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CERCANDO IL GRAAL...

IL PRINCIPIO MEDIATORE
di Antonio Bruno per Edicolaweb
Essere "medium" è la cosa più naturale e frequente del mondo.

Vi sembra un'affermazione incredibile, esagerata, assurda? Sbagliate perché basta rifletterci sopra un momento per accorgersi che tutto, nell'universo e sulla terra, è "medium" di un infinito numero di enti.
Partiamo dall'accezione più semplice del termine latino: "medium" è qualcosa che "sta in mezzo", specchio riflettente, a volte, di due fattori contrapposti.
"Medium" non è né troppo né poco: è qualcosa di equilibrato che si colloca fra due espressioni di stato d'essere, di forza, di principio etico, ecc.
Il concetto di "medium" assume dunque un significato di "mediatore" e, se vogliamo, di equilibrio. Nel campo dell'etica più spicciola, infatti, viene spontaneo convenire sull'assunto che fra due atteggiamenti estremi quello di mezzo è il più saggio...
Persino in astrologia, il termine "medium", nella derivazione di "medio", viene adottato per descrivere il "Medio Cielo", ovvero "Medium Coeli", intendendo con questo l'asse ideale che suddivide la carta stellare definendo l'inizio di alcune Case Zodiacali in contrapposizione con l'"Imum Cielo", ossia "cielo in basso", in fondo.
Se consideriamo ora questo concetto di "medium" in ambito umano ed individuale, possiamo cominciare ad individuare una gamma infinità di "medianità" in quanto tutta la vita è connotata da intermediazioni, volontarie o di fatto, oggettive o metaforiche.
I genitori sono "medium" a vicenda nei confronti dei figli i quali però, a loro volta, possono essere "medium" fra i genitori. Le scarpe che portiamo sono "medium" fra il suolo ed i nostri piedi. Gli occhiali sono "medium" fra i nostri occhi ed il mondo esterno. L'auto è "medium" fra la partenza e l'arrivo. Il sogno è "medium" fra la realtà e la nostra anima...
E potrei andare avanti all'infinito...
Ma "medium" è anche "trasmettitore", strumento di contatto: un raggio di sole è "medium" fra noi ed il nostro astro. La voce che possediamo è "medium" fra il nostro pensiero e gli altri. La scrittura è "medium" visivo fra un'idea e la sua rappresentazione permanente. Un bacio è "medium" fra il nostro sentimento e la persona amata...
Non c'è nulla di quanto possiamo fare, esperire, essere, che non sia "medium" di un insieme più complesso, a sua volta "medium" di un più grande quadro di eventi.
Tutto è collegato e la vita non è altro che un'organizzazione più o meno consapevole di varie "medianità", una difficile gestione delle infinite diversità dell'esistente. Queste infinite diversità, che sono enti oggettivi in essenza, richiedono moduli manifestativi nello stesso modo in cui necessitano di strumenti percettivi; è da questa duplice esigenza che nasce la "medianità".
Credo che l'applicazione più sublime di questo principio sia l'espressione del pensiero.
A prescindere da quante forme di pensiero possano esistere, sappiamo che il linguaggio è solo un mezzo ed un "medium" che cerca di trasmetterlo.
Cosa può veicolare il pensiero? Solo dei "medium" e gli esempi di poc'anzi credo ne abbiano dato un'idea sufficientemente chiara.
Il cosiddetto "spiritismo", disciplina dai connotati fideistici, nata nel XIX secolo, che crede in una continuità della vita dopo la morte e nella possibilità di mantenere contatti con gli spiriti dei defunti, ha adottato immediatamente il concetto ed il termine di "medium" per indicare l'irrinunciabile "elemento mediano" fra il nostro mondo ed il presunto aldilà.
Ora, se qualcosa di vero esiste nella fenomenologia e nell'interpretazione spiritica (ed io credo che "ci sia"), non è concepibile che la legge della medianità, ovvero del "principio mediatore", non si debba considerare in questo campo così specifico e delicato in cui due realtà apparentemente contrapposte si presume vogliano e possano comunicare fra loro.
E qui mi fermo.
Questo mio articolo non vuole giungere ad una qualche forma di presa di posizione nei confronti dello spiritismo. Ci siamo giunti, allo spiritismo, solo perché abbiamo voluto fare molto umilmente delle considerazioni sul principio di medianità, o "principio mediatore" in cui tutti noi siamo immersi.
Non è un mero esercizio speculativo o dialettico: sono convinto che se tutti noi avessimo maggior consapevolezza del "principio mediatore", cadrebbero molte forme di superbia e di presunzione poiché, come in ogni cosa, ci si renderebbe conto che tutto è collegato a tutto e che nulla può ritenersi superiore a nulla.
Insomma, riflettere sul "principio mediatore" potrebbe essere un salutare esercizio di umiltà nel delirio individualista e di ipocrita buonismo che abbruttisce ormai il genere umano.

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