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NUMERI NEI VANGELI E NELL'APOCALISSE, ANNUNCI DEL MESSIA
di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb


Nella mia ricerca per pervenire a "Decriptare le lettere parlanti delle sacre scritture ebraiche" di cui ho già parlato diffusamente, col metodo di "Parlano le lettere" ho cercato tracce che manifestassero un occhio particolari degli autori del Nuovo Testamento nei riguardi del valore delle singole lettere ebraiche, che sono l’elemento base indivisibile della decriptazione essendo trasformabili in concetti.

In tale ambito, infatti, in special modo nel Vangelo di Matteo, ritenuto dagli studiosi di questioni bibliche destinato ai primi fedeli provenienti dal ceppo ebraico, e nei testi che la tradizione attribuisce all’apostolo Giovanni - il IV Vangelo e l’Apocalisse -, si trovano spaccati ed approcci di tipo particolare propri del tempo che fanno trapelare, ad esempio, l’uso della "gimatria", che poi tanto sviluppo ebbe con la cabbalah nel Medioevo.
Questa consiste nella prassi antica della cultura ebraica di dare valore alle espressive lettere del loro alfabeto, associando a ciascuna di esse un numero e traendo conseguenze e suggerimenti per parole sottese dallo stesso complessivo valore numerico, sia pure con lettere diverse, in quanto è ritenuto collegabile da un sottile e sapiente substrato d’affinità.
Tale uso è fatto dagli autori sacri specie quando riguardano la rivelazione o apocalisse, indipendentemente dove si trovino, cioè gli annunci che riguardano l’avvento delle cose ultime, quindi il tempo del Messia; con ciò creavano tensione particolare nei cultori della parola del tempo usi a decriptare testi.

LE GENEALOGIE
Per entrare nel vivo dell’argomento prendo ad esempio l’inizio del Vangelo di Matteo che riporta una "Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo." (Mt. 1,1)
Il re Davide è il personaggio della storia della salvezza che in questa genealogia complessivamente è nominato tre volte, e la seconda volta con il titolo di "re"; infatti, tale Vangelo successivamente recita:

1,2-6a - Abramo generò Isacco, ... generò Iesse, ... generò il re Davide.

1,6b-11 - Davide generò Salomone ... generò ... Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia.

Davide in ebraico si scrive con tre consonanti e per la gimatria, tenuto conto che in ebraico ciascuna lettera è anche un numerale (come in latino alle lettere I, V, X, D, C, L, M è associato un numero) si ha:

= ( =4 ) + ( = 6) + ( = 4) = 14

Proprio questo numero 14 è richiamato in quel brano per ben tre volte come per tre volte è stato richiamato il nome Davide; infatti, l’ultimo versetto di quel Capitolo1 di Matteo recita:

Mt. 1,17 La somma di tutte le generazioni

- da Abramo a Davide è

di 14 (somma 14);

- da Davide alla deportazione di Babilonia è

di 14 (somma 28);

- dalla deportazione di Babilonia a Cristo è

di 14 (somma 42).


Si evidenzia così, subito, dalla prima pagina di quel Vangelo come a quei tempi la cultura ebraica fosse densa di pensieri collegati alla gimatria, e che, appunto, sin dall’inizio il Vangelo di Matteo si qualifica destinato a fedeli all’ebraismo (infatti, Eusebio ed altri antichi riferiscono d’una primitiva edizione in ebraico) ed in particolare a cultori delle sacre Scritture.

Questo versetto (Mt. 1,17) fornisce una traccia al lettore e lo guida verso la somma di tutte le generazioni.
Proviamo perciò a seguire questa traccia verificando i numeri associabili ai risultati d’ognuno di quei tre periodi.
Cosi operando, essendo David il risultato del primo periodo di 14 generazioni, sono da verificare quelli degli altri due periodi che dovrebbero fornire i risultati di (14+14)=28 e di (14+14+14)=42.

Il risultato del secondo periodo preannunciato dallo stesso vangelo è deportazione di Babilonia, in ebraico:

"galut Baboelah"

 

= ( = 3) + ( = 30) + ( = 6) + ( = 400)

16 *

= ( = 2) + ( = 2) + ( = 30) + ( = 5)

12 *

Totale:

28 *


I numeri con (*) si ottengono sommando le cifre, non considerando gli zeri.

Il risultato del terzo ed ultimo periodo è il Cristo e sappiamo che la somma con i criteri di cui sopra è 42; questo è il risultato a cui tende tutto il discorso.
Matteo riporta, perciò, la genealogia, con intento qualitativo quale occasione per indicare gli antenati di Gesù, onde ricordare gli eventi fondamentali della storia della salvezza, ma soprattutto per affermare agli Ebrei dell’epoca, in ogni modo, perciò anche con i numeri, che Gesù è il Cristo, infatti: "Dopo la deportazione di Babilonia, Ieconia generò Salatiel, ... generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo." (Mt. 1,12-16)

Proviamo con Gesù è il Cristo

"Gesù è il Cristo"

 

= ( = 10) + ( = 5) + ( = 6) + ( = 300) + ( = 70)

22 *

= ( = 10) + ( = 300)

4 *

= ( = 40) + ( = 300) + ( = 10) + ( = 8)

16 *

Totale:

42 *


Il numero 14 su cui è appesa tutta la genealogia nasconde, poi, con lo stesso criterio le parole Figlio di Dio .

"Figlio di Dio"

 

= ( = 50) + ( = 2)

7 *

= ( = 30) + ( = 1) + ( = 30)

7 *

Totale:

14 *


È quindi anche un avviso inserito sin dall’inizio del Vangelo al lettore ebreo perché vi cerchi i messaggi segreti.

La genealogia inserita nel Vangelo di Luca (3,23-38) perviene anch’essa a concludere che è Gesù è "Figlio di Dio" per un totale di 76 generazioni, delle quali 56 da Abramo a Gesù contro le 42 di Matteo.
Le genealogie tra Matteo e Luca non quadrano tra loro, perché Matteo vuol far venire sempre le 14 generazioni, pure per gli estesi periodi dopo Davide.

Il confronto numerico delle generazioni tra Matteo e Luca fornisce:

Generazioni

(Mt)

(Lc)

da Adamo ad Abramo

 

(20)

da Abramo a Davide

14

14

da Davide a Neri (Lc) a Ieconia (Mt)

14

20

da Neri (Lc) o da Ieconia (Mt) a Gesù

14

22

Totale:

42

56+(20)


Di fatto per Matteo non è importante che la genealogia sia precisa, ma che questa, renda palese all’attenzione che Gesù, era re, era figlio di Davide, che è Figlio di Dio, che è il Messia e che aveva tra i suoi antenati personaggi chiave della storia della salvezza.

Per il giudaismo, al tempo di Gesù, il periodo del regno di Davide era l’età dell’oro ed il suo trono era simbolo d’una sovranità imperitura.
Ciò prese forza dal patto eterno che Dio stipulò con Davide (I Cronache 17,11-14):

"Quando i tuoi giorni saranno finiti e te ne andrai con i tuoi padri, susciterò un discendente dopo di te, uno dei tuoi figli e gli renderò saldo il regno. Costui mi costruirà una casa e io gli assicurerò il trono per sempre. Io sarò per lui un padre e lui sarà per me un figli ... il suo trono sarà sempre stabile." (2 Sam. 7,12-16)

Un figlio di Davide, Salomone, in effetti, costruì il Tempio al Signore, ma il suo trono non rimase stabile; ma, siccome la parola di Dio si attua, dopo la caduta del regno di Giuda (586 a.C.), s’instaurò l’attesa messianica dell’affermarsi di questo regno eterno.
Il popolo, perciò, attendeva il Messia dalla casa reale di Giuda, che s’identifica con "la casa di Davide":

E per la promessa "Io sarò per lui un padre e lui sarà per me un figlio."

Era importante che fosse discendente legale della casa di Davide come d'altronde riferisce Matteo con la figura di "Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù chiamato il Cristo" (Mt. 1,16b).

I Vangeli, infatti, evidenziano quest’attesa messianica quando, all’entrata di Gesù in Gerusalemme, prima della sua passione, la folla grida: "Osanna al figlio di Davide." (Mt. 21,9; vedi anche Mt. 9,27; 12,22s; 22,42)

SULLA RIVA DEL MARE IN FRONTIERA CONTRO IL MALE
Dio, per creare l’uomo libero, ha scelto di portarlo dalla non esistenza gradualmente alla statura di figlio, facendolo crescere lottando contro il "non essere".
La venuta del Messia, che impersona l’attesa ebraica "dell’Adam Kadom", conferma l’attuarsi di questo disegno.
Alla personificazione del non essere, al negativo, cioè al male, Dio però ha posto una frontiera, un limite.
Nel libro di Giobbe è chiaro il pensiero (38,8-11):

"Chi ha chiuso tra le due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno...? Poi gli ho fissato un limite e gli ho messo chiavistello e porte e ho detto: Fin qui giungerai e non oltre e qui si infrangerà l'orgoglio delle tue onde."

Chi ostacola le forze del male su quella linea è lui stesso e ne ferma le onde sulla riva.
In prima linea l'uomo non è solo: su questa riva c'è, infatti, sempre Lui stesso; l’uomo, però, non sempre se n’accorge.
La parola "riva" in ebraico si dice SPT, e Lui sta con un fuoco là pronto con una colonna di fuoco acceso, come all’apertura del Mar Rosso, che rappresenta la risurrezione e dirà la parola fine all’esistenza del male nelle vicende dell’uomo.
Fu sulla riva del mare, infatti, che Lui come colonna di fuoco apparve e aprì il mare e distrusse il nemico:

"... il Signore che offrì una strada nel mare ed un sentiero in mezzo ad acque possenti che fece uscire carri e cavalli, esercito ed eroi insieme; essi giacciono morti, mai più si rialzeranno..." (Is. 43,16b-17a)

Vediamo alcuni aspetti di questa idea come ha trovato sviluppo nel Nuovo Testamento.

PESCARE 153 GROSSI PESCI
Con questo pensiero andiamo al Capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, quando dopo la risurrezione di Gesù, la scena si sposta sulle rive del mare di Galilea.
Qui Gesù incontra sette apostoli - con lui 8 in tutto - segno profetico dell'ottavo giorno escatologico e degli otto salvati dall’arca con a capo Noè (Noè i 3 figli e le 4 mogli), il cui nome in ebraico viene dal radicale "guidare"; perciò Gesù è lì a guidarli.

Seguiamo attentamente la descrizione che si riempie di pesci:

21,1 - "Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade."

21,4a - "Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva" SPT ... (ebraico)

21,6 - "Allora disse loro: gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono non potevano tirarla su per la gran quantità di pesci."

21,7 - "Simone ... si gettò in mare." Simone è Cefa, un cefalus, un pesce; il particolare di Pietro che si rovescia in mare serve per mettere in evidenza che anche questi è da contare tra i pesci. La lettera ebraica che indica rovesciare, per la gimatria dà il numero 100; cioè con Pietro è come se si rovesciassero in mare 100 pesci (anche in greco).

21,9 - "Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane.
Fuoco - Pesce fetta di pane ; S’PT nei geroglifici egiziani indica "pesce"; in questi c’è una pietra P, sopra un rettangolo lungo, S’, che è uno specchio d’acqua che riflette la luce, segno del fuoco con cui si cucineranno i pesci, e c’è il pane T ed il determinativo del geroglifico, un pesce.

21,11 - "Allora Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di 153 grossi pesci ..."
Con il Signore risorto lì presente non era certo il caso di perdere tempo e contare i pesci; è perciò da ritener che quel numero fosse voluto per sottendere qualche discorso a fini allora chiari, che a noi oggi sfuggono, ma che vogliamo ricercare.
È evidente che con quel numero 153 c’è la volontà di indicare qualcosa di particolare.
Poi non sono pesci normali sono "grossi" pesci e non sapremo mai se per grossi voleva usare la parola ebraica o , ma propendo per il secondo modo per due motivi, e precisamente perché al plurale fa e richiama alla mente il rendere proseliti una grande quantità di personaggi importanti "rabbini", sia perché fa venire alla mente anche la parola raab, mostro primigenio che abita nelle acque, figura col pescarlo, d’una vittoria escatologica.
Cioè si strappano schiavi appartenuti al nemico.

Per la gimatria =100 =50 =3 in ebraico e potrebbe dire leggendo le singole lettere: "versa gli apostoli in cammino ";

In effetti questo è il senso del successivo colloquio con Pietro, con la richiesta per ben tre volte di "Pasci le mie pecorelle" (Gv. 21,17) cioè d’andare in missione e fare il pastore, prima pescare poi pascolare, e i pesci sono uomini schiavi del nemico.

Si può fare anche un altro ragionamento: proviamo ad immaginare che quanto cercato non sia il significato di quel numero di 153, ma che questo numero sia quanto necessario da sommare per ottenere il risultato del numero complessivo di pesci in quella pagina di Vangelo che s’ottiene della seguente somma:

- Pietro, compie l’atto di buttarsi dalla barca, in altre parole anche lui è da considerare tra i pesci in quanto Cefalus (capo dei pesci), si rovesciò (in mare); per la gimatria ne sono entrati

=

100

- numero di volte nel racconto della parola pesce

=

5

- pesci pescati

=

153

Totale:

 

258


Associando i numeri alle lettere, secondo la gimatria 258 corrisponde a:

= "mangiare raab"

= (=2) + (=5) + (=200) + (=30) + (=20) + (=1) = 258

È da aprire una parentesi pensando alla geografia del Giordano, che è immissario ed emissario del lago di Tiberiade, e poi prosegue fino al Mar Morto, che non ha emissari.
Il Mar Morto ove i pesci non possono vivere rappresenta il regno del demonio, mentre il lago di Tiberiade quello di Dio.
Trovo una conferma (in "Le Dieci Parole" di Marc-Alain Ouaknin):

"Il lago di Tiberiade è il lago della vita perché accoglie il Giordano, si riempie della sua acqua e più giù, la lascia andare. Prende e dà. Al contrario, il mar Morto riceve il Giordano, prende la sua acqua ma non dà nulla."

Nell'Apocalisse, infatti, si dice:

Gv. 12,4 - "Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire..."

Gv. 12,5 - "Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (il Messia) e il figlio fu rapito verso Dio."

Gv. 12,6 - "La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva un rifugio perché fosse nutrita per 1260 (3 anni e mezzo di 360 giorni) giorni."
Attorno al Mar Morto c’è il deserto di Giuda, il monte delle tentazioni di Gesù, la sede dei monaci Esseni e, poco prima dell’innesto del Giordano nel Mar Morto, il punto in cui fu battezzato Gesù e dove il Giordano s’aprì per lasciar passare l’arca con Giosuè.
(Per i 1260 giorni, 3 anni e mezzo, vedi i paragrafi successivi "Cristo Re e i 144.000" e "Il 666 dell'Apocalisse".)

Gv. 12,7 - "Scoppiò una guerra nel cielo, Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago ..."

Gv. 12,13 - "Ora quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio."

Gv. 12,17 - "Allora il drago s’infuriò contro la donna e se n’andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare."

Sembra che così siamo su una buona strada!

MANGIARE IL PESCE
L'idea è che le acque, in senso figurato sono il ricettacolo della bestia che raffigura il male; infatti, l’acqua del mare, con l’instabilità che gli è propria e con i profondi abissi, fa presente all’uomo i propri limiti evocandogli tutte le paure legate alla precarietà della propria esistenza, e la prima precarietà ed origine di tutte è quella della morte.
Lì nel mare, perciò, ove sono i mostri marini, più paurosi degli altri perché nascosti, è immaginato risiedere il nemico.
Questi, in occasione del diluvio non ebbe altro scampo che rifugiarvisi; vi s’è adattato ed ora è la sua sede naturale.
Le acque del mare, le acque di sotto, sono quanto visibile e rappresentabile concretamente delle acque di sopra, dalle quali furono divise nel secondo giorno del Capitolo 1 del Genesi.
Per la cabbalah (teoria di Luria) il creato, voluto da Dio, esiste per un delicato equilibrio di forze che creano un confine tra Dio e il non-dio.
Per contro, ci fu la distruzione di Sodoma e Gomorra che stavano sul bordo della valle che diventò la riva dell’attuale Mar Morto; ciò avvenne con una pioggia di fuoco e di zolfo come se fosse precipitato un drago sulla terra.
In quel mondo abita il nemico di Dio, il leviatan, raab, da cui in modo allegorico provengono gli attacchi; perciò occorre picchettare le sponde, le rive ed i bordi (e sulla spiaggia occidentale del Mar Morto c’è Qumran sede degli esseni a cui ben calzava questa attività d’avanguardia allegorica).
La parola ebraica "riva" , s’è così profilata quale parola d'ordine ed è come dire "stare in prima linea", "andare a combattere il nemico" e "liberare gli imprigionati del male".
I pesci sono la dimostrazione dell'avvenuta vittoria, perché sono strappati dal dominio del nemico.
Il mangiare il pesce diviene l'anticipo del pasto messianico in cui si mangerà il leviatano e tutte le sue manifestazioni, il "behamot" e "raab", il coccodrillo che è la personificazione dell’orgoglio, figura dell’Egitto (vedi Gb. 29,12; Ez. 29,3; Ez. 32,2; Is. 30,7; Is. 51,9b).
In Egitto, per chi abitava là era "il posto" per antonomasia; si può indicare con un solo segno egiziano la B , gamba, luogo dove si posa il piede.
Lì, in Egitto abita Ra, là vi sono le acque di Ra (vedi "La risurrezione dei primogeniti") che per gli ebrei è il male , da ciò + = ed in memoria della vittoria di Dio sul mondo degli dei Egiziani e dell’apertura delle acque del mare, che appunto lambisce l’Egitto, lo stesso Isaia (51,9b) dice: "Non hai tu fatto a pezzi raab, non hai trafitto il drago?"
Da a il passo è breve, basta aprirle la parola molto, grande , inserendovi un' e il gioco è fatto; ecco , quindi Raab!
Oppure da RA"-B con le lettere ebraiche "padre cattivo" in quanto in egiziano a A’B = stare; cioè "stare in Egitto" e quindi per l’uscita dall’Egitto si trasforma in "il popolo uscì da dentro".
(Quel "padre cattivo" fa pensare al versetto Mt. 7,11: "Se voi che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!")

Dice Isaia: "Vano ed inutile è l'aiuto dell'Egitto; per questo lo chiamo Raab l'ozioso." (Is. 30,7) che è scritto e la Bibbia di Gerusalemme osserva nella nota "rahab hemshebet è incomprensibile", ma ricorrendo alle lettere si ha "dai corpi uscirà il bestiale () per la risurrezione dentro alla fine " ed anche "il corpo entrerà del bestiale () nel fuoco (arrostito) dentro per tutti ".
Sotto l’aspetto egiziano è uno scherzo d’Isaia con riferimento a Raab che è stato aperto, quindi ha l’h () aperta ed allora gli apre anche l’h () accanto di , che se chiusa sarebbe stato , ma quelle consonanti MH in egiziano avrebbero indicato servo il cui geroglifico completo è un bastone ed un uomo seduto e da ciò Raab è un servo che si riposa, cioè ozioso.

Questo del fatto che è stato aperto è il preavviso che alla fine nella cena escatologica del Messia sarà mangiato a pezzi dalle moltitudini dei risorti; infatti, nell'Apocalisse (19,18) è detto: "Venite, radunatevi al grande banchetto di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni di capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini liberi e schiavi piccoli e grandi."

E secondo la tradizione ebraica:

- "Il Santo Benedetto farà, nel tempo a venire, un banchetto per i giusti con la carne del leviatano e una Sukkà (capanna) con la sua pelle." (Talmùd Bàba Bàtra 75a)
- "Il giorno in cui i giusti seguiranno il Messia in un nuovo ordine del mondo - olam haba - in cui sarà distrutta l’inclinazione cattiva yetzer ha-ra sarà distrutta l’inclinazione cattiva; i giusti festeggeranno mangiando la carne del behamoth, del leviatano e dello ziz e berranno il vino messo da parte nei 6 giorni della creazione." (Diz. Unterman)

Una profezia sul behamot che sarà mangiato si trova in Ger. 15,3 che è letto con i segni al paragrafo "Cristo Re e i 144.000".

"Mangiare raab" con i segni fornisce il messaggio:

"Inizi il retto del Potente popolo ad uscire da casa ";

cioè:

"Inizi il popolo retto del Potente ad uscire dal proprio sito!"

In pratica dopo la venuta dello Spirito Santo (Gv. 20,22), questo del Capitolo 21 di Giovanni è il primo sviluppo, è cioè l’esplicitazione della Pentecoste secondo Giovanni che è da porre in parallelo con quella degli Atti (3.14-41), lì Pietro parla e pesca i primi convertiti, qui Pietro pesca i 153 grossi pesci e riceve il mandato: "Pietro Pasci i miei agnelli."
In pratica è il "via libera" alla missione degli apostoli.

Questo è anche l'inizio della torre di Babele alla rovescia; è il nuovo dono delle lingue.
Il pesce arrostito lo segnala pure Luca (24,41):

"... per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: avete qui qualcosa da mangiare? Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese lo mangiò davanti loro."

Per questo segno si è ipotizzato che il Vangelo intendesse avvicinare la figura allegorica del "pesce" a Gesù per l’acronimo che gli si riferisce che si ricava dalla parola pesce, in greco ictus cioè "Gesù Cristo di Dio figlio Salvatore" iesus cristos teou uios soter

Gesù, però, era ebreo, i suoi apostoli erano tutti ebrei, e Lui faceva segni che dovevano essere immediati per i suoi apostoli.
Che Gesù nel Vangelo di Luca mangi da solo può lasciare perplessi, ma in quello di Giovanni, ove esplicitamente lo fa con gli apostoli ci apre il significato che sta prefigurando così il pasto messianico finale e sta indicando che nell'evangelizzazione, cioè nella massima espressione della lotta contro il male, sarà presente in trincea: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo." (Mt. 28,20b)
Interpretato così il segno illumina anche i miracoli della moltiplicazione dei pani e dei pesci; altrimenti, perché i pesci?
Entrambi sono segni dello stesso evento, pasquale e messianici, del definitivo ritorno.
Il primo, il pane, è il segno della manna data da Dio nel deserto dopo il passaggio del Mar Rosso ed il secondo, i pesci, sono segno della vittoria sul male in figura degli egiziani nemici morti sulla riva di quel mare quando Dio richiuse le acque dopo il passaggio degli Ebrei.
Nello stesso tempo erano segni profetici; il pane è la parola che spezzeranno gli apostoli ed i pesci sono i salvati che diverranno altri discepoli; in definitiva, Lui è Iahwèh.
(Gamaliele, grande Rabbi contemporaneo di Gesù, paragonava i diversi discepoli a quattro specie di pesci, puri o impuri, pesci d'acqua dolce o di mare, a seconda che possedessero o no capacità di giudizio e risposta pronta. - Abot di Rabbi Nathan)
Il pasto puro col pesce dell'iconografia dei primi secoli non è rito eucaristico, ma un sacramentale d’inizio e/o fine missione.
L'evangelizzazione non è opera di proselitismo per portare le persone nel proprio ambito di religiosità ed alla propria morale, ma atto d’amore per gli uomini, che costretti ad ascoltare la catechesi del demonio, sono dei miseri, sempre tristi ed arrabbiati, qualunque sia la condizione sociale e questa constatazione è valida in tutti i tempi.

Tornando alla parola "riva", le consonanti S’PT in egiziano con il determinativo di occhio è "cecità" in quanto S’P è "essere cieco, fare il cieco"; inoltre S’PT con lo stesso geroglifico con il pesce (può anche usarsi questa variante ) indica "arrabbiato, irato"; inoltre, S’PY-I'B "come un pesce essere dentro, triste uomo, uomo scontento".

Per i geroglifici il concetto di guarire i ciechi è vicino a quello di pescare e sono impiegati entrambi ad iosa in tutti e quattro i Vangeli; Gesù guarisce i ciechi, cioè si cura degli uomini, e i discepoli pescano pesci, cioè fanno in figura quello che dovranno poi fare, cioè evangelizzare, come dice Gesù:

"Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: Seguitemi vi farò pescatori di uomini." (Mt. 5,18s)

Quando Gesù tramite Anania guarì San Paolo, gli Atti parlano di cecità e di scaglie che cadono dagli occhi come squame di pesce:

"... Anania ... mi ha mandato a te il Signore Gesù ... perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo. E ... gli caddero dagli occhi come delle squame e ricuperò la vista; fu subito battezzato ... Rimase alcuni giorni ... a Damasco e subito nelle sinagoghe proclamava Gesù Figlio di Dio." (At. 9,17-20)

Il pescare fa presente l'evangelizzazione ed il battesimo; cioè, lo stesso accostamento fatto prima.

San Paolo - pescato = evangelizzato - da pesce = scontento - diventava un uomo felice in Cristo; ed essendogli cadute le squame non era più cieco, cioè non aveva più "veli" nel leggere le Scritture; infatti:

"Fino ad oggi, quando si legge Mosè, un velo è steso sul loro cuore; ma quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto." (2Cor. 3,15s)

In figura il pescare toglie i pesci dalla schiavitù del Lieviatan; infatti, in occasione del diluvio gli unici animali che Noè non poté salvare furono i pesci che erano già in acqua ove si rifugiò il principe demoniaco del mondo e rimasero schiavi di quello.
L'evangelizzazione libera l’uomo dalla schiavitù del proprio Faraone personale ed entrambi le azioni - pescare e convertire - comportano un cambiamento totale d’ambiente, tanto che il soggetto totalmente liberato è morto rispetto al vecchio stato.
Come la morte libera dai peccati, così il battesimo, che è morire in Cristo e risorgere con Lui, provoca un cambiamento con la morte dell’uomo vecchio (Rm. 6,6; 1Cor. 5,7; Ef. 4,2; Cl. 3,9) e con la natura di figli adottivi di Dio.

GLI INDEMONIATI
Collegabili ai discorsi precedenti sulla liberazione dal male sono i vari episodi dei Vangeli di Gesù con indemoniati, cioè con persone in cui l’azione demoniaca è particolarmente evidente; infatti figure del genere sono esemplificative della presenza del male in tutti gli uomini.
Sono catechesi battesimali, come l’episodio (Mt. 8,28-34; Mc. 5,1-20; Lc. 8,36-39) del Geraseno indemoniato dal quale per la grazia che emana da Gesù fuoriescono i demoni che si precipitano nei porci.
Questi, precipitatisi nel mare, vi affogano e galleggiarono nei pressi della riva mentre l'indemoniato, rinato, annuncia il Regno.
L'evangelizzazione è come il diluvio, cade una pioggia di grazia, ai demoni non resta che rifugiarsi nelle acque, ma ora nell’acqua c’è Cristo che ha vinto la morte, vi è entrato, è morto ed è risorto, così l'uomo vecchio affoga (se ne trovano i resti sulla spiaggia) e l'uomo nuovo sorge dalle acque.
Da dove ha origine e si può trarre l'idea che vi sia un potere demoniaco che prende possesso delle persone?
Muniti del nuovo strumento per scrutare portiamoci alla Genesi, ove si raffigura la creazione del primo uomo, che Dio impastò nel fango e in cui soffiò l’alito vitale.
Nello scritto in ebraico notiamo che balzano in evidenza i due volti di Dio (1) e dell’uomo (2), faccia a faccia e, all’uomo ancora inerte, Dio: "soffiò nelle sue narici un alito di vita" (Gen. 2,6b)


Le decripto con i criteri del mio metodo.

"Portò Iahveh la bocca , per chiudere dentro l’origine soffiò . La colomba () (dell’esistenza recò l’energia ) che accese nell’uomo la vita ; fu un vivente ."

Riporto di seguito le due letture:

A) Portò Iahwèh la bocca, per chiudere dentro l’origine soffiò.
Dell’esistenza recò l’energia che accese nell’uomo la vita; fu un vivente.

B) Portò Iahwèh la bocca, chiuse dentro l’origine nella bocca.
La colomba accese nell’uomo la vita; fu un vivente.

Ecco qui nella forma B) di lettura l’Adam Kadom in quanto con la colomba gli Ebrei hanno colto l’invio nell’uomo dello Spirito dell’Adam Kadmon, origine della ricerca della cabbalah.

Passiamo ora al capitolo 4 della Genesi che è il parallelo rovesciato della creazione del Capitolo 2.

Alla creazione del figlio dell'uomo - figlio di Dio del Capitolo 2, nel Capitolo 4 si sviluppa l'opera iniziata dal demonio nel Capitolo 3 nell'episodio della tentazione portata a buon fine.
Qui il demonio - la scimmia di Dio - cerca di scimmiottare Dio e lo stesso soffio (in Gen. 4,6b) avviene dal serpente su Caino:

E perché è abbattuto il tuo volto?


Per decriptazione s’ottiene:

l'emanazione dalla bocca (1) il serpente portò alla bocca (2) inviò per l’esistenza spengere () (esistenza piatta).

Il maligno prova a far concludere la vicenda della creazione dell’uomo trasformandone lo spirito per renderlo "figlio del serpente"; risultato visivo di tali operazioni sono gli indemoniati.
È riportato nella Bibbia che Elia ed Eliseo, ciascuno nel corso del proprio ministero, contribuirono a far risorgere un bambino.
Quanto accaduto con Eliseo è particolarmente calzante con quanto si va dicendo; vediamo se si comprende di più con i segni:

2Re 4,34 "Quindi salì, si distese sul ragazzo; pose la ...



"Porta l'Essere azione potente ed è a riaccendere il vaso da dentro si vede del serpente far uscire la forza con la potenza della malattia . Dal Nome ...

... bocca sulla bocca di lui, gli occhi sugli occhi di lui, le ...


... alla bocca è portata azione , il potente soffio è recato . La portata azione dell’esistenza emette forza e si vede con potenza agire ; dell'Essere l'energia è riportata

... mani nelle mani di lui e si curvò su di lui.


E così , per il soffiò che è stato recato in azione , il serpente del vaso alla bocca si porta ed è fatto camminare fuori dal corpo . Dall'alto l'esistenza si riporta ...

Il corpo del bambino riprese calore."

   

... e l'Essere racchiude la vita dentro (ri)accende il corpo che esce (ri)generato .

Raggruppando si legge:

"Porta l'Essere azione potente, ed è a riaccendere il vaso; da dentro si vede del serpente far uscire la forza con la potenza della malattia.
Dal Nome alla bocca è portata azione, il potente soffio è recato.
La portata azione dell'esistenza emette forza e si vede con potenza agire; dell'Essere l'energia è riportata.
E così, per il soffiò che è stato recato in azione, il serpente del vaso alla bocca si porta ed è fatto camminare fuori dal corpo.
Dall'alto l'esistenza si riporta e l'Essere racchiude la vita dentro; riaccende il corpo che esce rigenerato.
"

È evidente l'elaborazione dell'autore che ha preso a riferimento la creazione dell'uomo della Genesi e spiega come può avvenire la rigenerazione.
Il versetto successivo poi contiene un numero sette (7) che è senz’altro forzato:

"Quindi (Eliseo) si alzò e girò qua e là per la casa; tornò a curvarsi su di lui, il ragazzo starnutì sette volte, poi aprì gli occhi." (2Re 4,35)

Strano, no?
Con quanto detto è ora evidente che indica i sette spiriti maligni usciti dopo che era uscito il capo, come indica Gesù:

"Quando lo spirito immondo esce da un uomo, se ne va per luoghi aridi cercando sollievo, ma non ne trova. Allora dice, ritornerò ... si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi dimora ... " (Mt. 12,43-45)

Vale a dire, quel ragazzo fu guarito da Eliseo completamente, sia nel corpo sia nell’anima, in quanto il soffio portato fece uscire anche ciò che all’interno lo ammalava, quindi, il demonio con i suoi sette compagni, che potrebbero essere i sette peccati capitali del catechismo.

Gesù nei Vangeli ripete i gesti della creazione di Dio Padre, infatti:

- A un cieco "Rispose Gesù ... Finché sono nel mondo sono la luce del mondo. Detto questo sputò per terra fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: và ... " (Gv. 9,5)

- a un sordomuto Gesù: "gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua (faccia a faccia, bocca a bocca) guardando quindi verso il cielo (verso il Nome), emise un sospiro (soffiò) e disse Effatà, cioè apriti..." (Mt 7,33b.34)

(Peccato che non abbiamo quel Vangelo in ebraico altrimenti vedremmo i p () di Effetà di jtp () che vuol dire anche " liberalo")

Da qui ha origine il rito dell’esorcismo con il soffio dello Spirito - l'"Effetà" ne è espressione sintomatica, atti sacramentali di trasmissione d’una nuova filiazione, bocca a bocca come per tornare alle origini.

CRISTO RE E I 144.000
Il titolo di Cristo Re si trova nel Vangelo di Luca: "cominciarono ad accusarlo: ... sobillava il nostro popolo ... impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo Re." (Lc. 23,2)
Appare la grand’opposizione tra Gesù e Cesare che rappresentano due mondi; il primo uomo nuovo, il primogenito d’una nuova generazione, e il secondo il più potente, "il più astuto", tra gli uomini di quei tempi, che si fa venerare come divinità ed incarna l’orgoglio.
Vi sono gli elementi estremi della primigenia opposizione che ci fu tra l’angelo ribelle e Dio a causa dell’uomo.
Il maligno è l’antiuomo, cioè s’oppone all’uomo come l’anticristo, incarnazione del capo dei demoni, s’oppone a Cristo.
In questa vicenda del Vangelo la legge umana oppone a Cristo l’imperatore Cesare, questi perciò è in quel momento l’anticristo.
Tutti gli Evangelisti raccontano il processo a Gesù.
Di seguito riporto i versetti della "passione" dei quattro Vangeli in cui c’è la parola "re" o titoli per Gesù.

Matteo - Capitolo 27: Re dei Giudei - Re d’Israele
27,11 - Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: Sei tu il re dei Giudei? Gesù rispose: Tu lo dici.
27,29b - ...mentre s’inginocchiavano davanti, lo schernivano: Salve re dei Giudei.
27,37 - Al disopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: Questi è Gesù il re dei Giudei.
27,42b - ... È il re d’Israele, scenda ora dalla croce e gli crederemo.

Marco - Capitolo 15: Re dei Giudei - Re d’Israele - Cristo - Figlio di Dio
15,2 - Allora Pilato prese ad interrogarlo: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici.
15,9 - Allora Pilato rispose loro: Volete che vi rilasci il re dei Giudei?
15,12 - Pilato replicò: Che farò dunque di quello che chiamate il re dei Giudei?
15,18 - cominciarono poi a salutarlo: Salve re dei Giudei!
15,26 - E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva Il re dei Giudei.
15,32 - Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo ...
15,39 ...Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!

Luca - Capitolo 23: Re dei Giudei - Cristo Re
- e cominciarono ad accusarlo: ...sobillava il nostro popolo ... impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo Re.
23,3 - Pilato lo interrogò: Sei tu il re dei Giudei? Ed egli rispose: Tu lo dici.
23,37 - Se tu sei il re dei Giudei salva te stesso.
23,38 - C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Giovanni - Capitoli 18 e 19: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei
18,33 - Pilato ... gli disse: Tu sei il re dei Giudei?
18,37 - Allora Pilato gli disse: Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici: Io sono re ...
18,39b - ...volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?
19,3 - Salve, re dei Giudei! E gli davano schiaffi.
19,12 - ...Se liberi costui non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si mette contro Cesare.
19,14 ...Pilato disse ai Giudei: Ecco il vostro re!
19,15b - Disse loro Pilato: Metterò in croce il vostro re? Risposero i sommi sacerdoti: non abbiamo altro re all’infuori di Cesare.
19,19 - Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto Gesù il Nazareno, il re dei Giudei.
19,21 - I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: Non scrivere: il re dei Giudei ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei.

Matteo e Luca citano per 4 volte la parola Re, Marco 6 volte e viaggiunge il titolo di Cristo e di Figlio di Dio per un totale complessivo di 8 titoli, Giovanni ben 12 volte, di cui una in concomitanza proprio alla citazione del nome di Gesù.
In armonia col fatto che il numero di titoli onorifici che costituivano il nome di un Faraone erano al minimo 4, Matteo (che si rivolge agli Ebrei lo indica re dei Giudei, cioè l’unto, il Messia, il novello promesso Davide) cita 4 volte la parola re e questa attenzione è ripetuta da Luca (che però gli dà il titolo più vasto di Cristo Re); questo criterio è raddoppiato da Marco (parla ai pagani, in quanto Gesù è re dei Giudei e dei pagani), ed è esaltato da Giovanni con la pienezza di 3x4 =12 titoli.
Nel Vangelo di Giovanni sulla parola Re c’è una maggiore tensione e questo titolo lo pone in contrapposizione a Cesare tre volte (come ho sottolineato).

Esaminiamo ora il "titulus" sulla croce:

Matteo: Questi è Gesù il re dei Giudei (27,37)
Marco: Il re dei Giudei (15,26)
Luca: Questi è il re dei Giudei (23,38)
Giovanni: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei (19,19)

Giovanni precisa un particolare da testimone oculare:

"Molti Giudei lessero questa iscrizione perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritto in ebraico, in latino e in greco." (Gv. 19,25)
(Il titulus in legno nella basilica di S. Croce in Gerusalemme di Roma, che la tradizione indica quale originale portato con la Santa Croce ed altre reliquie da S.Elena - madre dell’imperatore Costantino - risponde a tutti i requisiti dell’iscrizione di Giovanni.)

Per Giovanni, il Cristo è Re dell’intera creazione, infatti il "titulus" è scritto con le più importanti lingue del mondo allora conosciuto.
Il titolo sulla Croce è profezia della vittoria sulla morte dopo la discesa agli inferi con glorificazione dalla risurrezione, dell’ascensione e della seconda venuta nella gloria che sanciranno l’intronizzazione negli inferi, in cielo e in terra (3 regni x 4 titoli).
Trovo una conferma in San Paolo, nella lettera ai Filippesi (2,9-11) quando dice:

"Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al disopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre."

San Paolo anche qui ripete 3 volte la parola nome, 2 volte la parola Dio, 2 volte Gesù, 1 volta Cristo, 1 volta Signore e infine i 3 attributi - le corone che sono del Padre e che ha dato a Gesù - i regni: sotto terra, in terra ed in cielo.

Si possono vedere raggruppati a 4 titoli, per 3 volte, così:

Gesù, Dio, Nome, sotto terra;
Gesù, Dio, Nome, terra;
Cristo, Signore, Nome, cielo;
perciò, 3 x 4 = 12 attributo pieno della divinità.

Leggiamo quei segni del titolus:

Gesù Nazareno il Re dei Giudei

     

Fornisco due letture simili; la prima pone l’accento sulla Madre che stava sotto la Croce, come evidenzia Giovanni nel suo Vangelo, e l’altra sugli apostoli.

1) Da Gesù da dentro un germoglio dalla Croce uscì con la Madre che, nel cammino , del serpente sarà la perversità () a sbarrare nel mondo .

2) Da Gesù da casa gli apostoli agli stranieri dai confini uscirono con la parola (); del maligno la perversità () sbarreranno nel mondo .

1) Da Gesù da dentro un germoglio dalla Croce uscì con la Madre che, nel cammino, del serpente sarà la perversità a sbarrare nel mondo.

2) Da Gesù da casa gli apostoli agli stranieri dai confini uscirono con la parola; del maligno la perversità sbarreranno nel mondo.

Giovanni e la sua scuola usano con abilità la gimetria e con i giochi di numeri e parole hanno dimestichezza; si pensi ai 153 grossi pesci, al 666 della bestia, ai 144.000 dell’Apocalisse.
Vediamo il numero che si può associare al titolo sulla croce:

= ( = 70) + ( = 300) + ( = 6) + ( = 10)

386

= ( = 400) + ( = 200) + ( = 7) + ( = 50) + ( = 2)

659

= ( = 20) + ( = 30) + ( = 40) + ( = 5)

95

= ( = 5) + ( = 4) + ( = 6) + ( = 5) + ( = 10) + ( = 30)

60

Totale:

1200


Giovanni gli annette perciò una pienezza particolare perché il titolo sottende il numero 12x100=1200 ed ha preparato bene il tutto in quei versetti ripetendo 12 volte il titolo di re.
Questo 1200 equivale a:

"Questi è figlio di Dio"

 

= ( = 5) + ( = 7)

12

= ( = 300) + ( = 10)

310

= ( = 200) + ( = 2)

202

( = 600) + ( = 10) + ( = 5) + ( = 30) + ( = 1) + ( = 30)

676

Totale:

1200


Il messaggio è quindi:

Gesù Nazareno il Re dei Giudei: questi è figlio di Dio!

Dal fatto che, quando Pilato domandò a Gesù (Gv. 18,37) "... Dunque tu sei re? Rispose Gesù: Tu lo dici: Io sono re ... sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla Verità ...",

avendo Lui dichiarato che è re, ed avendo ammesso d’essere testimone della Verità, se ne deduce che Cesare, il re posto in antitesi a Gesù, di fatto, è figura dell’anticristo!

Interessante è questo numero, perché moltiplicato per i 120 che erano i discepoli della Chiesa nascente di Atti 2 (che sono corrispondenti ai componenti della Grande Congregazione cioè del sinedrio), si ha il 144.000 dell’Apocalisse che definisce la nuova Chiesa nell’interezza, infatti:

- "Poi udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: 144.000, segnati da ogni tribù d’Israele:
dalla tribù di Giuda 12.000;
dalla tribù di Ruben 12.000;
dalla tribù di Gad 12.000;
dalla tribù di Aser 12.000;
dalla tribù di Nèftali 12.000;
dalla tribù di Manàsse 12.000;
dalla tribù di Simeone 12.000;
dalla tribù di Levi 12.000;
dalla tribù di Issacar12.000;
dalla tribù di Zàbulon 12.000;
dalla tribù di Giuseppe 12.000;
dalla tribù di Beniamino 12.000;" (Ap. 7,4)

"Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme 144.000 persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo." (Ap. 14,1)

Nella Chiesa, i 120 (di At. 1,15) sono tutti "figli di Dio" rappresentato dal numero "1200", cioè 120 x 1.200 = 144.000.
Che questi sono segnati sulla fronte dal suo nome e il nome del Padre suo è una riprova, in quanto il numero 1200 sottende entrambi questi nomi:
Gesù Nazareno il Re dei Giudei: (il suo nome, del Figlio)
questi è figlio di Dio! (Dio è il nome del Padre)

IL 666 DELL'APOCALISSE
Giovanni, come ho fatto notare, aveva citato tre volte il titolo di Cesare; con ciò indicava una presenza demoniaca, un re incompleto, non avendo la pienezza regolare del titolo che comporta il numero 4.

19,12 - "... Se liberi costui non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re si mette contro Cesare."

19,15b -"Disse loro Pilato: Metterò in croce il vostro re? Risposero i sommi sacerdoti: non abbiamo altro re all’infuori di Cesare."

Nell’Apocalisse (che si rifà alla stessa scuola dell’autore del 4° Vangelo, e la tradizione dal II sec. d. C. con San Giustino, lo considera dello stesso autore, nelle varie visioni presenta il male in due livelli di raffigurazioni.
L’anticristo è collegato al secondo livello, mentre al primo troviamo il drago, la bestia.
Quelle visioni dell’Apocalisse si ricollegano a quelle dei Capitoli 7 ed 8 di Daniele, delle bestie, del montone, del capro e del Figlio dell’Uomo che erano entrate nell’immaginario collettivo ed avevano mosso tanti scritti di carattere apocalittico.

1a) Il drago
Drago = è l’angelo ribelle con tutti gli altri angeli che l’hanno seguito sulla terra; cioè: "tutti gli angeli (ribelli)".

L’Apocalisse, così lo descrive (Ap. 12,3 e Ap. 12,17s):

- "Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo (1/3, prepara il 666) delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra."

- "Allora il drago s’infuriò contro la donna e se n’andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare."

1b) La bestia o nel bestiale
Nella quale il male s’incarna il behamot , o con i segni dice:

"da dentro esce la morte ", oppure "abita nel mondo dei morti ."

Espressione del bestiale sono infatti il behamot, raab, il leviatano, personificazione del Nilo, le cui teste erano i sette rami del delta con cui sbocca o sboccava nel Mediterraneo; questi si trova in tutto ciò d’umano che tende al bestiale ed a quanto di tale istinto l’uomo voglia intellettualizzare e nobilitare, ma pur sempre ha quella tendenza ed estrazione.

Ap. 13,1-10 - "Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo ... simile a una pantera, con le zampe come quelle d’un orso e la bocca come quella del leone... Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita. ... fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio e bestemmie, con il potere d’agire per 42 mesi...(tre anni e mezzo) Le fu permesso di combattere contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. Lo adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto... nel libro dell’Agnello immolato. Chi ha orecchi ascolti... Colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada, di spada sia ucciso."

Vediamo di capire qualcosa di più su questa "grande bestia" di cui l’Apocalisse ci fornisce alcune tracce.
Abbiamo su questa bestia dall’Apocalisse due elementi:

A) La citazione dei 42 mesi.
Questo tempo di 42 mesi è profetico, in quanto sta ad indicare la durata convenzionale di persecuzione che Dio consente e si rifà alla durata di 3 anni e 6 mesi al tempo d’Elia (1Re 17,1) quando da Dio fu permessa la siccità ed il Vangelo di Luca la ricorda al 4,25.
Nell’Apocalisse quel riferimento dei 42 mesi si rifà, anche con le parole, come ho sottolineato, alla durata del regno d’Antioco Epifane che tenne in pugno Gerusalemme per 3,5 anni e che il profeta Daniele riporta:

"... proferirà insulti contro l’Altissimo e distruggerà i santi dell’Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo, più (due) tempi e la metà di un tempo." (Dn. 7,25)

Flavio Giuseppe in Guerra Giudaica su Antioco così scrive (17 Intr.):

"Racconterò come Antioco detto Epifane dopo aver espugnato Gerusalemme ed averla tenuta per tre anni e sei mesi (3x12 + 6 =42) fu espulso per opera dei figli di Asmodeo ..." (padre di Mattatia e nonno dei 5 Maccabei).

Antioco Epifane salì sul trono di Siria nel 176 a. C. e tentò d’ellenizzare l’ebraismo e minare le basi del monoteismo.
Arrivò perfino a nominare sommi sacerdoti grecizzanti, si che trascuravano il servizio nel Tempio per i giochi nei ginnasi che Antioco aveva fatto costruire a Gerusalemme.
Visto che non bastava, obbligò gli Ebrei ad abiurare, pena la morte; proibì la circoncisione nonché l’osservanza del sabato e concluse facendo sacrificare maiali nel Tempio.

Come raccontano i libri dei Maccabei ... il 15 di Casleu il re innalzò sull’altare un idolo ... (1Mac. 1,54):

Giuda Maccabeo con i suoi partigiani riuscì a liberare Gerusalemme, entrò nel Tempio, demolì l’altare profanato, ne costruì uno nuovo ed il 25 del mese di Casleu (dicembre) ebbe luogo la riedificazione (L’evento originò la festa della Hannukkah) ...

B) Un avviso
Chi ha orecchi ascolti: "Colui che deve andare in prigionia, andrà in prigionia; colui che deve essere ucciso di spada, di spada sia ucciso".

L’autore dell’Apocalisse sta citando Geremia al versetto 15,2.
Un segnale del genere Chi ha orecchi ascolti, indica che c’è del nascosto da investigare e da scrutare e, col metodo dei segni, strumento antico ritrovato, proverò fiducioso su questa scrittura che riporto:

"Se ti domanderanno - Dove andremo? - Dirai loro: Così dice il Signore.
Chi è destinato alla peste, alla peste, chi alla spada alla spada, chi alla fame, alla fame, chi alla schiavitù alla schiavitù." (Ger. 15,2)




(Se si guarda uno scritto in rabbino quadrato si noterà che nessuna lettera tende a superare verso l’alto il proprio rigo se non la lettera lamed; quindi, in questa c’è il senso d’andare oltre, di potente, fuori del normale, ma anche di voler prevaricare, d’innalzarsi).

Ecco allora che guardando le lettere escono le corna; queste sono le punte delle ebraiche, ma alcune di queste non sono vicino a titoli blasfemi.


Questa lettera ebraica , ha origine da una testa , con una energia sulla fronte (un diadema); è cioè come un Faraone col diadema del serpente ureo, che pare appunto un corno.

Spezzo ora quel versetto col metodo.

"E dal mondo fu ad uscire la retta esistenza ! Fu ad iniziare dalle acque un corpo . Si portò il primo serpente a stare in un vaso . Iniziò ad emettere un primo inviato . Si alzò il primo portato originato da una matrice , in un corpo completamente . Il primo serpente fu ad entrare in un vivente . Così per il mondo il primo essere ribelle () fu una calamità ; iniziò ad ardere in un corpo la potenza , ai viventi recò la croce , il serpente la morte recò , iniziò la luce alle menti/teste con la potenza a chiudere . In un corpo dentro il serpente si chiuse per moltiplicarsi () ed iniziare ad accendere (altri) corpi con la potenza del male ; dentro il serpente a Ra la casa portò . Iniziò principi potenti ad accendere ; della casa furono del Faraone/serpente schiavi ."
(Le acque di Ra erano un ramo del delta del Nilo; perciò è confermato che il Faraone fu la prima concreta incarnazione del male conosciuta dagli Ebrei.)

È in pratica il racconto della nascita d’un re del male primigenio, che esce dalle acque del Nilo, il primo dei potenti, un dio, il progenitore dei Faraoni, fondatore delle dinastie che replicano la personificazione del nemico: il riferimento alle acque di Ra è chiaro.
La citazione di Geremia nell’Apocalisse è contratta e si ferma a "per ucciderli" che si trova nel versetto successivo a quello che ho spezzato; ciò sta ad indicare che le teste con i titoli blasfemi si trovano anche in quel versetto:

"Io manderò contro di loro quattro specie di mali - parola del Signore -; la spada per ucciderli, i cani per sbranarli, gli uccelli dell’aria e le bestie selvatiche per divorarli e ucciderli." (Ger. 15,3)





Ecco che arriva la ‘bestia‘ il behamot .
Spezziamo anche questo versetto:

"Porta al vacillamento ( =