Il Mistero in Internet Chi siamo  Contatti   Site map    Cerca   Edicola Home  
EdicolaWeb 2007  
Nonsoloufo - Ufo and much moreClicca qui per consultareARCHEOMISTERI - I quaderni di Atlantide
Cerca negli articoli
Consulta le rubriche
  Approfondimenti
  Archeologando
  Cercando il Graal
  Para Martia
  Atlante segreto
  Luci dei Maestri
  Decriptare la Bibbia
  Arcani enigmi
  Icone del tempo
  Altra dimensione
  Dal mondo eterno
  Viaggiatori del Sacro
  L'uomo e l'aldilà
  Oltre l'Orizzonte
  Approfondilibri
  Ufostorie
  Sentieri infiniti
  Usciamo dal tunnel
  Gli inserti stampabili
  Gli articoli dei lettori
  I racconti dei lettori
  La nostra Biblioteca

Consulta le riviste
  Archeomisteri
  UFO Notiziario
  Stargate
  Notiziario Ufo
  Ufo Network
  Dossier Alieni
  Extraterrestre
  Ali Dorate

in realizzazione
Lo spazio dei lettori
  Appuntamenti
  Invia i tuoi articoli
  Invia i tuoi racconti
  Richieste di aiuto

 

CERCANDO IL GRAAL...

 
LA SPADA E LA CROCE

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

«Alcuni cavalieri armati da Dio e ordinati al suo servizio rinunciarono al mondo e si consacrarono a Cristo. Con voti solenni, pronunciati davanti al patriarca di Gerusalemme, si impegnarono a difendere i pellegrini contro briganti e predatori, a proteggere le strade e a fungere da cavalleria del Re Sovrano.

Essi osservavano la povertà, la castità e l'obbedienza, secondo la regola dei canonici regolari. I loro capi erano due uomini venerabili, Ugo di Payns e Goffredo di Saint-Omer. All'inizio, solo nove presero una così santa decisione, e per nove anni servirono in abiti secolari e si vestirono di quel che i fedeli davano loro in elemosina. Il re, i suoi cavalieri e il signore patriarca provarono grande compassione per questi uomini nobili che avevano abbandonato tutto per Cristo e donarono loro alcune proprietà e benefici per provvedere ai loro bisogni e per le anime dei donatori. E, poiché non avevano chiese o dimore di loro proprietà, il re li alloggiò nel suo palazzo, vicino al Tempio del Signore. L'abate e i canonici regolari del tempio diedero loro, per le esigenze del loro servizio, un terreno non lontano dal palazzo; e, per questa ragione, furono chiamati più tardi Templari.»

L'anno è il 1118. Chi parla così, più di un secolo dopo, è Giacomo di Vitry, storico e vescovo di Acri. Le sue parole, pur nel linguaggio di un uomo del Medio Evo, tracciano efficacemente i dati salienti della nascita dell'Ordine Templare, che divenne, in pochi secoli, una delle massime potenze militari ed economiche del mondo allora conosciuto.
Molto si è scritto sui Templari e non è mia intenzione, qui, soffermarmi troppo sulla loro storia; quello che vorrei fare è stimolare l'attenzione verso alcune considerazioni inconsuete e - se mi si permette - spirituali-esoteriche che a mio parere scaturiscono dall'esame complessivo della vicenda templare.
Per quest'ultimo esame, naturalmente, rimando i lettori a qualche buon testo di storia a cui io non ho la pretesa di sopperire, come "Vita e morte dell'Ordine dei Templari", di Alain Demurger, o "La storia dei Templari" di Malcom Barber, o ancora "La fine dei Templari" di Andreas Beck.
Intendiamoci: l'attuale fenomeno di "revival medievale" ed i vari addentellati non troppo razionali di gruppi e movimenti New-Age, non intaccano minimamente il serio ricercatore degli aspetti più simbolici e profondi dell'epopea templare ma, soprattutto, non alterano l'anima vera dello "spirito templare".
Ma cos'è questo "spirito templare"?
Non è facile a definirsi ed è - ci tengo a precisarlo subito - soprattutto il frutto di soggettive speculazioni, oserei dire "intuizioni" se non temessi troppo la gogna illuminista... Non siamo qui a fare una pura disanima storica dei Templari - dicevo - ma a cercare di comprenderne il segreto, se segreto c'è mai stato. Io credo di sì, anzi, credo che i Templari, nel corso della loro breve ma intesa esistenza, abbiano avuto modo di accedere ad un vero e proprio corpus di segreti che ha costituito uno dei motivi della loro tragica fine. Il 18 marzo 1314, Jacques De Molay, l'ultimo grande maestro dei Templari, venne arso vivo a Parigi insieme a Goffredo de Charnay e la storia sancisce così concluso il braccio di ferro fra l'ormai ricco ordine di monaci-guerrieri ed il calcolatore re di Francia Filippo il Bello. C'è anche un papa (o forse sarebbe meglio dire "soprattutto"...) in questo schema, Clemente V, ma per ora non ci interessa tutto ciò più di tanto: sappiamo che la fine dei Templari è stata la posta in gioco di una partita fra potenti, di cui quei cavalieri sono stati il capro espiatorio; ma sono davvero finiti i Templari? E che cosa, di loro, si temeva veramente?
La ricchezza, non c'è dubbio.
Potrei enumerare ancora una volta le varie ragioni storiche, ma quello che vorrei porre ora all'attenzione di chi mi legge è l'interrogativo se i Templari fossero depositari di qualche segreto temuto, o di qualche forma di sapere avversata da quella Chiesa di cui i templari stessi, in origine, erano i difensori. Vi sono molti buoni motivi per rispondere affermativamente a questa domanda. Io qui ne posso proporre solo una parziale introduzione, tanto sarebbe vasta la tematica.
Nati in Terrasanta, in ambito crociato, il primo "incarico" dei Templari fu subito di enorme responsabilità: difendere il Santo Sepolcro e, dal punto di vista politico, la supremazia di Roma su Gerusalemme, del Cristianesimo inteso come espressione di un potere dominante su coloro che, a torto o a ragione, erano visti come la peggiore minaccia all'integrità ed alla preservazione dei luoghi santi: i musulmani.
Furono assegnati, come abbiamo visto, niente meno che al Tempio di Gerusalemme, e c'è da presumere che a quell'epoca tale edificio, ma soprattutto le conoscenze dei canonici del Tempio, conservassero interessanti testimonianze di Cristo, dei primi cristiani e, forse, delle originali testimonianze sulla vita e le parole di Gesù.
A questo punto, le congetture si sprecano, ma di certo nell'accanimento con cui, alla fine, la Chiesa con la sua apparente indifferenza ma soprattutto il re di Francia, si vollero distruggere i Templari vi sono i segni di più oscure inquietudini che a me non sembrano solo il frutto di vaghe supposizioni sensazionalistiche.
Trovarono davvero qualcosa, i monaci-cavalieri, nel sottosuolo del Tempio?
Forse le testimonianze, come da alcuni ricercatori si ipotizza, di un grande segreto inerente tutta la cristianità le quali solo in parte potevano stare sottoterra?
A quali documenti poterono accedere, a quali rivelazioni?
Io credo che in Terrasanta esistesse una casta sacerdotale in possesso delle prove di una verità che attraversa trasversalmente il Cristianesimo e le sue origini, una verità del tutto sconveniente all'ortodossia romana.
In qualunque modo ne fossero entrati in possesso, comunque, credo che, finché poterono, quei cavalieri, ferventi devoti della Chiesa e della "causa di Cristo", cercarono di tenere quei segreti, sempre seguendo il filo delle nostre ipotesi, per sé, evitando il diffondersi di notizie troppo sconvolgenti.
D'altra parte, essi stessi svilupparono al loro stesso interno un ordine nell'ordine, e pare che questo nucleo segreto avesse profonde conoscenze esoteriche-misteriosofiche condivise con un certo tipo di cristianesimo, quel cristianesimo che potrei definire originario, lo stesso con cui, inevitabilmente, i Templari vennero in contatto in seguito al loro insediamento a Gerusalemme.
I Templari divennero poi un ordine potentissimo che raggiunse il culmine di questa loro potenza ai tempi dei Regni Latini d'Oriente, e certamente si deteriorarono: da sempre potere e ricchezza sono le più grandi minacce all'integrità di gruppi ed ideali umani.
Tuttavia, credo che quel "nucleo segreto" di Templari di cui parlavo prima conservò e perpetuò le incomunicabili conoscenze di cui erano venuti in possesso e ne diffuse tracce in tutta Europa.
Nel frattempo, il papato continuava a scontrarsi duramente con i regni laici ed i Templari seguirono fatalmente una strada tutta loro. Si fondarono castelli, villaggi, e città templari ed inesorabilmente la potenza dei monaci con la croce e la spada divenne una minaccia.
Io ritengo che questa minaccia avesse però un duplice aspetto: uno economico ed uno più prettamente spirituale; quest'ultimo era di certo il più pericoloso, e ben lo sapevano coloro che vollero la fine dei Templari.
Forse un re dal carattere ambizioso ed ingordo come Filippo il Bello sembrò a qualcuno un segno del destino; qualcuno in cui non voglio individuare per forza il massimo vertice della Chiesa Cristiana: sappiamo bene come spesso i papi siano pedine al pari di tante altre nelle mani di più invisibili poteri...
Di certo le accuse rivolte ai Templari sono tipiche dello stile inquisitorio e pertanto false, faziose, estorte con atroci torture, insomma prive di ogni valore. Non pertanto si dette loro credito, anzi, fu il re stesso ad avvalersi di un'Inquisizione manovrata dallo stato. Il re fu un avido, si è detto, ed il papa è stato troppo debole di fronte a tanta prepotenza.
Ma a me le cose non sembrano così semplici. Ed il mio pensiero corre, sulle ali della pura speculazione, allo sterminio perpetrato nei confronti dei Catari un secolo prima, laddove un condottiero papale che doveva attaccare la roccaforte catara di Montsegur, alla domanda postagli su come distinguere, fra gli assediati, gli amici dai nemici, rispose: "Uccideteli tutti. Dio distinguerà i suoi."...
Certo, i Catari avevano una loro dottrina, rappresentavano una vera e propria "eresia". Tuttavia, perché non supporre che ci fosse stata anche una sorta di "eresia templare" che, però, non si poteva sopprimere tanto facilmente, vista la potenza a cui erano assurti gli stessi Templari?
Ecco allora spuntare, naturalmente e puntuali, le accuse di eresia, di stregoneria, di turpitudini, ecc. La storia dei Templari adoratori del dio pagano Bafomet è tipica dello stile inquisitorio.
Perché tanto accanimento, tante torture, tanto sangue e falsità? Solo per denaro, per oro?
L'avidità degli uomini è senza confini, lo so, ma credo che lo sia anche la sua arroganza.
È ben vero che poi tutto, comunque, si riconduce ad una questione di potere ma è triste anche solo il supporre che la verità debba essere stata così soffocata insieme alla vita ed alla dignità di uomini che, almeno originariamente, avevano votato la loro esistenza alla virtù ed alla fede.
Mi si dirà che immagino verità che non esistono e che sono vittima di una "sindrome da complotto" troppo diffusa fra i pensatori, diciamo così, di frontiera. Può darsi. Ciò nonostante, la vicenda triste ed affascinante dei Templari mi sembra troppo la storia di una iniziazione soppressa, di un marchio che esce dalla stessa forgia della morsa che strinse la lingua, quasi tre secoli più tardi, a Giordano Bruno.
Come ci ricorda Andreas Beck nell'opera citata, i Templari giustiziati nell'Europa del Nord, in virtù di un arbitrio giudiziario a cui la Chiesa aveva fornito la propria approvazione, in Spagna e Portogallo sopravvissero come Cavalieri di Cristo e si distinsero in grandi opere in campo letterario, architettonico, artistico. Ma le tracce del loro passaggio sono rilevabili in tutta Europa e qualcuno ipotizza addirittura nel nuovo mondo, ad esempio nella Nuova Scozia, dove si dice che i Templari portarono un loro grande segreto.
Molte saranno illazioni infondate, ma è certo che oggi la figura dei Templari esercita su molti un innegabile fascino e, come dicevo all'inizio, ne è stato fatto spesso il simbolo di movimenti e gruppi di dubbia attendibilità. Ciò che invece resta di loro, a mio parere, è un senso di grande ammirazione, mista ad una sorta di intima fratellanza con tutti coloro che, soprattutto ai tempi dei primi Templari, seguirono un ideale votandosi ad esso con la forza di una volontà non indifferente, con un coraggio che solo la fede sincera può dare.
Combattevano e pregavano. Si dicevano cristiani e uccidevano in nome di questa fede. Ma, a differenza di tanti altri, questo loro agire risulta per me meno contraddittorio: traspare dalla loro vicenda iniziale un vero anelito di verità e di giustizia e, al contempo, un netto rifiuto del mondo contemporaneo, delle sue falsità e delle sue vacuità.
Iniziarono in nove ed avevano solo due compagni: la croce e la spada. Forse questo ha aperto loro le porte di un Tempio non fatto di pietra e roccia il cui peso, però, ad un certo punto li ha schiacciati.


									

vai alla visualizzazione stampabile   invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home       aggiungi Edicolaweb a Preferiti


									Copyright © 2007 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.
									
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]  Tutti gli articoli di
  CERCANDO IL GRAAL...
[Edicola home][Archeomisteri home][inizio articolo][articolo seguente][articolo precedente]
 
UFO NOTIZIARIO - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
HERA - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
AREA DI CONFINE - Il nuovo numero in edicola ed in abbonamento
Editori amici di Edicolaweb
Eremon Edizioni - www.eremonedizioni.it
Nostre realizzazioni



  BibbiaWeb

  Interkosmos

  OdontoStudio

  Officina
    Multimediale


Summa Prophetica - Renucio Boscolo

videosoftservice.it
videosoftshop.it
videosoft.it - L'informatica per chi lavora

Edicola Home | Chi siamo | Contatti | Site map | Cerca | Registrazioni | Links | Appuntamenti
info@edicolaweb.net  
Per i contenuti tutti i diritti sono riservati alle società proprietarie delle riviste pubblicate
EdicolaWeb
hosting hardware Editore Hera, I Misteri di Hera, Area di Confine Eremon Edizioni