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DECRIPTARE LA BIBBIA...

 
L’UOMO NUOVO:
SOGNO E REALTÀ D’UN ALCHIMISTA CRISTIANO

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb



    parti precedenti:

UNIVERSI E ALTRE DIMENSIONI »
UN PROGETTO CIFRATO AUTORIGENERANTESI »
RISURREZIONE SOGNO DEGLI ALCHIMISTI, REALTÀ IN CRISTO »

PERCHÉ SERVE UN SALVATORE
Evidentemente i sapienti dell’ebraismo si sono però interrogati sulla tendenza all’errore che c’è nell’umanità e sulle oggettive colpe che ha l’uomo e quante di queste siano ineluttabilmente legate all’origine "polvere è, e polvere tornerà".
Risultava chiaro che nell’uomo c’è come una potenza avversa che lo spinge verso il basso e che contrasta la tendenza che pure sente a salire verso l’alto.
Caino, irritato perché Dio non sembrava gradire il suo sacrificio, si sentì dire da Dio stesso "…il peccato è accovacciato alla tua porta, verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo." (Gen. 4,7), però il patatrac di Adamo ed Eva col serpente si era ormai verificato e anche Caino peccò e giù così via via tutti gli uomini.
Dio, allora, fece un segno sulla fronte di Caino, il segno della salvezza dei Cristiani, una croce (vedi: I primi vagiti delle lettere ebraiche nella Bibbia).
Se ne ricava che la conclusione non può essere quella evolutiva; cioè l’uomo da solo non ce la fa e pur con il diluvio universale nulla cambiò, perché il peccato ricominciò con i figli di Noè, subito dopo il diluvio con Cam.
Ciò che cambiò fu, secondo la Genesi, l’atteggiamento di Dio che iniziò un’alleanza (e le alleanze si fanno in vista di guerre) con l’uomo contro il male.
Ne è prova la visione del progressivo senso del dilagare del male e del peccato che si ricava dalla lettura dei primi capitoli del Genesi.
Tale stato di fatti comportava una storia di salvezza, per trarre fuori l’uomo da difficoltà oggettive di crescita, onde s’attuasse la promessa d’una vittoria finale da parte della stirpe della donna che "ti schiaccerà la testa".(Gen. 3,15b)
Per l’ulteriore crescita occorreva un atto creativo-salvifico, atto a piegare la bilancia a favore dell’uomo.
Nella lotta interiore dell’uomo contro "il male", che deve pur sempre sussistere e continuare, si sentì sempre di più la necessità e s’invocò una giustizia divina che tenesse conto e superasse le difficoltà dell’uomo per l’insita tendenza negativa che di fatto è ineluttabile, perché nell’uomo c’è l’istinto di conservazione, connesso alla decisione divina della crescita nella libertà, cioè in assenza della costante presenza del divino che altrimenti sarebbe frenante alla volontà personale.
Si valutò che dall’istinto bestiale non basta salire con la razionalità, che esaspera le capacità individuali con la volontà e la bravura, buone in sé ma che se suscitate dall’orgoglio, in definitiva esaltano lo spirito del primeggiare.
La pur buona volontà di anime elette e il volontarismo sociale non è in grado di trasformare ed elevare la massa degli afflitti e dei poveri della storia, che sono nella fame e nelle guerre: "i poveri li avrete sempre con voi". (Mt. 26,11; Mc. 14,7; Gv. 12,8)
Ovviamente se la creazione dell’uomo è terminata, tutto deve fare da solo l’uomo, ma se Dio avesse aperta o riaperta la via della carità tra gli uomini e tolta la paura della morte, l’uomo sarebbe stato salvato; è in un certo senso come Mosè, alla cui decisione Dio in definitiva s’associò, quando, dopo il peccato del vitello d’oro, ruppe le tavole scritte dal dito di Dio, così Dio riprese in mano il progetto.
Se, infatti, la morte fosse la parola definitiva sull’uomo sarebbero veramente inaccettabili le ingiustizie!
L’idea del Messia tra l’ebraismo e il cristianesimo oscilla tra due estremi:

- come atto definitivo che sancisce che l’uomo è arrivato agli ultimi tempi;
- come salvatore, cioè che compie un atto salvifico che apporta quanto serve all’uomo e che apre con la risurrezione una via altrimenti impraticabile.
Di tutto ciò si parla nei testi nascosti che si ricavano decriptando gli scritti ebraici dell’Antico Testamento.

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