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ARCHEOLOGANDO...


50° ANNIVERSARIO
DEGLI AVVISTAMENTI DI FIRENZE DELL'OTTOBRE 1954

di Mauro Paoletti
per Edicolaweb

 

"Simili a frecce alla deriva i corpi dardeggiavano attraverso il firmamento, ora rampando verso l’alto come dragoni rosseggianti, ora esplodendo come globi infuocati e ripiegandosi su se stessi come rami costretti al suolo, mentre altri ancora apparivano in forma di pugnali biforcuti, assumendo successivamente le più svariate sembianze."
Così scriveva J. Iba, astronomo dell’Osservatorio di Kobe, in seguito ad una pioggia di meteoriti verificatasi in Corea nel 1519.
L’avvistamento di corpi rotondi e splendenti che attraversavano il cielo veniva descritto come l’apparizione di un "bolide", di uno scudo ardente, come riportato da moltissime cronache antiche. Spesso tali misteriose apparizioni venivano considerate segni divini, un mezzo con il quale gli dèi manifestavano agli uomini la loro presenza.
Forse non tutti venivano considerati oggetti misteriosi perché proprio nel mese di ottobre si possono osservare facilmente piogge di meteore nominate dagli astronomi Giacobinidi e Orionidi. Fenomeno che a volte raggiunge una intensità tale da produrre qualcosa somigliante a un "disco"; un esempio quanto avvenne il 9 ottobre 1933, quando attraversarono il cielo anche quindici meteore al secondo con scie luminose persistenti.
La periodicità annuale del fenomeno meteoritico è nota grazie agli studi di Giovanni Schiapparelli e agli altri studiosi dopo di lui, che hanno calcolato il ritorno degli sciami di meteore ad epoche note. (1)
Varia è la loro grandezza; da masse molto piccole anche di pochi milligrammi come le stelle cadenti, ai bolidi di dimensioni notevoli come quello caduto in Siberia il 30 giugno 1908, che produsse onde atmosferiche registrate a 5000 chilometri di distanza.
Varia la scia lasciata nell’aria e la sua durata, da qualche istante a un’ora e mezzo; varia la forma della traiettoria, da rettilinea a serpeggiante; varia la forma dell’oggetto, dal sigaro del 12 agosto del 1934 fotografato dall’Osservatorio di Ondrejov, al disco di Clayton, Nuovo Messico, del 1933; ma scientificamente sono tutte particelle provenienti dalla disgregazione dei nuclei delle comete.

Ma quello che avvenne in Italia nell’ottobre del 1954 non ha nulla a che vedere con bolidi e meteore.
I giornali dell’epoca scrissero che nei nostri cieli "era come se un ipotetico stato maggiore dei dischi volanti avesse deciso di fare le sue grandi manovre a Firenze e in Toscana".
Fu l'anno della grande ondata autunnale che interessò praticamente tutta la penisola e il tema ricorrente delle copertine della Domenica del Corriere e dei titoli del quotidiano La Nazione. (2)
Stando alle cronache si registrarono ripetuti avvistamenti di oggetti non identificati che transitavano "a coppie dalle forme diverse: di ala come bianchissimi gabbiani in volo, a goccia d’acqua, a cappello cinese; velocissimi a pochi secondi l’una dall’altra".
La testimonianza più famosa è quella del giornalista Batini (3) autore di un esauriente articolo su La Nazione, ma il quotidiano per giorni riportò una sequela di segnalazioni e relative ipotesi circa la natura del fenomeno.

Erano le 14,30 del 27 Ottobre 1954 alla redazione del giornale giunse la telefonata di uno studente di ingegneria, Alfredo Jacopozzi, che affermava di vedere, insieme ad altre persone, diversi dischi volanti nel cielo di Firenze. Oggetti visti anche dal giornalista salito, nel frattempo, sui tetti di via Ricasoli per osservare una "cosa" bianca, tonda, lucida, immobile. Ad un tratto tra l’oggetto e la cupola del duomo sfrecciò un altro "palloncino bianco", più veloce di un aereo; poi un altro "disco" e un altro ancora. Sei oggetti che lasciarono al loro passaggio degli strani "fiocchi" bianchi simile a bambagia.
I telefoni impazzirono. Avvistamenti ovunque. Una voce concitata annunciava che a Sesto un disco si era aperto e diviso in tre parti; queste si erano dirette in tre direzioni diverse mentre "delle ragnatele lucenti cadevano lentamente al suolo" posandosi sui tetti, alberi, auto; ovunque.
Poi avvenne la cosa più clamorosa il cui ricordo è ancora vivo nella mente dei numerosi testimoni che assisterono all’inconsueto fenomeno.
Allo stadio Comunale si stava giocando la partita d’allenamento fra la Fiorentina e la Pistoiese. Fra i giocatori della Fiorentina ricordiamo Costagliola, Magnini, Cervato, Chiappella, Rosetta, Segato, Mariani, Gren, Virgili, Gratton, Bizzarri, Sarti, Capucci, Del Gratta, Scaramucci, Biagi, Orzan, Luna, Tassinari, Ghersetich, Buzzin, Vidal. Per la Pistoiese Vadi, Pierallini, Vettori, Caiumi, Tuci, Lomi, Balsimelli, Lenci Carpini, Vannucchi, Fossi.
Sopra lo stadio volteggiarono due misteriosi oggetti volanti. La partita venne interrotta; i tifosi delle due squadre, stupefatti, alzarono gli occhi al cielo a guardare le evoluzioni degli oggetti; anche Ferruccio Valcareggi osservava la scena attonito insieme ai giocatori delle due squadre.
Romolo Tuci, al tempo capitano della Pistoiese, racconta: "Era una bella giornata. A un certo punto ci accorgemmo che gli spettatori guardavano in aria. Venne spontaneo fermarsi anche per noi giocatori. Io vidi come dei piccoli anelli lontani, che cosa fossero non lo so davvero. Insomma, fra noi c'era chi li vedeva e chi no, e c'era anche chi non ci fece caso, credendo chissà a che cosa. Per quanto tempo rimase sospesa la partita, sinceramente non lo ricordo, sono passati cinquant'anni, come faccio a dire dieci minuti, o di più? Però guardavamo tutti in aria. Cinquant'anni fa, ci pensate?".
Tutta la città si era fermata col naso in su ad osservare le evoluzioni degli oggetti.
Non si trattò certamente di allucinazione collettiva; diecimila persone allo stadio, telefonate da ogni parte della città e da fuori città, Sesto, Peretola. Tutti a descrivere oggetti nel cielo e una strana nevicata di ragnatele.
Il signor Jacopozzi e altre persone in sua compagnia guardarono gli oggetti con il binocolo e raccolsero la misteriosa bambagia. Dalle osservazioni sarebbe emerso che gli oggetti erano a forma di goccia di acqua, altri a forma di cappello da mandarino cinese; procedevano a velocità elevatissima avvitandosi nel procedere avanti e si producevano in complicate evoluzioni.
La bambagia raccolta in una provetta di vetro sterile, appariva come un filo del baco da seta; luccicava e si dimostrava appiccicosa aderendo immediatamente al tubetto di vetro.
Anche i giornalisti riuscirono a prendere della bambagia e insieme a quella dello studente venne analizzata dal professor Canneri Giovanni direttore dell’Istituto di Chimica Analitica dell’Università fiorentina, con l’aiuto del suo assistente professore Danilo Cozzi.
Dall’esame microscopico e da quello spettrografico risultò che la sostanza raccolta a Sesto e Lungo l’Africo era una "sostanza a struttura fibrosa, notevole resistenza meccanica alla trazione e alla torsione. Al riscaldamento imbruniva lasciando un residuo fusibile e trasparente. Il residuo fusibile spettrograficamente mostrava contenere prevalentemente: Boro, Silicio, Calcio e Magnesio. Sostanza a struttura macromolecolare probabilmente filiforme. In linea puramente ipotetica, la sostanza esaminata nella scala microchimica poteva essere un vetro borosilicico".
Secondo il professore poteva essere fabbricata insufflando aria ad altissima velocità su una massa di vetro fuso ad alta temperatura. Tanto più l’aria è veloce tanto più la temperatura di fusione è alta e tanto più la fibra è sottile. Dopo tale dichiarazione molti "esperti" si profusero in tentativi di spiegazioni plausibili del fenomeno.
Il fatto che le analisi abbiano stabilito la composizione del materiale non spiegava la curiosa manifestazione perché non era facile capire in che modo un razzo, un reattore o un "disco", poteva rilasciare una scia vetrosa.

Il 28 ottobre, in concomitanza del passaggio di strani oggetti in cielo, continuava la curiosa pioggia di filamenti vetrosi a Prato, Firenze e Siena che imbiancò la sommità del passo della Consuma come una nevicata; i filamenti brillavano al sole somigliando proprio a fiocchi di neve.
Il proprietario dell’albergo "Fonte al Prato" della Consuma notò che dal Casentino in direzione del Valdarno cadevano filamenti vetrosi come quelli erano apparsi il giorno prima sulle città toscane. Lunghe strisce luminose, fili eccezionalmente brillanti, trasportati da un lieve alito di vento, che ricoprivano gli abeti come fossero gemme e pietre preziose. Sembravano tanti alberi di Natale.
Il prof Piccardi, dell’Istituto di Chimica e Fisica dell’Università di Firenze, pur non avendola vista, ritenne fosse una specie di lana di vetro come quella usata per rivestimenti isolanti. Per il professore poteva essere stata portata in aria da raffiche di vento dopo essere stata prelevata da una fabbrica, in seguito al disfacimento di qualche pannello. Oppure essere stata "seminata" in cielo da qualche aereo in seguito ad un avaria. Ma non poteva esprimere un giudizio basato su dati di fatto. Per il professore si tratta di palloni sonda meteorologici che di giorno assumevano strane luminescenze, ed erano illuminati di notte per consentire agli studiosi di osservarne il percorso. In balia delle correnti aeree davano vita a bizzarre evoluzioni e si potevano scambiare con "apparecchi di straordinaria maneggevolezza come il disco avvistato lungo il litorale adriatico da Trieste a Bari".
Fra le tanti ipotesi proferite per spiegare il fenomeno anche quella del vice presidente della Fondiaria di Firenze. Ricordandosi delle colate laviche di ossidiana alle Lipari, ipotizzò che la terra stesse attraversando una zona di cielo affollata di corpi composti di ossidiana e che a causa dell’attrito con l’atmosfera si riscaldavano fino al punto di dissolversi in filamenti componenti la "bambagia".
A tale proposito il giornalista riportava come esempio l’avvistamento avvenuto di un disco volante che si disintegrava a Gramlhet nel Tarn, nei cieli di Losanna. Alcuni frammenti del disco consistenti in filamenti argentei che si sbriciolavano al contatto con la mano e del suolo furono raccolti dalla gendarmeria che condusse l’indagine.
Vasco Magrini, noto pilota fiorentino, espresse l’opinione che difficilmente un aereo poteva seminare "bambagia", benché nelle costruzioni aeronautiche venga impiegata lana di vetro come isolante delle cabine interne; significherebbe che il velivolo si sta sfasciando. A meno che l’equipaggio non si sia disfatto della lana di vetro anche se è vietato lanciare qualsiasi cosa da bordo di un aeroplano. Sembra tuttavia che in concomitanza di alcune delle apparizioni fu udito proprio il motore di un aereo.
Anche il professor Piccardi dell’istituto di chimica e fisica dell’Università di Firenze, interrogato sull’argomento, si dichiarò concorde con il parere di Magrini e ipotizzò che qualche raffica di vento l’avesse prelevata da una fabbrica.
Nel cielo fiorentino comunque passarono, forse casualmente, un quadrimotore alle 14.30 circa e un reattore alle 16.
Riguardo al fatto che potesse essere sfuggita lana da qualche vetreria, va precisato che in Toscana esisteva nel 1954 una sola vetreria che produceva lana di vetro: La Vetreria Balzaretti e Modiglioni di Livorno. L’ingegner Francesco Centro, tecnico della lavorazione del vetro, escluse che tale materiale poteva essere sfuggito dalle vetrerie della Toscana; inoltre dichiarò che i frammenti di vetro sottoposti all’analisi del Prof. Canneri erano troppo piccoli per poterne capirne la natura e stabilire se si trattava di materiale lavorato o formatosi naturalmente per un qualsiasi fenomeno.
Furono avanzate altre ipotesi: dall’esplosione atomica (in quegli anni si fanno esperimenti nell'atmosfera), al vetro fuso dalla scarica di un fulmine, al vetro fuso appartenente ad un meteorite di passaggio, alla lana di vetro utilizzata da aerei sperimentali in funzione antiradar, ai residui di combustione di un nuovo carburante per motori. Si chiamarono in causa persino vapori sparsi dai soffioni di Larderello ricchi di sali di boro e silicio. E circa i globi luminosi si ricordarono che nel mese di ottobre si possono facilmente osservare piogge meteoriche che talvolta danno luogo a spettacoli grandiosi; benché risultasse strana la visione di meteoriti in pieno giorno.

Il 29 Ottobre si ripeterono le segnalazioni di dischi volanti e di bambagia su Firenze.
Alle 13,05 Calenzano fu sorvolato da una formazione di dischi volanti che lanciavano fiocchi bianchi. La formazione si dirigeva verso Firenze passando sopra Monte Morello a diecimila metri di altezza. La stessa cosa avveniva a San Piero Agliana.
Poco dopo da Arcetri giunse l’invito ai giornalisti di recarsi all’osservatorio per vedere quel "qualcosa" precedentemente avvistato. Dentro una provetta di vetro una parte della bambagia come quella rinvenuta nei giorni precedenti anche nelle strade cittadine.
Il prof. Righini dell’Osservatorio di Arcetri aveva notato in direzione est cadere i fiocchi bianchi. Per il professore si trattò di una enorme quantità di lana vetrosa che a distanza poteva apparire come "dischi o sigari" a causa dei riflessi dei raggi solari; quando perdevano la brillantezza si confondevano sullo sfondo del cielo.
Secondo Righini tutto dipendeva dalle dimensioni angolari del fiocco. Un fiocco di 5 centimetri di diametro visto a 50 metri sottintende lo stesso angolo di un oggetto di 5 metri visto a 5 chilometri di altezza. Un oggetto grande molto lontano equivale ad un oggetto piccolo visto da vicino. Un colpo di vento fornisce l’impressione della forte velocità. Non è facile stimare le distanze senza avere un termine di confronto quando si osserva un oggetto sullo sfondo del cielo. Secondo il Professore, data l’ora e la posizione del sole, poteva darsi che il materiale avesse originato fenomeni di riflessione scambiati per dischi o palloni.
Come esempio citò il racconto di Donald Menzel, astronomo americano, il quale, passeggiando un giorno in campagna, vide un aereo che planava a bassa quota e gli veniva incontro. Vedendolo avvicinarsi velocemente istintivamente si gettò a terra, ma non udendo il rumore dell’urto rialzò la testa e poté vedere che vicino a lui si era posato un modellino come quello usato dai ragazzi.
Il campione di bambagia raccolto dal personale di Arcetri venne esaminato dall’Istituto di Fisica con il contatore Geiger Muller e risultò che la bambagia non era radioattiva. Dalle analisi emerse che i componenti erano gli stessi rilevati dal prof. Canneri. Qualcuno pensò anche ad un fenomeno collaterale a qualche esperimento atomico; una esplosione poteva aver fuso una quantità di vetro se la deflagrazione fosse avvenuta vicina ad una cava di silicio; la bambagia poteva essere stata portata in alto e in giro per il mondo dalle forti correnti presenti in quota, per poi ricadere in terra; ma non si trattò di questo.

Il fenomeno si ripeté nei giorni successivi in diverse città, soprattutto dell’Italia centrale, da Roma a Perugia, da Civitavecchia a Lucca sempre accompagnato dalla discesa di filamenti vetrosi.
A Città della Pieve venne registrato un avvistamento collettivo con caduta di bambagia e poi a Pontassieve, Scarperia, S.Mauro a Signa, Siena, Pistoia, Montale, S.Marcello Pistoiese, Arezzo e Perugia e decine di altre località. Dalle 13 alle 14,30 furono visitate da dischi volanti e innevate da bambagia. Molta gente si riversò nelle strade per osservare i dischi e assistere alla caduta della bambagia.
Furono visti attraversare il cielo di Prato a velocità fantastica come fusi luminosi seguiti da una scia bianchissima; effettuare una conversione a quarantacinque gradi e dirigersi su Firenze allineati a coppia.
A Siena il fenomeno assunse le stesse caratteristiche di Firenze; dischi, sigari, sfere, che passarono a brevi intervalli e una pioggia di bambagia, simile a neve, si dissolveva al calore della mano o a contatto del terreno. Cadde per oltre due ore lentamente. Complessivamente su Siena passarono undici oggetti, tre di loro viaggiavano in perfetta formazione.
In totale da Modena a Roma pervennero moltissime segnalazioni di questi passaggi. La cronaca racconta che a Modena, un disco, si sarebbe arrestato a cinquemila metri sopra il campo di aviazione, lanciando raggi luminosi in ogni direzione per almeno sessanta secondi.
Gli avvistamenti continuarono copiosi anche nel mese successivo in tutto il territorio nazionale. A volte in modo clamoroso. Per esempio, il 14 novembre, domenica, una ventina di sigari volanti furono avvistati nei cieli di Gela, in Sicilia, dove vennero anche raccolti e analizzati altri residui di bambagia silicea. L’ultima "nevicata" si verificò il 4 dicembre nell’Aretino.
Questa la cronaca dei fatti e delle ipotesi che si sciorinarono per spiegare l’inconsueto avvenimento. Cosa aggiungere? Basta la lettura dei quotidiani di quel periodo, anzi; di quegli anni perché dal 1950 al 1957, non solo in Italia ma in tutta Europa, numerose furono le segnalazioni di oggetti volanti. I giornali frequentemente riportarono le notizie di queste visite e le varie supposizioni stilate dagli studiosi che si cimentarono del dare plausibili spiegazioni del fenomeno.
In Toscana ricordiamo l’ottobre del 1954, forse perché consideriamo il nostro un "UFO d’annata"...

Note:
1. Questi sono i nomi assegnati dagli astronomi agli sciami di meteore e il periodo in cui si manifestano: il 3 Gennaio Quadrantidi; il 21 aprile Liridi; il 4 maggio Aquaridi I; il 28 luglio Aquaridi II; il 12 agosto Perseidi; il 19 agosto Aquaridi III; il 9 ottobre Giacobinidi o Draconidi; il 22 ottobre Orionidi; il 9 novembre Taurini; il 16 novembre Leonini; il 22 novembre Bielidi (o Andromedidi); il 12 dicembre Geminidi.
2. La Nazione - Firenze 28 ottobre 1954 - Filamenti di vetro cadono su città toscane dopo il passaggio di globi e dischi volanti - Il fenomeno osservato a Firenze da centinaia di cittadini le segnalazioni di Siena e di Prato - Sospesa la partita Fiorentina Pistoiese - I risultati dell’analisi fatta da un illustre docente universitario.
La Nazione - Firenze 29 ottobre 1954 - CADE IN TOSCANA NUOVA PIOGGIA DI VETRO MENTRE SI SEGNALANO OVUNQUE DISCHI VOLANTI - La nevicata della Consuma - Una ridda di ipotesi e l’opinione di studiosi e tecnici . Si tratta di materia lanciata da aerei in esercitazione? - Le segnalazioni di Siena Arezzo Chiusi Grosseto Follonica.
La Nazione - Firenze 30 ottobre 1954 - ALTRI FILAMENTI DI VETRO CADUTI SU FIRENZE SONO STATI RACCOLTI DALL’OSSERVATORIO DI ARCETRI - Secondo il professor Righini dischi volanti e bambagia sono la stessa cosa - Tuttavia rimane il mistero sulla natura della materia - Una nuova analisi chimica conferma i primi risultati. I "Fiocchi volanti" non sono radioattivi.
Dalla copertina della Domenica Del Corriere del 24 ottobre 1954 - Un disco volante a Milano. Uscendo alle 8 di sera da uno stabilimento aeronautico, preso l’aeroporto di Linate, un gruppo di tecnici e aviatori, fra cui l’ing. Luigi Nardi, suo fratello Elio, Maner Lualdi, e l’ing Mori, ha scorto un "corpo luminoso" composto da due dischi rosso cupo uniti da una struttura centrale conica di color rosso chiaro, che a grandissima velocità dirigeva proprio sull’aeroporto. Ad un tratto dopo aver perso quota ha invertito la rotta scomparendo. La sua apparizione è durata 2 minuti. Tre giorni dopo l’ing. Nardi ha rivisto alla stessa ora il misterioso "corpo" compiere evoluzioni nel cielo di Linate.
3. Riportiamo un pezzo del suo articolo: "Per diversi giorni il nostro telefono divenne rovente. Furono giorni straordinari e in un certo senso a volte ci domandiamo se li abbiamo vissuti sul serio, o se quello che ricordiamo sia stato soltanto un sogno. Il top della 'stagione-ufo' fu il 27 ottobre: era come se un ipotetico stato maggiore dei dischi volanti avesse deciso di fare le sue grandi manovre a Firenze e in Toscana perché in quel giorno e in quelli immediatamente successivi, gli Ufo (ora a disco, ora a palla, ora a palloncino, ora a sigaro, ora ovali come un pallone da rugby) si presentarono nel nostro cielo, isolati, a coppie, a squadriglie, a stormi, ora saettando diritti come proiettili, ora facendo acrobazie, evoluzioni. Noi cominciammo a fare titoli e sommari a caratteri cubitali e quando nelle primissime ore pomeridiane del 27 ci segnalarono che alcune 'squadriglie' stavano dirigendosi verso il centro di Firenze, salimmo di corsa le scale del palazzo di via Ricasoli, allora sede de La Nazione, per essere al di sopra dei tetti e vedere più cielo possibile. Passarono due dischi 'accanto' al Cupolone (in realtà erano molto lontani), poi altri due, poi altri ancora e sempre a velocità supersonica. E mentre si moltiplicavano gli avvistamenti e le telefonate, cominciò a nevicare."


									

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