
CERCANDO IL GRAAL...

STORIE UFOLOGICO-TIBETANE...
di Antonio Bruno per Edicolaweb

Se io fossi un comandante Kirk dello spazio, atterrerei con una flotta di velivoli spaziali in corrispondenza dei vari monasteri del Tibet, oppure creerei una barriera energetica di un qualche tipo lungo i confini con la Cina affinché si definisca con chiarezza la sua indipendenza totale dal regime di Pechino...

Insomma, se i termini del mistero degli UFO stessero nel modello caro ai contattisti anni '60 - '70 (quelli di Astar Sheran, dei Pleisadiani, gli Orioniani, ecc... per spiegarmi), utilizzerei le straordinarie potenzialità tecnicnologiche e la rilevante superiorità civile della "Confederazione dei Pianeti di Luce" per impedire che su questo azzurro pianeta di incivili semi primitivi che si credono i padroni dell'Universo, si compiano ingiustizie e sopraffazioni come quelle che stanno subendo gli abitanti del Tibet.

Ma, ahimè, chissà di quali e quante realtà sono l'espressione, gli UFO, ma c'è una loro caratteristica che li accomuna tutti: se noi siamo nella cacca, loro... VI CI LASCIANO!
È chiaro a tutti gli osservatori e gli studiosi seri del fenomeno UFO che, pur essendo controllato da qualcosa di chiaramente intelligente e superiore, la loro politica con noi è imperniata su una sostanziale e rigida "non ingerenza" nei nostri pasticci ed in tutte le stoltezze che abbiamo sempre creato a noi stessi.
Ultimamente, poi, ovvero negli ultimi 100 anni circa, oltre che noi stessi stiamo martoriando indecentemente anche il nostro pianeta. Ma nemmeno in questo caso una compassionevole civiltà galattica, un severo e paterno "Capitano Kirk" dello spazio, si è mai degnato di toglierci dalle rogne o di darci qualche sonora sculacciata!
Ho l'impressione che potremmo tranquillamente autoestinguerci tutti quanti con una guerra nucleare totale o provocare qualche altro cataclisma planetario, che nessuna astronave dorata verrà a frenare gli stolti ed a salvare i giusti...
Forse sarò preda di un momento di pessimismo, ma quanto sta avvenendo in Tibet mi provoca una certa crisi di sconforto ed un'accelerazione di consapevolezza sulla grande verità del proverbio: "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Anche a livello globale.
E questo, si badi bene, è di una logica perfetta quanto cinica. Gli UFO, ne sono certo, sono la manifestazione di una forma di intelligenza o di realtà intelligente molto superiore a noi: la loro totale padronanza di cieli, acque e terra del nostro pianeta lo dimostra; probabilmente, per essi, sono obsoleti anche i nostri limiti spazio-temporali e chissà di quante altre nostre "barriere locali" che per noi sono insuperabili.
Su una cosa, però, sono costantemente coerenti: il rispetto assoluto della libertà di azione e di scelte degli abitanti del nostro piano/pianeta.
Al massimo, si fanno intravedere, appaiono sulle armate come pare abbiano fatto con certi condottieri dell'antichità, ma non ci sono prove che abbiano operato mai un qualche pesante intervento durante tutte le scellerate idiozie, spesso autodistruttive, di cui l'Homo Sapiens Sapiens è sempre stato maestro.
E fanno bene.
Forse c'è un'altra virtù di cui sono molto più dotati di noi: la pazienza.
Loro "aspettano" e stanno a osservare se questa specie ominide che si è impadronita del pianeta Terra sarà o meno la causa della fine di se stessa e del pianeta stesso. Ed è un vero atteggiamento scientifico, se ci pensate bene: nessuno scienziato coscienzioso si sognerebbe di interagire con gli ecosistemi che studia ed osserva né di sostituirsi alle organizzazioni sociali che si sono costruiti.
Certo, si può aiutare indirettamente una specie ad avere qualche stimolo per non autodistruggersi, magari smuovendo un po' le acque quando stanno facendo troppa schiuma... ma è giusto lasciarli sempre e fondamentalmente a se stessi.
Io credo ben poco agli ET salvatori ma credo agli ET amici.
La differenza è sostanziale: loro aspettano di condividere con noi un livello di vita e di consapevolezza che dobbiamo essere in grado di raggiungere; stanno a guardare: o ci riusciamo o addio, l'universo è grande e popolato di chissà quante migliaia di umanità.

I poveri Tibetani non possono vivere da uomini liberi e la loro civiltà, espressione di millenni di spiritualità e rispetto della vita in ogni sua forma, dà loro una grandezza e dignità che le cosiddette "potenze della Terra" non solo non comprendono ma deridono pure.
I Tibetani, e non solo loro, sono la dimostrazione di come non siano né il numero né le grandezze geografiche né tantomeno la potenza militare a fare grandi i popoli bensì la forza spirituale ed il rispetto che si ha per la vita sotto ogni forma essa si presenti.
Di conseguenza, poiché l'ossigeno stesso della vita si chiama LIBERTÀ, senza di essa, un popolo muore o agonizza come un pesce in pochi centimetri di acqua.
Il nostro mondo, cosiddetto "civile", non sarà l'espressione di tanta superiorità spirituale ma siamo tuttavia anche noi individui dotati di LIBERO ARBITRIO e nessuno potrà mai provarci delle nostre scelte di coscienza. Per questo, senza bisogno di fare guerre, possiamo fare ancora molto per aiutare i popoli oppressi dalla potenza delle armi e delle dittature, le genti a cui viene negato il diritto di essere "liberi".
Dobbiamo fortemente urlare dentro di noi, prima che fuori, "TIBET LIBERO...!"

Per il Tibet, non aspettiamo l'astronave degli ET buoni ma facciamo tutti il possibile, nei limiti della società in cui viviamo, per far capire che non condividiamo la sofferenza che viene arrecata a quel popolo.
Ogni segno coordinato, ogni giusta e ferma protesta che non si trasformi in violenza ma che si traduca in un'espressione di salda solidarietà con i Tibetani oppressi, scommetto che strapperà un sorriso, in qualsiasi modo essi lo esprimano, ai nostri misteriosi "osservatori" dal cielo; forse un sorriso di speranza.
Nessuno ha mai potuto dimostrare che gli ET siano così indifferenti alle nostre vicende da non avere nemmeno la capacità di... fare il tifo!


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