
CERCANDO IL GRAAL...

SMUOVERE LE MONTAGNE
di Antonio Bruno per Edicolaweb
Vi sono oggettive motivazioni che possono indurci a ritenere quel fenomeno chiamato "fede" in grado di compiere veri e propri "prodigi".

In altre parole, la questione che si può porre, come sono solito fare, in forma interrogativa è: può la preghiera influire sul mondo fisico? La preghiera, diretta filiazione di quell'esperienza profonda dell'io che è la fede, può ritenersi, in sostanza, un "mezzo" per influenzare in qualche modo lo svolgimento di determinati eventi?
Se ci riferiamo al mondo delle religioni, vediamo che gli individui più mistici, qualsiasi confessione abbraccino, affermano che non esiste alcuna esperienza tanto intensa e meravigliosa come la preghiera, tanto che tutte le altre cose perdono d'importanza.
Una visione che potremmo definire "profana", per quanto pur sempre lontana dal concetto materialista della vita, tende a farmi definire la preghiera come una potente forma di "energia", un'espressione dello spirito in diretta connessione con il Tutto. Un'energia in grado di "smuovere le montagne", come afferma il famoso detto; un'energia che, pertanto, può anche guarire.
Il segreto di tante guarigioni "inspiegabili", infatti, non sta solo nelle straordinarie ed ancora inesplorate facoltà del nostro cervello di "ingannare" l'organismo biologico che lo ospita ma anche, ne sono convinto, nel potere quasi invincibile di quell'esercizio di devozione assoluta che è la vera preghiera.
Ma che dice la scienza al proposito?
Dobbiamo aspettarci solo espressioni di scetticismo inappellabile o, al più, di tollerante incuranza oppure c'è dell'altro?
Fortunatamente "c'è" dell'altro...
Gli esempi non mancano, e non parlo di quelli scienziati che, come uomini, hanno effettuato soggettive scelte di fede.
Vediamone un paio solamente: recentemente il professor John Aston, docente all'Università del Maryland (Usa), ha dichiarato che "su mille pazienti ammalati di cuore, almeno cento sono migliorati con la preghiera". Quindi, aggirando la classica obiezione che la preghiera non è che una forma di autosuggestione o di concentrazione, il dott. Aston ha fatto sfilare numerosi testimoni con tanto di cartelle cliniche. Il medico ha poi proseguito: "Tutto ciò, grazie alle preghiere di un gruppo di persone che non erano insieme ad essi, ma pregavano per loro. Altrove, e anche all'insaputa." La statistica, a parità di gravità patologica, dà risultati ampiamente inferiori a quelli evidenziatisi con gli esperimenti suddetti.
Un'altra studiosa, il medico psicoterapeuta dott. Maria Grazia Parisi, ha dichiarato: "Medicina e spiritualità, in passato strettamente coincidenti, hanno distinto le proprie competenze soltanto da un tempo relativamente breve. Dunque, ciò che istintivamente l'umanità ha sempre percepito - forse è possibile un nesso tra gli squilibri psicofisici e una particolare situazione emotiva - sta per ricevere il definitivo avvallo".
Vorremmo essere altrettanto ottimisti, dottoressa Parisi...
Di certo, la spiegazione dell'autosuggestione cade di fronte a quei casi, che non sono poi tanto rari, di guarigione effettuata inconsapevolmente al malato.
La scuola di un grande iniziato dei nostri tempi, Giuliano Kremmerz, asseriva il valore della preghiera diretta ed incanalata comunitariamente, riprendendo a sua volta antichissimi corpus conoscenziali e terapeutici che affondano le loro radici nella notte dei tempi.
Preghiamo per fede, preghiamo per amore, ma preghiamo. Di sicuro non avremo compiuto un gesto inutile. Ma dobbiamo crederci...

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