
CERCANDO IL GRAAL...

L'INDESCRIVIBILE SCINTILLA
di Antonio Bruno per Edicolaweb
Proviamo a considerare la seguente equazione filosofica: "Intelligenza sta a progresso come sviluppo sta a tecnologia".

A me sembra che, per affrontare quest'equazione postulante su cui si basa gran parte delle certezze della scienza ortodossa, dovremmo prenderci la briga di considerare più attentamente i fattori "progresso" e "tecnologia".
Che significa "progresso"? E, soprattutto, la "tecnologia" è l'ineluttabile direzione verso cui le civiltà intelligenti finalizzano tutta la loro storia?
I fisici teorici ci parlano di una "freccia del tempo" e si sforzano di capire se essa sia percorribile o meno in entrambe le direzioni in cui è possibile percorrere un'asse.
A prescindere dall'imponderabilità dell'esistenza effettiva di questa "freccia", domandiamoci questo: esiste forse anche una "freccia dello sviluppo"...?
In altre parole, se il tempo non dovesse potersi svolgere che dal passato al futuro, è altrettanto possibile che lo sviluppo dell'intelligenza debba condurre, inevitabilmente, verso la "tecnologia"?
A queste domande io rispondo un fermo e convinto NO!

Non esistono né "frecce dello sviluppo" né "frecce del tempo".
E lasciando ad altri studiosi il compito di approfondire il problema dello spazio-tempo, a me preme qui sottolineare che l'universo, nella sua inimmaginabile "grandezza", è un qualcosa per cui tutto è opzionale, tutto può avvenire, come il contrario di tutto.
Mi rendo conto che quest'affermazione scuote più di un terremoto del settimo grado della scala Richter l'edificio della scienza positivista, ma occorre avere il coraggio di ammettere che questo edificio, per quanto utile al momento per coprirci la testa nei giorni di pioggia, è da ricostruire fin quasi nelle fondamenta.
È un edificio che sorge in una città di ombre, su una terra di paura. Ma la paura si vince con il coraggio ed ammettere che dobbiamo ricominciare a costruire l'edificio della nostra conoscenza imponendoci il dovere di uscire fuori, allo scoperto e, guardare VERAMENTE, cosa si celi fra tutte quelle ombre, diventa una imprescindibile necessità per cominciare ad inseguire il vero "progresso" e non una parodia di esso.

Tornando "là fuori", ovvero nell'Universo che forse non è che uno degli infiniti universi che esistono nell'incomprensibile Tutto, per comprendere che tipo di intelligenza potrebbe abitarlo, supportando vite in via di sviluppo, dobbiamo scendere nell'anima stessa, nella sostanza del concetto di "intelligenza".
Non è però possibile, in questa sede, affrontare un tema così importante senza dilungarci in modo eccessivo e, soprattutto, entrando negli ambiti della filosofia che qui poco ci competono.
Cercare di capire e di definire l'indescrivibile scintilla che si fa spazio attraverso le sinapsi del cervello iniziando a generare fenomeni come curiosità, apprendimento, riflessione, ecc.... è estremamente impegnativo.
Però possiamo prendere atto, almeno, che "qualcosa" di logico, di lapalissianamente doveroso per l'umiltà del vero ricercatore, dovrebbe affacciarsi alla nostra mente sotto forma di dubbio bruciante: noi, uomini del pianeta Terra, abbiamo seguito l'unico possibile sviluppo a cui può condurre il progresso dell'intelligenza?
Siamo qui tormentati da guerre, ingiustizie sociali e dominati da tecnologie palliative più che da quelle indispensabili perché altro non poteva accadere...?
E ancora, in tutti i pianeti dell'Universo, ad un certo punto, ci si troverà dapprima tutti seduti davanti ad una scatola quadrata che trasmette quiz e poi a sviluppare le cosiddette "intelligenze artificiali" per sopperire fino a "soppiantare" l'intelligenza madre...?
Ancora una volta, la mia risposta è un fermo e sicuro NO!

Io credo che l'intelligenza, come la vita biologica, si manifesti nell'universo in innumerevoli forme. Come la vita biologica avrà delle leggi di base ma consente sicuramente un amplissimo ventaglio di manifestazioni, di opzioni, di "sviluppi". Alcuni più fortunati, altri meno.
Credo, inoltre, che l'intelligenza consenta conquiste di sapere molteplici e che esistano molteplici "saperi".
Può benissimo essere che esistano pianeti in cui si siano sviluppate energie mentali e forme di dominio o di controllo della realtà del tutto diverse dalla nostra tecnologia.
Vista l'aleatorietà del nostro spazio-tempo, visto che non esistono, in realtà, "frecce" di alcun tipo, l'intelligenza, quest'anarchica madre di tutti noi che permea l'Universo stesso, può permettersi ciò che vuole e regalare ai suoi possessori infiniti tipi di sviluppo.

Per queste ragioni, essenzialmente, io credo che non si possa pretendere affatto di giudicare se esseri intelligenti di altri pianeti e galassie possano o meno giungere fino a noi misurandoli con il metro del nostro sviluppo intelligente.
Non possiamo avere l'arroganza di pretendere che tutto l'Universo si adegui alla scienza del pianeta Terra, alla sua opzione di sviluppo intelligente.
Come nei romanzi della più ardita fantascienza, possono esistere civiltà intelligenti che possiedono il modo di superare i limiti della nostra Fisica; forse esseri che viaggiano iperdimensionalmente, o con la forza del pensiero e quello che giunge fino a noi è solo una sorta di proiezione del loro pensiero.

C'è da supporre una cosa, però: l'intelligenza come la conosciamo noi dev'essere probabilmente un'intelligenza d'ordine piuttosto basso.
So che questo è deprimente ma, se riflettiamo un po', vediamo che l'unica cosa a cui ci ha portato, la riflessione mesta e cruda sul nostro grado di "civiltà", è forme elaborate di aggressività.
Sì, FORME ELABORATE DI AGGRESSIVITÀ. Siamo esseri che concepiscono solo il dominio sul proprio simile e sull'ambiente che li circonda. Mi dispiace molto, ma SIAMO ESSERI DISTRUTTIVI.

Deduttivamente, se lo sviluppo dell'intelligenza, nell'Universo, seguisse solo la nostra "freccia", ci troveremmo in un Universo di guerrafondai, di mastini pronti ad azzannarsi, prevaricarsi, distruggersi...
Fortunatamente non è così.
"Loro" ci sono, ne sono certo. Si trovano "là fuori", oltre i nostri limiti, e... non ci distruggono, non ci prevaricano, non ci sottomettono. Almeno non come siamo abituati a pensare noi.
Sono ancora indeciso, però, se ci stanno aspettando, aiutando o salvando. Con i loro sistemi, certo. Forse, gradualmente, entrano nella coscienza delle persone e, ad essere ottimisti come ardentemente spero, insisteranno fino a convincerci che...

...non possiamo imporre all'Universo i nostri limiti perché sarà ineluttabile che l'Universo, prima o poi, imponga a noi la sua infinita grandezza.

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