
CERCANDO IL GRAAL...

VISITATORI OLTRE IL TEMPO
di Antonio Bruno per Edicolaweb

Cosa possiamo escludere delle tante voci ed ipotesi che corrono sull'intervento, più o meno diretto, di esseri extraterrestri estremamente evoluti nella nostra remota antichità?

O meglio: cosa di tali ipotesi possiamo accettare, pur tenendoci sempre ben ancorati ad un atteggiamento il più possibile lucido ed obiettivo?
I testi sacri di tutti i più grandi sistemi religiosi sembrano accennare, a volte anche marcatamente, a questa idea.
Limitiamoci, in questa sede, alla Sacra Bibbia.
Se la leggiamo attentamente non possiamo non accorgerci che essa riporta costanti episodi e riferimenti relativi al tema dei "visitatori dal cielo", a prescindere da come essi venissero concepiti o descritti.
I riferimenti all'intervento di esseri alieni sul nostro pianeta non sembrano affatto rari. Le citazioni relative ad angeli, messaggeri, dei discesi da carri di fuoco, ecc., sono centinaia; in esse non si nominano mai veicoli dotati di una qualche struttura alare bensì, solamente, una generica provenienza celeste.
Ma i fenomeni anomali descritti dalla Bibbia non si limitano a parlare di visite dal cielo di cui gli uomini sono stati testimoni; troviamo, infatti, una grande abbondanza di racconti relativi a vari personaggi le cui esperienze potrebbero tentarci all'interpretazione fantasiosa ma per noi non del tutto implausibile di veri e propri viaggi spaziali.
Faccio un esempio fra i più interessanti.
Ecco cosa riporta il "Libro dei Re":

«Mentre passavano, Elia disse ad Eliseo:
- Domanda che cosa io debba fare per te prima che sia rapito e separato da te.
Eliseo rispose:
- Due terzi del tuo spirito diventino miei.
Quegli soggiunse:
- Sei stato esigente nel domandare. Tuttavia, se mi vedrai quando sarò rapito lontano da te, ciò ti sarà concesso; in caso contrario non ti sarà concesso.
Mentre proseguivano il cammino immersi nella conversazione, all'improvviso un "carro di fuoco e cavalli di fuoco" s'interposero fra essi ed Elia salì in un turbine verso il cielo.
Eliseo guardava e gridava:
- Padre mio, padre mio, cocchio d'Israele e suo cocchiere!
E non lo vide più. Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.»

Ma veniamo a Mosè, definito da alcuni studiosi uno dei personaggi più enigmatici della Bibbia. C'è chi si domanda se Mosè fu una vittima della radioattività...

Dal 2° libro di Mosè, "L'Esodo", capitolo 3°, versetti dal 2 al 5, leggiamo testualmente:

«L'angelo del signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo ad un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva nel fuoco ma quel roveto non si consumava.
Allora Mosè disse:
- Voglio avvicinarmi e vedere questo grande spettacolo. Perché il roveto non brucia...?
E il Signore gli disse:
- Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è terra santa!
Allora Mosè ebbe paura di guardare il Signore.»

Nel capitolo 19, versetti dal 9 al 25, troviamo:

«Il Signore disse a Mosè:
- Ecco, io sto per venire verso di te in una densa nube, perché il popolo senta quando io parlerò con te e credano sempre anche a te. Va' dal popolo e purificalo oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sinai alla vista di tutto il popolo: Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: "Guardatevi dal salire sul monte o dal toccare le falde. Chiunque toccherà il monte sarà messo a morte".
Appunto al terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni, lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di tromba: tutto il popolo che era nell'accampamento fu scosso da tremore, perché il Signore era sceso sul monte in mezzo al fuoco.»

Come abbiamo visto, il Signore desiderò, anzi ordinò, di attendere tre giorni prima di effettuare la sua spettacolare apparizione sul monte.
Perché? Perché volle categoricamente impedire che qualcuno si avvicinasse ad esso? Temeva dei pericoli per quegli uomini tanto "primitivi" che non potevano certo capire una qualche forma di "energia" o di tecnologia?
Più avanti nel racconto biblico, nel capitolo 20, versetti dal 18 al 22, leggiamo:

«Tutto il popolo percepiva i tuoni e i lampi, il suono del corno ed il monte fumante. Il popolo vide, fu preso da tremore e si tenne lontano... Il Signore disse a Mosè:
- Dirai al popolo d'Israele: "Avete visto che vi ho parlato dal cielo!"»

Si direbbe che il Signore avesse avuto un gran desiderio di dimostrare al popolo la sua estraneità alla dimensione materiale.
Proseguendo la nostra lettura, vediamo, nel capitolo 24, versetti dal 15 al 18, che:

«Mosè salì dunque sul monte e la nube coprì il monte. La Gloria del Signore venne a dimorare sul monte Sinai... La Gloria del Signore appariva agli occhi degli Israeliti come fuoco divorante sulla cima della montagna.»

Facciamo, a questo punto, un'osservazione inevitabile quanto interessante: sempre qualcosa di infuocato, di splendente che, abbassandosi, atterra sulla cima di un monte...!

Ecco cosa troviamo nel capitolo 33, versetti dal 20 al 23. Nel prosieguo del colloquio fra Dio e Mosè, questi gli domanda appassionatamente di "mostrargli la Gloria":

«Il Signore, allora, rispose:
- Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo.
Poi, il Signore aggiunse:
- Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere.»

Perché questa netta ingiunzione? Cosa dobbiamo intendere con "volto"? Forse una sorta di emissione energetica letale...?

Capitolo 34, versetti dal 28 al 30:

«Quando Mosè scese dal monte Sinai non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui, ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a lui.
Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso.»

A questo punto, sono ben conscio delle varie possibilità interpretative dei passaggi biblici che ho citato, soprattutto tenendo conto di quello che potremmo definire un "linguaggio simbolico dell'esperienza mistica" proprio dei codici esplicativi delle Sacre Scritture. Però, non ritengo saggio trascurare un altro genere di considerazione che possiamo fare alla luce delle nostre attuali conoscenze tecnologiche, un tipo di interrogativo che, da tempo, si sono posti molti studiosi: come ci esprimeremmo, noi, se trovassimo nell'eventualità di descrivere apparati tecnologici, magari nucleari o comunque riguardanti fonti di energia di natura estremamente sofisticata, nel linguaggio che usava la gente di una popolazione nomade del Medio Oriente di svariate migliaia di anni fa?
Come avremmo descritto la pericolosità derivante dall'incauto avvicinamento di persone totalmente inesperte a questa sorta di apparati circondati, ipoteticamente, da forze di campo o onde energetiche che possono solo "sovrapporsi" alla realtà materiale, ma mai interferire con essa, pena grandi danni...?
E se, in qualche modo, quei perentori divieti fossero anche una sorta di "protezione" per gli ipotetici esseri che si stavano manifestando?
Voglio dire: immaginiamo, per un momento, di essere viaggiatori del futuro che, per qualche motivo, hanno deciso di tornare indietro nel tempo in un'epoca remota. Quale sarebbe l'assoluta necessità, direi la primaria istanza da rispettare onde non mettere in pericolo la propria stessa esistenza...?
NON INTERFERIRE...
I perentori divieti ricevuti da Mosè, allora, potrebbero assumere un significato del tutto particolare...


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