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CERCANDO IL GRAAL...

 
VITA SU MARTE

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

Ho rivisto, l'altra sera, il film "Mission to Mars", di Brian De Palma il cui slogan è: "Per secoli abbiamo cercato l'origine della vita sulla Terra... Abbiamo cercato sul pianeta sbagliato."

Questo postulato è l'unica cosa degna di particolare attenzione nel film. A parte il finale, di cui parlerò fra poco, il film ripropone i soliti, melensi, cliché "made in USA": famigliole felici, mogli adoranti, lacrimucce a buon mercato e bandiere, bandierine e bandierone a stelle e strisce un po' dappertutto...
Avete mai notato come, nei film americani, ricorra spesso la parola "fierezza" con tutti i suoi derivati...? Lei dice a lui: "Sono fiera di te...!" e lo sbaciucchia; lui dice a lei: "Sii fiera di te stessa...!" e la strapazza di coccole o sguardi alla John Waine; il bimbo dice al papà che torna a casa dall'ufficio: "Sono fiero di te...!" e gli salta in braccio sporcandogli la camicia di burro d'arachidi... Insomma, sono tutti "fieri" di qualcosa...! Sarà... forse, freudianamente, gli americani cercano nel cinema un riscatto da una realtà di cui essere molto meno fieri...!
Ma non divaghiamo...
Il finale del film "Mission to Mars" è, al contrario dei precedenti 100 minuti, molto intrigante, suggestivo e... probabile... a mio parere. C'è un bellissimo essere, rappresentante dell'antichissima civiltà che viveva su Marte, il quale, attraverso un magnifico ologramma, mostra agli astronauti terrestri la sciagura che investì il suo popolo ed il pianeta in un remoto passato: una meteora gigantesca spazzò da Marte ogni speranza di vita e centinaia di navicelle spaziali portarono i superstiti lontano, nello spazio profondo. Ma, prima, i marziani "spedirono" un prezioso dono alla Terra, il vicino ed allora primitivo pianeta azzurro: un "pacchetto genetico" che avrebbe, di fatto, "ingravidato" il nostro pianeta innestando il meraviglioso spettacolo della vita e delle sue multiformi manifestazioni.
Il professor Igor Mitrofanov, capo del Laboratorio di esplorazione Spaziale russa dell'Accademia delle Scienze, ha affermato recentemente:
"Le ricerche hanno dimostrato che circa il 50% della superficie di Marte è ricoperta alle alte longitudini (cioè vicino ai poli) da acqua congelata. Questa è un'altra prova che la vita esisteva lì in un certo momento".
"L'esplorazione rivelerà l'esistenza, se non di forme di vita, almeno della loro esistenza nel passato"', dice lo scienziato.
Il ghiaccio indica, secondo Mitrofanov, che Marte aveva anticamente un clima caldo e umido e adatto agli organismi viventi. "'Marte e la terra erano simili in tempi lontani, ma Marte perse la sua atmosfera in una catastrofe. Quindi le condizioni per l'emergenza della vita erano (inizialmente) le stesse su Marte e la Terra".
L'ipotesi che, su Marte, ci sia stata una civiltà in tempi molto remoti, per il calendario terrestre, non è nuova né è tuttora possibile smantellarla. Anzi, pare che molti dati significativi che ci provengono dalle missioni esplorative e dalle osservazioni ed analisi spaziali riguardanti il "pianeta rosso" propendano per questa conclusione.
Se il famoso astronomo Carl Sagan ipotizzava cause climatiche all'avvicendarsi di lunghi periodi di "vitalità" marziana con altri di "desertificazione" a causa della precessione del pianeta e della conseguente alternanza di ere glaciali, c'è chi trova nei cristalli la prova della remota vita di Marte. Si tratta di cristalli individuati in un meteorite marziano i quali, secondo gli scienziati, possono essersi creati solo in base alla presenza di microbi.
Kathie Thomas-Keprta, un'astrobiologa del "Johnson Space Center di Houston" e prima autrice dello studio pubblicato oggi nei "Proceedings of the National Academy of Sciences", ha dichiarato recentemente:
"Sono convinta che sia la prova della presenza di antiche forme di vita su Marte. - aggiungendo - Se c'era un tempo, dovrebbe esistere anche oggi".
Alcuni scienziati, però, come Ralph P. Harvey, un geologo che ha studiato il meteorite in questione, non concordano con la dottoressa Thomas-Keprta e sottolineano il fatto che la magnetite cristallizzata trovata sul meteorite marziano è molto più cospicua della piccola quantità presa in considerazione dai sostenitori della vita su Marte e, su tale quantità, non c'è traccia di microbi. Resta pur sempre il fatto che i microbi, su alcuni cristalli, "si sono trovati" e che, per essi, non esista miglior spiegazione che quella biologica.
Le varie missioni "Mars" , nonostante i non rari problemi, incidenti ed insuccessi, hanno comunque prodotto notevole materiale fotografico e di rilevamento a conferma di una diffusa ed addirittura impetuosa presenza di acqua sul pianeta rosso, una presenza passata ma anche, con molta probabilità, attuale.
Per quanto riguarda la missione "Mars Global Surveyor" sappiamo che (per quanto ci informa un comunicato di Televideo-RAI del 28 maggio 1998):
"Ha scoperto una nuova serie di elementi di natura geologica e topografica che spingono gli scienziati NASA a rafforzarsi nella convinzione che grandi quantità di acqua siano esistite sul pianeta Marte e che questo abbia reso possibile l'esistenza della vita".
La missione Mars Global Surveyor ci ha fornito delle notizie straordinarie, rilevando le tracce di acqua allo stato liquido sul fondo di alcuni canyon posti nella parte centrale della Valles Marineris. La notizia (riportata dai quotidiani del 22 giugno 2000) riferisce di materiale stagnante e di fessure, da cui filtra acqua salmastra (1).
In pratica, su 65 mila immagini provenienti dalla Mars Global Surveyor, in 250 casi sono presenti "sorgenti" di acqua liquida che si aprono sempre lungo pareti molto scoscese e friabili, ad una profondità massima di 200-500 metri. In relazione alle varie strutture topografiche di Marte, queste sorgenti sono presenti per metà dei casi nei bordi interni di crateri da impatto (ad esempio Newton, Hale, Maunder e Babe), per poco meno di un terzo nell'ambito dei terreni caotici, per un quinto all'interno delle valli (dunque dei fiumi). Oltre il 90 per cento delle strutture acquifere rilevate si trova nell'emisfero meridionale, a latitudini mai inferiori a 30° (2).
Fra i molti esempi di sorgenti marziane citiamo quelle osservate all'interno del Nirgal Vallis, un antico fiume lungo 511 chilometri (posto a Sud della Valles Marineris) dove sono stati contati ben 14 canali d'acqua. Si tratta di sottili canali che partono alla stessa altezza e terminano con depositi che si aprono a ventaglio. Finora essi rappresentano i depositi di acqua più vicini all'equatore. Una conferma che si tratterebbe di fenomeni molto recenti è data dalla circostanza secondo la quale "i depositi sembrano sovrapporsi alle dune di sabbia che stanno alla base; poiché le dune dovrebbero essere continuamente rinnovate dai venti, è presumibile che i depositi siano giovanissimi" (3).
Il Dao Vallis, un fiume di 667 chilometri, è tributario del grande mare interno Hellas (circa 2 milioni di kmq). Le sorgenti d'acqua osservate in relazione al Dao Vallis sono state registrate nel tratto di fiume posto sulle pendici dell'Hadriaca Patera, uno dei pochi rari vulcani dell'emisfero meridionale di Marte e si tratta dell'unico finora osservato fenomeno idrologico posto in relazione con un qualche tipo di attività vulcanica.
Sorgenti d'acqua sono state osservate accanto alla depressione Cavi Novi (70°S-355.7°W) e rappresenta la zone di rilevazione più meridionale, posta entro il circolo polare sud di Marte, nella regione di Promethei Terra; all'interno dell'immenso cratere Newton (diametro di 287 km) nella regione di Terra Sirenum, poste a 41.9°S e 159.8°W sono stati osservati fenomeni idrologici molto recenti. Come è riferito in un servizio giornalistico molto dettagliato (4) si tratta di "una miriade di canali di deflusso: l'acqua che li ha prodotti ha dilavato la polvere superficiale, rendendo visibile il terreno scuro sottostante. Questo fatto, caratteristico di gran parte delle sorgenti marziane, è molto importante. Dimostra che il terreno è stato modificato molto di recente: è noto infatti che bastano pochi mesi perché la polvere marziana si ridepositi su una superficie scoperta".
Altre sorgenti idrologiche sono state osservate nelle regioni di Gorgonum Chaos, Noachis Terra e del Polo Nord.

Insomma, ci troviamo di fronte a sorgenti, canali, fiumi e depositi d'acqua che mi sembrerebbe piuttosto strano fossero un fenomeno a sé stante non associato alla vita, visto che, se è vero che in tutto l'universo c'è un identico "pacchetto" di leggi biologiche, "acqua", da sempre, vuol dire "vita". Resta da capire a che livello essa si trovi, su Marte: se c'è stata, se c'è o se ci sarà...
Comunque, la tentazione di pensare a noi come a discendenti degli antichi abitatori del sempre meno misterioso ed a noi già un po' caro pianeta rosso è molto forte, almeno per me. È una sensazione che, a prescindere da tutte le considerazioni scientifiche e razionali, fa parte di quella sfera "dell'intuizione" che ritengo ben poco fallace ed apportatrice invece, per tutti noi, di straordinarie informazioni. Basta non chiudere le nostre orecchie alla sua voce. Nonostante tutto.

Note:
1. Comunicato di Televideo RAI del 21 giugno 2000, Tracce di acqua su Marte, secondo scienziati NASA.
2. Cesare Guaita, Acqua su Marte: tutta la verità, su Nuovo Orione, n.102, novembre 2000.
3. idem.
4. Vincenzo Orofino, Acqua su Marte, su Astronomia, n.212, agosto-settembre 2000. (fonte: Acqua su Marte nel sito del dott. Gianni Viola).


									

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