forza della rettitudine dei corpi a finire. Il Messia si portò. Per annullarlo il serpente con bastoni lo portò fuori Città ed in campo aperto l’abbatté. Una porta di marmo sulla tomba fu del Crocefisso. Si rivide vivo, nello splendore fu a rientrare a casa. L'Unigenito si riporterà alla fine per portare dentro la risurrezione dal cuore il soffio porterà in azione, verserà giù della vita il vigore. Di vivi n’uscirà un fiume. Si rialzeranno tutti risorti i viventi dalla morte."

Daniele 9,27 "Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio sarà l'abominio della desolazione e ciò sarà fino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore."

Testo decriptato:
"E fuori in cammino dalla rocca del Tempio le moltitudini saranno dal Crocefisso a guizzare con i corpi dentro. Saranno i viventi risorti dentro a portarsi, li condurrà a vedere l'Uno. Li porterà dalle tombe su, saranno ad entrare risorti a casa riportati dalle rovine della schiavitù. Il Crocefisso da vittima portò ai viventi l'energia per chiudere la perversità con azione potente retta. L'angelo superbo ad abbattere porterà giù nelle acque bollenti. La sposa porterà dagli angeli, chiusa nel corpo su entrerà nel Crocifisso, tutti retti innalzerà i risorti, li porterà vivi dal Vivente."

Da Adamo fu estratta dal costato la donna, e dal Crocifisso alla fine, quale nuovo Adamo uscirà l’umanità risorta.

PASSAGGIO ALLA DECRIPTAZIONE DELL'INTERO LIBRO
A questo punto la curiosità era troppa e non mi potevo esonerare dal decriptare l’intero libro di Daniele.
Riporto perciò tutta di seguito la decriptazione dei 12 capitoli del canone ebraico, ed unisco il testo della traduzione in italiano della CEI dei corrispondenti versetti.
Come ho accennato nel paragrafo "Il grande gioco" di "Parlano le lettere" tali traduzioni, ottenute con le regole dichiarate, spunta un testo nascosto che è l’epopea del Cristo che rende concrete intuizioni del passato e porta in luce idee teologiche proprie dal Cristianesimo e dall’Ebraismo.
Avere un corpus così esplicito ed integrale dimostra la validità del metodo trovato - o ritrovato.

Il testo procede con lentezza inesorabile e la paziente lettura fa recepire l’ampio respiro del pensiero che lo muove.
Il fatto che le regole lasciano margini di libertà e che il singolo versetto può pure avere varianti di lettura non inficia la complessiva decriptazione.
Applicandosi a traduzioni d’una certa estensione come questa i timori d’interpretazioni distorti sono fugati perché, dopo alcuni versetti, se il discorso non è sensato e le frasi sono frammentarie è da riverificare il tutto ed inserire le varianti consentite; peraltro è proprio degli autori biblici ripetere i concetti fondamentali in due forme per la certezza della ricezione.
Nella lettura di un versetto, se accade che non si è colto il significato autentico, questo si ritroverà con altre parole in altri versetti e, se non è corretto, alla lunga sarà eliminato.
Il testo procede come la corrente d’un fiume maestoso che sembra in moto laminare anche se vi sono turbolenze locali.
La traduzione è frutto di un’iterazione sui vari versetti già letti, pur continuando ovviamente a rispettare le regole; solo se il tutto è omogeneo e ben connesso la decriptazione è riuscita come nel caso che presento del libro di Daniele.
Da tale libro, l’insieme dei contenuti palesi del testo esterno ed occulti nel criptato, concorda con immagini apocalittiche, riprese nell’Apocalisse del N.T. e che personalmente hanno contribuito ad evocare il "Tempo-eternità" nel racconto: "Un midrash - Haggadah per Pesah - Il Disegno di Dio", a cui rimando per l’eventuale rilettura.

DANIELE 1: I RAGAZZI EBREI ALLA CORTE DI NABUCODONOSOR
Daniele 1,1 "Dentro di rinnovare ha scelto.
Per essere felici porterà la risurrezione.
Del serpente il Regno porterà alla fine il Signore.
Sarà a rovesciare nell’acqua bollente il serpente.
In cammino in Giuda l’incontrerà.
Dentro recherà la rettitudine in aiuto che rigetterà il verme del serpente. Spegnerà la corruzione dei corpi portando a bruciare il serpente.
A vivere si porterà giù in un corpo l'Altissimo al mondo."

Daniele 1,2 "E fu il drago dall'Unico giudicato per l’esistenza che fu con l’essere impuro all’origine a segnare.
Sarà per la perversità ad essere vomitato dall’esistenza dei viventi.
Vivo il serpente con bruciature fuori recherà dalla porta.
Ad uscire porterà la putredine.
Giù la fine del maligno da dentro sarà.
Finirà dal mondo la maledizione che esiste per i viventi e sarà dentro ad esistere l'originaria vita.
L'Unigenito i corpi rialzerà colla risurrezione che invierà in azione.
Dalle moltitudini sarà la fine del maledetto, fuori sarà portato e riverranno tutti ad essere in vita.
Ad entrare nella casa saranno dal Padre.
Saranno alla fine portati su col corpo.
In Dio dal mondo saranno condotti."

Daniele 1,3 "A portarsi sarà l'Unigenito all'amarezza del mondo.
Per vivere dal serpente in prigione sorgerà in un persona.
Questi in un corpo a casa dal ribelle starà.
Nella tana/foro porterà la fiamma.
Sarà dell'Unico in vita il Figlio che nell’esistenza la rettitudine di Dio recherà.
Da vivente per colpire il cattivo uscirà.
Ai viventi la potenza porterà della rettitudine.
Al mondo porterà la vita degli angeli.
Uscirà per il Verbo in un corpo la purezza ad esistere in un vivente."

Daniele 1,4 "Sarà partorito all'esistenza da Madre.
Da donna dal corpo l'Unigenito sarà inviato dentro al mondo.
La perfezione della vita originaria porterà ai viventi.
La porterà in un cuore, la recherà dentro per cambiare.
L'Unigenito al mondo si porterà per liberare dal maligno i viventi.
Dentro la pienezza delle forze anela di riportargli.
Sarà per aiutarli in azione una forte mano nel tempo a recare.
A portarsi dalla madre a casa sarà un angelo.
Sarà alla Madre la conoscenza a recare che l'Unigenito le sorgerà dal corpo.
Rettamente nel grembo entrerà nella Madre la potenza a dimorare; dentro per al mondo (questa) sarà la sposa d’un vivente (di Giuseppe).
La potenza della rettitudine recherà il Potente.
La potenza in un vivente nel sangue vivrà in pienezza del Verbo, che in un corpo recherà un potente fuoco e ad uccidere il demonio sarà nei viventi."

Daniele 1,5 "E dalla destra del Potente entrerà a vivere nel mondo il re.
Per aiutare, da figlio sarà a portarsi d’una madre in una casa un giorno.
Si recherà dai viventi il Verbo finalmente a casa per guarirne la vita dal serpente.
La rettitudine recherà ai viventi.
Da vino da bere sarà a recarla ed il serpente scapperà liberandoli.
Per la doppia esistenza (vivo - morto - risorto) in un vivente, che a risorgere il Potente recherà, porrà alla fine l'innocenza a stare nell’agire dei viventi.
Dall'impuro serpente le persone saranno ad uscire vivi dal regno."
(Il Cristo, presentandosi al serpente con la sua doppia natura d’uomo Dio sarà come vino che gli darà le vertigini, perché gli farà vedere doppio e questi non capirà più nulla.)

Daniele 1,6 "A portarsi sarà nel modo.
Sarà in una casa/famiglia ad uscire da una madre per vivere nel figlio il Signore.
Uno splendore!
Grida di giubilo dagli angeli.
Sarà da Dio la grazia inviata ad esistere al mondo.
Tra i viventi sarà a sorgere Dio; per portarsi in soccorso sarà ad uscire."

Daniele 1,7 "Per portarsi si sarà vestita per entrare nei viventi la luce d’un corpo.
Al mondo dal ribelle sarà nel buco/tana; sarà per salvare dalla morte a recare ad esistere la risurrezione in un vivente.
Il serpente giudicato è stato da Dio.
In casa un incantesimo da contemplare giù in un corpo gli recherà, la vigorosa energia inviata sarà nel mondo al demonio che ad indebolire porterà il serpente nei viventi.
Sarà per le preghiere dei viventi che stanno nella desolazione che in azione da pellegrino sarà ad uscire il servo; l'energia in cammino recherà."

Daniele 1,8 "A portarsi sarà a distruggerlo.
Inviata sarà la maledizione in azione al serpente.
Nel cuore recherà l'Unigenito la risurrezione dei corpi che da rifiuto sarà.
Finalmente del redentore dentro il Verbo ha scelto la casa/famiglia; per guarire i viventi in cammino si porterà (in quella) casa.
Sarà dall'opprimere a liberare.
Indicò che si sarebbe portato ed in una casa sarà versato sulla paglia dalla madre il Principe che uscirà avvolto col corpo.
A riempire sarà un vivente.
Per una Donna in cammino il 'no' esisterà per finire il superbo serpente."

Daniele 1,9 "E sarà per il drago nel mondo la maledizione a stare in un vivente che dall'Unico la fine giudicata è stata.
Dio con potenza per chiuderlo nei ceppi porterà il potente amore a stare in vita, al serpente soffierà con energia un forte fuoco, dai corpi uscirà il ribelle che fu a riempirli per restare in vita."

Daniele 1,10 "A portarsi sarà l'Unigenito a vivere da povero in un corpo nel mondo.
Del ribelle sarà nella tana/buco.
Sarà da Madre partorito.
L'energia che è di Dio sarà nel corpo d’un primogenito, con l'Unigenito inviata sarà.
Verrà il Signore, sarà nel mondo tra i viventi in cammino la beatitudine.
La manna uscirà dall'Unico pura da mangiare; la rettitudine ai viventi porterà.
Tra i viventi a sorgere finalmente sarà un retto vivente.
Da donna col corpo la potenza in vita uscirà, sarà in vista al mondo l'Unigenito finalmente di persona.
Sarà della retta vita questi in azione a soffiare la forza ai viventi.
La vita degli angeli uscirà da un fanciullo che starà colla Madre beato.
La rettitudine inviata sarà in cammino, ai viventi la recherà a vivere in una casa integra.
Sulle tracce l'Unigenito col fuoco sarà del serpente a vivere in cammino."

Daniele 1,11 "A portarsi sarà l'Unigenito dal ribelle angelo che opera follemente (così) la maledizione vivente al serpente scenderà con un corpo.
L’Unigenito brucerà il verme dell’angelo (ribelle) nel mondo risorgendo i corpi.
Uscirà l'apostasia da dove sta.
In pieno sarà chi fa misfatti giudicato, sarà il corrotto angelo con lamenti ad uscire dai viventi, sarà al fuoco il primo serpente portato, si vedrà vagliato con forza dal mondo."

Daniele 1,12 "Il vessillo invierà l'Unico.
L'Unigenito dagli sviati solo sarà da retto ad esistere tra i viventi, starà il bene in un corpo al mondo, recato sarà per finire l'angelo a recarsi dal serpente ad abitare per colpirne il male.
Sarà in vita a recare l'energia delle origini alla sposa, ed ai viventi sarà la vita a recare degli angeli che risorti alla fine usciranno."

Daniele 1,13 "E sarà a portarsi in un corpo di persona.
Essendosi commosso ad annullare si recherà portandogli amarezze. L'Unigenito nel mondo entrerà, sarà il serpente a sbarrare con forza dai viventi.
Uscirà per l'Unigenito il maligno dai viventi.
L'Unico per finirlo il Verbo in un’arca per guarire i viventi in cammino recherà.
Tra gli afflitti, per servire alla vista uscirà ad operare, i popoli vedranno che uno solo è retto."

Daniele 1,14 "A portarsi sarà a bruciare chi fa il misfatto nel mondo; dalla Madre partorito puro uscirà.
Per colpire la perversità sarà inviato, in pienezza a vivere sarà tra i viventi, sarà al lavoro col corpo nel mondo."

Daniele 1,15 "Porterà della putredine giù la fine dei giorni tra i viventi.
Agirà contendendo con l'angelo che nei corpi all’origine entrò, (onde) l'essere ribelle ad iniziare fu ad entrare nei viventi che nei cuori si portò dentro, e cosa inaudita sarà dentro bruciato nei corpi.
La vita degli angeli da una sposa giovane, che gli sarà Madre uscirà. L'Unigenito dal maligno a vivere verrà.
Il Verbo alla fine dentro guarirà i viventi con la potenza della rettitudine."

Daniele 1,16 "A portare sarà nell’esistenza dei viventi la potenza.
Scenderà nei corpi per l'angelo la distruzione.
Gli inizierà un luogo d'arsione dentro.
La potenza della rettitudine nei viventi recherà da forza per l'esistenza dall'angelo liberare.
Alla fine sarà ad entrare nei viventi.
La recata energia finirà l’angelo (ribelle) che guizzerà fuori dei viventi con la stirpe dell’angelo che v’è a vivere (cioè, il drago dalle tante teste)."

Daniele 1,17 "E nel mondo sarà il Potente in aiuto degli esseri che vi vivono.
Nel mondo la maledizione l'Unico col corpo dentro al tempo in un vivente invierà al drago.
Guizzato fuori da Madre entrerà Dio in campo essendo la misura del peccare alla luce completa per il piangere.
Di potenza a riempire il Verbo un corpo porterà, vi si chiuderà, anelando di portarsi.
Giudicato è stato da Dio nel mondo chi dentro l’opprime.
Dentro la tana/buco la forza per colpirlo recherà.
L’angelo porterà in prigione, il serpente morirà."

Daniele 1,18 "Per recare il serpente nei viventi ad abbattere giù completamente, entrerà nei giorni a vivere il Beato.
Dell’Unigenito in un vivente nel corpo nel mondo in cammino la fiamma sarà.
Dell'Unico la vita porterà, sarà in una casa a stare l'Unigenito per liberare; dai corpi uscirà il ribelle.
Sarà in pienezza ad esistere in un vivente del Potente il Verbo da figlio in una casa, un retto aiuto germoglierà."

Daniele 1,19 "A portarsi sarà la mano che creò tutta la vita del mondo. Da vivente in cammino si porterà per il serpente incontrare, essendo sufficiente in vita la vergogna.
Così giudicato è stato da Dio.
La grazia ad inviare sarà al mondo ai viventi.
La forza per bruciarlo Dio recherà in azione; per colpirlo in un corpo il Signore abiterà.
Si recherà dal serpente di persona.
Sarà a riaprire il Regno."

Daniele 1,20 "E così partorito dentro un corpo si chiuderà la rettitudine in un uomo; in una casa inviato sarà al mondo da una Donna.
Il corpo a casa sulla paglia in vita uscirà dalla Madre al mondo da vivente per il serpente ardere.
Sarà in un vivente a scendere l'Unigenito all'opera; dai corpi sarà l'impuro a finire.
Dall'alto da una sposa in una grotta per amore dei viventi sarà nella vita ad entrare da primogenito.
Alla luce il Verbo sarà.
Ai viventi una donna nel corpo dentro la rettitudine del Potente dal Regno ha recato."

Daniele 1,21 "A portarsi sarà al mondo, sarà per sbarrare con l'energia dall'esistenza il maledetto che si vedrà da vittima bruciata alla fine. L'Unigenito chiuderà completamente il serpente in una fornace a bruciare, uscirà dai viventi il serpente per la rettitudine."

TRADUZIONE CEI:
Daniele 1 - I ragazzi ebrei alla corte di Nabucodonosor
1,1 "L'anno terzo del regno di Ioiakim re di Giuda, Nabucodonosor re di Babilonia, marciò su Gerusalemme e la cinse di assedio."
1,2 "Il Signore mise Ioikim re di Giuda nelle sue mani insieme con una parte degli arredi del tempio di Dio, ed egli li trasportò in Sennaàr e depositò gli arredi nel tesoro del tempio del suo dio."
1,3 "Il re ordinò ad Asfenàz, capo dei suoi funzionari di corte, di condurgli giovani Israeliti di stirpe reale o di famiglia nobile,"
1,4 "senza difetti, di bell'aspetto, dotati di ogni scienza, educati, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, per essere istruiti nella scrittura e nella lingua dei Caldei."
1,5 "Il re assegnò loro un razione giornaliera di vivande e di vino della sua tavola; dovevano essere educati per tre anni, al termine dei quali sarebbero entrati al servizio del re."
1,6 "Fra di loro vi erano alcuni Giudei: Daniele, Anania, Misaele e Azaria;"
1,7 "però il capo dei funzionari di corte chiamò Daniele Baltazzar; Aanania Sadràch; Misaele Mesàch e Azaria Abdenego."
1,8 "Ma Daniele decise in cuor suo di non contaminarsi con le vivande del re e col vino dei suoi banchetti e chiese al capo dei funzionari di non farlo contaminare."
1,9 "Dio fece sì che Daniele incontrasse la benevolenza e la simpatia del capo dei funzionari."
1,10 "Però egli disse a Daniele: Io temo che il re mio Signore, che ha stabilito quello che dovete mangiare e bere, trovi le vostre facce più magre di quelle degli altri giovani della vostra età e io così mi renda colpevole davanti al re."
1,11 "Ma Daniele disse al custode, al quale il capo dei funzionari aveva affidato Daniele, Anania, Misaele e Azaria."
1,12 "Mettici alla prova per dieci giorni, dandoci da mangiare legumi e da bere acqua,"
1,13 "poi si confrontino, alla tua presenza, le nostre facce con quelle dei giovani che mangino le vivande del re, quindi deciderai di fare con noi tuoi servi come avrai constatato."
1,14 "Egli acconsentì e fece la prova per dieci giorni;"
1,15 "terminati questi, si vide che le loro facce erano più belle e più floride di quelle di tutti gli altri giovani che mangiavano le vivande del re."
1,16 "D'allora in poi il sovrintendente fece togliere l'assegnazione delle vivande e del vino e diede loro soltanto legumi."
1,17 "Dio concesse a questi quattro giovani di conoscere e comprendere ogni scrittura e ogni sapienza e rese Daniele interprete di visioni e di sogni."
1,18 "Terminato il tempo stabilito dal re entro il quale i giovani dovevano essergli presentati, il capo dei funzionari li portò a Nabucodonosor."
1,19 "Il re parlerà con loro, ma fra tutti non si trovò nessuno pari a Daniele, Anania, Misaele e Azaria, i quali rimasero al servizio del re;"
1,20 "in qualunque affare di sapienza e intelligenza su cui il re li interrogasse, li trovò dieci volte superiori a tutti i maghi e astrologi che c'erano in tutto il suo regno."
1,21 "Così Daniele vi rimase fino al primo anno del re Ciro."

DANIELE 2: IL SOGNO DI NABUCODONOSOR
Daniele 2,1 "Porterà la vergogna a finire col fuoco.
A finire sarà tra i viventi del serpente il Regno che ha recato col drago il pianto.
Per aiutare, nascosto nella prigione del serpente vivrà con l'energia dentro.
La rettitudine d’aiuto gli invierà giù dal corpo, che l’ammalerà.
Il morire porterà a finire.
Per finirlo il soffio in azione ai viventi dello Spirito recherà portandolo in dono.
Ad uscire sarà la fine del mondo.
Dall'Altissimo li condurrà."

Daniele 2,2 "A portarsi sarà l'Unigenito dall'essere ribelle nel regno, con potenza abbatterà dai corpi l'essere corrotto, lo butterà dai viventi, sarà a reciderlo.
L’Unigenito lo brucerà col soffio, sarà recisa la piaga col fuoco.
Il Verbo sarà a circoncidere con la rettitudine il demonio dagli esseri viventi.
Il serpente fuori del cammino sarà, libererà i viventi.
Dal Potente così imprigionato il serpente a morire sarà portato.
E saranno a casa dell'Unico recati e saranno a dimorare condotti dal Potente di persona saranno ad entrare nel Regno (ove, vive il Potente con i retti)."

Daniele 2,3 "E sarà l'Unigenito all'amarezza del serpente nel mondo tra i viventi ad entrare.
Un vivente il Potente da amo al serpente porterà.
Per distruggere il serpente negli uomini sarà nell'esistenza alla fine il Verbo ad agire in un vivente.
In un corpo si recherà a vivere, partorito nel tempo, verrà alla prigione del serpente recato dalla Madre."

Daniele 2,4 "E sarà la Parola a portarsi del mondo.
Così per il demonio sarà un vivente, del Potente vivrà in cammino l'Unigenito che il verme sarà a finire dai viventi.
Per il serpente affliggere il Potente da una vergine sarà inviato in vita, inizierà a vivere da Rachele (Betlemme, ove secondo la tradizione c'è la tomba di Rachele, vedi Mt. 2,17)
In un vivente Dio per servire sarà così a portarsi del superbo col corpo per incontrarlo, di nascosto si porterà nel primogenito."

Il testo esterno è in aramaico

Daniele 2,5 "Sentito il gemito per il serpente per l’affliggere che reca l'Unigenito vivrà in un corpo.
Per la potenza della rettitudine, il demonio sarà a venir meno completamente dal mondo.
A vivere inviato sarà dall'Unico all'empio l'Unigenito nel mondo.
Per finirlo verrà a sbarrare il peccato.
Con l'energia sarà in campo perché desidera che la superbia dai corpi esca fuori dal sangue.
Da chi opprime alla fine per finirlo il Servo si recherà ad abitare. Dentro completamente sarà a ristabilire, del letamaio sarà l'esistenza tutta arsa, ai viventi porterà energia."

Daniele 2,6 "Per portare ad uscire l’angelo che ammala i viventi l'Unico porterà il Verbo a lottare alla fine nel mondo.
A chiudere recherà l'energia in un uomo.
Invierà il Figlio da casa, in questi recherà il diletto.
A mettere fuori strada fu gli uomini, un lupanare il serpente portò, l'angelo (ribelle) ai viventi l'energia versò nel sangue, (quando) fu il serpente nel mondo a prendere possesso dei viventi all’origine col recare il soffio bruciante.
Nei corpi entrò; il mondo una prigione recò l'angelo (Lucifero) ad essere."

Daniele 2,7 "All'afflizione il Figlio porterà la fine.
Si porterà l'Unigenito dal ribelle angelo per vivere nel cammino in un fratello perché guai gli inizino.
All'amarezza dal serpente in azione a casa dall'impuro sarà a portarsi il Verbo.
Alla luce col corpo uscirà un angelo al mondo da Eva (cioè da Maria che è la nuova Eva)."

Daniele 2,8 "D’essere umiliato dai viventi in cammino desidera l'Unigenito. All'inganno dell'angelo sarà a scendere per stargli in casa ove sarà a sbarrarlo con l'agire.
L’Unigenito inviato dalla nube sarà nell'Eden per l'Unico ad incontrarlo.
In croce sarà portato dall'angelo.
Da questi il Figlio sarà ucciso.
La potenza gli verserà da dentro a partorirla sarà dal petto.
Sarà la fine a recare all'impurità l'Unigenito.
Per l'empio l'Amen è dalla vita dal Potente assegnato."

Daniele 2,9 "Per aiutare sarà nel mondo inviata di nascosto la potenza in un vivente da Dio.
Verrà la perversità a sbarrare agendo con energia.
L'angelo sarà a sbarrare dalla porta fuori.
In campo sarà l'Unigenito colla legge divina della rettitudine, e ad abitare la recherà ai viventi.
Del serpente uscirà la falsità e l'illuminazione della vita completa uscirà fuori.
Questi ai viventi darà in dono la potenza della vita delle origini, l'essere ribelle rovescerà dal sangue, li ristabilirà, alla porta risaranno dell'Eden gli uomini.
Alla fine nei pascoli del Potente rientreranno con gli angeli dalla prigione del serpente.
I viventi dall'Unico vivranno.
Nei corpi, riportatavi la potenza, saranno portati ad incontrarlo. Alla porta dell'Eterno saranno col Verbo risorti con i corpi.
Usciti finalmente fuori delle tombe per la riportata energia, angeli saranno."

Daniele 2,10 "Nell’umiltà con la rettitudine dal demonio sarà l'Unigenito.
Versatosi nel sangue d’un vivente il serpente ad affliggere inizierà. Al ribelle invierà il 'no' dell'Unico dall’esistenza.
Per finirlo dall'esistenza in un uomo l'Altissimo sarà dentro.
Una luce indicherà che dalla nube sarà in un vivente guizzato alla fine a vivere.
In cammino l'Unigenito sarà a recarsi per portare a compimento il mondo.
Ad annunciarlo sarà nel mondo alla sposa che lo verserà, in casa a partorirlo sarà.
La sposa madre del potente Agnello a casa si porterà ad illuminare che del Potente sarà il cuore le dirà.
Così giudicato uscirà il serpente dalla donna.
Di Dio in cammino il vigore nel corpo per amore ai viventi recherà. Il primogenito per arderlo il soffio recherà della rettitudine al demonio nell'esistenza."

Daniele 2,11 "Ed a vivere dal serpente alla fine l'Unigenito per aiutare sarà in un vivente in cammino.
Da Donna Dio per obbedienza sarà col corpo al mondo portato a dimorare per finirlo.
Gli inizieranno guai, in croce sarà, bloccato sarà.
Sarà in prigione lo porteranno.
L'energia fuori verserà dal sangue, con l’acqua guizzerà la rettitudine che da maledizione invierà l'Unigenito al serpente di cui nel mondo è l'impurità.
La forza ai viventi per aiutare dal corpo gli uscirà.
Recherà la grazia nella carne Dio.
Dell’origine dei guai la fine porterà, uscirà dall'esistenza."

Daniele 2,12 "Cosi da serpente si verserà a casa partorito inviato al mondo a vivere in cammino.
Dal Padre inviato in giro si porterà alla fine il Verbo.
L'errore bastonerà per l'Unico da vivente col corpo.
Dal serpente nel mondo si recherà da solo.
Entrerà nel cammino un amo nei giorni dentro la casa del serpente."

Daniele 2,13 "Per recare la legge divina dell'Unico all'angelo il Verbo si verserà.
Alla fine portato dal grembo sarà dalla madre all'esistenza da primogenito d’un uomo.
Verserà un agnello tenero che sarà il frutto che testimonierà che inviato è stato da Dio.
Portato nel nascosto d’una casa in un corpo recherà nel mondo a stare la potenza; fuori alla fine la verserà dal cuore al serpente al mondo."

Daniele 2,14 "Da casa dell'Unico per punire, per bloccare dell'angelo l'esistenza, dell’Unigenito la potenza entrerà completa gli sarà dentro in azione nel cuore.
All’origine recò ad indurre in errore i viventi il serpente.
Dell'Unico nel corpo sarà recata la rettitudine alle moltitudini in un cuore dentro a vivere.
L'Unigenito per aiutare sarà a vivere in cammino, dalla nube sarà inviato.
Il Verbo per abbattere il serpente verserà dal cuore la potenza nel mondo.
Il vigore della rettitudine sarà in un vivente che starà dentro la casa del serpente."

Daniele 2,15 "In azione l'energia al mondo recherà dell'Unico all'essere ribelle.
La potenza l’Unigenito in un corpo sarà a portare.
Colla rettitudine brucerà il serpente dall’esistenza.
Per amore l'Unigenito sarà, per aiutare a stare in un vivente, guizzerà colla rettitudine dell'Unico nella Vergine.
Una mano finalmente inizierà ai viventi ad uscire.
Nella prigione di giù, col Verbo inizierà la vita degli angeli a versarsi nel sangue.
Da vivente in cammino inizierà per l'Unico la lite in vita col serpente.
Completa l'Unigenito al mondo recherà la conoscenza dell'Unico.
Col corpo sarà a recare la rettitudine.
Un potente aiuto invierà nell’esistenza Dio."

Daniele 2,16 "E giudicato che è stato stolto nell'agire il serpente gli recherà a casa in azione l'Amen con un vivente con la potenza della rettitudine.
L'Unico ne sbarrerà l'esistenza.
Questi in vita il Figlio alla fine per finirlo recherà dal superbo col corpo, la maledizione da Eva sarà ad uscire perché il serpente l’afflisse."

Daniele 2,17 "L'Unigenito per bloccare la forza dell'impurità ad inviare sarà la maledizione al serpente (quando) dentro sarà in croce, uscita, a svanire recherà il serpente.
Ha avuto misericordia, starà nel mondo per allontanar via il primo serpente.
Portatosi in azione di questi col corpo sarà ad entrare nella prigione, la purità riporterà, uscirà la forza in un vivente, il serpente finirà, dell'Unico lo splendore si vedrà."

Daniele 2,18 "Porterà nel corpo il veleno.
Sarà inviato al serpente da un vivente.
Dentro in azione inizierà a vivere un essere puro nel sangue.
Di Dio, il fuoco vivo che sta con l'Unico in alto, nel corpo di questi dalla nube in aiuto invierà nel mondo per aiutare chi ci sta.
Il rifiuto sarà alla perversità in casa dell'impuro che per scacciarlo inviato sarà stato.
L’Unigenito del serpente si recherà nella prigione, la purità recherà al mondo per spazzarlo dai viventi, nella carne un amo sarà con un vivente ad esistere dentro la casa del serpente."

Daniele 2,19 "Dall'Unico nel giudizio il serpente giudicato è stato.
Dio in casa di nascosto per colpirlo recherà con l'Unigenito la mano ad esistere di notte.
Sarà l’Unigenito con il corpo da questi in un primogenito a rivelarsi che sarà dalla nube per l'opprimere bloccare inviato.
Starà dell'Unico il cuore nel corpo nella prigione del serpente; entrato la distruzione sarà ad iniziare."

Daniele 2,20 "Si sentirà inviare un grido di giubilo dagli angeli con forza che di Dio si reca l'Unigenito a vivere nel corpo.
La potenza al mondo recherà; alla luce in vita uscirà il 'basta' al maledetto.
Dell'Unico ai viventi col Figlio retto, la manna dall'alto ai viventi con un primogenito recherà.
L'Eterno in una Vergine l’Unigenito col 'basta' chiuderà, così in un uomo inizierà e crescerà.
Al termine con l'Unigenito il 'basta' al serpente nel mondo uscirà ad esistere per l'Unico."

Daniele 2,21 "E ad uscire porterà l'Unico ai viventi del mondo la luce bella dell'Eden, sarà l'Unigenito a portarsi al tempo stabilito, sarà da primogenito dalla Madre ad entrare dall'eternità nel mondo.
Il Re sarà dagli angeli a recarsi a vivere nel mondo, versato sarà dalla Madre per vivere in cammino, per l'opprimere sarà ad entrare dentro la prigione così da uomo.
Inizierà il vigore della rettitudine ad esistere in un vivente che sarà inviato a recare della vita degli angeli la conoscenza, del maledetto sarà a bloccare l'agire.
Sarà da dentro l'esistenza l'angelo ad uscire."

Daniele 2,22 "Lui per rivelare l'Unico in azione in un vivente sarà a versarsi, alla fine in un primogenito, portato da madre di nascosto. Una completa sciagura ad agirgli in vita gli entrerà in casa.
Dimesso si recherà ad affliggerlo, gli recherà lamentele.
Sarà alla vista dei popoli del mondo alla luce col corpo l'Unigenito."

Daniele 2,23 "Al serpente colla rettitudine la maledizione del Padre uscirà alla fine a stare.
Nella vita al mondo la recherà per bloccarlo.
Per l'Unico la recherà per salvarli da dentro la prigione che l'Unigenito invierà ad aprire la porta che fu chiusa.
La rettitudine agli uomini porterà, in cammino dentro la recherà nel corpo.
Alla fine guai usciranno dentro completi al serpente e la rettitudine in azione inviata la perversità sbarrerà nel tempo.
L'impurità che è dentro colle rovine, con l'opprimere dei viventi, con l'uccidere, sbarrate saranno dalla vita con potenza.
Finirà dai viventi del serpente l'affliggere ed alla porta si vedrà il drago delle origini."

Daniele 2,24 "Una sposa lo verserà in una casa, lo partorirà.
Angeli fuori della porta inviati saranno da Dio, in alto si sentiranno.
Il potente Unigenito nel corpo sarà a portarsi, la rettitudine in aiuto sarà in un vivente che in cammino la divinità nel mondo reca dentro per sbarrare il maledetto.
Di nascosto la rettitudine nei giorni in casa lo distruggerà.
A colpire con potenza porterà la rettitudine all’angelo, origine dell’essere ribelli, del serpente uscirà il vigore, bruciature dai viventi gli saranno in casa, gli abitanti un rifiuto al serpente completo nel mondo porteranno.
Un solo al mondo innalzato l'energia sarà a versare.
Sangue con acqua guizzerà.
Potente la rettitudine dell'Unico recherà al superbo dal corpo.
La maledizione viva che il serpente affliggerà nei fratelli gli porterà l’Unigenito."

Daniele 2,25 "L'Unigenito col corpo sarà a rigettare colla forza del bastone della rettitudine, che dalla croce da dentro gli uscirà, il serpente nel mondo.
Entrato per scalzarlo, partorito, ad inviare sarà dell'Unico la potenza.
Verserà sangue con acqua (lo ripete per chi non avesse capito) in cammino. L'Unigenito recherà la rettitudine all'angelo che alle origine fu ribelle, il serpente uscirà dalla porta, sarà nel mondo bruciato dalla rettitudine.
Strappò dagli uomini la vita degli angeli, i figli furono esiliati dall'Unico, alla porta furono.
Sarà al mondo portato, alle mammelle a stare il Verbo alla luce col corpo.
Di Dio vivrà la potenza della rettitudine, in Giuda si vedrà."

Daniele 2,26 "Ad essere umiliato in vita dal serpente così l'Unico porterà l'Unigenito.
La madre il corpo partorirà.
Inviato sarà per il primo serpente il tempo della trebbiatura.
Da Madre uscirà in una casa, il potente cuore arderà dell'Unico giù in un corpo nel mondo.
Con l'Unigenito sarà finalmente ad esistere la rettitudine.
Un retto nel mondo il serpente potente per la perversità sbarrerà, per l'agire il drago sarà imprigionato, il serpente con forza sarà rinchiuso.
(Quando) colpito sarà, in croce portato, il Verbo risorgerà col corpo nel mondo."

Daniele 2,27 "In azione, inviata al mondo l'energia sarà da Dio, che la verserà nel sangue d’un vivente.
La potenza della rettitudine recherà dell’Unico all’essere ribelle dal corpo colpito/ferito l'Unigenito, che d’aiuto sarà per i viventi.
Il serpente affliggerà con la risurrezione che Dio da rifiuto nella tomba ad un retto nei giorni riinvierà.
Risorto del Verbo sarà a fremere nel cuore la vita, sarà lo splendore in questi nel corpo essendovi l'energia.
Sarà per il maligno la fine.
Dalla tomba a riportarsi sarà nel mondo da potente Re unico."

Daniele 2,28 "Il Figlio in vita dell'Unico sarà in fine a stare in un primogenito in cui la fiamma della risurrezione.
Ai viventi sarà per la prima volta a rivelarla in un corpo.
Per questi un angelo si porterà nel mondo per recare la conoscenza che il Potente alla Madre in cammino l'Unigenito invierà.
In una casa/famiglia per recare la rettitudine in aiuto il germoglio dalla Madre uscirà.
Il 'basta' al serpente nel mondo recherà l'Unico dentro con l'Unigenito, che a chiudersi in un corpo sarà finalmente un giorno per stare con i fratelli.
Dal serpente un vivente la rettitudine recherà, dal petto.
Lo porterà a stare in un corpo una Donna retta, Vergine di concubito (cioè che non giacque con uomo) che la rettitudine per aiutare invierà al mondo."

Daniele 2,29 "Dell’Unico gli angeli indicheranno al mondo che vive in cammino l'Unigenito.
Dai pastori si recheranno angeli. Saranno dalla retta Vergine per una luce.
Così in un casa retta in un paniere a rovesciare lo porterà la madre nel mondo.
Alla porta saranno (i pastori) a guizzare da Lui.
L’Unigenito in una grotta le sarà in mano.
Gli angeli fuori porteranno a rivelare che l’Unigenito nel corpo questi è.
Un primogenito da fuori portandosi alla porta vedranno della retta madre in mano; sarà il Potente Lui!"

Daniele 2,30 "E per incontrare il serpente il Padre avrà a chiudere la rettitudine in un vivente nel mondo.
Per aiutare sarà dell'Unico la forza alla fine ad esistere in una casa/famiglia (onde) sia ai viventi inviata.
Dalla sposa nascosto starà nel primogenito, nel corpo di questi il Signore entrerà nel cammino (dei viventi) di notte.
Sarà dal Potente nel mondo inviata dall'alto la Parola che a sbarrare sarà il superbo.
Col corpo Dio vivrà in cammino in Giuda.
Si vedrà portarsi un fuoco, alla vista, saranno a portarsi gli angeli, sarà dal serpente a casa dentro colla rettitudine per finire l'impurità dall'agire."

Daniele 2,31 "L'Unigenito inviato, alla fine entrerà in un vivente per il serpente affliggere.
In prigione per colpire al mondo la perversità, finalmente si recherà Dio che si porterà giù per il serpente distruggere.
A bloccarlo col fuoco in cammino sarà l'Unigenito, per arrostirlo colla forza della rettitudine.
Con l'energia nel corpo a casa gli si porterà per colpirlo.
Sarà al mondo a recarsi con la forza per finirlo, gliela lancerà per rovesciarlo, per farlo venir meno.
Rovescerà dentro il serpente in una fornace; vi entrerà per la rovina il serpente."

Daniele 2,32 "Lui con l’immagine del primogenito dal corpo d’una donna uscirà una mano forte per aiutare.
Nel mondo abiterà per uccidere l'essere impuro, vi starà per recare lo sbarramento al male.
Recherà in campo ad esistere il 'basta' dal trono. Il Verbo dai viventi il peccare fuori sarà a recare.
Sarà nei corpi la rettitudine alla fine ad entrare, alla porta sarà il serpente."

Daniele 2,33 "La Luce, speranza del mondo, vi starà per aiutare.
Sarà col volto il mistero del Potente in un corpo a rivelarsi. Portandosi nel mondo sarà a recare la vita degli angeli, in campo recherà l'energia in aiuto.
Bello un corpo questi da potenza recherà da manna nel mondo (è il senso dell’eucarestia).
Porterà dell'essere impuro l'esistenza a chiudere, lo distruggerà."

Daniele 2,34 "Nella prigione per colpire nel mondo la perversità sarà finalmente per agire alle mammelle a stare.
Nel mondo avrà scelto di Nazaret il padre (evidentemente Giuseppe dei Vangeli) che da angelo ad aiutare sarà il Potente che Padre gli è. Sarà ad aiutarlo essendosi un angelo portatosi.
La madre, di nascosto gl’indicò in protezione: vi viveva l’Unigenito! Dall'alto nel corpo gli rivelerà che l’aveva portato ad entrare a stare l'Eterno.
Per aiutare starà in un villaggio.
Da un potente il primogenito porterà a nascondere; l’avrebbe fatto perire.
Il primogenito porterà ad uscire.
Ad aiutarlo a rovesciarsi dai confini fuori con la madre si porterà un angelo."

Daniele 2,35 "Alla casata per i primogeniti bloccare saranno degli inviati che nella polvere per portarla ad azzerare entreranno nel villaggio.
Un potente i fratelli (di fatto in ebraico così si chiamano anche i cugini) farà perire dell’Unigenito.
Li guiderà con un’illuminazione l’Unico, così dal perire, uniti, li porterà per mano fuori ad abitare.
L’Unico li porterà ad uscire, e li condurrà così dall’azione, che si porterà a Rama (nome di città vicina a Betlemme ove c’è la tomba di Rachele Vedi Gr. 31,15) per l’angelo, uniti, a muoversi in giro.
Obbedienti saranno per amore, ma non li dimenticherà l’Unico.
A rientrare vivi li riporterà l’angelo.
Nella mente/testa gli si porterà che di nascosto il primogenito con la sposa rivenissero.
Del corpo del potente che primeggiava uscirà l’illuminazione della fine.
Spento il potente, rientreranno col padre che da angelo dell’Unico d’aiuto sarà stato.
Di vivere nascosti indicherà dai potenti.
Protetti, madre con primogenito a rientrare di ricondurre dal confine per incantesimo gli si portò nella mente/testa.
Nella mente a casa (Nazaret) gli si portò la parola; rivennero sposa con primogenito da Ra (Egitto), uniti."
(Il Vangelo di Matteo 2,13-23 riporta il racconto della strage dei primogeniti da parte d’Erode il grande, questi primogeniti erano evidentemente nella maggior parte davidici, in quanto Betlemme storicamente era la città d’origine di quella famiglia e vi abitavano prevalentemente discendenti della famiglia di David.)

Daniele 2,36 "L’aiuto gli avrà inviato nel mondo in sogno l’Unico che gli avrà portato la parola per illuminare la mente/testa d’uscire: inviati dirà verseranno il sangue reale dei primogeniti."

Daniele 2,37 "L'Unico avrà inviato dai confini fuori del regno il primogenito con la madre; in cammino la madre sposa sarà stata col primogenito ad aiutare.
Sarà per l’Unico che al potente uscirà la devastazione onde sarà a languire ardendo per la fine dei primogeniti.
A rifugiarsi l’invierà l’Unico portandoli dai confini a rovesciarsi.
La parola l’Unico avrà recato per essere richiamati; saranno a rientrare a casa in cammino."

Daniele 2,38 "A riportare a casa i retti col nato sarà stato l’aiuto dell’Unico. Di corpo sarà energico il figlio che sarà ad uomo a vivere portato completamente.
In casa si vedrà portarsi attivo e parlerà da illuminato.
Con la madre sarà l’Unigenito a stare per uscire di casa.
Dentro sarà d’aiuto, rettamente si porterà fuori.
Con la fiamma del Potente nel cuore, con la rettitudine dentro, per tutto nel mondo si porterà da angelo.
Chi l’incontrerà l’indicherà apertamente.
In lui vedrà un testimonio per lodare la casa del primogenito."

Daniele 2,39 "Avrà portato dentro completa in un corpo la rettitudine alla fine a sorgere in un vivente.
In cammino la recherà il primogenito nascosta.
Dal corpo un fiume nell'agire l’Unigenito ai viventi invierà di rettitudine, e nei viventi per la potenza della rettitudine che porta finirà il serpente.
Sarà completa la forza dell'Unico dall'Unigenito chiusa nel corpo. Sarà a sbarrarne l'esistenza, riinizierà l'aiuto (di Dio) ad essere completo, s'impadronirà della casa prigione del cattivo l'Unigenito."

Daniele 2,40 "E dai viventi il serpente in una fornace dentro spazzato sarà dall'Unigenito.
Alla fine Lui completamente lo vomiterà dalla bocca.
Ne usciranno perdonati.
Colpito il negativo, con la rettitudine potente abbattuto, da casa il serpente alla porta sarà.
Il soffio finirà di questi.
Il negativo dai viventi uscirà per l’aiuto che si rovescerà e chiuso col fuoco il serpente a distruggere porterà la rettitudine del Verbo. Alla fine, colpito dalla potenza dell'Unico, sbarrato sarà dai viventi il male dall'agire.
In tutti del maledetto l’opprimere finirà, nella polvere porterà alla fine il cattivo."

Daniele 2,41 "A portarsi per aiutare sarà nella vita nel mondo in un corpo in cammino.
Dal serpente sarà l'Unigenito portato dall'Unico, giù da casa nel tempo in un primogenito a vivere.
Inviato al mondo, si recherà a guidarlo.
A far cordoglio, essendosi il rasoio portato per l'angelo (ribelle), al mondo si recheranno gli angeli.
La Parola col corpo colpirà con potenza in vita il serpente colla rettitudine che reca.
Separata alla fine la perversità porterà dai viventi, l'angelo sarà distrutto a casa alla fine dall'Unigenito.
Sbarrato sarà il soffio nei corpi.
Colpirà il serpente con la maledizione recata dal Padre nel mondo. Così per il serpente abbattere a casa partorito sarà.
Alla prigione di questi sarà finalmente ad uscire col volto per annientare il serpente delle origini dai viventi.
Il nemico dentro casa chiuderà in un buco il Verbo che per amore sarà inviato dall'Unico."

Daniele 2,42 "E l'Unigenito giù dentro al tempo col corpo si rivelerà nell'esistenza.
L'Amen al mondo recherà all'angelo.
Da guerriero accompagnerà i viventi, con energia fuori li porterà, li guiderà alla soglia vivi innocenti su puri per il serpente che arso alla fine verrà portato fuori finito, abbattuto.
La bellezza dell'origine riporterà ai viventi che angeli usciranno alla fine.
Dal deserto alla rocca del Tempio della nuova Gerusalemme."

Daniele 2,43 "La porta sarà chiusa. Colpito sarà alla fine dal Verbo nei corpi. Colpirà il serpente l'Unigenito nel seno delle moltitudini dentro chiuso lo farà perire nei cuori ove sta.
Per l'energia dell'Unico negli uomini il nemico dentro sarà finito; vi recherà degli angeli dentro il seme.
Dagli uomini, che nel corpo il primo serpente al mondo aveva portato l'impurità, da dentro la vomiteranno.
Sarà l'impurità inviata fuori.
Per agire alla lite entrerà nel mondo colla rettitudine il 'basta'.
Il Verbo nei corpi colpirà il serpente.
La maledizione dell'Unico per i viventi finirà.
Il nemico da dentro i popoli l’imprigionerà, lo distruggerà l'Unigenito."

Daniele 2,44 "E da dentro un giorno sarà fuori recata l'impurità dall'esistenza dei viventi per la potenza della rettitudine che ci sarà per l'Unigenito.
Dell'Unico il Figlio sarà a vomitarlo, dai viventi.
Il maledetto n’uscirà devastato.
Sarà a struggersi di pena per la rettitudine recata.
Bloccato sarà dalla potenza dall'alto.
Dai viventi sarà per finirlo venuto alla fine nella prigione dentro per accompagnare i viventi in cammino e l'errore che agisce nei viventi, dalle origini nascostosi nei corpi, finirà.
Verrà bruciato completamente dentro, l'abbatterà alla fine alla polvere, e per finirlo in un buco soffierà la rettitudine con potenza. Il maledetto sarà per l'energia nei viventi nel cammino portato alla fine dall'Unigenito ed al mondo sarà a venire la risurrezione.
La potenza dall'alto nei viventi risarà a ricominciare."
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