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DISCENDERE DALLE SCIMMIE NON È ERESIA!
di Antonio Bruno
per Edicolaweb


Tornando a casa in auto, questa sera, mi è capitato di sintonizzare la mia autoradio su Radio Maria, una delle poche emittenti che si riesce a captare bene dappertutto (evidentemente i suoi tecnici fanno miracoli...).
 

Ho sentito che una commentatrice, probabilmente una suora, parlava del valore dell'eternità e del concetto di sopravvivenza e, di conseguenza, della "illogicità" di un'idea nichilista della vita umana che la riduca unicamente alla breve esistenza terrena, senza una causa, una ragione né un futuro.
Insomma, il vecchio concetto dello "spreco di risorse", un po' come quando, parlando di vita nell'universo, qualcuno ha inventato l'efficace paradosso che dice: "se non ci fosse altra vita nell'universo all'infuori di noi, sarebbe un enorme spreco di spazio..."
Personalmente, sono d'accordo sul fatto che la vita terrena sia solo un'esperienza transitoria di un quid coscienziale che va al di là del tempo e dello spazio, che lo si voglia chiamare anima, spirito o in altro modo.
Quello che però mi ha colpito, nell'esposizione della probabile suora, è stato il passaggio che diceva, pressappoco: "Certe civiltà evolute facevano discendere l'uomo da un disegno divino mentre, oggi, lo si fa discendere da uno scimpanzé. In fondo, ogni civiltà ha i postulati che si merita...".
Ho capito, a questo punto, che ci troviamo di fronte, ancora una volta, ad un concetto bipolare, radicalmente contrapposto; insomma, a schieramenti che non ammettono mezze misure o, meglio, "ponti", "passaggi".
Quello che voglio dire è che la visione tuttora radicata nella chiesa cattolica di una natura antropocentrica è quanto mai cocciuta.
La cosiddetta "discendenza" dell'uomo dalle "scimmie" non viene vista, nemmeno sospettata, come parte di un processo in divenire per cui l'anima può rivestirsi di varie forme nel percorso della sua evoluzione e, soprattutto, ogni forma ha "uguale dignità"...!
In altre parole, per la chiesa mi sembra di capire che la scimmia, come qualsiasi altro animale, è un qualcosa di inferiore e spregevole, che non può far parte del percorso evolutivo, spiritualmente parlando, che conduce fino all'Homo Sapiens.
Dico "spiritualmente parlando" per distinguere appositamente un discorso puramente metafisico da ciò che sono le implicazioni scientifiche e biologiche della questione.
Spiritualmente parlando, allora, se tutto ciò che esiste ha un senso ed una dignità, se viene da Dio, qualsiasi cosa Egli sia, TUTTO CIÒ CHE ESISTE È MERITEVOLE DI RISPETTO IN PARI GRADO dell'uomo.
Un neonato od un infante sono forse "inferiori" ad un uomo adulto solo perché non sanno parlare o non esprimono gesti ed atti coerenti?
Esisterebbe l'uomo adulto se non fosse stato, prima, un infante?
Per la chiesa gli animali non hanno anima, non sopravvivono alla morte ed esistono unicamente per nutrire e servire l'uomo.
Esiste, da sempre, un velato disprezzo della chiesa cattolica per il mondo animale e la sensibilità "animalista" degli ecclesiastici è lasciata ai singoli individui.
Eppure, la parola "animale" sembra fatta apposta per suggerirci la verità...
E ancora: perché tanta polemica, addirittura ostilità, fra i credenti in un Dio creatore e i sostenitori dell'evoluzione darwiniana se consideriamo che l'unico, vero errore, in fondo, è unicamente quello del nostro esclusivismo, della nostra maledetta mania di dividere tutto in bianco o nero, buono o cattivo, superiore ed inferiore.

In realtà, il principio evolutivo, per chi crede nella substanziale esistenza spirituale, ovvero immateriale di ogni cosa, segue una strada per la quale la manifestazione materiale non è che un mezzo, una serie di infiniti supporti per il proprio percorso.
Ecco i "ponti" di cui accennavo prima...
Gli animali "servono" per arrivare fino a noi e se anche fosse assolutamente certo che l'uomo materiale e biologico discende dalle scimmie, chi crede nel Dio creatore non dovrebbe avere nessuna paura perché il non credente sarebbe ugualmente messo con le spalle al muro della totale assenza di risposte di fronte alla domanda: "Chi ha creato la scimmia?"
L'ateo, il non credente, può solo sostenere, alla fine, la più deprimente e totale inutilità dell'esistenza, la schiavitù ad un caso che non ha voluto, non ha chiesto e per il quale non vuole ringraziare nessuno. Caso mai, maledirlo...
Chi comprende il principio evolutivo, invece, sa che ogni forma di vita è ugualmente preziosa e dignitosa come parte di un grande e meraviglioso percorso della coscienza e dell'anima.
Pertanto, la suora che diceva, tanto scandalizzata, che oggi si vuol far discendere l'uomo dalla scimmia, dovrebbe provare, anziché erigere muri ideologici, a considerare la scimmia come una creatura del Dio che tanto ama ed una espressione della Sua legge evolutiva, degna di rispetto e di considerazione.

È evidente che in questa chiesa mancano ormai del tutto, epistemologicamente parlando, i concetti della trasmigrazione animica, della metempsicosi e della reincarnazione, così basilari, belli e appaganti per la stessa nostra ratio, nell'avvicinamento concettuale che l'uomo può avere del motivo ultimo delle cose.
La visione ormai distorta che il grande pubblico ha del principio reincarnazionistico è una parodia che lo espone a malintesi e facili liquidazioni. Ma non è così.
E il primo passo per capire che non è così, credo sia proprio quello di abituarci sempre di più a considerare ogni forma di vita sulla terra come parte della nostra storia, del nostro stesso essere e, quindi, a noi intimamente legata e che con noi può e "deve" dividere l'esistenza su questo nostro pianeta azzurro.

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