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CERCANDO IL GRAAL...

SCIENZA E FEDE OLTRE LO SCIENTISMO
di Antonio Bruno per Edicolaweb
Il primo, insuperabile limite della scienza che gli "scientisti" dovrebbero tener presente è che essa è sottoposta alle potenzialità cognitive di ciascuna epoca. E, se la storia è maestra, ricordare sempre la pluridimostrata fallibilità del sapere occamico e di una razionalità radicalmente empirico-materialista.

I campi di studio ed indagine della scienza non possono essere infiniti ma spesso gli "scientisti" vorrebbero avere la parola risolutiva dei problemi dell'Infinito, dei grandi "perché" universali.
Occam, in fondo, era un uomo onesto perché, lungi dal voler elevare la scienza sperimentale ad una sorta di passpartout del sapere e della cultura, le designò ambiti e limiti ben precisi, ambiti che gli "scientisti" travisano spesso come segno d'élite.
È pur vero che, con l'arrivo di Einstein, il concetto di un procedere unicamente occamico-scientista della ricerca fu praticamente superato, soprattutto mentalmente, riguardo al sistema di costruzione della scienza, "ma purtroppo esso era stato sostanzialmente ed ampiamente accettato dalla comunità scientifica nel contesto della società industriale, poiché scienza e tecnologia sembravano dare una potenza ed un progresso inarrestabile all'uomo." (Paolo Manzelli).
Nella società del Terzo Millennio, affidarsi ad una scienza ancora troppo inquinata di "scientismo" pre-einsteiniano sarebbe un grave errore che, più che connotarsi come un arresto del progresso, potrebbe addirittura relegarci per inutili decenni in una sostanziale regressione intellettuale.
Ciò che ne esce intatto, se non rinforzato, è il ricorso alla "fede" della mente pensante, non già come vorrebbero i più grossolani detrattori, ovvero come ultimo rifugio dell'impotenza cognitiva, ma come complemento insostituibile dell'intero complesso cogitante denominato "essere umano".
Per citare ancora Paolo Manzelli, "Ritengo che anche in modo del tutto indipendente da ciò che è od è stata la religione (qualsiasi essa sia), e pur ammettendo che la scienza potrà passare in futuro da una metodologia analitica limitata a modelli riduzionisti del pensiero, per aprirsi a sistemi cognitivi in grado di capire la evoluzione della natura e persino darle un nuovo corso di sviluppo decretato dal libero arbitrio dell'uomo, sono certo del fatto che il ricorso alla fede sarà comunque ineliminabile."
E ancora: "L'atto di fede sarà quindi sempre correlato al dubbio esistenziale; l'essere uomo oggi come domani non potrà non riconoscere il fatto di non essersi creato da solo."

Ma diamo anche un breve sguardo all'aspetto filosofico della questione.
Allora ci domandiamo: può, qualcosa che è "nella" mente rappresentare e comprendere con esattezza ciò che sta "fuori" dalla mente?
L'interrogativo fu ritenuto da Kant addirittura vitale e angustiò, prima di lui, lo stesso Cartesio.
Ma cosa può esserci, nell'intenzione umana, che metta in relazione corretta il pensiero e l'essere, la mente e l'universo?
Nell'angustia che provoca quest'interrogativo è stato coinvolta anche la nostra ricerca della verità. E ci troviamo disorientati se pensiamo al precedente solco fra conoscibile e conosciuto; così ognuno cerca, per così dire, la soluzione a sé più consona, anche quella del recupero di una mentalità "scientista" di stile occamico, mettendo la scienza su un gradino superiore sia della Fede che della Filosofia.
Da ciò può nascere una sequela inquietante di errori che condizionano l'intera società occidentale nonché il progresso del suo sapere, pericoli dai quali, pur rifacendosi a sistemi "irrazionali" di conoscenza, sono immuni i pensatori buddisti o di altre trascendentalità tipiche dell'Oriente (non a caso le maggiori eredi del Sapere antico bastato su processi mentali ben diversi da quello occidentale).

A mio parere, il vero progresso della scienza e della conoscenza, quello che sta alla nostra porta e che preme fortemente sulla maniglia per entrare nel mondo del Terzo Millennio, è l'equilibrato e giusto recupero di quell'iniezione vitale che è la "trascendenza", frutto anch'essa di una più evoluta "fede", rispettosa delle esigenze sperimentali ma intransigente rispetto all'eterno tentativo di afferrare e meglio comprendere quello che sta "all'esterno della mente".
Per trasformare questa intenzione da utopia in realtà continuamente stimolante e produttiva di vera scienza, non esiste che una sola, decisa strada: il superamento dell'ambizione orgogliosa puramente "scientista" e "materialista" per convertire questa nostra antropocentrica illusione in un vero è dignitoso percorso di conoscenza.

Ci piace concludere questo intervento con le parole di Vittorio Possenti, dell'Università di Venezia: "Con l'immenso dispiegamento della causalità mondana (cause seconde) offerto dalla scienza-tecnica, l'uomo fatica a riportare alla causa prima onnipervadente il divenire e attribuisce a sé un alto potere: e ciò può condurre a una specifica secolarizzazione che chiameremmo secolarizzazione per oblio della causa prima."


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