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CERCANDO IL GRAAL...

 
RADIOTELESCOPI DI PRESUNZIONE

di Antonio Bruno
per Edicolaweb

 

L'appoggio dato dal CICAP al Progetto SETI è figlio di un'identica presunzione antropocentrica. Infatti, il principio per cui noi potremmo captare delle improbabili "trasmissioni radio" o radiosegnali da pianeti abitati da altre civiltà intelligenti ha la stessa logica di un pescatore che spera di acchiappare un pesce mentre sta... pescando!

Se l'evoluzione tecnologica, sulla Terra, si è sviluppata nel senso che tutti conosciamo, con i suoi pro ed i suoi contro, nessuno ci può assicurare che altre civiltà, nel cosmo, abbiano seguito la stessa via. Anzi, direi che le probabilità siano assolutamente minime rispetto alle risorse ed all'impegno profuso in simili progetti. E, ironia aggiuntiva, questo "silenzio profondo" del cosmo non significa proprio nulla, non ha alcuna portata scientifica rispetto alla questione importante dell'esistenza o meno di civiltà intelligenti nell'universo: non sta a significare assolutamente niente, né che esistono né che non esistono.
Le variabili, infatti, sono numerosissime.
Dalla giusta "puntatura" dei radiotelescopi nei giusti settori dell'universo (cosa che equivale a cercare un ago in un pagliaio) alla giusta "posizione temporale" in cui ci dovremmo trovare rispetto a loro (ovvero azzeccare il momento giusto di ricezione stante le enormi distanze che richiedono altrettanto enormi tempi di viaggio dei segnali), dal tipo di civiltà che si "intercetta", a quello di vita che ne supporta l'intelligenza e via dicendo...
Insomma, una vera e propria scommessa con la sorte che, a mio parere, ha una controparte logica alquanto bassa.
Allora, perché ci si accanisce tanto con questo tipo di ricerca?
Perché, in fondo, si spera solo in un enorme, macroscopico, colpo di... fortuna!
Solo degli scientisti antropocentrici, infatti, possono sperare che ci siano delle civiltà che abbiano scelto, come noi, questo tipo di sviluppo tecnologico e di comunicazioni. Ed è per questo, naturalmente, che il CICAP affianca il SETI.
Io non so e non voglio sapere se ci sono o meno forme di speculazioni finanziarie, coperture e cose del genere sotto tutto ciò; il mio discorso è puramente logico e se qualcuno mi spiegasse perché sarebbe logico investire tante risorse in una ricerca così improbabile ne sarei sinceramente contento. Non credo, però, che la risposta che "questa" è la scienza di cui disponiamo e, dunque, "questa" è la tecnologia a nostra disposizione mi soddisferebbe.
Per me sarebbe sempre una manifestazione di presunzione perché là dove non arriva la tecnica arrivano la mente, l'intelligenza, l'umiltà...
Il gioco non vale la candela, insomma, perlomeno non tutte queste risorse.
Lo sviluppo delle civiltà e, naturalmente, della vita, può avere un numero sterminato di variabili e per chi, come me, è convinto che quella che si è sviluppata sulla Terra nel corso degli ultimi due secoli è più che altro una "finta civiltà" a carattere fortemente suicida, è molto difficile pensare che altre intelligenze, magari superiori alla nostra, abbiano compiuto lo stesso percorso.
E' probabile, invece, che il loro modulo comunicativo si sia sviluppato in tutt'altro senso ed anche che, tutto sommato, non gliene importi niente di farsi percepire da altre civiltà nell'universo.
Ci possono essere civiltà che hanno ormai imparato a trasmettersi informazioni senza il supporto di un linguaggio: figuriamoci, allora, cosa se ne farebbero delle radiotrasmissioni, se mai le hanno scoperte! Oppure, possono esistere civiltà intelligenti che non si supportano a forme biologiche umanoidi, cosa per la quale lo sviluppo delle loro comunicazioni potrebbe aver seguito strade completamente diverse dalla nostra.
I sostenitori delle ricerche radiotelescopiche, però, sostengono anche che siamo stati noi stessi, con le nostre trasmissioni radiotelevisive e quant'altro, a mandare da decenni segnali nell'universo e che, pertanto, qualcuno potrebbe averle captate ed essere perciò stimolato a rispondere...
Credo che anche chi ha nozioni elementari di astronomia capisca l'assurdità di tale ipotesi di lavoro.
Proprio per quelle enormi distanze, tanto sbandierate dagli scettici in tema di viaggi interplanetari, ed a parte tutte le considerazioni sul "momento giusto" di cui parlavo prima, è pressoché ridicolo pensare ad un "botta e risposta" radio tra noi e gli ET. ET che potrebbero anche essere stati raggiunti dalla prima puntata di "Lascia o Raddoppia" o dalle folli dichiarazioni di guerra di Hitler ma che, magari, non se ne sono nemmeno accorti...
Quale civiltà davvero intelligente, del resto, svilupperebbe mezzi tecnici che producono qualcosa come i nostri programmi televisivi…?
L'illogicità di progetti come il SETI, dunque, è frutto di una rigida quanto elementare logica.
La vita nel cosmo deve "arrivare a noi" visto che noi, in nessun modo, siamo in grado di arrivare a loro. Può arrivare sotto forma di batteri su un meteorite o anche... sotto forma di manifestazioni "strane" che non comprendiamo ma che dimostrano un controllo intelligente.
Chi o cosa ha detto, infatti, che un'intelligenza estranea debba e voglia per forza adattarsi ai nostri moduli comunicativi...?
Sì, lo dicono quelli del CICAP...
Onore, dunque, agli scienziati che con ardore, dedizione e tanta buona volontà si sono dedicati al Progetto SETI ma, oltre a questo omaggio, tanta, tanta perplessità sulla presunzione umana.


									

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