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CERCANDO IL GRAAL...

 
L'IMPERO DEI "SENZA"

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

La nostra è la società dei "SENZA" che ha perso la bellezza dei "CON". I "senza" sono più determinanti per noi di quanto si pensi nella comune indifferenza che caratterizza la nostra superficiale epoca.

I "senza" ci rendono sorta di burattini in frenetica ricerca di sicurezze che non raggiungiamo mai.
Ho cominciato a riflettere su questo aspetto delle nostre insicurezze partendo proprio da un "senza" casuale che spesso mi angoscia e domandandomi: ma perché tanta ansia, quando il problema sarebbe comunque risolvibile oltre che sopravvalutato?
Il "problema angosciante" è l'insufficienza di benzina nella mia macchina, insomma, la paura di rimanere SENZA carburante. Ma è un'angoscia irrazionale, dalla radice sicuramente psicologica, poiché ci si deve chiedere: qual è la VERA paura? Rimanere appiedati? Ma il rimanere appiedati di cosa è simbolo?
Ed ecco le nostre incertezze che si fanno, un'altra volta, padrone di noi...
Ho allora scoperto che l'angoscia di avere poca benzina già da quando l'indicatore sul cruscotto indica che ce n'è più della metà è molto più diffusa di quanto pensassi e che, anzi, alcuni automobilisti cercano sempre di avere il serbatoio pieno.
Uno potrebbe dire che è semplicemente un espediente pratico e funzionale onde non trovarsi in difficoltà in casi imprevisti. Certo, chi lo mette in dubbio? Ma sono altresì convinto che quest'ansia, come infinite altre del nostro tempo, sia anche l'indice di una nostra profonda consapevolezza di impotenza e, per estensione, di una continua ricerca di rassicurazioni.

Siamo immersi in una pioggia di "senza" che ci spaventano come pipistrelli nella notte: siamo atterriti all'idea di restare SENZA soldi, SENZA status, SENZA bellezza, SENZA salute, SENZA carriera, SENZA casa, SENZA un'immagine, potere, stima, considerazione altrui... SENZA "felicità"...
Ma ecco qui il nodo del problema: che concetto abbiamo della "felicità"?
Dove siamo andati a finire se identifichiamo la nostra serenità negli aspetti più materiali dell'esistenza accettando la nostra catarsi in essi?
Noi SIAMO CIO' CHE ABBIAMO E CHE APPARIAMO!
L'importante, dunque, sarebbe avere il più possibile ed apparire il meglio che riusciamo ad ottenere. Ad ogni costo.
Nasce così la frenesia delle frustrazioni che ci avviliscono di giorno in giorno in una giostra frenetica dell'autoinganno.
Si può dire che la vita dell'occidentale odierno è una continua fuga/inseguimento: "fuga" dai "senza", ed "inseguimento" di appagamenti che sono solo una goccia di grappa su un dente pieno di carie.
Il tecnicismo, in questa nostra miseria, ci sguazza. E ci sguazzano i signori delle lobby commerciali e di potere, i signori del materialismo luccicante, i veri cocchieri di quelle povere carrette di asini frastornati che siamo noi.
A tanto siamo giunti facendoci conquistare dalla seducente musica del benessere materiale che si identifica nel profitto e nel tecnicismo; che ha fatto della scienza una gomma per cancellare i lunghi poemi che lo spirito aveva scritto in millenni di storia umana.
Di tutto, di più... ovvero NIENTE.
Restiamo sempre e comunque con un pugno di mosche in mano: ciò che abbiamo conquistato oggi ci avrà già stancato domani e, soprattutto, non avrà cancellato un solo "SENZA" dalla lista dei nostri tiranni!

Se ne può uscire? Forse, ma sarà una cosa molto dura...
C'è, però, una speranza: quella che in un numero sempre maggiore di persone si faccia strada una nuova coscienza, che potremmo chiamare la consapevolezza dei "CON".
I "CON" che abbiamo dimenticato, surclassato, magari disprezzato senza capirne l'importanza.
A questo punto, il cerchio è sempre quello già tracciato da filosofi, uomini di spirito e di fede di livello ben superiore al mio.
Io posso solo colorarlo della mia personale descrizione.
Questi colori mi parlano di SEMPLICITA' innanzitutto, di gioia dell'essere umili anche nelle pretese e GRANDI nello spirito di comunità, nell'uguaglianza... non nella diversificazione.
"CON" serenità vuol dire, allora, con PACE, ovvero dignità dell'essere indifferenti alle paure dei continui "senza", apprezzando ogni battito del nostro cuore per quel miracolo che è e scoprendo, finalmente, la VITA per quell'irripetibile meraviglia che ci circonda donandoci in essenza ogni gioia desiderabile.
Questo non significa voler tornare ad uno stato idilliaco di primitiva utopia che ricama fiorellini sulla durezza della vita; vuol dire, solamente, dare un senso alla bellezza della vita e delle stesse sofferenze che la caratterizzano con l'apprezzamento dell'"essere" ovvero con il desiderio di un miglioramento personale e di società che non passa attraverso gli inganni distruttivi dell'avere e dell'emergere individualistico.
Significa sottrarsi all'impero dei "SENZA" scoprendo quanto un semplice "CON" possa essere più forte e duraturo del fremito spaurito di mille "senza".


									

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