Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2005  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per prelevareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Hera
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

Registrati adesso
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

CERCANDO IL GRAAL...

 
DE L'INFINITO UNIVERSO E MONDI

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

Queste parole, scritte da Giordano Bruno nella sua opera "De l'Infinito Universo e mondi" (1584) ci parlano di una cosmologia che solo oggi la scienza sta rivelandoci essere la più plausibile forma di pensiero con cui avvicinarci al concetto di "universo":

"Uno dunque è il cielo, il spacio immenso, il seno, il continente universale, l'eterea regione per la quale il tutto discorre e si muove. Ivi innumerabili stelle, astri, globi, soli e terre sensibilmente si veggono, ed infiniti raggionevolmente si argumentano. L'universo immenso ed infinito è il composto che resulta da tal spacio e tanti compresi corpi."

E ne "La Cena delle Ceneri" (1584), Bruno scrisse:

"...siamo promossi a scoprire l'infinito effetto dell'infinita causa, il vero e vivo vestigio de l'infinito vigore."

E più sotto:

"Ed abbiamo dottrina di non cercarla divinità rimossa da noi, se l'abbiamo appresso, anzi di dentro, più che noi medesimi siamo dentro a noi."

Per questi motivi, altri abitatori di altri mondi non dovranno cercare in noi la divinità ma in essi stessi, poiché, se prendiamo per esempio degli ipotetici seleniti, "non più la Luna è in cielo a noi, che noi alla Luna".

Quando, nel 1632, Galileo Galilei scrisse il "Dialogo dei massimi sistemi", egli non fece che parafrasare Bruno, almeno in questi concetti. Galileo, infatti, leggeva il filosofo nolano ma, per ovvi motivi di prudenza che Galileo volle sempre assicurata e privo dell'arditezza bruniana, il grande astronomo si guardò bene dal citare lo stesso Bruno.
Per altri aspetti possiamo considerare Giordano Bruno quasi "veggente" nella sua speculazione. Prendiamo, ad esempio, l'argomento del "concetto antropico", per cui l'universo deve intendersi sulla base di costrutti che partono dall'uomo in quanto essere fondamentale e centrale nei vari sistemi cosmici. Noi non siamo affatto al centro del cosmo, e questo Bruno lo affermerà più volte in vari scritti. Le stesse distanze fra i vari corpi celesti, che sono misurabili e pertanto "finite", sono, in un certo senso, la garanzia dell'esistenza di esseri in grado di interrogarsi sulla natura infinita dell'universo.
Giulio Giorello, docente di filosofia della scienza presso l'Università degli Studi di Milano, descrive così, su "Scienze Dossier", n. 8, alcuni concetti bruniani:

"Agli occhi del viaggiatore che si allontana dalla terra per prendere (provvisoria) posizione sulla superficie lunare diventano sempre più sfumati i dettagli del paesaggio terrestre: fiumi, foreste, campagne, città tutte si confondono. Forse, le uniche differenze sensibili restano allora quelle dovute al diverso modo in cui grandi montagne e grandi pianure della Terra riflettono la luce del Sole, sicché per chi guarda dalla Luna la Terra appare a macchie come noi dalla Terra scorgiamo il disco lunare. Bruno fornisce una spiegazione delle macchie lunari come fenomeni ottici, in linea con i punti di vista alternativi a quelli della concezione peripatetica. Una spiegazione, questa, cui idealmente si affiancheranno all'inizio del XVII secolo quelle di Keplero e di Galileo."

Interessante notare come grandi nomi, fondamentali pilastri del sapere scientifico, abbiano in fondo soltanto "elaborato" concetti filosofici a cui è in grado di giungere lo spirito speculante.
C'è un passo memorabile del "De l'Infinito universo et mondi", giustamente ricordato dal Giorello nell'articolo suddetto, in cui Giordano Bruno precisa che: "Piccolissimo errore nel principio causa massima differenza e discrime de errore in fine; uno e semplice inconveniente a poco a poco se moltiplica ramificandosi in infiniti altri, come da piccola radice machine grandi e rami innumerabili".

La scienza, oggi, sa di cosa parlava Bruno. Parlava di "sistemi" e di "condizioni iniziali", di quei "dettagli" in cui si potrebbe nascondere Dio. Resta, è vero, il grande interrogativo della ragione ultima del "fiat Lux" originario, che potrebbe essere inteso come un'emanazione epistemologica del soggetto conoscente ed indefinibile oppure una manifestazione deontologica supernaturale. Ma, per citare ancora Giorello:

"...se anche si assume quest'ultimo punto di vista e contemporaneamente si ammette non solo una pluralità di mondi, ma una vera e propria pluralità di universi (tanti quanti ogni variazione concepibile, dunque infiniti), si scopre che non si dà alcun privilegio al fatto che noi, osservatori intelligenti, compariamo a un certo punto dell'evoluzione di un particolare universo. Come dice il cosmologo Dennis Sciama, 'non abbiamo una particolare importanza nello schema delle cose, ed è solo la nostra identità personale che agisce come effetto di selezione'. Resta un bel compito per il filosofo: lavorare pazientemente su questa 'identità'. Ben lo sapeva Giordano Bruno: il suo universo senza limite e orizzonte, senza le 'fantastiche muraglie' delle sfere celesti, sembrava solo caos e confusione per chi credeva che la Provvidenza divina avesse collocato ogni cosa al proprio posto - ma 'quel bell'ordine e scala di natura è un gentil sogno ed una baia di vecchie rimbambite'."

Tanti universi quanti ogni variazione concepibile... Un pensiero, una speculazione personale che scopro essere parte di ben più autorevoli spiriti pensanti. Ne ho parlato in "Perché credo in Babbo Natale" ed ora pare che filosofia e scienza possano convergere anche in questo ardito sogno. Non sarà un "eroico furore", certo; ma forse, per qualcuno ancora oggi, degno dei roghi della più marcata derisione.

Fonti:
- "L'infinito in Giordano Bruno" di Giulio Giorello - "Le scienze-dossier", N░ 8 - estate 2001


									

vai alla visualizzazione stampabile   invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home       aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2005 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]  Tutti gli articoli di
  CERCANDO IL GRAAL...
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
I MISTERI DI HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

La civiltà di Marte - Gianni Viola

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb