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DECRIPTARE LA BIBBIA...

PARLANO LE LETTERE
di Alessandro Conti Puorger per Edicolaweb
parti precedenti:

LE LETTERE PARLANTI »
REGOLE DI LETTURA DEL CRIPTATO BIBLICO »
IL GRANDE GIOCO »
LE 22 SCHEDE DELLE LETTERE EBRAICHE »
CONCLUSIONI SUI DISEGNI DELLE LETTERE »
AI LIMITI DELLA CRIPTOGRAFIA
La crittografia è un termine composto da due parole greche:

- kryptos = occulto, nascosto, segreto,
- graphos = scrivere, segnare, disegnare;

quindi "scrivere e/o disegnare in modo segreto".

La criptografia è un ramo della criptologia ed è la scienza che fornisce strumenti atti a conservare nel segreto informazioni in modo che possa accedervi un ristretto numero di persone che ne conoscano la chiave di lettura.
Questa scienza ha trovato applicazioni sempre più ardite e complesse sui testi alfabetici sostituendo lettere con altre lettere o numeri con criteri prefissati, ma non si ha informazioni su come era possibile ottenere criptature di testi che fossero scritti con sistemi tipo geroglifici che pure dovevano essere possibili.
La criptografia si è indirizzata essenzialmente nella cifratura o crittazione effettuata tramite un apposito algoritmo detto cifrario che consente di passare dal testo cifrato - ciphertext - al testo in chiaro - plaintext.
Sugli "n" metodi operativi sempre più sofisticati per la criptatura di testi vi sono articoli e libri specifici che riportano l’aggiornamento fino al metodo n-1, in quanto ovviamente l’ennesimo è ancora segreto.
A titolo di curiosità per la ricerca che interessa, perché prossimi all’epoca d’estensione dei testi biblici, riporto solo quanto ho trovato su primi cenni di criptatura a partire dall’epoca più antica che attestano la tensione esistente sul produrre testi di doppio livello.
Il più antico metodo che si ricorda su testi alfabetici è attribuito da Plutarco già ai tempi di Licurgo - IX sec. a. C. - con la "scitala lacedemonica" (usata però in modo certo da Lisandro nel 400 a. C.).
Tale "scitala" era un bastone su cui si avvolgeva una striscia di cuoio e il testo si scriveva su colonne verticali leggibili solo dopo riavvolgimento su bastone dello stesso diametro.
Tra il 360 e il 390 a. C. Enea il tattico, generale della lega arcaica, in un trattato per la criptatura di testi, descrive un disco con fori corrispondenti alle lettere dell’alfabeto e un foro centrale; vi si passava un filo e leggendo le lettere corrispondenti ripercorrendo il filo alla rovescia si aveva il plaintext.
Risultano essere stati ideati da indiani e dagli ebrei codici cifrati per indiani ed ebrei per camuffare nomi propri.
Nel profeta Geremia ad es. si ricorre al metodo ATBASH per il nome di Babilonia.
Il metodo dei segni si può considerare un metodo di criptografia misto che usa figure e vocaboli.

a.contipuorger@tin.it

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