|
|
|

ARCHEOLOGANDO...


YELLOWSTONE: LA MORTE IN AGGUATO
di Mauro Paoletti per Edicolaweb
Abbiamo accennato nell'articolo precedente al mostro in agguato nelle viscere della terra, al drago di fuoco che un giorno potrebbe risvegliarsi dal suo sonno millenario e decimare l'umanità; ed ecco la strana coincidenza del risveglio di alcuni fra i più pericolosi vulcani del mondo, non a caso, tutti situati sui bordi della placca pacifica.
Il Merapi, il Raul, l'Ubinas, il Bezymianny, il Saint Helens fanno da corollario al drago più temuto che si cela sotto il Parco dello Yellowstone.
Nell'isola di Giava, nel cratere del Merapi si è formato un bacino di lava che potrebbe collassare in ogni momento innescando un'eruzione spaventosa; questo è quanto appare in seguito all'aumento dell'attività consistente in lancio di nubi roventi composte da ceneri e gas. Non solo questo monte di quasi 3000 metri desta preoccupazione; i vulcanologi e geologi tengono sotto stretta sorveglianza anche il Monte Manaro, nelle isole Vanuatu, ad est dell'Australia, in quanto il lago situato sulla vetta ha cambiato la sua colorazione dal blu al rosso fuoco, forse a causa di infiltrazioni di gas nel lago; ma si teme che tale cambiamento sia dovuto alla fusione delle rocce dell'invaso naturale.
L'Indonesia, composta da 13.677 isole di cui tremila abitate, occupa 4.700 Km di oceano ed ha 500 vulcani di cui 100 attivi.
Il Merapi è al centro dell'isola di Giava, popolata da 120 milioni di individui, a soli 25 Km dalla città di Yogyakarta. Gli esperti stimano una perdita di un milione di persone in caso di eruzione. Sulla sommità del vulcano un domo attivo instabile collassa di continuo generando flussi piroclastici che possono giungere fino a tredici 13 Km di altezza, alla velocità di 110 Km/h, creando valanghe di fango. In genere il Merapi produce eruzioni di lunga durata, fino a cinque anni, che iniziano con flussi piroclastici seguiti da lanci di piroclasti, esplosioni ed emissioni di gas. Nel 1930 fu causa dell'annientamento di 40 villaggi e 1370 persone.
Alcune leggere scosse sismiche hanno rappresentato il preludio al ritorno in attività del vulcano Ubinas in Perù nell'aprile del 2006. L'evento è stato caratterizzato da un pennacchio di cenere che si è elevato fino a 9 Km di altezza, con una persistenza fino al 30 di maggio; da piogge di cenere in un raggio di 15 Km; da emissione di miasmi di zolfo che hanno provocato gravi disturbi di respirazione e alla vista della popolazione delle zone di Salinas Huito, Chanclaya, Cancusani, Pati e La Yunta,. L'Ubinas è il vulcano più attivo in Perù, a 60 Km da Arequipa, situato in una valle dove domina il villaggio omonimo che conta 4000 abitanti. Presenta una caldera di 1000 metri per 1200 con il bordo a 150 metri al disotto della sua piattaforma e un cratere di 500 metri di diametro con una profondità di 300.
Nel vicino Ecuador, a 130 Km a sud di Quito, il Tungurahua (5.029 metri di altezza), detto "gola di fuoco", il 16 luglio 2006 ha segnalato la sua esistenza con una forte esplosione accompagnata da una nuvola di gas e ceneri che si è innalzata fino a circa 7 Km di altezza.
Il Tungurahua è un cono perfetto ed alla sua sommità ha un cratere ampio di 183 metri di diametro; la vetta è sempre stata coperta dalla neve nonostante la latitudine equatoriale fino al 1999, anno in cui la calotta di ghiaccio si è fusa. Emette continuamente ceneri, fumo e lava basaltica. Attualmente il percorso della lava è bloccato da grandi massi e altro materiale. Si teme che l'accumulo della pressione sotto il blocco generi una smisurata esplosione con il conseguente crollo strutturale e per questo sono state evacuate 3.700 persone. Il vulcano, di 3000 metri, possiede pendii ripidissimi che permettono di raggiungere altissime velocità di discesa ai flussi piroclastici mettendo in pericolo circa 20.000 persone.
Da tenere conto che a soli 40 Km ad ovest è situato il Chimborazo, un altro vulcano, il più alto dell'Ecuador, e ad 80 Km troviamo il Cotopaxi.
Dal punto di vista geografico, salendo in verticale, troviamo il Saint Helens, negli USA, di cui abbiamo già parlato nell'articolo precedente e al di là dell'oceano la penisola di Kamchatka, con i suoi 1500 Km di lunghezza e 450 di larghezza, che fa parte della cintura di fuoco del Pacifico, dato che la placca Pacifica si immerge sotto l'Eurasia.
La regione ospita più di 300 vulcani, di cui 30 attivi, allineati in due catene parallele di circa 100 Km; a nord il Shiveluch, il Bezymianny e il Tolbachik; nel centro il Karymsky e il Semiachik; a sud il Ksudach, l'Ilinsky, il Gorely il Mutnovskye l'Opala. Inoltre, presso la capitale Pétropavlovsk, l'Avacha e il Koryaksky. Numerose sono le zone termali, di zolfatare e di geysers.
Nel maggio del 1997, con alcune esplosioni, il Bezymianny segnala la ripresa dell'attività vulcanica, innalzando a circa 14 Km un pennacchio di cenere. Un'attività ininterrotta con esplosioni e pennacchi di varia altezza. Le più significative esplosioni si registrano il dicembre 1997, il pennacchio è di 9 Km di altezza; nel febbraio del 1999 un pennacchio di 8 Km; ancora marzo 2000 la colonna è alta da 5 a 7 Km; a dicembre 2002 di 5 Km.
Dal luglio 2003 l'attività si rafforza, la colonna di cenere raggiunge 8 Km di altezza e si registra una colata piroclastico sul fianco di sud est. Nel gennaio del 2004 la cenere raggiunge i 7 Km di altezza e l'attività è accompagnata da una colata piroclastica sul fianco sud, mentre la cupola di lava aumenta.
Ricordando quanto avvenne nel 1956, quando il vulcano era alto 3100 metri e possedeva un cratere di 500 metri di diametro, è stato posto sotto continua osservazione.
Nel marzo del 1956 si verificò una gigantesca esplosione, simile a quella del Saint Helens, accompagnata da terribili movimenti sismici; un immenso fungo di cenere di circa 2 Km3 si elevò fino a 35 Km nel cielo, e il Bezymianny perse duecento metri della sua altezza in seguito al crollo del suo fianco, lasciando una depressione a ferro di cavallo di 1300 metri per 2800, profonda ben 700 metri. Il tutto accompagnato da colate piroclastiche che raggiunsero distanze di 18 Km.

Nascosto però dietro il manto ammaliante di madre natura il mostro più temibile cresce e pianifica il terribile genocidio dell'umanità, celato sotto le mentite spoglie di un Parco naturale, cresce la minaccia del Supervulcano dello Yellowstone.
Il Parco è sempre stato considerato come un luogo idrotermale mai associato ad un vulcano, benché numerose le evidenze. Un esempio le colonne di lava basaltica di Sheepeater Cliff, che testimoniano un intenso vulcanismo nel passato. Grandi eruzioni esplosive, abbassamenti e crolli del terreno, flussi di lava che in milioni di anni hanno sviluppato un plateau vulcanico immenso.
Eruzioni che producevano voluminosi effusioni di lava riolitica e di cenere vulcanica, fino al massimo di 2400 Km3 per ogni evento, causando l'abbassamento del suolo di centinaia di metri, culminanti in grandi eruzioni piroclastiche per formare le grandi caldere. Eruzioni che riversavano la lava basaltica intorno ai margini del campo. 17 milioni di anni di attività vulcanica dall'Idaho al Parco dello Yellowstone.
Caldere invisibili perché sepolte sotto flussi basaltici e sedimenti che ricoprono la zona intorno al fiume Snake.
Sulla vetta del Monte Everts, a est di Mammoth Hot Springs, una scogliera brunastra porta i segni delle numerose eruzioni che hanno formato la caldera del Parco.
Ogni anno milioni di turisti visitano il Parco, ignari di camminare in un super vulcano attivo, per ammirare il lago Grand Prismatic Spring, che deve i suoi colori ai ciano batteri, le sorgenti calde del Mammoth Hot Spring, il suo più grande geyser, l'Old Faithful, che con cadenza regolare lancia il suo getto a 55 metri di altezza. Da non dimenticare la Morning Glory e la Primose Spring; alcuni sentieri sono già stati interdetti al pubblico a causa del notevole aumento dell'attività termale.
Esaminando il sottosuolo furono a suo tempo evidenziate tracce di cenere compattata con uno spessore di 30 centimetri; prodotta dell'attività di un vulcano scomparso. Non vi erano tracce di un vulcano, di un cratere o di una caldera visibile nel Parco. Nessuno era in grado di fornire una spiegazione a tale rilevamento.
Negli anni a seguire, per puro caso, la NASA scelse lo Yellowstone per testare una nuova camera all'infrarosso per riprese aeree da utilizzare nell'esplorazione della Luna, rivelando quale terrificante realtà si nascondeva sotto il Parco. Successivamente altre immagini furono scattate dal Landsat e fu compreso perché non era stato possibile localizzare la caldera; questa inglobava tutto il Parco, formando una depressione di 70 Km per 30 da nord-est a sud-ovest.
Lo Yellowstone era dunque uno degli ultimi super vulcani attivi del pianeta.
Dai carotaggi effettuati in varie zone del Parco è stato accertato che l'ultima eruzione è avvenuta circa 630.000 anni fa e sommerse metà degli Stati Uniti sotto una spessa coltre di cenere. È stato inoltre appurato che questo vulcano ha prodotto tre eruzioni a intervalli regolari di 600.000 anni; la seconda eruzione ha avuto luogo 1.200.000 anni e una terza 1.800.000 anni fa. In pratica significa che oggi ci troviamo nel periodo in cui dovrebbe aver luogo l'esplosione seguente e che dobbiamo registrare un ritardo in tale ciclo ripetitivo.
Rispetto agli studi geologici effettuati nel 1923 è stato rilevato un sollevamento della superficie del Parco di 74 centimetri dovuto all'aumento della camera magmatica.
Sotto il Parco, infatti, a 8000 metri si trova la più grande camera magmatica scoperta, contenente magma e gas ad alta pressione che spinge il piano della caldera verso l'alto. A 5 Km il calore è oltre i 350°; le fumarole, le sorgenti idrotermali e i geyser sono fessure e camini attraverso i quali il super vulcano libera l'eccesso di pressione.
Dal 1973 è stato possibile tracciare la cartografia del sotto suolo utilizzando onde sonore, registrandone la velocità, l'accelerazione, le deviazioni, monitorando deformità e fratture nella caldera. Attualmente la camera del magma misura da 40 a 50 Km di lunghezza, da 20 a 30 Km di larghezza ed ha uno spessore di 10 Km, vale a dire circa la metà del Parco.
Nel Parco è stato istituito un osservatorio composto da 28 stazioni elettroniche di rilevazione sparse nel territorio; satelliti GPS controllano il movimento orizzontale e verticale del cratere vulcanico. I controlli hanno accertato che la caldera si gonfia e si sgonfia in modo significativo, deformando il suolo accompagnata da movimenti sismici. Sciami di piccoli terremoti si sono verificati nel 1985 e nel 1987, indicando aumenti e diminuzioni periodiche. Dal 1995 la caldera si sta gonfiando lentamente a sud-ovest. È stato rilevato per esempio che la faglia del Teton sta spostando contro il Jackson Hole spingendo la valle verso l'alto e le montagne verso il basso.
Ogni fenomeno nel Parco è monitorato: gli sciami sismici, lo stato del suolo, il rigonfiamento, i cambiamenti chimici nelle temperature dell'acqua e del gas; tutti segnali che possono precedere di alcune ore lo scoppio del vulcano.
Non ci sono prove, comunque che la caldera si stia preparando per un'altra esplosione dopo quella avvenuta circa 640.000 anni fa.
Mentre probabilmente in un futuro sarà possibile eliminare pericoli dagli asteroidi deviandoli, far fronte ad attacchi nucleari, porre rimedio agli effetti dovuti al riscaldamento globale; niente potrà essere fatto per evitare eruzioni vulcaniche.
Oggi non siamo in grado di stabilire quando avrà luogo la prossima eruzione, ma è certo che in quel momento la Terra assisterà ad una delle più devastanti catastrofi naturali, dopo quella che ha causato l'estinzione dei grandi sauri e che decimerà la razza umana portandola quasi alla completa estinzione.
Quando avverrà sarà gigantesca, inimmaginabile. Basti pensare che durante l'eruzione di Thera, Santorini, blocchi di due metri di diametro furono espulsi a 7 Km di altezza con una velocità di 1000 Km/h; l'anidride solforosa sprigionata dal Vulcano Toba ostruì il sole per anni, fece precipitare la temperatura e ridusse la popolazione a poche migliaia di individui. Pensiamo al cratere del Saint Helens di due miglia quadrate contro le 1500 miglia della depressione dello Yellowstone.
L'eruzione cancellerebbe il Parco e le comunità vicine spargendo cenere dal litorale Pacifico al Midwest; regioni degli Stati Uniti andranno distrutte, l'economia subirà un colpo durissimo che si ripercuoterà a livello globale; cambierà il clima nel mondo intero.
Si stima che durante l'ultima eruzione avvenuta nel Parco sono state espulse cenere e lava in quantità superiore di circa 8000 volte rispetto a quelle eruttate dal Saint Helens e non era la più grande eruzione avvenuta nel passato dello Yellowstone.

vai alla visualizzazione stampabile
invia questa notizia ad un amico

imposta Edicolaweb come Home aggiungi Edicolaweb a Preferiti

Copyright © 2007 EdicolaWeb - Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

|
|
![[Edicola home]](homeedic.gif) ![[Archeomisteri home]](homestar.gif) ![[inizio articolo]](top.gif) ![[articolo seguente]](avanti.gif) Tutti gli articoli di
ARCHEOLOGANDO...
|
![[Edicola home]](homeedi2.gif) ![[Archeomisteri home]](homearc2.gif) ![[inizio articolo]](to2.gif) ![[articolo seguente]](avant1.gif) ![[articolo precedente]](indietr1.gif)
|
|
|
|