
ARCHEOLOGANDO...

LA SCIENZA MEDICA
di Mauro Paoletti per Edicolaweb

Numerosi papiri parlano degli egizi come esperti nelle scienze mediche. Il più noto quello di Ebers, dal nome dello scopritore, di ben 108 pagine e compilato all'inizio del nuovo impero; è una vera e propria enciclopedia di anatomia e patologia. Vi è descritto in che modo eseguire un intervento chirurgico in caso di tumore e come intervenire per le malattie dello stomaco.
Alla fine del nuovo impero abbiamo un papiro Berlin di medicina generale.
Il Papiro di Edwin Smith, trovato a Luxor nel 1873, per alcuni datato 3000 a.C., per altri, con quello di Hearst risalente al 1550 a.C.; è un trattato di patologia esterna e chirurgia ossea, ne descrive gli interventi e contiene un saggio sulla circolazione del sangue. Vi sono quarantotto paragrafi per curare ferite e fratture. Ogni paragrafo è composto da cinque parti che prendono in esame la natura delle ferite, l'esame dei sintomi, la diagnosi, la terapia e la prognosi. Vi è documentato pure l'uso di narcotici.
Il papiro Kahum "B" è un trattato di veterinaria. Nel papiro Kahum "A", anch'esso risalente al 1900 a.C., a tutti gli effetti un trattato di ginecologia, sono descritti con esattezza i sintomi delle infermità femminili, si fissano le regole per le diagnosi e si prescrivono i trattamenti in modo rigorosamente scientifico. Vi è il metodo per stabilire se una donna è incinta o no, basandosi anche sulla teoria degli ormoni, se darà alla luce un maschio o una femmina; da cui si può supporre che fossero a conoscenza dei cromosomi di tipo X e Y e quindi conoscessero la struttura del DNA.
Secondo gli Egizi tutti gli esseri erano formati da un frammento di un embrione di materia primitiva che, per loro, era l'acqua. Conoscevano metodi anticoncezionali a base di medicamenti che interrompevano i cicli mestruali della donna. Sapevano come ridurre le fratture con pezzi di legno e bende, cauterizzare foruncoli e ascessi, ferite profonde, con bisturi riscaldati sul fuoco. Risulta che in tutte le case esisteva una piccola farmacia per le prime cure e che si praticava anche la disinfestazione degli ambienti.
Esiste un papiro London che elenca ricette farmaceutiche; un papiro Magico XI ove si nominano erbe medicamentose e le grandi forze divine possedute da Busbatis, le stesse che vengono citate nel "Libro dei Morti" di Pamont: "Forze divine della città di Busbatis che escono dalle sue Cripte".
Colpisce come non esista una documentazione che illustri come e dove venivano iniziati i medici; sappiamo solo che la prima scuola medica fu costruita a Sais (Egitto) nel 500 a.C. ad opera di Dario I, ma nonostante ciò non è mai giunta notizia del ritrovamento di ospedali, il che fa presupporre che il medico operava a domicilio per quanto abbastanza improbabile.
Al British Museum e al Museo del Cairo si possono ammirare forcipi di vario tipo, bisturi e pinze, altri ferri chirurgici simili a quelli usati dalla chirurgia moderna; ma altrettanto numerosi sono i reperti disseppelliti da archeologi o scoperti nelle tombe che inspiegabilmente si tengono segreti. Nella Valle dei re sono state trovate mummie con denti finti e ponti dentari.
La penicillina era già nota, come l'aureomicina e la terramicina, 4.000 anni prima della loro scoperta nel 1928. Ne parla un papiro dell’undicesima dinastia, come un fungo che prospera sulle acque stagnanti prescritto per curare ferite e piaghe.
La sezione egiziana dell'Università di Londra è in possesso (quantomeno lo era fino al 1972) di un osso preistorico amputato a regola d'arte dieci centimetri sopra l'articolazione del polso destro con un preciso taglio perpendicolare.
Si conoscevano le cause della paralisi, le funzioni del cuore e delle arterie.
Una curiosità: l'aspirina si deve a Ippocrito in quanto ci è stato tramandato dagli scritti che, nell'antichità, si usava masticare la corteccia del salice per curare febbri ed altri malesseri. È analizzando la corteccia di questa pianta che i nostri scienziati hanno capito come realizzare l'aspirina dalle sostanze contenute in essa.
Nell'oasi di Dakhla - deserto libico - fu trovato uno "specchio magico" simile a quelli che vengono citati in antichi scritti del regno faraonico. Il medico e egittologo Fawzi Souetha del Cairo, contattato da Krassa negli anni settanta, vide in questo reperto archeologico la riproduzione di un apparecchio radiografico. Lo strano reperto è da allora scomparso.
Nel 1969 la spedizione scientifica della Marmajhja, nell'Asia Centrale Sovietica, per conto della Società Antropologica del Turkmenistan, ritrovò scheletri risalenti a centomila anni fa; molti presentavano segni di interventi chirurgici sulle ossa alla periferia della cavità toracica, in corrispondenza della cosiddetta "finestra cardiaca". Lo spessore del periostio confermò che dopo l'intervento i pazienti continuarono a vivere almeno altri tre o cinque anni.
A Talca in Cile sono stati ritrovati in grande numero, teschi che rivelano tracce di interventi sul cranio con esito positivo, come dimostrano le nuove cellule cresciute sugli orli dei fori.
I Peruviani compivano delicate operazioni di trapanazione, rimozione di una parte del cranio per sostituirla inserendo al suo posto una lamina di rame o di oro; una forma di chirurgia del cervello, oltre a delicati interventi di otturazione e incapsulamento dei denti. Provvedevano anche alla creazione di medicinali per varie malattie.
Jacques Bergier, in visita nella zona, venne a contatto con i Collahu Aya, sacerdoti medici dei nostri tempi; li definì gente che non parla, che viaggia tutta l'America curando gli ammalati con medicine, chiuse in scatole, che nessuno è riuscito a identificare.
Un documento Cinese risalente al 300 a.C. parla di un chirurgo artefice di un macabro scherzo a due suoi amici. Somministrò un potente sonnifero e scambiò i loro cuori dopo aver aperto il torace. Eseguito l'intervento diede loro una portentosa medicina che permise ai due sventurati di tornarsene a casa guariti.
Somiglia ad un resoconto africano di 2500 anni fa che racconta come il cuore di una bambina di dieci anni fu trapiantato in un uomo di cinquantotto anni.
Alan Landsburg in un suo libro racconta che, a Tuero Morto sulle Ande, vide incise sulle rocce le figure stilizzate di due uomini con le braccia alzate verso l'alto ove stava un disco rotondo sostenuto da quattro gambe. A circa dodici centimetri dal disco una spirale rivolta verso l'alto che rappresentava la molecola del DNA. Le incisioni sono databili 14.000 anni circa e lo stesso motivo è ripetuto su una decina di altre rocce e all'interno della caverne che si trovano nella zona. Landsburg si chiede se sono una sorta di saluti destinati a noi espressi con un mezzo comprensibile: la molecola indispensabile alla creazione della vita.
La struttura del DNA sembra fosse nota in tempi remoti, perlomeno alla cultura Mesoamericana. Testimonianze in questo senso emergono dai Toltechi e a Tihuanaco.
In California, sulle pareti delle grotte dei monti di Santa Barbara, campeggiano gigantesche pitture affrescate dai primitivi indiani che vi abitarono, raffiguranti schemi cellulari e la doppia spirale del DNA. Nella figura, che riproduce uno di questi affreschi murali, si osserva un motivo con due linee a zigzag colorate, una accanto all'altra, a significare la duplicazione di una struttura primitiva di due esemplari, in base al ricordo registrato in un suo segmento, simbolizzante un "gene". In alto la figura presenta due prolungamenti terminanti, ognuno, con cinque punte, somiglianti alla conformazione delle mani umane, come a sottolineare la nascita di una forma vitale.
L'archeologa Elva Escovar analizzando il disegno rilevato in un prezioso vaso, riportato a pagina 36 del Codex Nuttall (medica1g.htm), ha scoperto che fra le antiche civiltà Messicane era conosciuto il ruolo del DNA. Il disegno infatti lo rappresenta in una raffigurazione lineare, divisa in trattini colorati, che la dottoressa ha collegato ai 46 cromosomi umani.
Sempre nel Codex Nuttall, a pagina 9, vi è la riproduzione di un altro disegno, sempre rinvenuto su di un vaso, che mostra una figura femminile davanti ad una striscia semicurva, segmentata in diversi colori, che rappresenta, in forma lineare il DNA. Dalla decifrazione dei documenti si identifica nella figura di donna, una principessa. A confermare che la striscia colorata davanti alla quale essa si trova è la riproduzione del DNA, sono le significative parole pronunciate dal padre, riportate nel racconto: "Tu sei il mio colore; la mia copia".
L'archeologa ha rintracciato un altro disegno Azteco che dimostra la
conoscenza presso quel popolo del DNA. Vi appaiono alcuni geroglifici e una cellula ovale al cui interno è facilmente osservabile un fregio elicoidale che ricorda la struttura del DNA. Vi è anche un doppio serpente a simbolizzare quella forma elicoidale, quel "nodo", in grado di riprodurre la coppia di gemelli raffigurata all'interno. Coppia che rinasce, fuoriuscendo dalle bocche di un altro identico doppio serpente che si trova all'esterno della cellule.
È chiaro il riferimento alla funzione e alla raffigurazione del DNA, e non ha nessun dubbio neanche il Dr. Luis Acosta, biologo, che ha collaborato con la Dr.ssa Escovar.

Per dovere di cronaca le lettere DNA sono le iniziali del nome, in lingua inglese, dell'Acido Desossiribonucleico, una molecola polimerica costituita da due catene affiancate, formate dalla successione di tali nucleotidi e paragonata ad una scala di corda attorcigliata su se stessa, in modo da formare una doppia elica.
Il DNA è concentrato quasi esclusivamente nei nuclei cellulari, e il problema dei ricercatori è stato capire come venivano conservate e trasmesse le informazioni.
La molecola del DNA è stabile e adatta a conservare le informazioni, per trasmettere le quali costituisce un codice.
Per i non addetti ai lavori qualche notizia riguardo l'argomento per capirne la complessità e l'importanza.
Ogni aminoacido è codificato da un gruppo di tre nucleotidi detti "Triplette". La cellule più attive nella sintesi proteica sono molto ricche di RNA e ribosomi. La sintesi delle proteine si svolge sui ribosomi e avviene in due fasi dette "trascrizione e traduzione".
Nella prima fase il messaggio del DNA viene trascritto su di una molecola di RNA detta "messaggera" (mRNA). Nella seconda fase, detta traduzione, il filamento RNA si distacca dal DNA e va ad aderire ad un ribosoma dove avviene il montaggio delle proteine.
La doppia elica si apre in punti precisi in seguito alla rottura di alcuni legami a causa dell'azione di un enzima. Un solo filamento del DNA serve da stampo per la trascrizione del mRNA. Durante la trascrizione interviene un altro tipo di RNA, quello di "trasporto" (tRNA). Ogni tRNA può trasportare solo un aminoacido, ed è caratterizzato da una Tripletta in grado di riconoscere la tripletta complementare di mRNA, alla quale si unisce. Gli aminoacidi trasportati dai diversi tRNA si dispongono secondo l'ordine codificato sul DNA e si legano fra loro in una catena proteica. Ogni divisione cellulare inizia sempre con la duplicazione del DNA.
Ogni individuo possiede due "alleli" (geni allelomorfi) per la determinazione di ogni carattere e, in tutte le cellule somatiche, due corredi cromosomici completi: uno proveniente dal padre, uno dalla madre. Ogni cellula sessuale maschile e femminile (gamete) contiene un solo allele e un corredo cromosomico che è la metà di quello delle altre cellule, perché nella formazione dei gameti, i cromosomi omologhi si separano.
La teoria conferma che i geni sono localizzati su strutture nucleari visibili al microscopio, i "microsomi", ognuno dei quali può contenere molti geni.
È stato stabilito così il numero dei cromosomi, dal pisello al pepe rosso, (46 quelli dell'uomo), e come si determina il sesso del nascituro.
La storia della ricerca del DNA inizia con gli esperimenti effettuati dal dottor Gregorio Mendel, nato nel 1822, sui piselli, dimostrando che i fattori determinanti i caratteri sono trasmessi di generazione, in generazione, come entità separate.
Nel 1865 pubblicò i risultati, ma non era il momento per valutare nel modo giusto la portata della scoperta, tanto che il tutto rimase nel dimenticatoio fino al 1900.
Nessuno aveva idea dove fossero localizzabili i geni, né attraverso quale processo si ottenessero due dosi di ogni gene nelle cellule somatiche e una sola dose nei gameti. Solo alla fine dell'ottocento lo sviluppo delle tecniche di microscopia e colorazione delle cellule, permise di osservare i cromosomi e, seguirne i movimenti.
La conoscenza dei meccanismi cellulari della fecondazione permise di collegare i dati della genetica con quella delle strutture cellulari.
Nel 1900 tre biologi: De Vries, Correns e Tschermak, riscoprirono la pubblicazione di Mendel, ognuno indipendentemente dall'altro, portandola nuovamente all'attenzione pubblica. Nel 1902 il biologo americano W.Sutton riuscì a capire, rivisitando gli studi di Mendel, che i geni erano localizzati nei cromosomi.
Fino al 1950 si sviluppa così la genetica sul modello di Mendel, ad opera di Sutton e di Morgan, con la teoria ereditaria nella Drosophila.
Dal 1928 al 1953 nasce la biochimica molecolare con lo studio dei microrganismi e verrà compreso che il DNA è il materiale ereditario.
Nel 1953 Francis Compton Crick, biofisico inglese, insieme al collega americano J.D.Watson, descrive e realizza, il modello elicoidale della molecola degli acidi nucleici, dando alla genetica molecolare l'avvio alla crescita esplosiva.
Nel 1962, Watson e Crick, ottengono il Premio Nobel per la scoperta della doppia elica del DNA.

I disegni del codice Borgia riguardanti la doppia spirale del DNA e la rappresentazione del numero dei 46 cromosomi umani, ci lasciano senza commenti.
Il Samhita indiano descrive i trapianti compiuti nell'antichità. Nel 1500 Gasparo Tagliacozzi professore di anatomia, lesse un resoconto dello storico romano Celso sull'arte indiana di ricostruire "nasi" adoperando altre parti del corpo, ed operò anch'egli numerosi interventi con esito positivo, seppur non fossero procedimenti indolori.
L'India si è rivelata una fonte di cognizioni tecnologiche ampie: progetti d'aerei, motori per navi spaziali, televisori, energia molecolare.
Esistono documenti che descrivono operazioni chirurgiche idonee a rimuovere fistole anali, tumori del collo, tonsille, amputazioni. Sono catalogati più di centoventi strumenti chirurgici tutti diversi. Vi sono elencati medicinali, oramai perduti per sempre, per curare malattie considerate oggi incurabili.
Sembra impossibile che tali cognizioni mediche siano state concepite in un periodo che si ritiene privo di tecnologie simili alle nostre.
Nel libro della medicina cinese, Huang-Ti-Nei-Ching, scritto nel 2650 a.C. circa, vi si legge in merito alla circolazione sanguigna, che il cuore controlla il flusso del sangue che scorre in un circolo incessantemente come la corrente di un fiume. Non vi è niente di strano a parte che solo nel 1642, il dottor William Harvey, descrisse la circolazione sanguigna rivoluzionando la medicina europea convinta, fino a quel momento, che il fegato regolasse la pressione del sangue.
Il libro dell'imperatore giallo menziona il principio fondamentale dell'Universo, della vita e della morte: il principio di Yin e di Yang, cioè il positivo e il negativo in natura. Il lato destro e sinistro del corpo umano. L'ideatore era stato Fu-Hi (3000 a.C.) venerato come un dio venuto dagli abissi siderali per dare agli uomini la conoscenza, fondatore dell'astronomia. Identificato in Okikurumi-Kammi del popolo Ainou stanziato a Sachalin e nelle Curili.
Fu-Hi ideò il sistema matematico binario riscoperto solo ai nostri giorni; colui che insegnò ai cinesi l'obliquità dell'asse terrestre (23° 54') con la divisione dell'anno lunare in 354 giorni 12 mesi di 29 e 30 giorni ognuno. Per i cinesi Yin e Yang guidano insieme le stelle e i pianeti influenzando gli esseri viventi. Uno squilibrio fra loro causa malattie e morte.
Gli studi effettuati in Inghilterra e negli Stati Uniti hanno dimostrato che due composti chimici presenti in ogni cellula controllano le funzioni e influenzano la concentrazione del cuore, la capacità di dilatazione e di restringimento dei vasi sanguigni, regolando la pressione del sangue. Nelson Goldberj, farmacologo dell'Università del Minnesota, nella ricerca di nomi adatti ai due composti conosciuti come AMP e GMP, rimase affascinato nel parlare con lo scienziato cinese Sunghaw Cha che gli illustrò il principio di Yin e Yang.
Attraverso le saghe irlandesi e celtiche veniamo a conoscenza che i Tuatha de Danan operavano sostituzioni di arti con appendici artificiali così perfette da essere riusati in battaglia. Pensare che il primo arto artificiale costruito nel nostro secolo non possedeva l'articolazione delle dita e consisteva nella riproduzione in legno di un arto coperto da un guanto di pelle.
Tramite la microchirurgia erano capaci di eseguire interventi oggi noti come trapianti. Applicavano la mano offesa sotto la pelle sollevata dell'anca, o del torace, in modo che le carni riprendessero vita. Dopo nove giorni riattaccavano l'arto "giuntura su giuntura, nervo su nervo"; altri nove giorni per la mano libera e altri nove per cicatrizzare punti e ferite.
C'è davvero da chiedersi come mai siano trascorsi quattromila anni per riscoprire l'operato di un antico chirurgo irlandese.
Sicuramente, anche se non specificato, la mano oggetto del trapianto fu conservata immergendola in un bagno citologico o ibernandola, confermando una elevata scienza di conservazione. Naturalmente qualificati erano gli strumenti. Facevano uso anche di un "unguento solare", di ignota composizione, per cicatrizzare ferite profonde in meno di un giorno.
Dal vischio veniva ricavata una tisana che procurava un lungo sonno, come fa un narcotico, e rappresentava un rimedio contro la febbre.
Era nota l'idroterapia sfruttando le sorgenti con virtù terapeutiche, cicatrizzanti e rinvigorenti. Si rigenerava il fisico versando nel bagno una mistura di erbe adatte allo scopo.
Si ha notizia che possedessero un marchingegno, non ben definibile, noto come "paiolo della resurrezione", nel quale i guerrieri feriti mortalmente, una volta immersi, ritornavano in vita; con l'unico inconveniente della perdita della parola. Sappiamo che tale macchina venne distrutta usando l'irradiamento del corpo umano, quindi del calore. In essa vi si vuole identificare il Graal e i suoi poteri miracolosi. Le saghe celtiche sono piene di "paioli e cornucopie" dai poteri miracolosi.
La cosa può sembrare senza senso, ma esistono resoconti che narrano di lama che concentrandosi su se stessi, sprigionano un calore tale da asciugare molti panni bagnati stesi alle loro spalle; fondere la neve, sulla quale siedono, in un raggio di venti metri. Quindi, se l'oggetto venne distrutto utilizzando fonti di calore doveva senza dubbio avvalersi di tecniche refrigeranti. Non può essere provato ma sarebbe giustificata la perdita della voce a causa di un potente raffreddamento.
Secondo Peter Tompkins e Carlos Castaneda gli Indios erano in grado di circondarsi di nuvole e rendersi invisibili; riuscivano a materializzare anche strani oggetti. Le Plongeon narrò che il luogo in cui un indios si concentrava e operava, pareva scosso da un terremoto, sembrava girare vorticosamente su se stesso come sotto l'effetto di un tornado.
Diventa chiaro che stiamo riportando alla memoria principi ignorati per anni, ma già noti e forse esportati sulla terra da chi vi discese migliaia di anni fa, come prospetta Landsburg.
Aristotele, Democrito e altri si domandarono se tutto fosse già stato inventato e perduto innumerevoli volte.
Nella sua "Metafisica", Aristotele, scriveva: "probabilmente ogni arte e ogni scienza è stata sviluppata fin dove era possibile ed è nuovamente perita".
Qualunque sia la storia che si vuole raccontare, o far credere, le immagini scolpite sulla pietra, come la raffigurazione dell'egizio con al collo uno "stetoscopio" osservato ogni giorno da centinaia di turisti, parlano da sole e ci lasciano ai nostri insoluti e millenari perché.
È stato detto che una cosa vive finché vive l'uomo che ricorda. "La memoria è immutabile come il fuoco radiante, non è come la storia, che serve solo a coloro che si sforzano di controllarla e che vorrebbero estinguere il fuoco della verità. Attenti a questi uomini pericolosi e incauti che scrivono la loro falsa storia col sangue di chi potrebbe ricordare e di chi cerca di scoprire la verità."


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