
ARCHEOLOGANDO...

LA GRANDE PIRAMIDE GIOIELLO DI GIZA
di Mauro Paoletti per Edicolaweb

Interamente rivestita in origine con 115.000 lastre di calcare bianco di 10 tonnellate l’una, coperte di geroglifici che, se ancora in loco, avrebbero dissolto tutti i misteri che circondano la costruzione.
La piramide evidenzia, nelle misure espresse in pollici, la profonda conoscenza tecnologica e scientifica dei costruttori.
"Ogni lato misura 230 metri salvo piccole differenze decimali, la loro somma di 921,44 espressa in pollici egizi (2,5228 m.) è uguale a 365,24, i giorni dell’anno. Se moltiplichiamo il perimetro per due otteniamo 1842,88, ossia un valore vicinissimo al valore reale di 1/60 di grado alla latitudine dell’equatore, che è 1842,78. Tale perimetro diviso per l’altezza di 146,6 e moltiplicato per due fornisce il valore del p di 3,1416. La somma delle diagonali è uguale al valore della precessione, ossia 25826,6; il loro prolungamento dagli angoli di Nord Ovest e Nord Est racchiude il delta del Nilo. Gli angoli misurano circa 90° con una differenza di arco di soli 2’’. L'angolo d'inclinazione di 51° 51' è uguale per le quattro pareti ed essenziale per determinare il valore del p. Le quattro facce e i lati sono allineati con i Punti Cardinali in modo da posizionare i lati obliqui di fronte a tali punti. È orientata con una precisione stupefacente lo scarto è di soli 3' 6". Le quattro pareti sono leggermente curve e la loro curvatura corrisponde a quella terrestre. Le ombre proiettate dalla piramide marcano con esattezza matematica le date degli equinozi di primavera e autunno, i solstizi d'inverno e d'estate. È posta al centro esatto della massa terrestre, all’incrocio tra il meridiano e il parallelo principali, a 1/3 della distanza fra Equatore e Polo Nord, rappresenta lo "zero" naturale di Longitudine. Allineata con l’asse di rotazione terrestre. Il meridiano che passa per il vertice taglia la terra in due parti quasi uguali, manca infatti di soli 5 km il Polo."
Si accede al suo interno attraverso un ingresso formato da uno stretto cunicolo di poco più di un metro in altezza e larghezza che discende nella piramide per un centinaio di metri e sbocca in una stanza rozzamente intagliata. A diciotto metri dall’ingresso comincia un secondo corridoio ascendente che dopo quaranta metri immette nella grande galleria, all’inizio della quale parte un corridoio orizzontale diretto verso la Camera della Regina.
Quindi giù per il passaggio discendente, inclinato di 16° e 17’, la stessa inclinazione della stella Alpha Draconis che in tempi remoti era quella polare. Se gli egizi volevano osservarla attraverso un telescopio dovevano inclinarlo come il passaggio a 31 metri sottoterra che, riempito di acqua, rifletterebbe la stella come lo specchio di un tale moderno strumento.
Alpha Draconis appartiene alla costellazione del Drago. Un collegamento ad Angkor, i cui 72 templi raffigurano tale costellazione sulla Terra? Oppure un’ulteriore messaggio da parte di quella remota civiltà che ci ha preceduto su questo pianeta?
Percorrendo tale passaggio arriviamo alla camera sotterranea, un locale privo di tombe e non rifinito dal quale parte un tunnel verticale di uso sconosciuto noto come il condotto dei ladri.
Dall’ingresso, utilizzando il corridoio ascendente, arriviamo all'accesso che porta alla Camera della Regina dove possiamo osservare una curiosa nicchia la cui forma ricorda la struttura della Grande Galleria. Insolita caratteristica nella Camera della Regina il pavimento infossato rispetto al livello del corridoio, pavimento che appare scabro e non finito. Nessuno è stato in grado di spiegare perché.
Sempre in tema di piramidi, tali costruzioni potevano essere state immense celle a combustibile per fornire energia al popolo che occupava le terre tredicimila anni fa.
Secondo Alan Alford la Camera della Regina nella Grande Piramide di Giza, sarebbe stato il punto dove si doveva trovare la cella energetica idonea a produrre la separazione fra l’ossigeno e l’idrogeno; il sarcofago nella Camera del Re il recipiente dove avveniva la combustone controllata dell’idrogeno; le cinque stanze sopra tale camera, ossia il Ded, il dispositivo di raffreddamento.
Alford inoltre ipotizza che nelle 27 nicchie allineate nella Grande Galleria e adesso vuote, si trovavano cristalli capaci di risuonare a diverse frequenze e impiegati per comunicare.
Esami condotti all’interno della Piramide con moderne strumentazioni hanno rivelato cavità in diversi punti della piramide, sotto la Sfinge e nell’intera piana di Giza. Alcuni dei vani, scoperti nella zona, sono così grandi che non è stato possibile accertarne le misure dal momento che la profondità del pavimento è rimasta ignota. Molte di queste cavità si trovano anche dietro al corridoio che porta alla Camera della Regina; in particolare uno molto profondo, colmo di sabbia e di oggetti non identificati.
Campioni di questa sabbia, prelevati attraverso trapanazioni accuratamente mirate, hanno evidenziato, per l’alto contenuto di metalli pesanti, una datazione precedente a quella delle glaciazioni. Inoltre sabbia di quel tipo non è presente nelle immediate vicinanze della piramide, ma a sei chilometri più a Sud e nel Sinai.
Sempre attraverso il corridoio ascendente si entra nella grande galleria, lunga 46 metri con una pendenza di 26° alta 8,5 metri e con un soffitto formato da 36 blocchi di granito removibili. Ogni pietra può essere rimossa singolarmente. La galleria, larga 2 metri alla base, si restringe in alto; contro il muro presenta un gradino di 60 centimetri. Al posto del pavimento un canale infossato largo un metro di cui non si conosce la funzione.
Alla fine della galleria un'anticamera provvista di un sistema di saracinesche, di cui oggi rimane solo la prima porzione detta "Foglia di Granito", formata da due parti, che rappresenta un'anomalia in quanto non sembra progettata per scendere sul pavimento, rimanendo nella sua posizione ad altezza di torace. Tale struttura contiene nella parte superiore un inspiegabile sigillo; le due lastre di granito potrebbero contenere qualcosa e pare strano che nessuno abbia mai tentato di separarle e aprirle.
L’anticamera porta alla Camera del Re posta a circa 45,5 metri dalla base, a circa 1/3 dell’altezza della costruzione. Contiene un sarcofago vuoto, con il volume esterno doppio di quello interno, sicuramente posto in loco prima di completare il soffitto, visto l’angusto accesso alla camera.
Il sarcofago è ricavato in un unico blocco che riporta sulle pareti esterne tracce della sega diamantata servita per il taglio. Non si conosce come sia stato possibile svuotarlo.
L'archeologo Flinders Petrie trovò dei geroglifici incisi sulla diorite larghi 0,16 mm. con tratti paralleli. Un lavoro eseguito con una punta più dura del quarzo.
Curiosamente, se intendiamo tracciare un cerchio intorno al triangolo formato dalla piramide dobbiamo far centro nel punto in cui è ubicata la Camera del Re.
La camera, alta 5,81 metri (metà della diagonale del pavimento di 11,62 metri), lunga 5,20 e larga 10,46; fornisce le misure esatte dei due triangoli fondamentali del teorema di Pitagora. Contiene quindi il valore della "sezione aurea" considerata il fuoco della vita, la chiave della fisica del cosmo.
La Camera del Re ci porta alla rappresentazione del doppio spirituale contenuto nel concetto religioso di quel popolo. Le misure del pavimento sono 10,46 metri per 5,23; il sarcofago, come già detto, ha un volume esterno doppio rispetto a quello interno: 2332,8 litri contro 1166,4.
Tracciando alcune rette che vanno a racchiudere le piramidi, allungando le traiettorie delle strade che da queste partono, si ottiene un rettangolo con base doppia rispetto all’altezza, mentre la Sfinge incrocia un altro rettangolo con le stesse caratteristiche. Orione era il doppio di Osiride. Non può essere una casualità.
La piramide è l’unica costruzione a possedere quattro condotti; due per ogni camera, che salgono verso l’alto e puntano alle stelle.
I due condotti della Camera del Re sboccano all’esterno e puntano sulla stella Al Nitak di Z Orionis e Thuban Draconis; quelli della Regina, chiusi da porte con maniglie, guardano verso Sirio e Kochab dell’Orsa Minore.
Nel condotto Sud è stata rinvenuta, a 65 metri, una porta con maniglie, oltre questa una seconda porta. Nel condotto Nord è stato ritrovato del legno, una pallina e del rame.
Questo percorso dopo 19 metri svolta a sinistra per altri 4 metri evitando la galleria principale. Si ferma ad una terza porta, anch’essa provvista di maniglie, uguale a quella del condotto sud.
I condotti sono stati scoperti nel 1872.
Lo studioso Wyanman Dixon accortosi di una screpolatura nella parete meridionale della camera inserì un filo di ferro all'interno e chiese di aprire un buco adoperando un martello. Ritrovò al loro interno un rampino di rame di 5 centimetri, una pallina di ferro grigio verde, (attualmente al British Museum) e un pezzo rotto di un asta di legno. Ogni sezione dell’asta misura 2,7 metri ed è fissata con un manicotto rotondo.
Nel muro ovest del condotto, a metà del blocco otto, si osserva una strana riga nera dal pavimento al soffitto; interrotta da incavi perpendicolari alla riga lasciati da uno scalpello.
Identico ritrovamento all’inizio del blocco nove in questo caso vi sono più righe parallele tra loro.
Più avanti nel blocco nove un piccolo oggetto rettangolare di materiale sconosciuto provvisto di due fori prodotti da un traforo. La cosa si collega al rampino di rame in quanto questo possiede due ribattini di cui non conosciamo lo scopo. Lo spazio fra i ribattini coincide esattamente con lo spazio fra i fori dell’oggetto rettangolare ancora nel condotto. Sembra fosse originariamente attaccato all'asta di ferro i cui resti sono ancora presenti.
Nel 1993 la videocamera dell’Upuaut 2, che non superò la brusca curva a ovest, per un’ostruzione sul pavimento, mostrò il tratto dietro la curva.
Quello che giace davanti rimane un mistero. Si vede la fine dell’asta conficcata nel muro e alla sua estremità una struttura rettangolare non ben definita data la lontananza e la bassa risoluzione della videocamera che non ha permesso di percepire i dettagli in modo chiaro.
Il condotto curva poi verso ovest per evitare di impattare con la Grande Galleria. Per qualcuno compie una svolta a U per sfociare nella Camera del Re.
In un angolo della Camera del Re c'è uno scavo sul pavimento attribuita al califfo Al-Ma'mun (820 d.C.) e un pezzo di granito rimosso durante le operazioni di scavo. Il buco è ora ricoperto da una grata accanto all'angolo nord-ovest, l’esatta posizione per un eventuale collegamento con il condotto settentrionale. Cosa spinse Al-Ma'mun a scavare in quel punto della Camera del Re? Pensava che li ci fosse nascosto qualcosa? Perché scavare in quei punti e non in altri?
Storie e leggende citano una camera nascosta in mezzo alla piramide dove sarebbero custodite mappe terrestri e celesti, armi che "non arrugginivano mai" e "un vetro che non si spezza" lascito delle ere più remote.
I blocchi di calcare all’inizio del condotto diventano di tura bianca riservati per il rivestimento delle camere; il condotto meridionale costruito da blocchi verticali, necessita di sgravio di carico come se sopra esistesse una complessa struttura.
Tra i blocchi 15 e 16 del condotto meridionale della Camera del Re esiste un giunto verticale - tali giunti si trovano vicino alle camere - isolato a 12 metri sopra la Camera della Regina. Ciò costituisce un indizio dell’esistenza di una camera non ancora scoperta a circa 15 metri dalla facciata meridionale della Piramide.
Ci siamo già posti le domande di rito. Quando, da chi, e come, è stata costruita? Quale è la sua vera funzione? Quali segreti nasconde? Fa parte di un progetto iniziato 12000 anni fa e terminato nel 2450 a.C.? Domande che non hanno ancora trovato risposte certe. Tanto è stato scritto sull’argomento e tanto inchiostro verrà ancora versato. Iniziamo a stenderne un po’.
Sotto il profilo astronomico le piramidi della IV dinastia presenti a Giza segnano le stelle di Orione, ricostruendo in terra la costellazione celeste di Osiride, con la Via Lattea che per gli Egizi rappresentava il Nilo celeste.
In effetti le stelle Al Nitak e Al Nilan corrispondono alle piramidi Chefren e Cheope. La stella Mintaka risulta spostata rispetto all’asse delle altre due come lo è la piramide di Micerino.
Riguardo alle tre stelle della cintura di Orione troviamo un particolare intrigante nella tomba di Senmut, architetto della regina Hatshepsut, dove sono ritratti tali astri; la stella centrale è circondata da tre ellissi a forma di goccia. Perché? Quanto è antico l’Egitto?
La Grande Piramide non sembra appartenere all’Egitto la cui storia inizia ufficialmente nel 3100 a.C. con Menes. Gli insediamenti di Nabta datano oltre 15000 anni fa, Erodoto afferma che quattro volte il sole si era levato nel punto in cui tramontava e di conseguenza manda indietro l’orologio di oltre quarantamila anni. Il Papiro di Torino menziona nove dinastie di re prima di Menes, la Pietra di Palermo ne cita centoventi; Manetone inoltre fornisce un elenco che risale a oltre 25.000 anni fa.
Circa 10.000 anni fa, in seguito al processo di desertificazione dal quale nacque il Sahara, la popolazione presente su quelle terre, al tempo lussureggianti, fu decimata e i superstiti migrarono verso il delta del Nilo fondendosi con le altre popolazioni incontrate lungo le rive del fiume.
Lo scambio di tradizioni e di cultura contribuì al nascere di un nuovo gruppo che, pur frazionandosi lungo il viaggio, giunse infine al delta dove esisteva già una classe omogenea che dominava la penisola Arabica, l’Egitto e la Mesopotamia, formando quella popolazione nota come Sarah. Fu il primo passo che precedette la nascita di una nuova nazione: l'Egitto.
La piramide era già presente? Le analisi al carbonio effettuate da tre laboratori diversi su pollini rinvenuti al suo interno forniscono la data del 10500 a.C.
Quindi non possiamo attribuirla a Cheope; non solo a causa delle analisi eseguite sui pollini o su quelle effettuate da Mark Lehner sulle malte che la consegnano al 2869 a.C., ben 400 anni prima del regno di Cheope che l’ufficialità ha determinato dal 2551 al 2528 a.C. per dare un padre alla costruzione, ma anche per il macroscopico errore compiuto dagli archeologi Vyse e Hill nel tracciare sulle pietre interne i cartigli. Dall’inspiegabile consenso di Samuel Birch esperto in geroglifici del Britsh Museum, che pur perplesso ne dichiarò l’autenticità. I segni erano capovolti, confusi, incompleti e fuori posto, inoltre quel tipo di scrittura si era diffusa solo secoli dopo la IV dinastia.
Inspiegabilmente il diario di Vyse riportava nella data del 9 maggio che all’atto della scoperta le pietre "non mostravano nessun segno di iscrizione o scultura..." "...eccezione il ritrovamento di un frammento litico di colore marrone scuro di una parte del cartiglio reale del faraone Sufis, venuto alla luce il 2 giugno". Perché il 9 maggio scrisse di un avvenimento avvenuto successivamente?
Occorre riconoscere che nessun scrivano dell’antico Egitto avrebbe confuso il segno "Kh" con quello di "Ra". Il primo indicato da un cerchio rigato, il secondo da un cerchio con un puntino al centro; come quello dipinto da Vyse e Hill che senza rendersene conto scrissero "Raufu" e non "Khufu".


Copiarono i segni dai libri di Wilkinson che a sua volta sbagliò ben due volte. Quando Vyse e Hill cercarono di correggere il loro operato complicarono le cose e finirono per scrivere nelle camere inferiori il nome di un altro faraone. In tal modo risulta che Cheope ha completato la costruzione iniziata da un re vissuto dopo di lui, una cosa assolutamente impossibile...
L’unica cosa certa è che Khufu restaurò il tempio di Iside. La piramide e la Sfinge erano già presenti. In effetti la stele rinvenuta da Mariette recita "…A Khufu sia la vita. Egli rinvenne la Casa di Iside, Signora della Piramide, accanto alla dimora della Sfinge."
Non vogliamo togliere nulla al popolo egizio, ma solo determinare le cose come in realtà stanno e per farlo dobbiamo tener conto che l’Egitto fu precluso agli infedeli fino alle crociate; che per secoli la chiave di lettura degli eventi storici fu la Bibbia, secondo la quale la creazione del mondo avvenne nel 4004 a.C. e il diluvio nel 2000 a.C..
Solo secoli dopo abbiamo saputo delle vaste conoscenze custodite in Egitto, forse solo come dati acquisiti; greci e romani hanno appreso vivendo per anni in quel paese nozioni matematiche, geometriche, mediche, agricole, avanzate. Una conoscenza dimenticata nel tempo e riscoperta solo successivamente parecchi secoli dopo. Le nozioni sono tante e parlarne adesso ci svierebbe dall’argomento trattato; basti pensare a Talete, Pitagora e ai loro teoremi già noti agli Egizi, i quali fra l’altro, forse non tutti ne sono a conoscenza, praticavano l’incubazione artificiale delle uova per aumentare la produzione di volatili.
Forse nozioni ereditate da una grande civiltà precedente che ha lasciato nella piana di Giza 2.300.000 blocchi di calcare e granito disposti a piramide; 6 milioni di tonnellate posizionate in un preciso punto, l’unico idoneo a sostenerne il peso a conferma che i costruttori conoscevano la morfologia di quel suolo.
Le tracce di questa civiltà si potrebbero trovare nei sotterranei della grande Piramide, fra i piedi della Sfinge o fra quelle camere sotterranee esistenti in tutta la piana di Giza e rilevate dalla Fondazione che conduce gli scavi in zona.
Ufficialmente questi sotterranei vengono attribuiti all'epoca dei faraoni, ma l'evidente diversità nella costruzione, che risulta più austera di quella egizia, lascia sconcertati gli archeologi.
Il sismografo di John West ha scoperto un'ampia camera rettangolare, di dodici metri per quindici, fra le zampe della Sfinge, cinque metri sotto la superficie del basamento, in un'area più profonda di quella ove attualmente si svolgono i lavori. Gli esperti e le autorità si sono trincerate dietro al silenzio.
Nel 1993 venne rilevata a cinque metri di profondità una camera di dieci metri per dodici, di forma rettangolare.
Una squadra di ricercatori, fisici e ingegneri franco-giapponesi, guidata da Sakuji Yoshimura, dell'Università di Washeda di Tokyo, servendosi di computer modernissimi e utilizzando emissioni di onde radio, individuò, all'esterno della Grande Piramide, sotto la Sfinge, una cavità immensa e un passaggio sotterraneo che la congiungeva al monumento del faraone. Furono individuati anche altri vani nei pressi della Camera della Regina. Una galleria posizionata ad occidente di questa. Collegamenti con sotterranei sconosciuti furono scoperti nella piramide stessa, in prossimità delle cosiddette "camere di decompressione" situate sotto la "tomba del Re".
Notando che le fessure corrono in direzione est-ovest, si ritiene possibile l'esistenza di un'altra cavità che dovrebbe estendersi ad oriente della tomba. Dietro al corridoio che porta alla Camera della Regina, sono state rilevate molte cavità delle quali non si sono potute appurare le reali dimensioni. Vi è solo la sicurezza che in quel punto si trova un vano molto profondo, colmo di sabbia e di oggetti non identificati. Di questa sabbia sono stati prelevati dei campioni attraverso trapanazioni accuratamente mirate. Le analisi hanno dimostrato senza possibilità di contestazioni, dall’alto contenuto di metalli pesanti, che risale ad un epoca precedente a quella delle glaciazioni. Sabbia di questo tipo non è presente nelle immediate vicinanze della piramide, ma la si è ritrovata a sei chilometri più a Sud e nel Sinai.
Alcuni dei vani, scoperti nella zona, sono così grandi che non è stato possibile accertarne le misure dal momento che la profondità del pavimento è rimasta ignota.
L’egittologia ufficiale è convinta che la costruzione delle piramidi sia il risultato di uno sviluppo iniziato da quella a gradoni di Saqqara, costruita con la funzione di tomba. La piramide rappresenta anche quel colle primordiale, dalla cui emersione, come vuole la tradizione egizia, tutto ha avuto inizio e sul quale si trovava il Dio creatore di tutto.
Curioso che la rappresentazione data dagli Egizi a quel colle somigli molto ad una capsula spaziale, come emerge dai rinvenimenti in seguito agli scavi effettuati ad Abido, Meroe e Ermopoli.
Viene enfatizzato l'aspetto sacro; le stelle sono in posizione davanti ai condotti, il faraone rivive e feconda la sua sposa assicurando un erede al trono. La piramide diventa, con la sua torre interna formata da immensi monoliti identificati con lo Zed (il pilastro di Osiride), un grande orologio cosmico e i condotti di ventilazione permettono di traguardare alcune stelle necessarie per trovare un preciso punto nell'universo spazio-temporale.
Nello Zed è custodito l'antico sapere che l'uomo non deve conoscere finché non sarà in grado di farne buon uso. Il profeta biblico Enoch, che si vuole accostare a Ermete e a Thot, scrisse: "Verrà il giorno in cui la torre renderà ciò che le è stato affidato. La piramide salterà come un ariete e allora terminerà la triste Età del ferro".
Le storie che riguardano la costruzione prendono corpo, compreso il numero simbolico 286,1022 (pollici piramidali), con il quale si vuole indicare l’esatto spostamento dello Zed verso est, luogo della Divina Armonia, in rapporto all'asse centrale; la misura della cima che manca alla piramide, il valore dell'anno siderale e solare che abbiamo appreso da poco tempo.
Appare difficile conciliare che gli Egizi volevano riprodurre in terra una mappa stellare; ma sta di fatto che l'ideatore della Grande Piramide denota una grande accuratezza d'esecuzione, come confermano le misure della costruzione, gioiello di Giza.

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