
DECRIPTARE LA BIBBIA...

LA PERLA NASCOSTA NEL ROTOLO DI RUT DEL CANONE EBRAICO
di Alessandro Conti Puorger per Edicolaweb

Un sogno che hanno avuto tanti è di riuscire a parlare in diretta con gli autori dei sacri testi antichi ebraici, humus da cui sbocciano le rivelazioni delle religioni monoteistiche.

INTRODUZIONE
Ho chiarito in "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche", sviluppato poi nella rubrica "Decriptare la Bibbia", come inseguendo tale sogno, sono arrivato ad estrarre dai testi antichi del canone ebraico, con regole definite (in "Parlano le lettere" le "Regole di lettura del criptato biblico"), tutte sempre rispettate, testi di secondo livello inseriti dagli autori.
È divenuto così realtà l’ottenere una voce inedita da tali scritti, che fa vivere momenti unici nel ritrovarla e nel leggere i risultati ottenuti.
Il mio interesse, sin dai primi momenti in cui iniziai a riuscire a far parlare i testi, si è rivolto ai più antichi in quanto pensai che l’origine di tale criterio di redazione fosse collegato alla storia d’origine dell’ebraismo, che in definitiva segnalando in Mosè i primi scritti di fatto porta all’Egitto ed ai geroglifici, quindi ad una lettura del grafico dei segni ebraici dotati d’espressività visiva evocante immagini che paiono implicare una costruzione ed un mesaggio degli stessi.

Ora, seguendo tali pensieri ho portato l’attenzione sul libro di Rut che nella Bibbia ebraica fa parte degli Agiografi, costituiti da 8 libri - Salmi, Proverbi, Giobbe ed altri 5 - tra cui, oltre Rut, vi sono il Cantico dei Cantici, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester; detti megillot o rotoletti, perché originariamente venivano letti nelle feste principali (Rut a Pentecoste) da libri separati scritti dagli scribi.
La mia attenzione per tale libro di Rut, (il cui testo in italiano tradotto dalla CEI riporto per comodità in Appendice), nacque per vari motivi tra cui:
- Dalla critica recente è ritenuto antico; infatti, gli studiosi tendono ad una datazione tra il X e l’VIII sec. a.C. in epoca monarchica.
- Rut è richiamata anche nella genealogia di Gesù nel Vangelo di Matteo (1,5).
- Essendo opera di scribi vi avranno potuto sviluppare tutta la loro tecnica.
- È relativamente breve in quanto costituito da 4 capitoli per complessivi 85 versetti, con 1283 parole, pari a 4917 lettere ebraiche.
Il testo tratta di una moabita, Rut, rimasta vedova del marito di Betlemme emigrato in Moab che, tornata con la suocera in Giuda, là (secondo la legge del levirato; Deut. 25,5-10) si sposò con un ebreo parente del marito ed ebbe un figlio, Obed, che sarà padre di Iesse e nonno del re David.
È questo di Rut un libro di particolare freschezza, veramente una novella molto gentile che narra la vicenda originale di una antica famiglia ebraica dell’epoca dei Giudici, famiglia con un’insolita apertura ai pagani, in quanto anche a stranieri che s’appoggiano in Dio s’estende la Sua misericordia (vedi Rt. 2,12), il che è ovvio per noi oggi, ma evidentemente non così era a quell’epoca.

Il fatto che il testo parli d’un matrimonio misto, è conferma di antica datazione della redazione, in quanto tali unioni erano osteggiate dal giudaismo formalizzato dalla riforma (V sec. a.C.) d’Esdra e Neemia che non voleva tali matrimoni.
Nulla nel libro di Rut è detto per il fatto che ciò è contrario alla Torah, come se la normative nella Torah, o parte di essa, avesse avuto formazione posteriore (vedi RUT Cap. 2). Tale normativa, infatti; implica:
- Deut. 7,3 "Non ti imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli" e loro sono i sette popoli scacciati dalla terra promessa con l’invasione raccontata in Giosuè.
- Deut. 23,4 "L’Ammonita e il Moabita non entreranno nella comunità del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generrazione..."
- Es. 34,16 "Non prendere per mogli dei tuoi figli le loro figlie, altrimenti, quando esse si prostituiranno ai loro dèi, indurrebbero anche i tuoi figli a prostituirsi ai loro dèi."
Proprio perché Rut è uno dei libri ritenuti più antichi del canone ebraico, redatto da scribi, è plausibile che contenga un testo nascosto esauriente, in quanto figlio della prima scuola; il che apre adito a pensare che, nella riorganizzazione al tempo di Esdra, che procedette la compilazione e/o revisione di molti testi canonici, sia stata data una particolare sottolineatura a questo aspetto nella Torah stessa.
Peraltro, così se ne dava una caratteristica nascosta riferibile agli antichi egizi e quindi se ne avvalorava l’autorità.
La legislazione ebraica, Infatti, dovette essere presentata al re persiano Artaserse e da questi accettata, com’è implicito nel mandato di tale re ad Esdra, di cui è detto nel libro omonimo: "A riguardo di chiunque non osserverà la legge del tuo Dio e la legge del re, sia fatta prontamente giustizia... (chi parla è Artaserse)." (Es. 7,26)

Il nome Rut
  ,
dal radicale ebraico
 
hwr = saziarsi, è "sazietà" letto con i segni è:
corpo, popolo, testa, capo...
portato/si, condotto/si...
a termine, a compimento, al confine, alla fine, a segno, scelta, in croce.
Una possibile lettura Rut
 
è:

"Su un popolo
ha
portato la scelta
."

Entrando però nell’idea del decriptare vale la considerazione che già leggendo alla rovescia il titolo Rut
 
si ha la parola Torah
   .
(Per le regole del decriptare, infatti, si può omettere la lettera
=h,
se finale d’una parola, in quanto tale lettera
indica spazio aperto, campo aperto e simili, sostituibile perciò dallo spazio del supporto su cui si scrive.)

Come a dire, se avete pensato di rovesciare il titolo e vi incuriosite dall’idea che rivoltando il titolo viene Torah, procedete allora rovesciare il testo - con regole che evidentemente allora erano consolidate - e leggetevi sotto. Vi troverete, come nella Torah, un altro testo e il fondamento della Torah stessa.

E qual è il dono della Torah se non la storia concreta della rivelazione con la promessa di una conoscenza di Dio più ravvicinata?

In effetti, così provvedendo, ho ricavato un testo nascosto, inatteso, rispettoso dello scenario noto, esauriente, esplicito e logico.

Tale testo si sviluppa raccontando brani della storia d’Israele e interpolandovi considaerazioni e profezie e si sviluppa nel modo seguente:
- Antefatti al Miracolo del Mar Rosso (1,1 - 1,10)
- Miracolo del Mar Rosso (1,11 - 1,19)
- Ritorno ai laghi Amari (1,20 - 1,22)
- Arrivano gli Amaleciti (2,1 - 2,6)
- All'Horeb (2,7 - 2,9)
- Incontro con Ietro (2,10 - 2,13)
- I primi esploratori (2,14 - 2,17)
- Da Mosè a Giosuè (2,18 - 2,23)
- Incontro con Racab (3,1 - 3,8)
- Incontro di Giosuè con l’angelo, profezia (3,9 - 3,15)
- A Gerico (3,16 - 3,18)
- Da Giosuè a Saul (4,1 - 4,3)
- David e Golia (4,4 - 4,9)
- Re David (4,10 - 4,11)
- Profezia sul Cristo (4,12 - 4,22)
Questa perla nascosta rende giustizia:
- in modo puntuale all’attesa del titolo decriptato di Rut, in quanto tratta di come Dio "su un popolo ha portato la scelta" riferendo i principali fatti fondanti essenziali della scelta stessa, perché riporta rivisitati gli avvenimenti che l'autore in modo ispirato ha ritenuto tappe progressive fondanti d’un corpo "vaso" in terra di Yahwèh, fino alla profezia di Natan d’un germoglio dalla casa di Davide;
- all’idea del titolo rovescito, in quanto riporta elementi descrittivi dell’Esodo ed una lunga articolata precisa profezia sull’incarnazione, vita, morte e risurrezione del Cristo, che è il Regno di Dio, la cui rivelazione ed incontro sono il fine ultimo della Torah;
- al metodo di decriptazione usato.
In tal senso il ritrovamente è veramente simile a quello d’una perla preziosa come dice il Vangelo di Matteo: "Il Regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va vende tutti i suoi averi e la compra" (Mt. 13,45s)
Ciò assicura che non è perduto il tempo che si dedica a cercarlo.

Per ottenere tale testo nascosto ho effettuato la traduzione del Libro di Rut lettera per lettera, e non parola per parola, col metodo inserito in "Parlano le lettere" con i significati delle lettere ivi indicati.
La traduzione lettera per lettera, perciò, segue la costruzione logica della lingua ebraica e così è stata lasciata per scopi dimostrativi, onde consentire una facile verifica della congruità sulla scorta dei significati delle lettere, dedotti nelle relative schede del metodo e, capitolo per capitolo, riporto il decriptato.
La dimostrazione, per snellezza, la fornisco a titolo esemplificativo solo per il primo versetto di ciascun capitolo.

RUT CAP. 1 - UN POPOLO VIENE PARTORITO
La scena di fondo del decriptato del Capitolo 1 è un popolo che viene partorito.
Entro nel vivo iniziando a decriptare il primo versetto:

Rt. 1,1 - "Al tempo in cui governavano i giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo di Betlemme di Giuda emigrò nella campagna di Moab, con la moglie e i suoi due figli."

  
 
  
  
 
  
    
 
  
   
  
  
   
 
  
  
  
   
  

"Portati
furono
fuori
i forti
dalle case/famiglie
ove erano
a vivere
.
Fu
l’Illuminato
che con la parola
il cuore
gli aprì
!
All'illuminato
parlò
il Cuore
.
Del mare

condotti
furono
al campo
che era
a Ra

(acque di Ra, era un canale del Nilo) dentro
(in Egitto). Dalle case
dei primogeniti
il corpo
si alzò
,
portato
fu
in cammino
 .
I primogeniti
furono
dal Nome

dalle case
ad essere
scelti
.
Dai serpenti
(Egiziani) di nascosto
a vivere
furono
fuori
condotti
protetti
in un campo
.
A sgusciare
in cammino
portò
il corpo
dalle case
l'Onnipotente
  .
Alle acque
li condusse
da padre

al campo
ed
ai primogeniti
portò
l’Unico
una colonna

(di fuoco un segno) che recava
luminosa
energia
.
Furono
da figli

ad essere
condotti
."

Il risultato di questo versetto, letto tutto di seguito, porta a far pensare ad un brano del libro di Esodo in quanto parla della scelta in Es. 13,1 dei primogeniti d’Israele da parte di Iahwèh.
Come vedremo è l’inzio d’una ulteriore autorevole conferma di quanto detto in "La risurrezione dei primogeniti" a cui rimando.
Di seguito, perciò, riporto, parte per parte, il racconto che si trae dal decriptato e poi la dimostrazione.
È questa una pagina che pur lontanissima nel tempo appare vicinissima con freschezza eccezionale. Il decriptato riporta, infatti, in modo, proprio singolare, il racconto dell’uscita dall’Egitto raccontata nel libro dell’Esodo, a partire dal versetto Es. 13,17 fino alla fine del Capitolo 14.
Si tratta in definitiva dell’atto di nascita di un popolo, che come un bimbo esce dalle acque e tra quelle lascia le parti vecchie.

Riporto ora tutto di seguito il testo decriptato del Capitolo 1.

ANTEFATTI AL MIRACOLO DEL MAR ROSSO (Testo Decriptato)

È una premessa che serve a chiarire aspetti taciuti nel libro dell’Esodo.

Rt. 1,1 - "Portati furono fuori i forti dalle famiglie ove erano a vivere.
Fu l’Illuminato (Mosè) che con la parola il cuore gli aprì!
All'illuminato parlò il Cuore.
Del mare condotti furono al campo che era a Ra (canale del Nilo) dentro (l’Egitto).
Dalle case dei primogeniti il corpo si alzò, portato fu in cammino.
I primogeniti furono dal Nome dalle case ad essere scelti.
Dai serpenti (Egiziani) di nascosto a vivere furono fuori condotti, protetti in un campo.
A sgusciare in cammino portò il corpo dalle case l'Onnipotente.
Alle acque li condusse da padre al campo ed ai primogeniti portò l’Unico una colonna (di fuoco un segno) che recava luminosa energia.
Furono da figli ad essere condotti."

Rt. 1,2 - "Recò il Nome in campo ai primogeniti forte illuminazione.
Dio è Vivente in cammino e del Nome la prima colonna reca energia.
Al popolo fu a portare luce Mosè che inviato fu alle case.
Energia fu a recare ai viventi, un esercito ha portato ad emettere, recando a tutti lo spirito (la Colomba).
Ai primogeniti parlò, i corpi indicò essere del Vivente, vivi dalle case furono prescelti per la guerra, furono in campo condotti, a mano aperta uscirono.
Ma fu l’Unico a portarli.
L'Onnipotente alle acque li condusse per primi dalle case, e furono in campo ad essere recati dal Nome."

Rt. 1,3 - "Portati furono i viventi indicati da Dio al mare in cammino.
Iniziò ad essere l’illuminazione inviata al popolo a cui fu recato un segno di luce che dei primogeniti il corpo in campo era.
L'Unico recò l’illuminazione per i lamenti, che i figli erano al campo."

Rt. 1,4 - "E ci fu la distruzione portata agli Egiziani (con la morte dei loro primogeniti).
Uscì viva dall’inviato (Mosè) l'illuminazione che al mare i vivi inizino dalle case.
Fu portata l'indicazione dal Nome in campo ai fratelli designati.
Il nemico, parlò, in campo si porterà.
Dal Nome uscirà una luce, invierà forte un segno, il corpo si porti al confine!
E fu la luce dentro recata dal Nome, così agì il Principe (Mosè); l’illuminazione inviatagli fu dal Vivente."

Rt. 1,5 - "E furono i viventi designati portati in cammino da Mosè, inviati furono dal campo alle acque.
Alle acque l'esercito condusse l’Inviato (Mosè) portato dal segno luminoso dell'Unico.
Il corpo uscito alla prima luce dal campo con Mosè d’energia fu rigenerato.
Furono dal campo a recarsi alle acque i primogeniti essendo illuminati a uscire."

Rt. 1,6 - "Furono i designati versati vivi in campo.
Furono i primogeniti condotti tutti al confine.
Che erano usciti recarono un segno gli anziani, che Mosè ad aiutare erano.
Alle acque si portarono i primogniti delle case.
Vasi erano del Nome in azione in campo, dalle case per la steppa, in vita portati da padri retti che erano stati visitati dal Signore.
Venne il popolo portato degli Egiziani (serpenti) al confine.
Dal confine degli Egiziani (serpenti) uscirono alle salate acque (gli Amari)."

Rt. 1,7 - "Si portò il segno di scendere uniti alle acque dall’Inviato.
Uscirono dal luogo.
Dell’Unico al Principe aperta fu l’indicazione d’uscire.
Il Nome fuori recò una colonna che fu a tutti da segno che era uscito il popolo in campo aperto.
Comportava il segno di mandare inviati apertamente dentro sulla strada per tornare uniti degli Egiziani al paese, che forti fuori si portavano a mano aperta in campo."

Rt. 1,8 - "Si portarono gli scelti primogeniti dagli Amari; inviati dal popolo furono agli Egiziani.
Una colonne forte di tutti scelti per stare fuori in cammino, inviati fuori da preda.
All’nviato (Mosè) uscì dall’Unico l’illuminazione di rientrare, che gli Egiziani dentro stavano al confine, che i primogeniti alle acque uscissero.
Fu a vedersi una luce uscita da Iahwèh, per il popolo l’anelato favore.
L’Unico illuminò a Ra (acque di Ra, un canale del Nilo) porsi alle acque onde il popolo uscisse vivo dal confine.
Del mare si porteranno in vista delle acque che d’aiuto saranno."

Rt. 1,9 - "Furono un segno gli inviati di Iahwèh per gli Egiziani).
Anelavano di portarsi in contesa per incontrare (secondo loro), alle acque inviati, i recatisi (gli Ebrei tutti) di nascosto in campo alla prima luce usciti dalle case (ritenendo) che fossero tutti uniti coloro che erano alla luce usciti per portarsi al confine.
Accesi si versarono i serpenti - Egiziani in campo con energia portati per la totale distruzione, con l’energia usciti del tuono inviati a recarsi al confine dai piangenti (Egiziani) per opprimerli."

Rt. 1,10 - "Ma dal confine (solo) i primogeniti dagli Amari guidati uscirono.
Così furono per primi all’oppressione inviati a tornare dagli Egiziani che li videro alle acque cosi."

MIRACOLO DEL MAR ROSSO (Testo Decriptato)

Rt. 1,11 - "E i designati primogeniti dagli Amari inviati dal popolo sono da preda inviati in campo, i figli scelti furono perché al confine degli Egiziani sul luogo uscissero (onde) il popolo fosse ad uscire.
Circondati dagli Egiziani furono i figli al mare.
Dentro alle acque per la rovina portare fuori furono a portarsi i serpenti - Egiziani che anelavano d’annullarli, inviati all'alba al mare."

Rt. 1,12 - "All'alba i figli uscirono dalle case, inviati al confine dove stavano gli Egiziani (serpenti) così (anche per) uccisi esservi dagli armati rovesciatisi energicamente al limitare del mare usciti in forze per portare il totale annullamento.
Era nel disegno che i primogeniti dagli Amari al confine fossero (onde) fossero gli altri che erano tutti a sperare che camminando vivi ne uscissero.
Furono a stare al confine con Iahwèh di notte usciti dagli Egiziani, uomini portati in cammino alle acque che saranno ripartoriti, scelti per esserGli figli al mare!"

Rt. 1,13 - "Uscirono i serpenti in campo energici sull’indicata preda.
Canti uscirono all’Eterno dai primogeniti che col Principe furono un gloria a recare che in campo potente uscise energico un segno che agiva.
Scorse l'energia fuori dal cuore del Potente.
Un segno fu ad uscire.
Fu portato il segno del Potente ai primogeniti con una forte luce che di Dio in figli prescelti erano stati così cambiati.
Per gli Egiziani al mare una nube che strage con piaghe saranno a scendergli.
Per amore ci fu il forte aiuto del Signore."

Rt. 1,14 - "E il segno della luce inviata, nel campo rovesciato, portò del Potente l’energia ed indicò dentro così d’essere stati inviati in campo all'azione condotti protetti.
Recò il segno ad illuminare che rovescierà il nemico.
Parlò che dal campo di battaglia li riporterà.
Alla fine fuori porterà il corpo (dei primogeniti) ed indicò che protezione dentro rovescerà in campo; da dentro ne usciranno."

Rt. 1,15 - "E il segno dell’Unico ai viventi del corpo in campo energia aprì con la luce dentro al campo.
Fu dentro di vita oppressione iniziata dagli Eghiziani che vivace aprirono.
Si portarono sui primogeniti per annullarli gli Egiziani dall’esistenza, accesi si portarono dentro, furono dei primogeniti a stringere il corpo con forza; ci furono dentro dei morti così..."

Rt. 1,16 - "...recarono il segno ai primogeniti d'amarezza che il corpo avrebbero portato alla fine.
Dio tutti a pregare forte dentro furono.
Gli Egiziani agivano colpendo dentro tutti accesi e dentro le centinaia stringevano il corpo forzandolo così.
Retto fu Dio con i primogeniti.
Al Principe (Mosè) indicò il cammino.
Era il primo che cammina col bastone, che dentro iniziò, gl’illuminò la mente/testa che la fine degli Egiziani ci sarebbe stata.
I lamenti degli Egiziani che li opprimevano sentiranno da vivi.
La cognizione all’acqua ci fu di portarsi.
Dio l’aprirà, saranno dall’afflizione degli Egiziani fuori a stare!"

Rt. 1,17 - "Dentro ai primogeniti il Principe indicò alle acque di recarsi che a finire sarà sui primogeniti la morte di portarsi.
Il Nome sui primogeniti rovesciò la benedizione; aperte furono a vederle.
Sorse in campo il Signore, la potenza fu a portare che il vaso (delle acque) ad aprire fu del Suf (mare di canne).
Così furono aperte le acque e completamente furono separate dentro dalla forte energia.
Furono a recararvisi dentro coloro che (altrimenti) sarebbero stati uccisi."

Rt. 1,18 - "Si portò al limite (sponda opposta) il corpo dei primogeniti.
Del vaso del mare al termine i primogeniti vivi si alzarono; dal limitare uscirono. Furono i primi degli Egiziani in cammino al limite a venire, ma finirono nel sepolcro gli Egiziani insinuatisi.
Si vide la potenza di Iah."

Rt. 1,19 - "Portatasi la fine degli Egiziani, dal luogo uscirono.
La colonna (di fuoco un segno) che era uscita dalle acque si rivide in aiuto; le famiglie/case portò ad incontrare.
Dentro sono segnati dalla guerra, si portarono da forti, in campo furono retti.
Dentro era in tutti il vigore, dalla morte usciti, la strage degli Egiziani in campo videro, fu il corpo per l’Altissimo ad uscirne.
L’inviato (Mosè) riportò dal confine i primogeniti.
Agli 'Amari' lamenti uscirono per i colpiti.
I primogeniti segno d’energia per il popolo furono."

RITORNO AI LAGHI AMARI (Testo Decriptato)

Rt. 1,20 - "Portarono il segno i primogeniti agli Amari che di Dio fu ad uscire l’energia, che Dio un segno versò alla vista per guidarli.
L’opprimere del popolo fu a rovesciare il corpo che incontrò gli Egiziani cambiò, i primogeniti retti furono ad uscire dalle acque.
I corpi dei demoni che erano stati gli Egiziani furono alle acque per la prima (volta) battuti."

Rt. 1,21 - "I primogeniti, inviati al mare, dagli Egiziani per (l’aiuto) dell’Unico uscirono, rientrarono in cammino, al confine furono a recarsi, il corpo (dei primogeniti) obbediente nelle acque entrò, risorti furono, figli sono del Signore perché indicò d’averli chiamati, a guidarli fu con un inviato.
Del popolo fu a portarsi il Signore a sentire i lamenti, fuori da casa fu a condurli dal demonio dove stavano, li ha ripartoriti l’Altissimo."

Rt. 1,22 - "E finalmente all’alba i figli rividero vivi.
Furono, (dopo) portatisi a saziare, tutti ad uscire per l’acqua a portarsi con i padri. Furono ad uscire tutti dai confini fuori col popolo fuori uscito rapito.
Per l’acqua (questi) demoni erano viventi.
Con bastoni iniziarono da dentro a portar fuori l’acqua del campo dentro (le provviste).
L’Unico portò dentro un forte segno; guizzò nascosta l’acqua da (dove) dentro indicò.
Dal nascosto guizzò da segno, la versò giù, fu i malvagi ad irrigare d’acqua."

CONCLUSIONI

Qui finisce il Capitolo 1 di Rut.
Al versetto 22 il decriptato parla del miracolo dell’uscita dell’acqua dall’Horeb.
Questa prima perla di testo nascosta, anche se innovativa, lo è relativamente in quanto il tema è stato già ampiamente trattato nel segnalato mio brano "La risurrezione dei primogeniti".
Il testo che si ottiene da questo Capitolo 1 di Rut è però più completo per quanto attiene le motivazioni che sembrano aver indotto la divisione in due gruppi degli esuli.
È da notare come al momento del miracolo della venuta delle quaglie "Mosè ed Aronne dissero a tutti gli Israeliti: Questa sera saprete che il Signore vi ha fatto uscire dal paese d'Egitto..." (Es. 16,6) che conferma, come dicemmo in quell’articolo sui primogeniti, che molti della nuova comunità così costituita, di fatto, non si erano accorti che erano usciti dall'Egitto, perché avevano trovato solo nuovi padroni, più stanchezza, meno sicurezze, cibo scarso e scadente con carenza d'acqua.
Occorreva, come dice San Paolo; "...fare dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia". (Ef. 2,14)
Lo stesso San Paolo ha un accenno che sembra riferirsi a quest’evento quando dice: "...i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nuvola e nel Mare." (I Cor. 10,1.2)
Effettivamente tutti furono sotto la nube, tutti attraversarono il mare, chi il mare di canne e chi gli acquitrini degli Amari, ma furono battezzati tutti solo in rapporto a Mosè che di fatto guidava tutti.
E San Paolo prosegue "tutti mangiarono lo stesso pane spirtuale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo." (I Cor. 10,3.4 ove effettivamente c’erano tutti).
In definitiva, dall'Egitto uscirono due realtà e non poterono entrare subito nella terra promessa per le divisioni interne.
I famosi 40 anni nel deserto furono il minimo di tempo necessario perché in un ambiente speciale, ove la coesistenza era obbligata, queste realtà potessero fondersi per costituire l'Israele di Dio.
L'entrata nella terra promessa inizia con Giosuè.
Il passaggio all'asciutto del Giordano è il vero evento pasquale fondante della comunità nuova del popolo d'Israele, evento a cui tutti quella volta furono spettatori.
Con spunti completamente innovativi; ciò, tra l’altro, è il tema del decriptato del Capitolo 2 di Rut.

RUT CAP. 2 - UN POPOLO CHE SI DISSETA DELLA PAROLA

Il Capitolo 1 di Rut ha riportato frettolosamente nel decriptato dell’ultimo versetto (Rt. 1,22) il racconto dell’acqua fatta scaturire dalla roccia, episodio che si trova al Capitolo 17 del libro dell’Esodo, ove si parla del monte Horeb.
Per la maggior parte dei commentatori il percorso tradizionale del cammino degli ebrei fuoriusciti dall’Egitto si sarebbe sviluppato verso il Sud dei laghi Amari, per arrivare al monte Sinai, ma tale scenario non è congruente con tale Horeb e col Capitolo 18 dell’Esodo stesso ove è raccontato d’uno scontro con gli Amaliciti.
Questi, infatti, hanno una collocazione ad est e a sud-est della Giudea, il che rafforza l’idea che il vero monte Horeb potrebbe non essere quello ritenuto, a sud della penisola del Sinai, bensì a nord est di questa, cioè a sud della Palestina (si parla di una collina detta monte Karcorum o monte dello zafferano).
Anche ciò rafforza la tesi portata avanti con "La risurrezione dei primogeniti" a cui rimando.
Nel racconto c’è l’accenno chiaro a tutta la problematica di rendere un popolo solo le due realtà inconciliabili, quelle degli Israeliti ben incarnati nella cultura egiziana e la massa di raccogliticci portata via dall’Egitto, causa della reazione del Faraone.
Interessante è che pure il decriptato del Capitolo 2 di Rut racconta l’episodio degli Amaleciti e con lo stesso sviluppo del racconto del libro dell’Esodo.
Il popolo fatto uscire dall’Egitto, sembra proprio che fino allora non avesse visto ancora nulla della potenza di Iahwèh, come se non fosse stato presente assieme ai primogeniti al miracolo del Mar Rosso.
La stessa fuoriuscita dell’acqua dalla roccia dell’Horeb poteva essere sembrato un fatto naturale - come le quaglie e la manna, di cui peraltro il decriptato non parla (dice solo che il Signore li sfamò) - anche se raro ed opportuno.
La vittoria sugli Amaleciti fu in effetti per loro un primo fatto inspiegabile.
Viene pure precisato che l’inimicizia degli Amaleciti fu per il dominio delle acque.
Nel decriptato di Rut è poi data molta importanza all’episodio dell’acqua guizzata dalla roccia dell’Horeb che in pratica sostituisce quello della consegna della legge; l’acqua
che guizza
fuori
è la parola =
  ..
C’è poi l’incontro con Ietro, che è sviluppato nel Capitolo 18 dell’Esodo stesso.
Ietro era del paese di Madian, confinante a nord con gli Amaleciti; perciò anche quest’episodio sarebbe congruente con la tesi del monte Horeb in posizione non tradizionale, ma a sud del Negheb e a nord della penisola del Sinai.
In definitiva salta agli occhi la mancanza di tutto il racconto della consegna della legge, del vitello d’oro e di accenni alla descrizione della tenda del convegno, preparatoria alla problematica della costruzione del futuro Primo Tempio.
Non basta, v’è l’episodio degli esploratori che entrarono a spiare la terra promessa, del loro racconto, del lungo rinvio all’entrata finché non morirono tutti quelli della generazione precedente.
Il Capitolo 2 si conclude con l’entrata nella terra promessa, col passaggio all’asciutto del Giordano con davanti l’arca.
Riporto di seguito nelle varie parti il decriptato dopo aver dato qui di seguito la dimostrazione del primo versetto.

Rt. 2,1 - "Noemi aveva un parente del marito, uomo potente e ricco dell famiglia di Elimelech, che si chiamava Booz."

 
  
 
   
  
     
 
  
    
     

"Si portò
potente
per energia
un popolo

(gli Amaleciti) forte
che dell’acqua
fu
a conoscenza
 .
Per annullarli

era
con ardore
uscito
,
guai

andavano errando
 (  ),
dentro
portavano
un corpo
(d'armata) che a stringere
fu
con potenza
i vivi
per l’acqua
.
Una bruciante
trappola

maledetta
 
fu
,
Vivente
in cammino

si portò
il Nome
 ,
che si recò
dal pregare
 (  )
colpito
."

ARRIVANO GLI AMALECITI (Testo Decriptato)

Rt. 2,1 - "Si portò potente per energia un popolo (gli Amaleciti) forte che dell’acqua fu a conoscenza.
Per annullarli era con ardore uscito, guai andavano errando, dentro portavano un corpo (d'armata) che a stringere fu con potenza i vivi per l’acqua.
Una bruciante trappola maledetta fu.
Vivente in camminsi portò il Nome, che si recò dal pregare colpito."

Rt. 2,2 - "Si portò per l'indicazione dei primogeniti che erano amareggiati per i portatisi dai confini di Moab in forza usciti con un potente invio per il popolo che era iniziato in cammino ad uscire.
Con energia originata in campo dal demonio si portavano da maledetti per rovesciarli per la sorgente tappata aperta.
Accesi dentro guizzati erano a centinaia, li stringevano.
Si vide il principe (Mosè) che dette inizio per i vivi a far scendere dall'Unico la grazia; preghiere energiche forti portò ed indicò l'iniziare dell'amarezza (onde) iI Potente in campo in cammino fosse dentro ad indicare che c’era."

Rt. 2,3 - "E sul colle ardente un segno portò dentro l'Unico; lo portò dal colle da cui aveva versato dal pozzo sigillato.
Dentro sui demoni in campo l’Unico l’ira fuori versò, scense dai corpi la forza vitale e la forza rovesciò i corpi, la vita versata dai corpi uscì.
L'esercito rovesciò tutto fuori.
Sui demoni in campo al cuore agì colpendoli dell’Unico il fuoco dall’altura.
Per Mosè la trappola finì.
Dio è Vivente in cammino!"

Rt. 2,4 - "E per l’uscita energia il campo dentro abbandonarono per l’Unico che le vite dentro era a finire.
Il combattere si portò con forza.
I primogeniti degli Amari con potenza si rovesciarono e per i nemici fu una calamità.
Il popolo anelante si portò con forza a dire, condotto dai Leviti, benedizioni con mani a coppa sul Signore."

Rt. 2,5 - "Portata fu dall’Unico la vita alla moltitudine che vide colpiti i potenti inviati dell'avversario, portatisi in campo, dal l'energia scesa dentro dall'alto che in campo rovesciò e che gli avversari potenti dalla vita recò fuori.
Gli inviati del nemico entrati sul campo colpì dal primo all'ultimo."

Rt. 2,6 - "E la forte azione emessa in campo gli smarriti aprì, l'energia scesa dentro dall'alto, in campo riversatasi portò ad alzare nel popolo una forza di vita.
Portati furono all’Unico dai vivi canti per i nemici usciti dalla vita.
Condotti da un Padre sono nel mondo che gli apre l'esistenza.
Dall'Unico uscì la luce che dentro aprì azione di vita.
(Ciò ha chiarito a tutti che) inviato al popolo è stato Mosè; protetto è (in quanto) la vita porta dell'Unico dentro."

ALL'HOREB (Testo Decriptato)

Rt. 2,7 - "Portò segni l'Unico che viveva a vedere con la potenza che versò dal Cuore al mondo inviata per la prima volta giù.
L’Unico riempì la bocca di tutti, che furono a pregarlo (anche) i ribelli per l‘acqua che da fratelli nel corpo furono ad entrare, a rovesciare portò l’inimicizia, furono a vivere portati tutti in una casa e desiderarono tutti un popolo portato a pensarsi uno solo. Per questi uscì un mattino l’Eterno nel tempo del mondo, per questi entrò di sabato nel mondo per aprire dentro l'esistenza della puro agire per amore."
(vedi "La durata della Creazione")

Rt. 2,8 - "E fu ad iniziare a vivere la moltitudine per l’azione dei colpi di Dio in un corpo/popolo e gl’indicò che nel mondo il serpente aveva portato il peccare, (in cui) nel tempo dentro tutti sono.
Dio finirà dal cammino l'esistenza del potente serpente che rovina, il demonio del mondo.
Di fratelli un corpo si portò in cammino (a cui) con la parola l’Unico indicò l’agire.
Dentro portò il corpo ad essere vivo.
In questi la perversità spengerà.
Indicò che protezione dentro rovesciandovi, l’opprimere nel popolo dell’angelo nemico a finire sarà."

Rt. 2,9 - "Una sorgente ci fu per spengere i demoni uscita dall’Unico.
Fu per il Principe con forza a versare giù per saziare.
Per un energico bastone uscì, guizzò a coppe per tutti i fratelli, in un corpo fu ad entrare l’energia per l’uscita del serpente, scesero dell’Unico i precetti.
Forte il segno fu.
Venne inviato al nemico con la forza della parola nella casa del serpente.
Finirà l’opprimere dal cammino, l’azione l’angelo (ribelle) porterà giù dagli uomini ed uscirà dal cammino alla fine con la maledizione che il maligno nei viventi portò. Luminoso segno fu per tutti i viventi che alla felicità dell’esistenza della luce il Padre porterà.
Inviò al mondo per energica azione un corpo che è del Vivente."

INCONTRO CON IETRO (Testo Decriptato)

Rt. 2,10 - "Portò segni che meravigliarono chi veniva meno.
Dai lamenti fuori li condusse col segno di bere, dal nascosto un fiume giù fuori portò per tutti.
Iniziò a vivere un corpo in cui Dio è portatore della vita (cioè dell’acqua).
Aiutò a portare il popolo ad alzarsi; venne forte la grazia per le preghiere che emise (quando) furono da tutti ad uscire con mani a coppa.
Lanciò l’energia che fu a portare a scontrare con bruciature chi ad uccidere il corpo era in campo."

Rt. 2,11 - "Della recata forte azione l'annunzio a colpire portò essendo per la prima volta nella vita un popolo dai potenti uscito in campo aperto per camminare protetto al mondo.
Grande potere originò al Principe l'azione luminosa forte compiuta.
L’Unico l’indicò al suocero (Ietro) che si portò dal confine (di Madian).
(Questi riteneva) che nell’afflizione stretto per il corpo ci fosse stata la morte. Dall’Unico fu l’illuminazione accesa con l’indicazione che i lasciati (i figli di Mosè), che erano stati dal padre, fossero così portati con la madre (Zippora la moglie di Mosè).
Così (Ietro) li condusse dal paese circoncisi (secondo) la legge divina ai retti portata.
Sul colle così furono per Dio con il popolo felice (in quanto), degli Egiziani/serpenti la calamità dal tempo finita, vivi li portò; dagli Egiziani li liberò il Nome."

Rt. 2,12 - "Fu da illuminato perché del Signore parlò (Ietro ispirato): dall'alto la rettitudine fu a scegliere nel mondo di stare in Mosè, agnello scelto, vaso di pace, che aprì la vita al popolo.
Il Signore Dio è del mondo.
D'Israele originò la risurrezione.
Una moltitudine che venne dagli Egiziani stretta, del cerchio portò la fine.
Sotto le ali (io Ietro mi) sono portato."

Rt. 2,13 - "(Ietro) si portò per l’indicazione, disse, alla madre (Zippora) scesa dall’Unico in grazia alle preghiere emesse forti dal retto(Mosè) ad Adonai.
Così fu inviato al suocero il segno; un angelo fu a recarsi.
Così fu con la parola indicatagli dall'alto che il cuore gl’lluminò dei lacci finiti (al marito).
Così si portò ad incontrarlo.
Così fu annullata dall’Unico dall’esistenza l’afflizione strappando i servi dall’oppressione."

I PRIMI ESPLORATORI (Testo Decriptato)

Rt. 2,14 - "Portato fu dall'Unico a vivere un corpo/popolo in cui una fiamma di forza a guizzare.
Il tempo uscì che iniziassero tutti il cammino.
Illuminati furono ad uscire perché si portassero uniti tutti al confine (della terra promessa) delle acque.
Inviati (esploratori) uscirono.
Per la guerra portare bene guizzarono al confine di fronte/in faccia.
Dal limitare così dentro di nascosto alle acque scesero.
Si recarono al confine per illuminare dentro le fortezze e le forze scendendo dentro al cuore delle potenze in campo, (onde) veloci siano (poi) a recarsi al confine uniti tutti ed alla fine, illuminati a casa avendo visto si riportassero.
Dal confine per spiare dal campo si versarono sui nemici che erano alle acque."

Rt. 2,15 - "Ma dal confine riversarono parole da serpente che rovesciarono i cuori. (Ri)portarono che erano scesi, portandosi dentro videro armati venire energici nemici che forti si portano, della potenza parlarono, anche per chi vi abita saranno lamenti per un popolo alto, n’indicarono potenza.
(Con ciò) rovesciarono i cuori portandone la potenza iniziale a finire.
Il maligno a vivere portarono in campo."

Rt. 2,16 - "Ma, anche, illuminati (Giosuè e Caleb) con potenza indicarono con bruciante potenza di portarsi, con potenza entrare alle acque, con energia in campo scendere dentro per finire con forza i viventi.
Per portare azione che colpisca dentro puri portarsi, (poi) con potenza rovesciarsi al cuore aprendolo ed annullare completamente l'energia del nemico, portandosi dentro in campo aperto."

Rt. 2,17 - "Si portò a segno il serpente che rovesciò i cuori.
Abiteranno nelle steppe finché si aprirà la vista alla moltitudine e finiscano le chiusure col parlare sconsideratamente.
Indicherà l'inizio al Principe il Potente, rovesciata dai cuori la perversità, (di quando) sarà da uscire.
Sono stati retti gli unici (Giosuè e Caleb) che furono la bocca ad aprire illuminata sui nemici."

DA MOSÈ A GIOSUÈ (Testo Decriptato)

Rt. 2,18 - "Chi portò l'indicazione illuminata unicamente li porterà dei confini all’entrata; aprendo le città, portando tutto corpo/popolo di fratelli.
Nella morte entrarono i primi tutti.
L’Unico il Principe (Mosè) versò nel potente cuore.
Fuori lo portò dei confini, ma su l’Unico lo portò.
Indicò al confine del finire che gli verrà prima.
Il Principe fuori portò dal confine/termine, dal corpo uscì Mosè nel pregare."

Rt. 2,19 - "Portò l'Unico la vita dal corpo a guizzargli fuori; in (luogo) nascosto morì. Uscito, l'Unico fu a parlare: d’entrare con potenza rovesciandosi di cuore indicò aperto il giorno.
Porterà l'Unico quell’inviato dal campo in azione che illuminato fu che i confini sarà ad aprire, essendo un vivente retto, che sarà per il popolo/corpo così una benedzione.
Portò l’indicazione di camminare.
L'aiuto nella guerra porterà.
Dai confini uscissero.
(E ripete per chi non avesse capito!)
L’Unico indicò che chi azione illuminata indicò fuori il popolo porterà, e con i segni disse il nome aprire: L'uomo, quello che azione
di luce
è
(cioè i segni indicano con un piccolo spostamento Gesù
 
cioè Giosuè) al confine fu popolo a condurre; ad entrare con forza lo portò alle acque dentro con azione armata."

Rt. 2,20 - "E al confine disse l'Inviato al popolo: sarà il cammino il Potente ad indicarci d’aprire.
Dentro il popolo si porterà facilmente (in modo liscio), (in quanto) in campo si porterà per primo il Potente Iahwèh.
Niziò l’illuminazione: il corpo/popolo con potenza inizi l'azione scannando gli accerchiati impuri (evidentemente si parla della città di Gerico).
L’Unico completamente aprirà il chiuso.
In un giorno porterà l’Unico la fine, v’entreranno, gli uomini saranno a morire. All’niziò le acque al corp/popolo il Potente aprirà.
Energica azione all'acqua vi fu.
Vi si rovesciò il corpo/popolo per portarsi dentro, il Potente l’energia portò, si aprirono.
L'Unico, l'Esistente, il Nome in cammino, Dio l'energia recò.
Dell’entrare portò l'inizio."

Rt. 2,21 - "Si portarono dal confine della regione degli Amorrei per entrare in Moab ov’è campo aperto.
Camminò alle acque il vaso (l'arca) dell'Essere Unico.
Alle acque vide che il Potente esiste il popolo per l’uscita energia in azione.
Il corpo/popolo fu all'acqua dall’Unico illuminato che al corpo/popolo dal Potente ci sarà completa la protezione.
Dentro rovesciò dell’essere l'energia l'Eterno.
Ll’Unico sull’acqua dall’Arca/vaso la potenza portò, che venne per tutti ad aprirle.
A rovesciarvisi giù fu alla vista l’illuminato popolo/corpo che del Potente era."

Rt. 2,22 - "Lo recò a segno l’Unico, dalle acque un corpo emanò, un popolo fu (è una vera nascita).
Dio un popolo/corpo ha condotto dall’oppressione alla potenza.
Tutti ad entrare nel bene ad abitare finalmente furono.
L’Arca/il vaso fu ad indicare che sceso l’Unico era nel popolo (di cui) con energia i nemici portò a finire dall’esistenza e portò ad annullare.
Fu a parlar (loro), nel cammino lo sentirono, portò dal pianto della casa del demonio ad uscire di fratelli un corpo."

Rt. 2,23 - "E nei confini insinuatisi, si rovesciarono dentro con energia, ai nemici portarono il segno che dentro agivano colpendo con potenza.
La potenza la versava nei cuori l’Eterno (nel quale) tutti recavano completa speranza lanciandosi brucianti sulle città e le rovesciavano.
A caccia uscivano dei nascosti i cui cuori erano a morire, ne bruciavano le case, dal primo all’ultimo dei nascosti le vite portavano a finire all’uscita."

TORAH DONO CHE DISCENDE DALL'HOREB - CONSIDERAZIONI

Nel libro dei Numeri 20,1-11 è raccontata una versione dell’episodio dell’acqua scaturita dalla roccia che ai commentatori biblici non torna rispetto all’episodio narrato in Es. 17,1-7, in quanto si parla della localita di Kades.
Questa s’inquadra meglio con l’idea dell’Horeb in sito non tradizionale, bensì a nord del deserto di Paran e di Madian.
Nell’episodio dei Numeri (20,3) è detto dai rivoltosi: "...magari fossimo morti quando morirono i nostri fratelli davanti al Signore!" che potrebbe collegarsi all’episodio dei primogeniti in cui alcuni sarebbero morti.
Il racconto di Mosè che non entra nella terra promessa, ma la vede solo da lontano dall’alto del monte Nebo, è collegata proprio all’episodio dell’acqua scaturita dalla roccia, in quanto in tale occasione, pare che anche Mosè ebbe seri dubbi che il Signore facesse uscire l’acqua della roccia come il Signore gli aveva ordinato.
Mosè, con vicino il fratello Aronne, al popolo davanti alla roccia batté infatti con stizza e disse "Ascoltate, o ribelli, vi faremo noi forse uscire l’acqua dalla roccia?" (Nm. 20,10); ma l’acqua uscì e Dio disse ai due fratelli: "Poiché non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunità nel paese che io le dò." (Nm. 20, 12)
In ebraico Kades ha le stesse lettere della parola Santo; e così "Queste sono le acque di Meriba, dove gli Israeliti contesero con il Signore e dove egli si mostrò santo in mezzo a loro." (Nm. 20,13)

Ho già evidenziato come brilla per la sua assenza ogni riferimento nel decriptato agli episodi raccontati nel libro dell’Esodo dal Capitolo 19 in poi e quindi non v’è cenno alla consegna della Torah.
Il decriptato, infatti, riprende in pratica con il libro dei Numeri al Capitolo 13 con l’invio dei primi esploratori nella terra promessa.
È assente cioè ogni racconto sulla teofania del Sinai e sulla consegna della legge, come se fosse un inserimento posteriore agli eventi raccontati in Rut; cioè una costruzione monarchica o successiva di quando lo stato giuridico s’era più consolidato.
C’è, allora e comunque, da chiedersi se il dono della Torah fu improvviso, o frutto d’accrescimento d’una parola germinata nel popolo per effetto, accompagnata ed impregnata, del continuo dono di Dio, iniziato con la manifestazione all’Horeb, da cui addirittura fece uscire l’acqua dalla roccia, ma poi continuato illuminando tante cuori che vi si si sino abbeverati, perché tutti poi là si sono abbeverati.
Questo parallelo è chiaro in Isaia, in cui Dio dice: "Come infatti la pioggia o la neve scendono dal cielo e non vi tornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare ... così sarà della parola ... non tornerà a me senza effetto ..." (Is. 55,10.11)
Tra l’altro vi sono tra quelle leggi, molti precetti e norme per un popolo insediato con stabili istituzioni, cioè in una realtà successiva al popolo nomade dei seicentomila al momento del tradizionale ricevimento.
Secondo l'ebraismo Dio, con la Torah ha dato 613 precetti tanti, quanti sono la somma dei giorni dell’anno 365 e delle ossa umane 248.
L’evento Sinai raccontato dalla Bibbia con la legge, peraltro, relativa è evento del XIII sec.a.C successivo di cinque secoli al Codice di Hammurabi (XVIII se.a.C.) che è in pratica coeva al periodo d’Abramo.
Questo codice in lingua accadica, con caratteri cuneiformi, inciso su una stele in diorite, scoperto a Susa nei primi anni del Novecento da una missione archeologica francese e conservata al Louvre è un corpo di leggi emanate dal re Hammurabi (1792-1750 a.C.) di Babilonia che compendia la tradizione giuridica preesistente, costituito da un prologo e da 282 disposizioni concernenti il diritto civile, penale e commerciale, disposte senza ordine sistematico.
Ad esempio, i comandamenti del decalogo, almeno per quelli non specifici rispetto a Dio, si trovano tutti in quel codice.
Nell'epilogo di quel codice è affermata l’intenzione del re, di dare giustizia al popolo, proteggere vedove e orfani ed evitare che il forte non opprima il debole.
Invero, nella tradizione ebraica c’è il pensiero che Dio, aveva dato leggi a Noè, di cui vi è qualche traccia nel libro del Genesi Capitolo 9, ed oggetto di trattazione nel Talmud; la Tosefta (discussione rabbinica) attribuita a Chiya bar Abba, nato verso il 160 d.C., è il primo libro di halacha a delineare le sette leggi o regole di convivenza che ciascun uomo deve assolutamente osservare che sono da seguire da tutti i popoli se vogliono considerarsi civili, il che garantisce a tutti i popoli di entrare tra i giusti ed avere diritto al Mondo a Venire, ma è pur vero, che il libro della Genesi è ormai riconosciuto di redazione successiva ad Esdra.
Secondo la tradizione ebraica, le sette leggi di Noè sono:
- non commettere furti;
- costituire tribunali;
- non commettere omicidio;
- non avere rapporti sessuali illeciti;
- rispettare gli animali;
- non commettere idolatria;
- non bestemmiare.
In definitiva nasce la domanda a cui non potremo dare una risposta definitiva: quale è il reale corpus antico della rivelazione e quali sono gli apporti successivi, d’ordine legalistico giuridico, nati dalla prassi e fatti risalire a Mosè?
Risuonano nella mente le parola di Gesù: "Per la durezza dei vostri cuori Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli (Deut. 24,1), ma da principio non fu così." (Mt. 19,8) e "Avete inteso che fu detto dagli antichi" e lo ripete più volte nel discorso della montagna, proprio relativamente a norme fondamentali (Mt. 5,21.43).
Nel coloquio con la Samaritana, Gesù disse: "... i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori." (Gv. 4,23b) e commenta la nota della Bibbia di Gerusalemme: "Questo culto è 'nella verità', perché è l’unico che corrisponda alla rivelazione che Dio ne fa mediante Gesù", il che implica che solo Lui rivelerà il testo originale della rivelazione. Poi, c’è tutta la tensione del prevalenza della fede sulle opere della legge e della liberazione da parte del Cristo. (in Eb. 7,19)
"Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli." (Gal. 4,4.5), e nel contempo asserisce, con particolare impeto, "la legge non ha portato nulla alla perfezione".
I Vangeli tendono ad evidenziare come il succo della legge Mosaica si possa riassumere solo nella legge dell’amore.
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comndamenti dipende tutta la Legge e i Profeti." (Mt. 22,37-40; paralleli: Mc. 12,28-31 e Lc. 10,25-28)
"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro; questa infatti è la Legge e i Profeti." (Mt. 7,12; parallelo in Lc. 6,31)
E proprio così dice il decriptato alla fine del versetto Rt. 2,7: "Per questi uscì un mattino l’Eterno nel tempo del mondo, per questi entrò di sabato nel mondo per aprire dentro l'esistenza della puro agire per amore."

Molte altre interessanti sorprese si troveranno cercando nelle pieghe nascoste degli altri due capitoli.

RUT CAP. 3 - CONSIDERAZIONI

Nel Capitolo 2 del libro di Giosuè si legge l’episodio della donna, prostituta di Gerico, che accolse gli esploratori, inviati dagli Israeliti.
Direte: ma non stavamo parlando del libro di Rut?
Si, ma l’episodio, vedremo, è richiamato nel testo nascosto del libro di Rut.
La donna, di cui parliamo è indicata, nel libro di Giosuè, col nome Raab o Racab, Rahab
 
(da non confondere con
 
che è un mostro biblico), dopo la presa di Gerico da parte degli Israeliti, divenne una virtuosa convertita, come racconta quel libro al Capitolo 6.
I nomi ebraici dei personaggi biblici hanno in sé la profezia della propria storia e in ebraico
 
è "ampio, largo, quindi in un certo senso longanime"; leggendo poi i singoli segni si ha: "il corpo
racchiuderà
dentro
"
e "il corpo
in grembo
 ";
e di chi sarà il corpo che racchiuderà dentro?
Per la tradizione ebraica Giosuè l’avrebbe sposato ed il profeta Geremia sarebbe stato tra i discendenti (Vedi Diz. "Usi e leggende ebraiche" - Alan Unterman).
Il Talmud Babilonese (Megillah 15a), racconta che si sposò con Giosuè e fu antenata di otto profeti, tra cui Geremia, e la profetessa Culda (del tempo del re Giosia 2Re 22; 2Cr. 34).
"Il dizionario della Bibbia" di P. J. Achtemeier e della "Società of Biblical Literature", riporta come questa donna fu considerata una delle più belle della storia.
Ora è indiscutibile che otto è un numero che esprime la pienezza, tant’è che si è in attesa dell’8° giorno come momento di redenzione finale!
Tale tradizione com’è uscita? Solo oralmente, visto che la Bibbia non dice altro?
Il fatto d’eccezionale importanza è però che il testo decriptato del libro di Rut in questo Capitolo 3 riporta, tra l’altro, in modo diffuso e dimostrabile, la storia degli esploratori e di Racab e sviluppa in modo insistente tale figura dalla quale viene profetizzata l’incarnazione di Dio.
Dalla sua discendenza si attuerà cioè la pienezza, com'è recepito dalla tradizione talmudica che attribuisce a Recab otto profeti.
Interessante è che al Capitolo 1 del Vangelo, l’evangelista Matteo ha inserito Racab tra le antenate di Gesù;e su ciò parleremo ancora.
Con ciò evidentemente Matteo intende richiamare l‘idea del disegno preordinato di Dio nei sacri scritti antichi, in questo caso però non provabile che con la decriptazione, inserendo tali nomi Recab e Rut associati nella genealogia onde richiamare gli esperti di allora ad investigare a fondo in tali storie.
Risulta poi chiaro come sia nata l’idea del matrimonio di Raab con Giosuè; tale unione infatti si deduce chiaramente dalla decriptazione dell’ultima parte del Capitolo 3 del testo del libro di Rut, come si può verificare e tale fatto è recepito nella tradizione dell’ebraismo.
Nel decriptato di Rut c’è poi il racconto dell’incontro di Giosuè con l’angelo che è sinteticamente raccontato in Giosuè Capitolo 5,13-15.
Ancora una volta il metodo di decriptazione ha fornito una prova della sua efficacia.
Riporto la dimostrazione del primo versetto.

Rt. 3,1 - "Noemi, sua suocera, le disse: Figlia mia, non devo io cercarti una sistemazione, così che tu sia felice?"

 
 
   
  

    

  
 
  

   

"Portò
completamente
l’Unico
alla vita
il corpo/popolo
che potente
si aprì
con energia
;
popoli

fu
a stringere
che nella morte
 
entrarono
,
dentro
tutti
furono
ad uscire
annullati
 .
Da Padre

rovesciava
illuminazione
per camminare

nella vita
,
energia
portava
,
dalle strette
l’Unico
li liberava
 (  ).
Era
a stare
per amore
ad abitare
il Potente
nell’arca/vaso
."

INCONTRO CON RACAB (Testo Decriptato)

Rt. 3,1 - "Portò completamente l’Unico alla vita il corpo/popolo che potente si aprì con energia; popoli fu a stringere che nella morte entrarono, dentro tutti furono ad uscire annullati.
Da Padre rovesciava illuminazione per camminare nella vita, energia portava, dalle strette l’Unico li liberava.
Era a stare per amore ad abitare il Potente nell’arca/vaso."

Rt. 3,2 - "E si vide il segno al mondo che usciva la potenza dall’Unico che dentro agiva che a questi viventi aiutava.
A vedere indicò inviati portare per illuminare il capo che il campo aperto era.
Furono le indicazioni a venire da una giovane (Raab) e complete che furono si portarono per uscire.
Gli inviati usciti rientrarono portandosi sulle cinta (delle mura, perché) fuori venivano gli stranieri.
Gli inviati entrarono nell’orzo (potrebbe essere anche ‘porta’, cioè rientrati dalla porta, ma il libro di Giosuè 2,6 parla che si nascosero tra steli di lino e quindi potrebbe essere anche in una capanna sulle cinta dove tenevano l’orzo).
Furono vivi ad uscirne; nella notte uscirono."

Rt. 3,3 - "Portarono i corpi a nascondersi su (da colei) che l’indicazione portò in una capanna indicata.
All’alba/luce gli uomini illuminati da chi parlò furono così dall’alto stando in una coppa/cesta portati a scendere; finalmente furono fuori.
Gli stranieri gli inviati non riconobbero.
Fu il Potente Unico che a Gesù(Giosuè) aiutò che tutte le indicazioni recò (la donna). Il Potente Unico così l’accompagnava con potenti illuminazioni, con segni che gli recava indicazioni."

Rt. 3,4 - "Ma furono fuori stando della casa che l’illuminò rettamente portarono con un bastone, (onde) fossero a riconoscerla un segno.
(Spiegarono) al rivenire sul luogo, per la donna che le menti fu ad illuminare, (l’eviteranno) spengeranno dalla devastazione che porteranno alle case.
Vennero col bastone a rivelarla (onde) resti integra; al popolo/corpo lo riveleranno. Il segno saranno a portare e chi vi dorme, con tutti che vi saranno stati portati, fuori condurranno dai guai che camminavano (arrivavano).
Saranno liberi, così verranno con la donna al popolo indicati alla vista.
Ad illuminali saranno gli (stessi) inviati."

Rt. 3,5 - "E per l'indicazione dissero, giurando, sarebbero entrati tutti con la donna nel popolo/corpo.
(Per questo) il segno, dissero, furono prima a fare fuori."

Rt. 3,6 - "E scesi fuori camminando al popolo/corpo gli inviati riportarono le indicazioni sentite/viste illuminando così su tutto, della donna benevola e del segno fuori del nascosto (nascondiglio) da cui vivi si portarono alla fine fuori."

Rt. 3,7 - "(Continua il racconto) E che furono a mangiare (in quella) casa in cui le forze si riportarono, vi furono illuminati su tutto e furono a starvi bene, che di cuore si portarono, che furono in casa a giurare che il fuoco avrebbero spento dalla casa (quando) si rovesceranno giù entrando da nemici, che vivi fuori li porteranno tutti. (In quella) casa il Padre potente di carità portò (evidentemente) un segno nel cammino, perché rivelò alla (loro) mente/testa il segno che furono a portare e la croce/segno illuminerà così sulla casa."

Rt. 3,8 - "E furono fuori.
Furono dalla casa di nascosto a scendere.
Furono fuori a notte uscita e furono dal nascosto i corpi aiutati ad uscire prima che fosse luce.
Si portarono guizzanti in faccia al confine ed i rientrati inviati aprirono della donna le illuminazioni, come dentro tutto sulla vita di (quel) popolo/corpo rivelò.
Tutto furono a riportare."

INCONTRO DI GIOSUÈ CON L'ANGELO, PROFEZIA (Testo Decriptato)

Rt. 3,9 - "E fu detto che dalle acque dov’erano venissero a portarsi!
L’indicazione disse dell’’Unico un angelo che nel vaso fu d’un corpo a portarsi.
Al primo (Giosuè) da uomo così portò la parola.
Col corpo luminoso tutto, con ali, come dall’alto originato, l’uomo così bruciante era in cammino, da Dio veniva."

Discorso dell’angelo
Rt. 3,10 - "E fu a dirgli che benedetta nel mondo veniva dal Potente Iahwèh la casa che segnata fu l’entrata essendo stata caritatevole.
Dentro per tutti la misericordia con la rettitudine uscira, che fratelli del popolo/corpo li portasse per gli inviati (ospitati).
Vivranno esseri illuminati dalla donna (ove) si portarono gli inviati che in cuor il Potente gli indicò in cammino di finire.
L’Unigenito per chiudersi nel corpo sarà ad uscire da quella casa/famiglia.
Nel corpo sarà a vivere l’Unigenito d’un vivente che per liberarli porterà dell’Unico in seno la risurrezione che ci sarà dei corpi."

Rt. 3,11 - "E nel tempo uscirà da (quella) famiglia/casa che scelta fu, Dio che indicò sarà alla vista a stare di tutti.
Dell’Unico il Principe per finire l’origine dell’essere ribelle sarà per la prima volta alla vista alla luce uscirà in cammino.
Così sarà, sarà per portare alla conoscenza la rettitudinedel Potente, l’accenderà in azione in un corpo.
A vedere i viventi saranno che la rettitudine c’è.
Per l’Unigenito la risurrezione di tutti dalle tombe ci sarà; la potenza verrà!"

Rt. 3,12 - "E nel tempo entrerà la rettitudine nell’esistenza da una madre, inviata in un vivente così sarà.
In verità Dio ad incontrarci così sarà portandosi nel cammino.
Un vivente sarà la risurrezione redentrice a versare nei corpi che porterà dentro ai viventi a vivere degli angeli l’esistenza."

Rt. 3,13 - "Del il serpente che opprime sarà ad uscire la notte della perversità, il peso dentro rovescerà dai corpi in verità Dio con la rettitudine che nel cuore porta dentro.
L’affliggere del maledetto porterà l’Unigenito nei viventi ad annullare.
Sarà nelle tombe il soffio a scendere, potente scorrerà la divinità che così affliggerà il maledetto.
A finirlo sarà la rettitudine."

Rt. 3,14 - "Porterà tutti a risorgere per la rettitudine che li abiterà.
Vivranno con i corpi, scorrendovi la potenza, e tutti porterà all’Eterno.
Usciranno un mattino e tutti rovescerà i viventi dentro al cuore.
In alto sarà così a lanciare gli uomini che verrà da compagni a portarsi.
Saranno dell’Unico i viventi alla vista.
Del Potente saranno condotti alla conoscenza per la rettitudine.
Saranno dentro l’Unico ad entrare gli usciti da donna.
Entreranno a camminare con i corpi tra gli angeli."

Rt. 3,15 - "E sarà che l’origine di essere ribelli da dentro dov’è uscirà dai viventi dai cuori per il soffio che lo strapperà via dell’Unigenito che risorgerà i corpi.
L’azione il serpente sarà ad ardere.
Dall’Unigenito dal petto sarà da dentro ad uscire, portandosi sarà ai viventi d’aiuto a risorgere.
Il fuoco (però) brucerà il nemico che vi stava, i viventi porterà ad essere risorti tutti in alto.
Per il Signore, sarete dentro.
L’Unico vi aprirà la città."
(Qui finiscono le parole dell’angelo a Giosuè. La città è quella di Gerico, ma rappresenta per traslato del "come in cielo così in terra" l’apertura della città celeste ai redenti figli di Dio.)

A GERICO (Testo Decriptato)

Rt. 3,16 - "E tutti dentro portò l'Unico alla prima battaglia, portò tutta ad aprire (la città di Gerico) e per l’indicazioni dette vivi furono a venire (quelli) della casa segnata che furono portati tutti a camminare liberi.
S’aprì al primo (Giosuè) la perfezione della donna, da compagna l’illuminazione gli s’aprì del Potente, uscitagli; le si aprì da uomo."
(Non è detto della caduta delle mura di Gerico di cui al Capitolo 6 di Giosuè.)

Rt. 3,17 - "Portò a compimento, l'Unico, la vita del corpo/popolo.
Di luce, l’illuminò.
Ne uscirono, bruciati, i nemici.
Fu la vita ad aprire Dio nel mondo all’inviato (Giosuè) scelto tra gli inviati che del Potente furono rettamente, con forza a parlare. (Cioè fu scelto da Dio tra gli esploratori che furono a suo tempo inviati nella terra promessa di cui è detto nel libro dell’Esodo e nel precedente decriptato di Rut, al Capitolo 2)
Di Dio indicò dentro di portare dell'Unico la forza al popolo/corpo.
Obbedì nella vita all’Unico, le cui battaglie portò a segno con rettitudine."

Rt. 3,18 - "E scelse di unirsi a vivere nel popolo/corpo (quel)l’illuminata casa, che fu dentro a scegliere di stare per sempre.
La donna che il corpo/popolo aveva scelto di aiutare aveva visto che era inviato dall’Unico.
Essendo retta, la bella il Potente l’aiutò, benedetta fu dal Potente.
Il primo (Giosuè) fu ad accendersi, vi versò il cuore.
Dell’Unico fu il disegno che fossero uniti a vivere.
Da sposa nel mondo l’aiutò.
A suggerirgli fu del portarsi nella vita."

SULL'ANGELO DI GIOSUÈ (Gs. 5,13-15) - CONCLUSIONI

Nel I libro delle Cronache, nella discendenza di Giuda, bisnipote d’un bisnipote, c’è Booz (I Cr. 2,12), figlio di un Salmà che sarà nonno di Iesse padre di Davide.
La storia di Booz che sposò Rut, una Moabita, è oggetto del racconto esterno del libro di Rut.
Nella geneologia di Gesù, riportata dal Capitolo 1 del Vangelo di Matteo, si trova il nome di cinque donne pur se, l'uso d’inserire nomi di donne nelle tavole genealogiche, fosse alquanto insolito.
Il nome di queste donne è:
- Tamar moglie di Giuda;
- una Racab moglie di un Salmon/Salmà (un’omonima o proprio lei?);
- Rut moglie di Booz;
- la gia moglie d’Uria (senza dire il nome - Betsabea), poi moglie di Davide;
- Maria, moglie di Giuseppe, dalla quale nacque Gesù Cristo.
In Matteo 1-3,5,6 troviamo prima della madre Maria, così registrati i nomi di quattro donne, due sono straniere di nascita, Rahab Cananea, e Rut la Moabita, tutte con storie particolari nella Bibbia:
- la prima è Tamar, moglie di un figlio di Giuda, Er che morì, poi di un altro figlio Onan, alla morte di questo, per costringere il suocero ad applicare la regola del levirato - allora era solo tradizione orale (di cui poi a Deut. 25,5-10) - e quindi si travestì da prostituta e compì incesto con lui; dal fatto discese gran parte della tribù di Giuda (Gen. 38,24);
- Rahab abitante in Gerico, salvata per la fede dalla distruzione di quella città, era stata meretrice (Giosuè 2 e 6), come conferma il Nuovo Testamento nelle lettere agli Ebrei (11,31) e di Giacomo (2,25);
- Rut, che come si legge nel racconto era vedova e s’infilò sotto le coperte del vecchio Booz per provocarne l’applicazione della legge del levirato;
- la moglie di Uria, Batseba, poi adultera con Davide (2Sam. 11,2-27).
Matteo, "il pubblicano", mentre c’insegna così che la grazia del Signore può giungere ai lontani, alle meretrici ed ai pubblicani con tale genealogia tende a fare una sintesi stretta tra Recab e Rut attraverso Booz, come risulta chiaro da: "Salmon generò Booz da Recab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide ..." (Mt. 1,5.6a).
Come a dire, collegate e guardate bene a quelle due storie, ed abbiamo osservato, in "Numeri nei Vangeli e nell'Apocalisse: Annunci del Messia", come tale genealogia intenda avvertire il lettore ebreo di verificare e scrutare attentamente il testo dando cenni d’avviso con la gimatria.

Prima di passare a decriptare il Capitolo 4 di Rut, considerata l’ampiezza dedicata dal decriptato di questo capitolo all’incontro con l’angelo ("Incontro di Giosuè con l'Angelo, profezia"), mi sono chiesto come uscisse quest’idea, considerato che il corrispondente racconto è molto breve nel libro di Giosuè (5,13-15).
Ho pensato così di procedere con lo stesso metodo a decriptare quei tre versetti ed ho ottenuto:

Gs. 5,13 - "E Iah fu dentro al mondo, fu a portarsi completamente in Gesù.
Dentro fu nel corpo l’Essere, a chiudersi si recò e fu la Luce dell’Unico alla vista, all’oppressione fu a portarsi.
Si recò per lanciare la desiderata energia nel mondo in un uomo per risorgerlo.
La potente energia a scorrere l’essere impuro porterà.
Acceso dentro portò un fuoco per il serpente e per soffiarglielo gli entrò in casa.
Fu per aiuto a portare a recarsi a stare in cammino con Gesù; Dio (stesso) fu a portarsi.
E sarà l’origine dell’amarezza del serpente a portare fuori.
Per il serpente rifiutare alla fine uscì, per appassire il nemico fu dagli angeli a portarsi."

Gs. 5,14 - "E fu a dire il ‘no’ così con forza ‘Io sono’ al rettile in casa l’Unigenito.
Iahwèh nel tempo entrò.
Dentro dell’Unico un segno fu a recare.
Fu il Verbo a guizzare in Gesù.
Dio in una persona fu a portarsi in terra, fuori si portò una forte luce ad indicarlo, l’annuncio ne portò, fu a dire che avrebbe accompagnato i viventi del mondo.
Il Signore tra i viventi per aiutarli dentro il corpo, Dio per servire si portò."

Gs. 5,15 - "Portato fu dall’Unico a vivere nel corpo dal rettile a casa l’Unigenito.
Fu ad uscire si portò al mondo dal dio (primo potente del mondo che non riconosce nessuno superiore a se) Gesù per togliergli i sandali con la rettitudine.
La madre sentì che il Potente nel corpo le rivelo che rettamente così sarebbe entrato.
Tra i viventi l’avrebbe versato, avrebbe portato in vita dell’Unico il principe.
Venne a sorgere.
Dall’alto fu a portarsi il Santo, Lui si portò per spazzare col fuoco l’esistenza della perversità, brucerà con l’agire rettamente l’angelo (ribelle)."

Di ciò vale la pena fornire la dimostrazione:

Gs. 5,13 - "Mentre Giosuè era pesso Gerico, alzò gli occhi ed ecco, vide un uomo in piedi davanti a sé che aveva in mano una spada sguainata. Giosuè si diresse verso di lui e gli chiese: Tu sei per noi o per i nostri avversari?"

  
  
   
  
    
   
   
   
   
  
  
   
   
   
 
  
    

 
  

   
   

"E
Iah

fu
dentro
al mondo
,
fu
a portarsi
completamente
in Gesù
    .
Dentro
fu
nel corpo
l’Essere
,
a chiudersi
si recò
e
fu
la Luce
dell’Unico
alla vista
,
all’oppressione
 (  )
fu
a portarsi
.
Si recò
per lanciare
 (  )
la desiderata
 
energia
nel mondo
in un uomo
 
per risorgerlo
  .
La potente
energia
a scorrere
l’essere impuro
 (  )
porterà
.
Acceso
 (  )
dentro
portò
un fuoco
per il serpente
e
per soffiarglielo
gli entrò
in casa
.
Fu
per aiuto
a portare
a recarsi
a stare
in cammino

con Gesù
    ;
Dio

(stesso) fu
a portarsi
.
E
sarà
l’origine
dell’amarezza

del serpente
a portare
fuori
.
Per il serpente
rifiutare
 
alla fine
uscì
,
per appassire
 
il nemico

fu
dagli angeli
a portarsi
."

Gs. 5,14 - "Rispose: No, io sono il capo dell’esercito del Signore. Giungo proprio ora. Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: Che dice il mio Signore al suo servo?"

   
  
  
 
  
 

 


    
  

  
  


   
    
  
  
 

"E
fu
a dire
 
il ‘no’

così
con forza
‘Io sono’
 
al rettile
 
in casa
l’Unigenito
.
Iahwèh
  
nel tempo

entrò
.
Dentro
dell’Unico
un segno
fu
a recare
.
Fu
il Verbo
a guizzare
in Gesù
    .
Dio

in una persona
 (  )
fu
a portarsi
in terra
  ,
fuori
si portò
una forte
luce
ad indicarlo
,
l’annuncio
 (  )
ne portò
,
fu a dire
 
che avrebbe accompagnato
 (  )
i viventi
del mondo
.
Il Signore
  
tra i viventi
per aiutarli
dentro
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