
HERA Miti - Civiltà scomparse - Misteri archeologici

HERA - n. 98 Marzo 2008
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EDITORIALE:

Cari lettori. Sono Gianfranco Pecoraro, il nuovo direttore della rivista "HERA". È più probabile tuttavia che voi mi conosciate come Giovanni Francesco Carpeoro, pseudonimo letterario che ho adoperato anche per collaborare con "HERA", sin dal primo articolo a fine 2006 su Franz Hartmann e sulla teosofia. Sempre con questo pseudonimo, a maggio 2006 sono stato da questa redazione intervistato in occasione della pubblicazione del mio libro "Il volo del Pellicano", e tale denominazione ho adoperato per curare, infine, la monografia del mese di agosto-settembre de "I Misteri di HERA" su "Arte e Alchimia".
Al di là della formale e burocratica presentazione, ho accettato la direzione di questa rivista nella convinzione che si possa parlare di misteri, di simbolismo e di esoterismo senza ricadere nell'enorme pozzanghera infestata di luoghi comuni, di santoni, redentori, maghi da strapazzo che, solo per sbarcare il lunario senza lavorare, ha purtroppo inquinato la ricerca appassionata di chi continua a sospettare che la nudità sotto il velo di Iside sia il vestito di qualcosa d'altro.
Ci proveremo insieme a non cadere in questa pozza malmostosa tentando contemporaneamente di evitare gli strali velenosi dei nuovi integralismi religiosi. Tuttavia, il vero pericolo dei nostri tempi sono loro, gli scientisti, più integralisti di ogni chiesa, quelli che disprezzano chi crede in qualcosa, considerandolo solo per questo superstizioso, un soggetto da irridere e da emarginare. Costoro in nome del loro presunto progresso vorrebbero vietarci tutto, di mangiare, di fumare, di bere, vorrebbero imporci per legge come dobbiamo vivere e cosa dobbiamo pensare. Sono, ripeto, il pericolo vero, credetemi: a suo tempo hanno espulso Einstein dall'università perché si era permesso di parlare di Dio, negli ultimi tempi hanno fatto chiudere il settore ricerche esoteriche della università di Princeton. Tutto questo mentre gozzovigliano con i politici, gestiscono i finanziamenti delle multinazionali e vanno in televisione a scomunicare chi non la pensa come loro, scrivendoci sopra libri che, superpubblicizzati, vendono centinaia di migliaia di copie. A costoro ricorderemo che Galileo sbarcava il lunario facendo oroscopi e che Newton era un seguace fervente dell'Alchimia.
Altrove riassumiamo i contenuti di questo numero, ma, in questa sede, vi devo proprio segnalare un articolo, cari amici del dubbio e della verità. Abbiamo infatti intervistato Francesco Saba Sardi in occasione della pubblicazione del suo libro "Il Natale ha 5000 anni". Si tratta della riedizione, ampiamente rimaneggiata, di un'opera editata una cinquantina d'anni fa, che fu messa all'indice dal Sant'Uffizio. Saba Sardi è un intellettuale scomodo, di quelli che il potere non gradisce perché costringono a pensare. Secondo me ciò che lui dissacra non è la fede, ma la prassi del potere di adoperare la religiosità come sistema di controllo e gestione degli individui e in questo è difficile non essere d'accordo. In realtà egli, raffinato critico di opere d'arte letterarie e non, traduttore da sei lingue dei più grandi classici e autore egli stesso di opere illuminanti scritte con un linguaggio geniale e spesso esso stesso "sacro", è accomunato a noi tutti da una fede che è amore, quella nel "bello", che ovviamente quasi mai è codificabile o codificato, tanto è vero che egli stesso lo ha cercato, nella sua forma di libertà, nella profondità delle più primitive popolazioni africane. Come tutti i grandi egli è fuori dal suo tempo, che contemporaneamente non è suo, e dal suo spazio, nel quale finge di essere senza permanervi, come Bach, che scriveva l'Aria sulla IV corda mentre gli altri musicisti del suo tempo scrivevano melodrammi o minuetti. Saba Sardi, forse ultraottantenne, forse no, dato che insiste vezzosamente a non confessare la sua età, recentemente insignito dal Presidente della Repubblica dell'onorificenza che lo colloca tra le più alte personalità della nostra letteratura, continua a cercare e ricercare con la freschezza e l'astuzia di un bambino: vorrebbe ancora stupirsi, trovarsi e nuovamente perdersi nella bellezza, ammesso che qualcosa o qualcuno, me compreso, riuscisse ancora a sorprenderlo.
Buona lettura


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