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DECRIPTARE LA BIBBIA...

 
NUMERI NEI VANGELI E NELL'APOCALISSE
ANNUNCI DEL MESSIA

di Alessandro Conti Puorger
per Edicolaweb


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NUMERI NEI VANGELI E NELL'APOCALISSE ANNUNCI DEL MESSIA »
LE GENEALOGIE »
SULLA RIVA DEL MARE IN FRONTIERA CONTRO IL MALE »

PESCARE 153 GROSSI PESCI
Con questo pensiero andiamo al Capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, quando dopo la risurrezione di Gesù, la scena si sposta sulle rive del mare di Galilea.
Qui Gesù incontra sette apostoli - con lui 8 in tutto - segno profetico dell'ottavo giorno escatologico e degli otto salvati dall’arca con a capo Noè (Noè i 3 figli e le 4 mogli), il cui nome in ebraico viene dal radicale "guidare"; perciò Gesù è lì a guidarli.

Seguiamo attentamente la descrizione che si riempie di pesci:

21,1 - "Dopo questi fatti, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade."

21,4a - "Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva" SPT ... (ebraico)

21,6 - "Allora disse loro: gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete. La gettarono non potevano tirarla su per la gran quantità di pesci."

21,7 - "Simone … si gettò in mare." Simone è Cefa, un cefalus, un pesce; il particolare di Pietro che si rovescia in mare serve per mettere in evidenza che anche questi è da contare tra i pesci. La lettera ebraica che indica rovesciare, per la gimatria dà il numero 100; cioè con Pietro è come se si rovesciassero in mare 100 pesci (anche in greco).

21,9 - "Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra e del pane.
Fuoco - Pesce fetta di pane ; S’PT nei geroglifici egiziani indica "pesce"; in questi c’è una pietra P, sopra un rettangolo lungo, S’, che è uno specchio d’acqua che riflette la luce, segno del fuoco con cui si cucineranno i pesci, e c’è il pane T ed il determinativo del geroglifico, un pesce.

21,11 - "Allora Simon Pietro salì sulla barca e trasse a terra la rete piena di 153 grossi pesci ..."
Con il Signore risorto lì presente non era certo il caso di perdere tempo e contare i pesci; è perciò da ritener che quel numero fosse voluto per sottendere qualche discorso a fini allora chiari, che a noi oggi sfuggono, ma che vogliamo ricercare.
È evidente che con quel numero 153 c’è la volontà di indicare qualcosa di particolare.
Poi non sono pesci normali sono "grossi" pesci e non sapremo mai se per grossi voleva usare la parola ebraica o , ma propendo per il secondo modo per due motivi, e precisamente perché al plurale fa e richiama alla mente il rendere proseliti una grande quantità di personaggi importanti "rabbini", sia perché fa venire alla mente anche la parola raab, mostro primigenio che abita nelle acque, figura col pescarlo, d’una vittoria escatologica.
Cioè si strappano schiavi appartenuti al nemico.

Per la gimatria =100 =50 =3 in ebraico e potrebbe dire leggendo le singole lettere: "versa gli apostoli in cammino ";

In effetti questo è il senso del successivo colloquio con Pietro, con la richiesta per ben tre volte di "Pasci le mie pecorelle" (Gv. 21,17) cioè d’andare in missione e fare il pastore, prima pescare poi pascolare, e i pesci sono uomini schiavi del nemico.

Si può fare anche un altro ragionamento: proviamo ad immaginare che quanto cercato non sia il significato di quel numero di 153, ma che questo numero sia quanto necessario da sommare per ottenere il risultato del numero complessivo di pesci in quella pagina di Vangelo che s’ottiene della seguente somma:

- Pietro, compie l’atto di buttarsi dalla barca, in altre parole anche lui è da considerare tra i pesci in quanto Cefalus (capo dei pesci), si rovesciò (in mare); per la gimatria ne sono entrati

=

100

- numero di volte nel racconto della parola pesce

=

5

- pesci pescati

=

153

Totale:

 

258


Associando i numeri alle lettere, secondo la gimatria 258 corrisponde a:

= "mangiare raab"

= (=2) + (=5) + (=200) + (=30) + (=20) + (=1) = 258

È da aprire una parentesi pensando alla geografia del Giordano, che è immissario ed emissario del lago di Tiberiade, e poi prosegue fino al Mar Morto, che non ha emissari.
Il Mar Morto ove i pesci non possono vivere rappresenta il regno del demonio, mentre il lago di Tiberiade quello di Dio.
Trovo una conferma (in "Le Dieci Parole" di Marc-Alain Ouaknin):

"Il lago di Tiberiade è il lago della vita perché accoglie il Giordano, si riempie della sua acqua e più giù, la lascia andare. Prende e dà. Al contrario, il mar Morto riceve il Giordano, prende la sua acqua ma non dà nulla."

Nell'Apocalisse, infatti, si dice:

Gv. 12,4 - "Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire..."

Gv. 12,5 - "Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro (il Messia) e il figlio fu rapito verso Dio."

Gv. 12,6 - "La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva un rifugio perché fosse nutrita per 1260 (3 anni e mezzo di 360 giorni) giorni."
Attorno al Mar Morto c’è il deserto di Giuda, il monte delle tentazioni di Gesù, la sede dei monaci Esseni e, poco prima dell’innesto del Giordano nel Mar Morto, il punto in cui fu battezzato Gesù e dove il Giordano s’aprì per lasciar passare l’arca con Giosuè.
(Per i 1260 giorni, 3 anni e mezzo, vedi i paragrafi successivi "Cristo Re e i 144.000" e "Il 666 dell'Apocalisse".)

Gv. 12,7 - "Scoppiò una guerra nel cielo, Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago ..."

Gv. 12,13 - "Ora quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio."

Gv. 12,17 - "Allora il drago s’infuriò contro la donna e se n’andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù. E si fermò sulla spiaggia del mare."

Sembra che così siamo su una buona strada!
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