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ARCHEOLOGANDO...

BIOTECNOLOGIE: LA NUOVA FRONTIERA
di Mauro Paoletti per Edicolaweb
È stato detto che nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Niente è più veritiero di tale affermazione.
Tutto intorno a noi è in continua mutazione e noi stessi, con le nostre azioni, collaboriamo a che ciò avvenga.
Ogni nostro intervento provoca un mutamento e non ci rendiamo realmente conto degli effetti che tale variazione può produrre. Inoltre dobbiamo considerare che anche gli animali e le piante si evolvono e mutano; vengono generati nuovi organismi attraverso la trasformazione e l’elaborazione di quelli esistenti. Le piante si difendono producendo sostanze in grado di ridurre parassiti e respingere gli insetti che a loro volta si assuefanno modificando il loro sviluppo. E le mutazioni avvengono anche nel mondo dell’invisibile; una malattia epidemica muta la sua forma mentre si diffonde.
Il nostro contributo al cambiamento dell’ambiente è notevole: deforestazioni, inquinamento ambientale, errate politiche ecologiche, rifiuto di un ricambio delle fonti energetiche per gli ovvi motivi politico economici. Ne deriva l’aria irrespirabile nelle nostre città e conseguenti malattie da inquinamento. Esiste anche un aspetto comico dell’intera questione: ogni estate andiamo a ripetere che l’esposizione ai raggi solari, al fine di conseguire quel bel colore ambrato conosciuto come "tintarella", di cui fare sfoggio, provoca seri danni alle cellule della nostra epidermide; per questo abbiamo pensato bene di oscurare il sole in alcune città utilizzando lo smog.

Oggi siamo entrati nel campo delle nanotecnologie, delle biotecnologie, delle tecnologie informatiche. Abbiamo creato un nuovo mondo che si replica e si gestisce in modo indipendente; i virus informatici ce ne possono fornire un esempio, il "Netsky.p" è considerato il più pericoloso del mondo.
Le biotecnologie esistono da migliaia di anni; gli antichi producevano vino, birra e pane lievitato, senza saperlo usavano i microrganismi per produrre cibi e bevande. Dalle muffe ricavavano medicamenti che impedivano ai batteri di crescere, quei batteri che permisero a Fleming di scoprire la penicillina.
Selezionavano i semi migliori e gli animali domestici più adatti alle loro esigenze per ottenere una produzione maggiore e migliore.
Migliaia di oggetti sono stati rinvenuti vicino ai fiumi Narada, Kozhim e Balbanyo; negli anni novanta, da cercatori d’oro, composti da rari metalli come il tungsteno e il molibdeno, considerati il prodotto di una inspiegabile e avanzata tecnologia a causa delle loro somiglianze con elementi usati in congegni miniaturizzati nella nostra recentissima tecnologia, chiamati "nano macchine". Le loro misure variano da un massimo di 3 centimetri fino ad un incredibile 0,003 millimetri.

Nella seconda metà dell’ottocento Pasteur comprese come i microrganismi alterano vino e birra, scoprì i batteri che fermentano latte e burro; riuscì perfino a creare il vaccino per la rabbia. Da quel momento si aprirono le porte allo studio delle biotecnologie; verranno scoperti gli enzimi, l’esistenza degli acidi nucleici nelle cellule, gli amminoacidi, gli steroidi; Fleming scoprirà la penicillina.
In seguito si apprenderà che nei batteri vi sono enzimi particolari capaci di riparare il DNA e la scoperta del sistema di riparazione permetterà la nascita dell’ingegneria genetica e la produzione di nuove molecole di DNA unendo frammenti di DNA di specie diverse.
Questo metodo conosciuto come DNA ricombinante ha condotto l’uomo alla creazione delle piante transgeniche, alla clonazione e alla mappatura del genoma umano. Di contro, lo ha posto di fronte a problemi etici circa l’uso dei cibi transgenici, originando un dibattito con la comunità scientifica per stabilire se i virus siano da considerarsi "forme di vita", dal momento che vengono usati come vettori dei segmenti di DNA nelle biotecnologie.
Attualmente si studiano i geni umani per curare malattie ereditarie e quindi le applicazioni delle biotecnologie sono utilissime ed estremamente importanti per la prevenzione e la terapia.
E non solo. Nel campo dell’informatica la ricerca è indirizzata verso il potenziamento utilizzando il "piccolo"; attualmente si spendono miliardi per la ricerca sui chips, la tecnologia al silicio è divenuta complicata e costosa. Stampare Chips ha un costo elevato, si parla di un miliardo al metro quadro, e occorrono laboratori complessi; quindi per ridurre un simile costo si sta lavorando su dimensioni della misura dell’atomo.
L’industria ha la necessità di rinnovarsi e ricavare utili. Siamo entrati nel campo delle nanotecnologie e, alla ricerca di emulare la natura che ci ha fornito di tali congegni, ognuno di noi li possiede a migliaia, sono gli enzimi che sono in grado di leggere i pezzi del DNA e ordinare la costruzione delle proteine.
In pratica sono le macchine che servono all’informatica, piccolissime, non scaldano e hanno un bassissimo consumo di energia.
Per arrivare a costruire tali "macchine" occorrono materiali costituiti di pochi atomi, non più di una cinquantina. Per comprendere come sono tali "macchine" pensiamo al sole che abbronza la nostra pelle; i raggi ultravioletti producono numerosi danni, ma nello stesso momento nel nostro corpo si muovono questi congegni che elencano i danni e impartiscono ordini affinché avvengano le riparazioni necessarie, in modo continuativo, finché stiamo sotto l’azione dei raggi del sole.
In pratica oggi si lavora su fogli di carbonio composti da sei file di duecento atomi l’una in grado di contenere cinquecento miliardi di caratteri in soli 78 centimetri quadrati.
L’IBM ha dichiarato di essere già riuscita a comporre quella che viene definita "tramatura", di conseguenza in questo momento stiamo per varcare la soglia dell’impensabile e al contempo dell’imponderabile.

L’Università di Newcastle ha ottenuto l’autorizzazione di poter clonare un embrione umano utilizzando due donne, trasferendo il nucleo dell’embrione, concepito da un uomo e una donna, in un ovulo prelevato dall’altra donna. Il tutto per evitare la trasmissione di malattie mitocondriali tutt’oggi senza cura, come la distrofia muscolare. Il mitocondrio contiene un DNA proprio, ereditato dalla madre.

La pillola con telecamera inventata da Swain e Iddan capace di fornirci i dettagli dell’intestino ci lascia meravigliati ma anche preoccupati. Mentre cresce l’esigenza di un aumento dei servizi mirati alla salvaguardia della nostra salute, si verifica uno sviluppo della tecnologia che in effetti ha portato un allungamento della vita.
Si moltiplicano i geni e si generano altri tipi di piante di cui ci alimentiamo; quali modifiche apporteranno nel nostro organismo i cibi geneticamente modificati noti come transgenici?
La manipolazione delle cellule vegetali è volta ad ottenere una migliore resistenza agli erbicidi, all’azione degli insetti nocivi, degli agenti microbici e di conseguenza un migliore prodotto finale ottenuto senza l’uso dei prodotti chimici e ad un minor costo. Di contro l’agricoltore deve rivolgersi più volte alle multinazionali che operano nel settore per ottenere semi ed erbicidi, quindi per le aziende tale tecnologia rappresenta una notevole fonte di profitto.
Ma frutta ed ortaggi sono più resistenti alle ammaccature e rallentano la loro maturazione grazie all’intervento genetico.
Certo è che queste multinazionali che investono miliardi di dollari nella ricerca per produrre alimenti manipolati geneticamente e fertilizzanti sono proiettate ad incrementare il profitto in modo esponenziale. Viene da chiedersi in quale misura terranno conto, nel perseguire i loro obiettivi, dell’ecosistema terrestre che ha formato l’ambiente in cui viviamo nel corso di miliardi di anni.
L’agricoltore usa incrociare sementi naturali con quelle commerciali per adattarle all’ecosistema locale; sarà così anche domani?
Non siamo ancora in grado di conoscere quanto ci riserba il futuro dal continuo uso di queste nuove tecniche; sappiamo solo che tale metodo è quello meno costoso per controllare le specie infestanti senza usare prodotti chimici; ma quali danni deriveranno dall’uso prolungato dalla soia transgenica o dal mais che vengono già prodotti oggi in larga scala? Siamo certi di non sviluppare, nel corso del procedimento, tossine dannose anche per l’uomo?

Spesso nella sperimentazione, anche se non lo si vuole, si finisce per produrre sostanze venefiche che sfuggono al nostro controllo, virus letali che ci mettono in seria difficoltà perché anch’essi mutano durante la loro vita. L’Aids, l’Ebola, l’Aviaria ne sono un esempio.

La produzione di dispositivi microscopici, di cento miliardesimi di metro, utilizzati in svariati campi: informatici, chirurgici, militari, in quali scenari ci proietteranno?
Stiamo già usando giornalmente i primi prodotti senza saperlo, come i tessuti antimacchia, antincendio, gli occhiali parasole, i nano cristalli per medicare le ferite, ed altre nanotecnologie impiegate nell’industria automobilistica.
Sono i nuovi organismi artificiali; quali ulteriori cambiamenti porteranno? Saremo in grado di gestirli?

Con questo ben lungi da affermare che non dobbiamo necessariamente fermare la nostra azione; no, non dobbiamo farlo, ma dobbiamo sicuramente alzare in modo notevole e prioritario il livello di attenzione. Dobbiamo ricreare un ambiente a misura d’uomo e trascurare la corsa alla conquista del potere, di qualunque genere esso sia; dobbiamo rispettare il pianeta dove viviamo e abbandonare la strada del facile e lauto guadagno, che ci permette una vita agiata, dal momento che una mutazione nel sistema biologico può avere effetti devastanti, incontrollabili nel prossimo futuro. Rispettare il sistema biologico significa rispettare noi stessi. Dobbiamo smettere di essere convinti di fare la cosa giusta; come sempre non ci rendiamo conto di sbagliare, di averlo sempre fatto anche nel passato, pieni di illusioni, presunzioni ed egoismi.

Ampliare le conoscenze nel campo tecnologico non significa necessariamente avanzare nel grado di civiltà; non dobbiamo considerarci semidei perché manipoliamo parte di quanto è stato creato da una forza, o da un’entità superiore che noi chiamiamo Creatore.
Non possiamo considerarci creatori di fronte all’immensità dell’universo che ci ospita, forse è più giusto considerarci distruttori; ma dato che niente si distrugge, possiamo solo definirci "agenti mutatori".
Gli esempi non mancano: abbiamo scisso un atomo di idrogeno e manipolato il potere che ne è scaturito; stiamo manipolando il genoma umano e clonato gli animali vestendo l’abito dei creatori senza considerare le conseguenze del nostro atto.

Nel futuro si prospettano scenari fantascientifici che vedranno microrobot percorrere il nostro organismo per cacciare malattie, stilare diagnosi e terapie, eseguire operazioni senza l’uso del bisturi. Si parla già di micro macchine e non più di nano macchine; ma si vuole veramente una migliore qualità di vita o solo lucrare a spese di una parte dell’umanità?
Stiamo quindi ripercorrendo lo stesso sentiero che ha condotto i nostri antenati all’estinzione in seguito a quelle catastrofi che formano la memoria dei popoli?
Ritroveremo l’Atlantide scomparsa nelle mutazioni future?

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